Ventisette anni fa la strage di studenti in piazza Tienanmen - La Stampa
La notte tra il 3 e il 4 giugno del 1989 centinaia di studenti furono uccisi dai carri armati dell’Esercito di liberazione popolare a piazza Tienanmen. Le sollevazioni erano cominciate un mese e mezzo prima: si era nel pieno della via cinese al socialismo con le riforme del «leader supremo» Deng Xiaoping. Ma la Cina soffriva della sua stessa crescita, tra il dilagare della corruzione e l’arretratezza dei villaggi rurali. La scintilla fu la morte dell’ex capo del partito comunista, Hu Yaobang, il 15 aprile. «L’uomo onesto è morto», scriveva un anonimo poeta nell’Università di Pechino. Migliaia di studenti provenienti da più di quaranta università marciarono su piazza Tienanmen, e a loro si unirono operai, intellettuali e funzionari. «È un complotto», fu la linea dura scelta da Deng, che impose la legge marziale a Pechino. Da allora si susseguirono scioperi della fame e barricate fino a quel 4 giugno, quando i militari irruppero nella piazza e fecero fuoco. L’immagine simbolo di quella protesta, il «rivoltoso sconosciuto» che, disarmato, blocca i carri armati, è una delle 100 fotografie che ha cambiato il mondo.
Il governo cinese non ha mai riconosciuto alcuna irregolarità nei fatti di quell’anno.




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