Dal minuto 14:15
@ಠ_ಠ @Felipe K. @Bamba de Kraut


Dal minuto 14:15
@ಠ_ಠ @Felipe K. @Bamba de Kraut
Regressista amante della pucchiacca.


visto che non è xhamster dove parlano poco e chiavano molto, ci fai il riassundo?


Qui c'è un riassunto .
http://www.enzopennetta.it/2014/06/gender/#prettyPhoto
Regressista amante della pucchiacca.


ma a parte i dati sul banglapesh vogliono arrivare a dire che alle cozze norvegesi alla fin fine non gli piace la fessa pure se gliela sbattono in faccia per farle diventare lesbiche @King Z. ?


Praticamente dice che nonostante egalia siamo biologicamente diversi ed è anche per quello che abbiamo comportamenti diversi .
Si tratta di un documentario che stranamente è stato realizzato non da un giornalista scientifico ma da Harald Meldal Eia, un documentarista e attore norvegese, questo però non deve far pensare che si tratti di un lavoro non qualificato, la qualità del documentario è nel livello delle figure professionali intervistate e nei loro studi.
Stiamo parlando de “Il paradosso norvegese”, titolo che prende spunto dal fatto che nel paese dove maggiore è l’uguaglianza di trattamento tra i due sessi, maggiore è la differenza nell’orientamento nel mondo del lavoro. Il video è stato sottotitolato in italiano ed è disponibile su Youtube:
L’autore ha incontrato diversi esponenti della ricerca in ambito biologico e sociologico che hanno preso posizione sul gender i quali da posizioni contrapposte hanno esposto le loro ragioni. Il primo personaggio ad essere incontrato è Camilla Schreiner, dell’università di Oslo che nello studio intitolato “How do students perceive science and technology?” del 2009, condotto su un campione di circa 50.000 studenti di 40 paesi ha trovato dei risultati molto interessanti riguardo le scelte e gli interessi dei due sessi....
....Per cercare di fare chiarezza su questo punto l’intervistatore si sposta poi negli USA per incontrare il Dr. Richard Lippa, Professore di Psicologia presso la California State University, il quale ha svolto una ricerca su un campione estremamente grande costituito da circa 200.000 persone di 53 paesi del mondo, una ricerca che ha confermato le differenti scelte e preferenze riscontrate nella ricerca di Camilla Schreiner, con i maschi più orientati verso la meccanica e le femmine verso i rapporti sociali. Alla domanda se questo sia conseguenza dell’educazione anche il prof. Lippa risponde che in tal caso si dovrebbero riscontrare differenze tra i vari paesi e le varie culture, cose che però non si verifica. Ma lo stesso Lippa afferma che per avere una risposta significativa nella scienza bisogna cercare altre conferme, in questo caso bisogna cercare prove di un differente orientamento del cervello maschile e femminile sin dalla nascita.
Una prima conferma giunge dal prof. Trond Diseth, dell’Oslo University Hospital, che lavorando con bambini che presentano deformazioni ai genitali ha elaborato un test per verificare le scelte riguardo ai giocattoli riscontrando che fin dall’età di nove mesi esse sono differenziate tra maschi e femmine. Per Diseth i bambini nascono con delle differenze innate che l’ambiente può successivamente rafforzare o diluire. Ma gli studi di Diseth non appaiono conclusivi su questo argomento, e così la domanda viene posta al prof. Simon Baron-Cohen dell’Università di Cambridge e membro del Trinity College.
Gli studi di Cohen su bambini neonati (quindi con la certezza di non aver ricevuto alcun condizionamento ambientale di tipo culturale) sono stati pubblicati nel 2000 sulla rivista peer review Elsevier nell’articolo “Sex differences in human neonatal social perception“, i risultati non lasciano spazio a dubbi: esistono caratteristiche innate (con una irriducibile componente biologica) e diversificate nei cervelli dei bambini maschi e femmine,
La ricerca ha dimostrato che le differenze tra i sessi sono “in parte biologiche all’origine”. Non del tutto biologiche, non si contesta l’influenza dell’ambiente, ma si accerta una predisposizione biologica, e questo sarà un punto molto importante per affrontare le questioni educative legate alla teoria del gender.
Il prof. Cohen ha poi in seguito sostenuto che non deve essere considerato un atteggiamento “sessista” il ritenere che la biologia condizioni il comportamento, come avvenuto ad esempio nel 2010 sulle colonne del Guardian “It’s not sexist to accept that biology affects behaviour“.
Infine è la volta della prof. Anne Campbell dell’Università di Durham che partendo da un approccio evolutivo giunge alla conclusione che il cervello maschile e femminile devono essere diversi perché l’evoluzione darwiniana non può che averli selezionati secondo caratteristiche differenti, tesi esposta nel libro “A Mind Of Her Own-The evolutionary psychology of women” pubblicato dall’Oxford University Press. Se è vero che esistono “intersezioni” di interessi tra i sessi, è vero anche che esistono caratteristiche “tipiche” legate a geni selezionati dall’evoluzione.
Con l’intervista alla prof. Campbell il documentario volge al termine, a questo punto restano delle importanti considerazioni che, in assenza di eventuali smentite, devono guidare un approccio scientifico alla teoria del gender:
1- La teoria del gender si basa su un’ipotesi fondata solamente su un presupposto “teoretico”.
2- I sostenitori della teoria del gender non la supportano con ricerche scientifiche.
3- Dove le ricerche scientifiche sono state condotte hanno mostrato una convergenza verso la dimostrazione di una differenza innata, non solo morfologica ma anche psicologica, tra maschi e femmine.
4- La cultura può confermare o contrastare questa differenza biologica innata.
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Di fronte a questi dati un atteggiamento scientificamente fondato di educatori, docenti, divulgatori e politici deve condurre a delle coerenti conseguenze:
a- La componente di differenza innata tra maschi e femmine va insegnata nei corsi di biologia a tutti i livelli di istruzione.
b- Fornire indicazioni o materiale didattico che vada nel senso di una negazione di tale componente di differenza innata non è scientificamente corretto.
c- Orientare psicologicamente un bambino in senso opposto a quello della sua componente innata deve essere considerata una forzatura arbitraria lesiva dei diritti della persona.
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Quella del gender è, in conclusione, da considerarsi una teoria confutata. Proporre tale teoria come base per le scelte sociali, culturali, educative e legislative è da considerarsi un atto ingiustificato.
In nome della scienza.
Regressista amante della pucchiacca.


Egalia batte egalia
Ma dov' è @Druuna quando serve?


La pietra tombale sulla teoria gender
"Pistilloni in crabettura boccidi sa zanzara" (Don Gigi)"Internet è stato creato per dare ai malati di mente qualcosa da fare" (Frank Darabont)


Cthulhu Party contro il sessismo!
Per una società dove la discriminazione di genere aiuti a combattere la discriminazione di genere.
Se vuoi che tua figlia diventi ingegnere, combatti Egalia,vota Cthulhu Party alle prossime elezioni!
"Pistilloni in crabettura boccidi sa zanzara" (Don Gigi)"Internet è stato creato per dare ai malati di mente qualcosa da fare" (Frank Darabont)


In un certo senso si , l'egalia dei diritti sbugiarda l'egalia del determinismo culturale .
Ma non è tutto, ancor più sorprendenti sono state le risposte alla domanda “ti piacerebbe diventare uno scienziato?“:
In questo caso (Fig.3) si vede confermata*la prevalenza di risposte positive nei paesi non industrializzati e la differenziazione tra maschi e femmine indipendentemente dalla cultura in cui i soggetti si sono formati. *Ma davvero notevole è la differenza tra maschi e femmine quando la domanda diventa sul lavoro che si desidererebbe svolgere, ed esattamente: “ti piacerebbe lavorare in ambito tecnologico?“. Ecco i risultati:
Quello che nessuno si sarebbe aspettato (Fig.4) è che nei paesi dove maggiore è stata l’uguaglianza di educazione impartita a maschi e femmine, maggiore è la differenziazione nelle scelte tra i due sessi. Questo è il “paradosso norvegese”. *
La conclusione a cui *giungono i ricercatori*è che nei paesi in via di sviluppo i lavori in ambito tecnologico vengono visti come il mezzo migliore di progresso sociale o semplicemente come opportunità d’impiego, nei paesi più sviluppati invece la libertà di espressione è maggiore e allora le libere scelte si possono manifestare meglio mostrando una maggiore preferenza anche per altri campi lavorativi e soprattutto, per quel che concerne il gender, le femmine hanno espresso in una percentuale significativamente diversa il desiderio di svolgere altre attività rispetto a quelle tecniche.
Conclusione: dove esiste la maggiore libertà educativa e di espressione le femmine e i maschi esprimono scelte differenti. E questa è una confutazione della teoria del gender che assume invece una*differenza*solo somatica*tra maschi e femmine.
Regressista amante della pucchiacca.

