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Discussione: “Si alla Brexit, da sinistra”. Parla Sean Hoyle, leader sindacale inglese

  1. #1
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    Predefinito “Si alla Brexit, da sinistra”. Parla Sean Hoyle, leader sindacale inglese

    Lo scorso 21 maggio, nel corso dell’assemblea nazionale convocata dalla Piattaforma Sociale Eurostop a Napoli, il suo intervento è stato uno dei più interessanti e dei più apprezzati. Il presidente del sindacato britannico dei trasporti, l’Rmt, aderente alla Federazione Sindacale Mondiale di cui fa parte anche l’Unione Sindacale di Base, ha spiegato perché la sua organizzazione ha scelto di stare in prima fila nella battaglia per la Brexit schierandosi apertamente, da posizioni di classe e internazionaliste, nel referendum convocato in Gran Bretagna il prossimo 23 giugno. Abbiamo approfittato della sua presenza a Napoli per rivolgere a Sean Hoyle alcune domande.
    Perché un sindacato nel Regno Unito sostiene la Brexit?
    L’RMT (sindacato nazionale dei lavoratori delle ferrovie, marittimi e trasporti) sostiene l’uscita dalla UE ormai dal 1979. Sappiamo da tempo che la UE è antidemocratica, creata dai padroni per i padroni.

    Il vostro sindacato è l’unico a sostenere questa posizione nel Regno Unito o ce ne sono altri?
    Ce ne sono altri: il sindacato dei panettieri, quello dei lavoratori dei prodotti alimentari, quello dei conducenti di treni… Tutti loro sono stati colpiti dalle privatizzazioni, e i lavoratori e i loro membri hanno subito duramente l’effetto che queste privatizzazioni hanno prodotto.

    Come sostenete la vostra posizione? Come fate campagna elettorale?
    Ci sono molti gruppi di sinistra a favore dell’uscita dall’Unione Europea in questo momento nel Regno Unito, che lavorano insieme nella piattaforma “Trade Unions against EU”. Lavoriamo molto con loro, ci siamo iscritti formalmente, garantendo anche una spesa di 10.000 sterline per la campagna. Ci sono poi altre aree della sinistra che sosteniamo nel loro sforzo per sostenere il ‘si’, pur non essendo affiliati, partecipando con i nostri interventi in varie iniziative in giro per il paese.

    E rispetto al Partito Laburista? Corbyn era originariamente critico nei confronti dell’UE ma ora ha cambiato completamente idea.
    Penso che quando uno diventa il leader di uno dei maggiori partiti politici, non possa portare con sé tutto quello in cui crede. Per molti anni anche con John MacDonnell, il ministro delle finanze del “governo ombra” laburista e braccio destro di Corbyn, per cui l’RMT è stato il secondo maggiore finanziatore della campagna alle primarie, era critico nei confronti della UE per i nostri stessi motivi, e ora è uno dei leader del partito. Ora penso che la maggior parte dei parlamentari laburisti siano per rimanere dentro la UE, e abbiamo sentito che ora è l’opinione anche del loro leader.

    Voi sostenete la Brexit, ma lo fanno anche i partiti di destra. Come affrontate questo fatto?
    Prima ho detto che noi abbiamo la stessa posizione sulla UE dal 1979. La ragione per cui l’ho voluto sottolineare è che era molto tempo prima che cominciasse la propaganda contro l’immigrazione che costituisce uno degli argomenti principali degli ‘euroscettici’ di destra. Abbiamo preso quella posizione perché non consideriamo l’UE né democratica né a favore dei lavoratori. Ci sono dei partiti razzisti, di destra, fascisti che si dichiarano a favore dell’uscita dall’Unione Europea dimostrando poca apertura mentale, intenzionati ad erigere muri e a sbarazzarsi degli stranieri. Con loro condividiamo solo una cosa: l’uscita. Su tutto il resto siamo su posizioni opposte.
    Voglio chiarire la nostra posizione sull’immigrazione e sul razzismo. Il TTIP e il “Mode 4” [la possibilità di liberalizzazione dei lavoratori dei servizi, voluta dal WTO, ndt] sono un tutt’uno con i trattati europei, anche se ovviamente alle persone non viene detto niente di questi accordi. Entrambi permetteranno lo sfruttamento e la gara al ribasso delle condizioni sociali e lavorative. Il “Mode 4” permetterà agli ingegneri, ai medici, in generale ai professionisti indiani di lavorare nei paesi europei, ma con salari ai livelli di quelli erogati in India. Ovviamente i lavoratori locali presto scopriranno che non c’è più lavoro per loro, almeno non a condizioni dignitose. Alle grandi imprese questo non interessa, perché questo per loro significa semplicemente maggiori profitti. Nel mio paese al momento sulle navi che salpano da Portsmouth per le Isole del Canale [di fronte alla Normandia, ndt] ci sono marinai ucraini che vengono pagati 2.40 sterline all’ora, e questo è legale in Europa.
    C’è una cosa che possiamo fare: vogliamo uscire dall’UE con un programma socialista, un programma a favore dei lavoratori europei, con un programma che unisca i lavoratori di tutto il mondo, contro i commissari non eletti che da Bruxelles ci dicono cosa dobbiamo fare.

    Il no all’Ue è molto forte in Inghilterra, ma non in Nord Irlanda e in Scozia. È vero? E perché?
    Direi che il NO è molto vicino al Sì in Inghilterra, praticamente sono alla pari. L’SNP (Partito Nazionalista Scozzese), che è il principale partito scozzese, dichiara di volere rimanere all’interno dell’Unione Europea, ma questa è una contraddizione con la loro battaglia per l’indipendenza, perché lottano per essere indipendenti dal parlamento e dal governo inglese ma al tempo stesso sono contenti di rinchiudere la loro indipendenza e la democrazia all’interno della gabbia rappresentata dall’Ue. Per me è una posizione semplicemente ridicola.

    Che cos’è l’Unione Europea per voi?
    L’Ue è il club burocratico dei padroni, dei commissari non eletti, il cui ruolo è abbattere i diritti dei lavoratori, di sbarazzarsi della contrattazione collettiva attraverso politiche neo-liberiste, e assicurare che siano le grandi aziende a guadagnarci, e non i lavoratori.

    Nell’establishment inglese, chi sta sostenendo l’uscita, e chi invece vuole rimanere nella EU, magari strappando dei privilegi come quelli ottenuti da Cameron nel negoziato con Bruxelles?
    Il ventaglio delle posizioni di destra inglese è abbastanza assurdo, perché ci sono persone con interessi simili con posizioni estremamente diverse: ci sono Cameron e la Goldman Sachs a favore della permanenza nell’Ue perché sono molto soddisfatti di ciò che ricevono da Bruxelles; poi ci sono Johnson [ex sindaco conservatore di Londra, ndt], Gove [ex ministro conservatore dell’istruzione, ndt] e altri all’interno del parlamento che al momento vogliono uscire, ma a partire da posizioni isolazioniste e xenofobe. Una parte è soddisfatta di questa gara al ribasso dei diritti e degli abusi sui lavoratori, insomma contenta di utilizzare ciò che l’Unione Europea mette loro a disposizione; l’altra vuole alzare i ponti levatoi e “salvare il paese dall’Armageddon”. La realtà è che il sistema sanitario crollerebbe questa notte se non fosse per i lavoratori migranti: il numero di infermieri stranieri è altissimo, abbiamo bisogno di loro. Abbiamo bisogno che vengano nel Regno Unito a vivere, che portino le loro famiglie, e che paghino le tasse, perché entro il 2050 ci saranno tre pensionati ogni 2 contribuenti. È evidente che questo non è sostenibile. Puoi anche fare lavorare la gente sempre più a lungo, oppure puoi accettare che i migranti entrino, vivano le loro vite, mettano su famiglia, abbiano il loro lavoro e paghino le tasse, e sostengano il nostro paese.

    È più semplice capire perché i popoli più colpiti dalla crisi e dall’austerity, come quello greco, vogliano uscire dalla UE. La popolazione inglese ha anche subito queste misure, ma non nella stessa proporzione o per le stesse cause. Come mai è proprio il Regno Unito il primo paese ad avere indetto un chiaro referendum sull’uscita dalla UE?
    Rispetto alla Grecia, non penso che loro volessero veramente uscire. Questo mi ha confuso parecchio. Il popolo greco ha dovuto attraversare un periodo terribile, in conseguenza del quale il governo è stato conquistato da Syriza. La prima cosa che hanno detto é che non volevano uscire dall’Ue, ma che intendevano negoziare con le istituzioni europee, ma in poche settimane hanno capitolato, e tutto perché hanno tenuto come punto fisso la permanenza all’interno dell’Unione Europea. Se avessero voluto uscire lo avrebbero potuto fare, ma il fatto è che non volevano. Nel Regno Unito la realtà è che la gente non sta soffrendo così pesantemente, ma molti sono “educati” da SkyTv, i tabloid scandalistici, i “discorsi d’odio”, tutto l’allarmismo che creano: li spaventano rispetto a quello che sta succedendo, il problema dell’immigrazione dalla Turchia, dalla Grecia, continuano a mostrare le immagini del tunnel della Manica, di Calais, e tutti quelli che cercano di entrare attraverso questo canale, e la gente è spaventata, urla “oddio, tutta queste gente vuole entrare nel nostro paese, vogliono prendere le nostre case e vivere dei benefit statali, è terribile, voglio votare per uscire da tutto questo”. Molta gente è già stata convinta dai media. E poi c’è quella che io chiamo la sinistra intellettuale, che riconosce il fallimento dell’Unione Europea e vuole uscirne per ragioni progressiste, e queste ragioni esistono.
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  2. #2
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    Predefinito Re: “Si alla Brexit, da sinistra”. Parla Sean Hoyle, leader sindacale inglese

    Toh un vero sindacalista
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