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  1. #1
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    Predefinito Hollande contro i lavoratori.

    L'Intellettuale Dissidente / Esteri


    Loi Travail, Hollande contro i lavoratori

    Hollande prosegue con l’ultimo provvedimento la sua convergenza sulle posizioni della “destra finanziaria” oggi imperante in Europa, e certifica una volta di più il completo spaesamento in cui è precipitato il panorama politico francese, incapace di trovare alcun punto di riferimento stabile e duraturo.

    È a dir poco raccapricciante il livello di imbastardimento raggiunto dai principali partiti politici europei che ancora oggi si proclamano rappresentanti della “Sinistra”, categoria oramai totalmente svuotata di significato dal modus operandi di quelli che dovrebbero essere i suoi maggiori esponenti e che invece quotidianamente accentuano la loro convergenza sul sentiero che porta al pensiero unico, al conformismo generale e alla degradazione definitiva di qualsiasi ideale politico. Dopo la deriva del Partito Democratico italiano, i continui buchi nell’acqua del Partito Socialista Operaio di Spagna, il voltafaccia di Alexis Tsipras e la sua conversione ai dogmi dell’austerità che sta soffocando la Grecia, è in Francia che va in scena l’ennesima, triste rappresentazione del livello di conformismo e omologazione raggiunto dai presunti sinistrorsi europei: il governo Hollande ha in questi giorni varato una riforma del mercato del lavoro decisamente improntata allo smantellamento delle tutele legali contro i licenziamenti, alo sdoganamento del precariato quale condizione permanente per la futura vita professionale di milioni di francesi e, in generale, all’esaltazione del mito della “flessibilità” come condizione necessaria affinché un sistema economico risulti competitivo ed efficiente. I legislatori di un governo che ha ancora la pretesa di autodefinirsi socialista hanno varato una riforma ancora più radicale del Jobs Act italiano, demolendo numerosi capisaldi dell’ordinamento lavorativo francese in vigore da decenni e in passato strenuamente difesi dai militanti del Partito Socialista, mettendo in discussione persino la settimana lavorativa da 35 ore e lo scatto, oltre tale soglia, di retribuzioni straordinarie sinora fissate tra il 25% e il 50% in più per ogni ora lavorata in più. Con la nuova legge, il governo vuole rendere possibile un’estensione dei turni lavorativi (che su base trimestrale non possono superare la media di 44 ore ogni sette giorni) e parallelamente colpire duramente le retribuzioni straordinarie, che per milioni di francesi rappresentano un implicito contributo di supporto al reddito rispetto alla busta paga regolare. La manovra propone inoltre forti agevolazioni per le possibilità di licenziamento ad opera dei datori di lavoro e un’estrema flessibilità per quanto concerne i contratti per i neo-assunti, che nei fatti rischia di tradursi in un’istituzione semilegale del precariato come legge dominante nel panorama francese.
    Nuovamente l’Europa Occidentale conosce dunque un selvaggio attacco istituzionale nei confronti dei diritti dei cittadini e un’ulteriore manovra di svilimento del lavoro, sempre più depredato delle sue connotazioni di mezzo di formazione del cittadino e di suo attivo inserimento nella società. La Francia si uniforma al trend imperante che punta esclusivamente ad accrescere la produttività di un sistema attraverso il turnover sistematico del personale, l’avvio di una competizione sempre più serrata per i pochi posti disponibili e la definitiva consegna del futuro professionale di milioni di persone nelle mani di poche persone, in ossequio ai dettami dell’aziendalismo più sfrenato, rappresentante la manifestazione più minacciosa della nuova corrente del neoliberismo. Ma la connotazione più significativa della “Legge El Khomri” è rappresentata dall’inusuale maniera con cui Hollande e il primo ministro Valls hanno deciso di forzarne l’approvazione: lungi dalla prassi istituzionale francese, che prevede una presentazione sotto forma di decreto legge parlamentare delle proposte più scottanti dell’esecutivo al fine di favorire un dibattito costruttivo sui loro contenuti, Hollande ha spinto per l’emanazione della riforma del lavoro sotto forma di decreto governativo, troncando ogni possibilità di confronto in aula se non durante la mozione di sfiducia presentata dalle opposizioni nei confronti della legge bocciata per mancato raggiungimento del numero minimo di aderenti. Hollande prosegue con l’ultimo provvedimento la sua convergenza sulle posizioni della “destra finanziaria” oggi imperante in Europa, e certifica una volta di più il completo spaesamento in cui è precipitato il panorama politico francese, incapace di trovare alcun punto di riferimento stabile e duraturo. Accolto con grandi speranze ed innalzato a emblema della sinistra europea nel 2012 dopo la vittoria alle presidenziali e l’avvicendamento con lo sconfitto Sarkozy all’Eliseo, Hollande ha progressivamente disatteso qualsivoglia aspettativa nei suoi confronti, e dimostrato una perenne debolezza alla quale ha cercato di sopperire con continue prove di forza nei confronti della nazione, che oltre a risultare deleterie per la stabilità della Francia rischiano seriamente di compromettere definitivamente le già flebili speranze di una sua rielezione nel 2017. Cinque anni dopo, la fine del bipartitismo e l’immobilismo interno ai due schieramenti storicamente egemoni della politica francese, testimoniato dalla possibilità di assistere nuovamente allo scontro tra Hollande e Sarkozy nella prossima tornata presidenziale, rappresentano forti incognite per l’evoluzione del paese negli anni a venire. Tra socialisti e repubblicani si è incuneato oramai in pianta stabile un Front National in continua ascesa nei sondaggi, confermatosi in più tornate come una forza politica rodata e in grado di convogliare su di sé forti consensi: a tale risultato, a contribuito senza dubbio l’amministrazione Hollande-Valls. Essi potrebbero passare alla storia come i leader socialisti che hanno regalato le classi lavoratrici alla destra radicale: non è un mistero che la crescita imprevedibile del partito della Le Pen sia almeno in parte imputabile alla continua disaffezione verso il Partito Socialista da parte del suo storico zoccolo duro di votanti. In tal campo, il governo ha realizzato un clamoroso autogol e oggi si trova ad assistere a un vertiginoso incremento della conflittualità sociale interna a una popolazione nella quale le disuguaglianze continuano ad aumentare, in particolar modo nelle grandi città coronate da periferie degradate, dimenticate e ogni giorno sempre più povere. Ancor più dei tafferugli esplosi nelle principali città del paese, a partire dalla stessa Parigi, dopo l’annuncio del Jobs Act di Hollande, a testimoniare il livello di esasperazione e tensione a cui una porzione consistente di lavoratori è giunta in questi mesi è stato eloquente il maxi sciopero indetto a partire dal 17 maggio da parte delle categorie professionali che rischiano di vedere maggiormente compromesse le loro prospettive dalla nuova legge: in particolar modo, fortemente vulnerabili sono i dipendenti dei settori del trasporto ferroviario ed aereo, usi a percepire una quota consistente delle retribuzioni sotto forma di straordinari, che hanno aderito in maniera massiccia all’agitazione, paralizzando per quarantotto ore consecutive le linee di collegamento interne alla Francia, portando a un dimezzamento del numero di treni ad alta velocità in circolazione e a un calo del 60% dei vettori regionali. Altrettanto consistenti le adesioni di camionisti ed autotrasportatori, mentre dal punto di vista istituzionale ben poche sono le forze politiche capaci di avviare un dibattito serio sulla Loi Travail e di spiegare a mente fredda le modalità con cui una sistematica sottrazione di diritti ai cittadini rischia di pregiudicarne il futuro ruolo di membri attivi della società. Mentre tale sottrazione di diritti continua imperterrita in tutta Europa, a esserne l’alfiere è nella maggior parte dei casi la parodia di Sinistra che in diversi paesi governa, sfruttando il suo posizionamento politico storico per meri vantaggi elettorali ma portando avanti di fatto politiche antitetiche rispetto al passato. Hollande come Renzi, mentre al garofano socialista si sostituisce il giunco, simbolo di quella mitica “flessibilità” che appare agli occhi dei miopi governanti europei come la panacea per buona parte dei mali dell’economia continentale. Essi cercano di favorirla passando senza rimorsi sugli stessi Statui dei Lavoratori per la cui approvazione i loro predecessori si erano così tanto spesi, e che ora sono visti come un retaggio del passato da eliminare per dar libero sfogo alla corsa in campo aperto dell’aziendalismo più integrale.

    Loi Travail, Hollande contro i lavoratori
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  2. #2
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    Predefinito Re: Hollande contro i lavoratori.

    E' un servo dei grandi capitali, degli euro kapo e del FMI. Ennesima dimostrazione che in Europa "sinistra" non vuol dire più nulla (o forse vuol dire turboliberismo).
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  3. #3
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    Predefinito Re: Hollande contro i lavoratori.

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    E' un servo dei grandi capitali, degli euro kapo e del FMI. Ennesima dimostrazione che in Europa "sinistra" non vuol dire più nulla (o forse vuol dire turboliberismo).
    La pseudosinistra in evidente azione...l'avevamo già capito
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  4. #4
    Rossobruno cattivone
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    Predefinito Re: Hollande contro i lavoratori.

    I CUGINI D'OLTRALPE NON STANNO CON LE MANI IN MANO.

    Manifestazioni e scioperi contro il Jobs Act: la Francia rischia la paralisi, caos a Parigi


    Il governo Valls sta forzando la mano per far approvare la riforma del lavoro. Hollande: su questa legge non cederò. Tensione nella capitale




    AP

    Un momento degli scontri a Parigi






    17/05/2016
    LEONARDO MARTINELLI


    PARIGI

    Sono giorni da incubo che attendono da oggi il governo di Manuel Valls, che sta forzando la mano in Parlamento per far approvare la legge di riforma del mercato del lavoro, il Jobs Act in salsa francese: manifestazioni generali e scioperi in diverse categorie sono previsti a partire da martedì. E la situazione è già degenerata: i primi scontri fra polizia e manifestanti ci sono stati a Nantes, dove sono stati fermati otto giovani. Problemi anche a Rennes, già teatro di scontri violenti nei giorni scorsi. A Parigi giovani mascherati, si sono confusi tra i manifestanti per creare disordine. In piazza c’erano 12.000 persone secondo le autorità, 55.000 per i sindacati. La polizia ha lanciato gas lacrimogeni e ha fermato almeno 49 dimostranti in una giornata di guerriglia durante una nuova manifestazione di protesta organizzata da sindacati e studenti. Bernard Cazeneuve, ministro degli Interni, ha annunciato che dopo le manifestazioni di oggi, 53 persone hanno ricevuto il divieto ufficiale del ministero di partecipare a qualsiasi manifestazione futura (per ora a tempo indeterminato).

    La protesta a Parigi contro la riforma sul lavoro si trasforma in guerriglia






    LA POSIZIONE DEI SINDACATI
    In strada contro la “El Khomri” – la legge prende il nome da Myriam El Khomri, ministra del Lavoro, e introduce maggiore flessibilità: soprattutto rende più facile il ricorso al licenziamento economico, in particolare nelle imprese più piccole. Al momento attuale solo la Cfdt, uno dei due più grandi sindacati francesi, tradizionalmente più moderato, è favorevole alla riforma. Assolutamente contraria, invece, l’altra grande forza sindacale, la Cgt (equivalente della Cgil italiana) e altri sei sindacati nazionali (Fo-Force Ouvrière, Fsu, Solidaires, Unef, Unl e Fidl). Martedì e giovedì queste sette organizzazioni hanno indetto due giornate di proteste e manifestazioni.

    Scontri in piazza a Parigi tra i giovani contro la riforma del lavoro e polizia






    SCIOPERI PER CATEGORIA
    Hanno iniziato nella notte tra lunedì e martedì gli autotrasportatori, che sono tra i più accaniti contro la legge (soprattutto sulla possibilità di ridurre il pagamento degli straordinari, prevista dalla El Khomri). Martedì mattina in 3mila erano già riusciti a bloccare la zona portuale di Le Havre. Problemi anche per il trasporto urbano a Parigi, man mano che i lavoratori abbandonano il posto di lavoro per partecipare alla manifestazione. Per le ferrovie (Sncf), invece, la giornata clou sarà mercoledì: forti perturbazioni sono attese, in particolare per le linee Rer, che collegano Parigi alla sua periferia (tre treni su quattro dovrebbero essere soppressi). Altro settore di punta in questa ondata di proteste è quello petrolchimico: i sindacati prevedono «una riduzione progressiva della produzione da martedì» e uno sciopero generale venerdì.

    HOLLANDE (STRANAMENTE) DURO
    Il presidente, in genere criticato per la sua debolezza, si è invece mostrato deciso stamani a dare battaglia. «Non cederò: la legge passerà», ha detto, ricordando che il provvedimento è «il frutto di un compromesso». In effetti la El Khomri è già stata ampiamente rivista, cedendo alle richieste del sindacato (e per gli imprenditori è stata svuotata delle sue misure più importanti). Ma la scorsa settimana, non potendo contare sulla maggioranza assoluta dei consensi all’Assemblea nazionale, Valls e Hollande hanno deciso di ricorrere a una procedura d’emergenza (articolo 49.3 della Costituzione), che consente l’approvazione di una legge senza il voto in aula. Lo stesso faranno nel Senato, dove il provvedimento sarà esaminato in giugno, e quando ritornerà ai deputati per la seconda lettura. La legge dovrebbe essere approvata definitivamente entro la fine di luglio.

    UNA PARTITA GIA’ PERSA?
    Secondo alcuni osservatori, questa battaglia dei sindacati contro il Governo sarebbe già persa in partenza, proprio perché contro la procedura del 49.3 c’è poco da fare. E perché, nell’ultima giornata di manifestazioni, il 12 maggio, erano scesi in piazza in 55mila, contro i 390mila dello scorso 31 marzo. Ma un sondaggio dell’istituto Bva, reso noto stamani, indica comunque che il 54% dei francesi è favorevole alle proteste contro Valls e Hollande sulla legge. Proprio la partecipazione alle manifestazioni di oggi sarà un elemento importante per valutare il futuro di questo braccio di ferro fra i lavoratori e il governo.
    http://www.lastampa.it/2016/05/17/es...LN/pagina.html

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  5. #5
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    Predefinito Re: Hollande contro i lavoratori.

    NUOVE PROTESTE

    Una giornata di scioperi e scontri in Francia

    Ci sono stati 77 arresti, rallentamenti nelle centrali nucleari, nelle raffinerie, in porti e aeroporti: il problema è una riforma del lavoro che facilita i licenziamenti

    LE
    ALTRE
    FOTO

    (AP Photo/Francois Mori)
    1.5k1


    Giovedì 26 maggio in Francia è stata l’ottava giornata di mobilitazione contro una controversa riforma del lavoro che è stata approvata dall’Assemblea Nazionale senza discussione né voto, grazie a un particolare meccanismo parlamentare. La legge dovrà ora essere discussa al Senato dal prossimo 14 giugno, giorno in cui è già stata fissata una nuova grande protesta.


    Alle manifestazioni di oggi hanno partecipato almeno 153 mila persone in tutta la Francia (secondo i dati del ministero dell’Interno), quasi 300 mila secondo il principale sindacato che ha organizzato gli scioperi, la CGT. Ci sono state manifestazioni a Brest, Rennes, Caen, Bordeaux, Marseille, Le Havre, Lione e in molte altre città. Il ministero ha detto che il corteo di Parigi era formato da 18 mila persone che hanno camminato tra Place de la Bastille e Place de la Nation, dove ci sono stati anche degli scontri con le forze dell’ordine. In tutto sono state arrestate 77 persone, 36 nella capitale. A Caen, il sito Normandie-Actu, ha filmato e pubblicato un caso di violenza da parte degli agenti: un manifestante è stato picchiato da un poliziotto. La polizia ha parlato di “legittima difesa”.

    I lavoratori di tutte e diciannove le centrali nucleari presenti in Francia hanno deciso di aderire alla mobilitazione ma solo dodici reattori su 58 hanno subito tagli di produzione. Due centrali termiche sono rimaste invece completamente ferme. Ci sono stati rallentamenti o blocchi in sei raffinerie di petrolio su otto e si sono fermati anche i principali porti del paese e due depositi di petrolio in Corsica. Nelle proteste e negli scioperi sono stati coinvolti anche i settori dell’aviazione civile (il 15 per cento dei voli è stato per esempio annullato a Orly), delle ferrovie e dei trasporti pubblici locali. Una stazione di rifornimento su cinque ha avuto interruzioni parziali o totali della fornitura: il governo, già ieri, aveva comunque autorizzato l’uso delle riserve utilizzando quantità pari a 3 giorni di scorte su 115 disponibili.
    Nonostante i disagi e le difficoltà a trovare il carburante un sondaggio realizzato negli ultimi giorni dice che sei francesi su dieci (il 62 per cento) ritengono che il movimento di protesta contro la legge sul lavoro sia giustificato. Per due francesi su tre, inoltre, la responsabilità dell’attuale situazione – in particolare dei blocchi delle raffinerie – è del governo, che sta cercando di far approvare la riforma con delle forzature. Solo il 37 per cento degli intervistati parla di «irresponsabilità» da parte dei sindacati.
    I sindacati, soprattutto la CGT e il suo segretario generale Philippe Martinez, vogliono che la riforma sia ritirata. Il primo ministro Manuel Valls e il presidente Francois Hollande dicono invece che una «minoranza ha preso in ostaggio il paese e i consumatori» e che useranno la forza per sgomberare i blocchi delle raffinerie. Questa mattina Valls, intervistato da BFM-TV, ha parlato di possibili «cambiamenti» o «miglioramenti» di alcune parti delle legge. Ha ribadito però che la riforma non sarà ritirata e dopo una serie di domande su quali potessero essere le modifiche, ha solamente aggiunto: «Vedremo, ma non ci sarà alcun cambiamento nella filosofia del testo né all’articolo 2» (ci arriviamo). Ieri Bruno Le Roux, presidente del gruppo socialista all’Assemblea Nazionale, aveva invece ipotizzato una riscrittura di questo contestato articolo. Le Monde parla di «grande confusione all’interno della maggioranza sulla posizione da adottare contro le proteste» e Philippe Martinez della CGT ha detto che il presidente François Hollande «non ha più una maggioranza»: «Qual è oggi la posizione del governo? Siamo in imbarazzo, non sappiamo a chi rivolgerci».
    Il testo passato all’Assemblea è diverso da quello che aveva presentato la ministra del Lavoro Myriam El Khomri lo scorso febbraio. Di fronte alle critiche di sindacati e studenti, il governo aveva rivisto la prima versione e la commissione Affari Sociali dell’Assemblea Nazionale aveva a sua volta modificato alcune disposizioni del disegno di legge. La riforma rende innanzitutto più semplici per le aziende i licenziamenti economici, riducendo al minimo la discrezionalità dei giudici: sostanzialmente amplia le cause di licenziamento senza reintegro del lavoratore o della lavoratrice, indicando tra le ragioni economiche anche modifiche dell’attività dal punto di vista tecnologico o della riorganizzazione aziendale. Nella seconda versione del testo è stata inserita una frase che esclude dalla “giusta causa” «le difficoltà economiche create artificiosamente dalle aziende per procedere con i licenziamenti».
    Un altro punto contestato riguarda la retribuzione delle ore di straordinario, che verrebbe abbassata del 10 per cento di quella ordinaria (attualmente è di circa il 25 per cento in più nelle prime otto ore di straordinario). Di fatto, dicono i sindacati, se gli straordinari saranno più convenienti per i datori di lavoro, ce ne saranno molti di più: quindi l’orario di lavoro settimanale aumenterà con ridotti benefici per i lavoratori. Si prevede poi una maggiore flessibilità sempre per le imprese ad aumentare gli orari di lavoro, una minore frequenza delle contrattazioni con i sindacati, parametri più elevati (e quindi più difficili da raggiungere, per i sindacati) per rendere valido un referendum interno o un accordo.
    La riforma, per chi la contesta, presenta infine all’articolo 2 un “rovesciamento della gerarchia delle norme”. Le regole obbligatorie, e non solo in diritto del lavoro, sono organizzate come in una piramide: la Costituzione non deve essere (o almeno non dovrebbe essere) in contrasto con un trattato internazionale firmato da quel paese, una legge deve essere coerente con la Costituzione, un contratto deve rispettare la legge. Il codice del lavoro è disciplinato dalla legge. I contratti collettivi non possono dunque essere meno favorevoli per i dipendenti di quanto non stabilisca la legge. I contratti d’azienda, allo stesso modo, non possono avere parametri più bassi (o tutelare meno il dipendente) di quanto non prevedano i contratti collettivi. E, infine, il singolo contratto di lavoro non può essere meno favorevole al dipendente di quanto previsto nell’accordo d’azienda.
    Il nuovo disegno di legge dice che per quanto riguarda la durata del lavoro (che comprende orario, straordinari, ferie, congedi ecc) il primato va al contratto aziendale. In altre parole, dal punto di vista del dipendente, il contratto aziendale può essere “meno conveniente” dell’accordo collettivo fatto dai sindacati per quello specifico settore. Un esempio: il contratto collettivo concede al massimo 10 ore mensili o settimanali di straordinario. Il contratto aziendale non può, con la vecchia legge, concedere un numero di straordinari superiore alle 10 ore, per il principio della piramide. Con la nuova legge c’è invece un rovesciamento che di fatto annulla le contrattazioni più alte.

    Una giornata di scioperi e scontri in Francia - Il Post




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    Predefinito Re: Hollande contro i lavoratori.

    Il Front National si è dichiarato contrario alla riforma del mondo del lavoro ma anche alle proteste.
    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

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    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

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    FASCISMO MESSIANICO E DISTRUTTORE. PER UN MONDIALISMO FASCISTA.

    "NELLA MIA TOMBA NON OCCORRE SCRIVERE ALCUN NOME! SE DOVRO' MORIRE, LO FARO' NEL DESERTO, IN MEZZO ALLE BATTAGLIE." Ken il Guerriero, cap. 27. fumetto.

  9. #9
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    Predefinito Re: Hollande contro i lavoratori.

    Citazione Originariamente Scritto da Avanguardia Visualizza Messaggio
    Il Front National si è dichiarato contrario alla riforma del mondo del lavoro ma anche alle proteste.
    Se questa è la posizione del FN, no, mi dispiace, troppo comodo fare gli equidistanti, solo perchè il "cappello" alle proteste l'hanno messo le sinistre... Non si possono organizzare e proteste in strada ( sacrosante, eh... ) solo contro l'immigrazione, e poi limitarsi a semplici dichiarazioni di contrarietà di forma di fronte alla distruzione dei diritti del lavoro, sentendosi pure in diritto di avere qualcosa da ridire contro chi invece scende in piazza per protestare anche violentemente, com'è giusto.
    Se si è davvero contro questa "riforma", restare equidistanti è una posizione grottesca.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
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    Predefinito Re: Hollande contro i lavoratori.

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Se questa è la posizione del FN, no, mi dispiace, troppo comodo fare gli equidistanti, solo perchè il "cappello" alle proteste l'hanno messo le sinistre... Non si possono organizzare e proteste in strada ( sacrosante, eh... ) solo contro l'immigrazione, e poi limitarsi a semplici dichiarazioni di contrarietà di forma di fronte alla distruzione dei diritti del lavoro, sentendosi pure in diritto di avere qualcosa da ridire contro chi invece scende in piazza per protestare anche violentemente, com'è giusto.
    Se si è davvero contro questa "riforma", restare equidistanti è una posizione grottesca.
    Quoto pure le virgole. Il FN è un partito a gestione familiare, una struttura appartenente a quei riccastri della famiglia Le Pen. Marine sembrava essersi distanziata dalle posizioni liberiste del padre, ma quando i confindustriali chiamano...c'è poco da fare!

    Inoltre la nipote Marion, esponente della destra "dura & pura", ha espresso posizioni schifosamente reazionarie a tal proposito

    "“I nostri compatrioti sono tenuti in ostaggio da due minoranze: il governo, privi di una vera e propria maggioranza parlamentare, e l’unione CGT di piccoli gruppi che rappresentano solo 2,62% dei dipendenti. Per l’organizzazione di estrema sinistra, il diritto di sciopero equivale a calpestare i diritti delle persone francesi di muoversi e lavorare. Questi sindacalisti seguaci ultimi di una lotta di classe superata, non esitano a infliggere ai loro concittadini ulteriori difficoltà nella loro vita quotidiana"

    Ecco perché con destre "sociali", "radicali" o altro io non voglio avere nulla a che fare.
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