Da @Bamba de Kraut mi sarei aspettato un commento sulla foto precedente della mia fidanzata. Ormai il forum va verso la deriva
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Novus Ordo Seclorum




ah ma basta chiedere, dal tuo stesso Manifesto: "La condizione essenziale per l'esistenza e per il dominio della borghesia è l'accumulazione della ricchezza nelle mani di privati, la formazione e la moltiplicazione del capitale. La condizione necessaria a creare il capitale è il lavoro salariato. Il lavoro salariato riposa esclusivamente sulla concorrenza fra i lavoratori. Il progresso dell'industria, di cui la borghesia è portatrice involontaria e passiva, produce, invece dell'isolamento dei lavoratori prodotto dalla concorrenza, la loro unificazione rivoluzionaria sotto forma di associazione. Con lo sviluppo della grande industria viene dunque sottratta sotto i piedi della borghesia la base stessa su cui essa produce e si appropria dei prodotti. Essa produce soprattutto i suoi propri becchini. Il suo tramonto e la vittoria del proletariato sono ugualmente inevitabili."
nel Capitale paragona insistitamente i processi oggettivi a Naturgesetze (leggi naturali): "In sé e per sé, non si tratta del grado maggiore o minore di sviluppo degli antagonismi sociali derivanti dalle leggi naturali della produzione capitalistica, ma proprio di tali leggi, di tali tendenze operanti ed effettuantisi con bronzea necessità. Il paese industrialmente più sviluppato non fa che mostrare a quello meno sviluppato l'immagine del suo avvenire."
"Una nazione deve e può imparare da un'altra. Anche quando una società è riuscita a intravedere la legge di natura del proprio movimento - e fine ultimo al quale mira quest'opera è di svelare la legge economica del movimento della società moderna - non può né saltare né eliminare per decreto le fasi naturali dello svolgimento. Ma può abbreviare e attenuare le doglie del parto."
come se non bastasse nella prefazione alla seconda edizione conferma e definisce esatta questa lettura: "Dopo una citazione dalla mia prefazione alla Critica dell'economia politica, Berlino, 1859, pp. IV-VII, dove ho esposto la base materialistica del mio metodo, l'egregio autore continua:
«Per Marx una cosa sola importa: trovare la legge dei fenomeni che sta indagando. E per lui non è importante soltanto la legge che li governa in quanto hanno forma finita e fanno parte di un nesso osservabile in un periodo di tempo dato. Per lui è importante soprattutto la legge del loro mutamento, del loro sviluppo, ossia del trapasso dei fenomeni da una forma nell'altra, da un ordinamento di quel nesso a uno nuovo. Una volta scoperta tale legge, Marx indaga nei loro particolari le conseguenze con cui la legge si manifesta nella vita sociale... In conseguenza di ciò Marx si sforza solo di fare una cosa: comprovare attraverso una indagine scientifica precisa la necessità di determinati ordinamenti dei rapporti sociali e constatare nel modo più completo possibile quei fatti che gli servono come punti di partenza o come punti di appoggio. A questo scopo è del tutto sufficiente dimostrare insieme la necessità dell'ordine esistente e la necessità di un ordine nuovo, nel quale il primo deve trapassare inevitabilmente - del tutto indifferente rimanendo che gli uomini vi credano o non vi credano, che essi ne siano o non ne siano coscienti. Marx considera il movimento sociale come un processo di storia naturale retto da leggi che non solo non dipendono dalla volontà, dalla coscienza e dalle intenzioni degli uomini, ma anzi, determinano la loro volontà, la loro coscienza e le loro intenzioni... Se l'elemento cosciente ha una funzione così subordinata nella storia della civiltà, è ovvio di per se stesso che la critica che ha per oggetto la civiltà stessa, non potrà prendere a fondamento, men che mai, una qualsiasi forma o un qualsiasi risultato della coscienza. Il che significa che non l'idea, ma solo il fenomeno esterno può servirle come punto di partenza. La critica si limiterà alla comparazione e al confronto di un fatto, non con l'idea ma con un altro fatto. Per essa importa soltanto che entrambi i dati di fatto vengano indagati nel modo più esatto possibile, e che costituiscano realmente differenti momenti di sviluppo l'uno in confronto all'altro; ma più importante di tutto è che venga indagata con altrettanta esattezza la serie degli ordinamenti, la successione e il collegamento nel quale si presentano i gradi dello sviluppo. Ma, si dirà, le leggi generali della vita economica sono uniche e sempre le stesse; ed è del tutto indifferente se si applicano al presente o al passato. Marx nega proprio questo. Per lui tali leggi astratte non esistono... Per lui ogni periodo storico ha le sue leggi proprie... Appena la vita si è ritirata da un periodo determinato dello sviluppo, appena la vita passa da uno stadio dato ad un altro, comincia anche a essere retta da altre leggi. In breve, la vita economica ci offre un fenomeno analogo a quello della storia dello sviluppo negli altri settori della biologia... I vecchi economisti, confrontando le leggi economiche con le leggi della fisica e della chimica, mostravano di non averne capito la natura... Un'analisi più profonda dei fenomeni ha dimostrato che la distinzione fra i vari organismi sociali è altrettanto fondamentale di quella fra gli organismi vegetali e gli organismi animali... Anzi, il medesimo fenomeno ubbidisce a leggi differentissime in conseguenza delle differenze fra la struttura complessiva di quegli organismi, della variazione dei loro singoli organi, delle distinzioni fra le condizioni nelle quali gli organi stessi funzionano, ecc. Per esempio Marx nega che la legge della popolazione sia la stessa in tutti i tempi e in tutti i luoghi. Afferma anzi che ogni grado di sviluppo ha una sua propria legge, della popolazione... Alla differenza di sviluppo della forza produttiva corrispondono cambiamenti dei rapporti e delle leggi che li regolano. Marx, proponendosi il fine di indagare e di spiegare l'ordinamento economico capitalistico da questo punto di vista, non fa che formulare con rigore scientifico lo scopo che non può non proporsi ogni indagine esatta della vita economica... Il valore scientifico di tale indagine sta nella spiegazione delle leggi specifiche che regolano nascita, esistenza, sviluppo e morte di un organismo sociale dato, e la sua sostituzione da parte di un altro, superiore. E il libro di Marx ha di fatto questo valore scientifico ».
Nel rappresentare quel che egli chiama il mio metodo effettivo, in maniera così esatta e così benevola per quanto concerne la mia applicazione personale di esso, che cos'altro ha rappresentato l'egregio autore se non il metodo dialettico?"
del resto si fa un punto d'onore di evitare gli argomenti morali e si atteggia a scienziuto dei processi oggettivi, dato che sarebbe "idealista" incitare soggettivisticamente alla ribellione
non è che si metta a parlare di Rationalität (magari qualche citazione notevole al riguardo la potrei pure trovare se mi impegnassi) però è chiaro che la storia è un processo volto a una produzione sempre più "razionale" (l'accenno a una società compiutamente razionale era riferito agli aneliti emotivi di lowenz ma dubito che tu stesso definiresti la società che si attendeva Marx meno "razionale" di una qualunque fra quelle apparse sulla terra, posto che io disprezzo abbastanza questa parola 'razionale' che prescinde dalle preferenze arbitrarie e dò per implicito cosa frulla nel cervello dei miei interlocutori)


il bello del "materialismo" di lowenz è che è mutilato della processualità storica "oggettiva", così in pratica si appella come il vituperato Costanzo Preve all'intima costituzione innata dell'essere umano (che per essere felice deve fare come dicono loro) ma a differenza degli ottocenteschi non osa ravvisare una dinamica oggettiva della storia che porta dove piacerebbe a lui


è la necessità dei processi materiali oggettivi che determina la coscienza; la lotta e l'esortazione alla lotta e il farsi convincere dall'esortazione sono momenti di questa stessa necessità (che Dio ci darà la vittoria non vuol dire che non dobbiamo combattere, dato che siamo strumenti di Dio dobbiamo anzi fare la sua opera; lo spiega bene Plechanov ne "La funzione della personalità nella storia" facendo appunto l'esempio dei fedeli nella predestinazione, che non erano rinunciatari ma fanatici convinti)
nello scagionare Marx dal determinismo storico amaryllide sembra tralasciare quanto Marx menasse vanto del fatto che sono i processi materiali oggettivi a determinare la nostra coscienza e non è la nostra coscienza a portarli a capriccio dove vogliamo: e lui questi processi materiali oggettivi pensava di averli studiati e individuati e presentati al mondo


come tutti i premoderni prendi sul serio il concetto di aristocrazia dei migliori anziché concludere che c'è una cerchia di privilegiati che si fa mettere nel sacco da altri che diventeranno privilegiati al posto loro oppure no (l'inettitudine di Lapo non è bastata come non sono bastate le cantonate belliche di Mussolini per abolire i rapporti di sfruttamento che la Nato e la strategia della tensione hanno invece conservato)
non ho capito bene il discorso delle piante e del terreno (redistribuire le risorse e ricollocare socialmente le persone secondo le loro qualità?) ma dato che ti precludi i mezzi per suggestionare e coercere le masse lo faranno più efficacemente di te i veri positivisti che collaborano con i membri della classe sociale di Lapo che ti fa tanto ridere, e che non hanno voglia di vedere redistribuite le risorse perché la loro costituzione biologica e la loro educazione culturale non li rende particolarmente impressionabili di fronte a formule di questo tipo




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