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Discussione: Albertazzi, il fascista anarchico che amava Pavolini e odiava la destra.

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    Predefinito Albertazzi, il fascista anarchico che amava Pavolini e odiava la destra.

    Albertazzi: il fascista anarchico che amava Pavolini e odiava la destra
    Albertazzi: il fascista anarchico che amava Pavolini e odiava la destra

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    Aggiunto da Adriano Scianca il 29 maggio 2016.


    image: http://www.ilprimatonazionale.it/wp-content/uploads/2016/05/albertazzi-1.jpg
    Roma, 29 mag – «Lei è un uomo di destra?». «Non lo sono stato a vent’anni, figuriamoci se posso esserlo oggi». Giorgio Albertazzi non era fatto per compiacere le menti asfittiche e i cuori di latta. E quando diceva di non essere di destra (al Fatto quotidiano, nello scambio di cui sopra) era solo per posizionarsi in un altrove alieno da tutti i conformismi. Nietzsche vagheggiava di un «Nuovo Partito della Vita». È l’unico a cui Albertazzi sia mai stato iscritto. Ma nei suoi vent’anni, gli stessi in cui, appunto, «non era di destra», aveva intravisto la vita indossare una divisa con gli emblemi della morte.Classe 1923, Albertazzi era cresciuto da fascista, come tutti quelli della sua generazione. Con il mito di Mussolini, ma anche con il culto estetico della Germania hitleriana: «La croce uncinata era bellissima, come bandiera, e anche certe divise nere dei nazi», scriverà nella sua autobiografia. Era impazzito per la guerra di Spagna, «una guerra stupenda per ardimento scontro ideologico eroismi: i rossi che stuprano i conventi, Barbadiferro che combatte con la sciabola, eccetera (mi rendo conto di scrivere alcune cose irresponsabili, ma assicuro che le penso tutte irresponsabilmente)». Poi venne il 25 luglio e l’8 settembre. In mezzo, uno zio ammazzato di botte dagli antifascisti e un voltafaccia senza onore e senza decoro («Mi ricordo la faccia da caratterista americano di secondo rango di Badoglio, figura ambigua e meschina: non mi piaceva»).
    L’arruolamento nella Repubblica sociale venne da sé. Cosa spinse il giovane Albertazzi a schierarsi per il fascismo repubblicano? «Era la paura (dignitosa) di mio padre, gli occhi ansiosi (lo sguardo!) di mia madre e il silenzio (vile) dei fascisti (degli ex). Tutto ciò mi spinse a scegliere i perdenti, in una specie di sonnambulismo. Scelsi non coloro che si erano già arresi, che disprezzavo, bensì la causa perduta (alla fine del ’43 gli alleati e l’Urss avevano già vinto), contro il conformismo piccolo borghese, che già si preparava ad acquattarsi nelle pieghe della Resistenza». Ma non c’era solo l’onore perduto da riscattare. In qualche modo baluginava anche il sogno di una rivoluzione sociale contro tutti i potentati conservatori: «Scelsi la Repubblica, che voleva dire, per me, un altro fascismo, non orpelloso, non coi fregi d’oro, non quello del maresciallo dell’Impero, non quello monarchico, non quello della Chiesa – lo scelsi nell’illusione, forse, che fosse ancora quello che nasce dalla costola del socialismo libertario di mio nonno Nando».

    Venne la guerra civile, quindi. Nei ricordi dell’attore, una figura emerge in modo particolarmente limpido: Alessandro Pavolini. Albertazzi fa giustizia sullo stereotipo che ne ha fatto un visionario, un esaltato, un pazzo. «Secondo me – racconta – Pavolini aveva perfettamente il senso della realtà: non si fa una guerra come quella, già perduta, se non per affermare proprio una realtà: essere disposti a morire per un’azione da compiere, un’estetica della morta». Sulla recente polemica a proposito dei partigiani “veri” o “falsi”, Albertazzi avrebbe potuto raccontare la sua esperienza: «Forse non dovrei dirlo – non sta bene! – ma io i partigiani li ho sempre visti scappare, le poche volte che li ho visti». Alla fine li avrebbe visti, intenti ad appendere Mussolini e gli altri gerarchi all’insegna di una pompa di benzina: «Piazzale Loreto fu solo macelleria messicana. Niente altro. Fu uno schifo, per chi l’ha voluto e chi l’ha portato a termine», disse senza mezzi termini, ancora al Fatto.
    Nel dopoguerra, la sua unica “militanza” sarà per il teatro, anche se nelle elezioni del 1975 si presentò con i Radicali: Pannella, disse, era «il solo capace di intuizioni non legate all’apparato», anche se la sua «voglia di far spettacolo è talmente visibile da appannare qualche volta la lucidità politica». Sempre altrove, Albertazzi. Sempre odiato dai custodi delle ortodossie. Di Repubblica, che lo detestava, diceva: «È un giornale molto snob: i giornalisti di Repubblica si vestono in un certo modo, portano certi capelli, ironizzano in un certo modo, scrivono in un certo modo, le donne di Repubblica le riconosci lontano un miglio (sono fascinose e di bella gamba, in genere). Sono tutti imbarcati su un’arca, l’arca dell’impegno vissuto con discreto cinismo». Quando CasaPound decise di ribattezzarsi per un giorno CasaBene, in omaggio a Carmelo Bene, nei 10 anni dalla morte del grande artista, qualcuno chiese ad Albertazzi cosa ne pensasse, nella speranza che si intruppasse nell’esercito degli indignati speciali. Il maestro si fece trovare ancora una volta altrove rispetto al benpensare: «Provo un po’ di amarezza perché sono vivo… Sarebbe stata una felicità che l’avessero intitolata a me». Non è mai troppo tardi.
    Adriano Scianca


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    Predefinito Re: Albertazzi, il fascista anarchico che amava Pavolini e odiava la destra.

    E' la prima volta che leggo di questa persona, un profilo davvero interessante.
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

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    Predefinito Re: Albertazzi, il fascista anarchico che amava Pavolini e odiava la destra.

    «Scelsi la Repubblica, che voleva dire, per me, un altro fascismo, non orpelloso, non coi fregi d’oro, non quello del maresciallo dell’Impero, non quello monarchico, non quello della Chiesa – lo scelsi nell’illusione, forse, che fosse ancora quello che nasce dalla costola del socialismo libertario di mio nonno Nando».
    Quello che purtroppo non riuscì mai a vedere pienamente la luce, sepolto come fu proprio sotto gli orpelli dell'Impero, della monarchia, e della chiesa.
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    Predefinito Re: Albertazzi, il fascista anarchico che amava Pavolini e odiava la destra.

    Grande personaggio.
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  5. #5
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