L’ottima cooperazione tra Spagna, Senegal, Mauritania e Marocco ha ridotto in maniera significativa la pressione sulla rotta che porta verso le isole Canarie e il sud della Spagna». Così si legge nell’ultimo rapporto Frontex-Afic (dicembre 2015). Una cooperazione – altresì detta “esternalizzazione delle frontiere” – che in questi anni sta dando i suoi frutti: meno ingresso di irregolari, più rimpatri per coloro che ce l’hanno fatta a superare il confine continentale. Accordo quello tra Spagna e Marocco che recentemente ha ricevuto il via libera anche dalla Commissione Europea.La gestione spagnola delle frontiere meridionali è un laboratorio politico-tecnologico per la sorveglianza dei confini. Fin dal 2000 è in funzione il SIVE (Sistema Integrado de Vigilancia Exterior), un complesso apparato di controllo che elabora i dati ricevuti costantemente dai radar delle navi che operano nel Mediterraneo e nell’Atlantico, i video delle stazioni lungo la costa, le tracce satellitari e aeree. Una forma di monitoraggio capillare che ha trasformato la Spagna in un esempio per molti.
Solo 10 anni fa le Canarie erano la principale porta d’accesso all’Europa da sud, più di 30mila sbarcavano sulle isole nel 2006. Oggi i flussi sono cambiati e solo in poche centinaia provano a fuggire attraverso la rotta occidentale. La traversata verso Gran Canaria è troppo pericolosa, i controlli troppo frequenti, e allora i migranti subsahariani si dirigono verso nord, ci provano verso Ceuta e Melilla o dalla costa marocchina settentrionale.
Stando ai dati Frontex, nel 2015 sulle isole atlantiche sono sbarcati meno di mille migranti (315 dalla Guinea, 136 dalla Costa d’Avorio e 85 dal Gambia). Tuttavia, gli ultimissimi dati del 2016 segnalano una riapertura, seppur minima, della rotta canarina.
Le recinzioni e il fossato, in combinazione con l’attuazione di un accordo di riammissione tra il Marocco e la Spagna, il rafforzamento delle unità di guardia di frontiera marocchina che proteggono la recinzione e smantellamento dei campi di fortuna dei migranti irregolari, hanno ridotto i numeri di tentativi». È ancora Frontex a parlare e a rivendicare i risultati ottenuti negli ultimi anni. Ceuta e Melilla, le due cittadine spagnole in terra marocchina, sono ormai due fortezze di fatto inespugnabili. Circondate da tre reti alte una decina di metri, da fossati e protette con violenza dalle guardie di frontiera, sono diventate l’emblema della chiusura. A più di 10 anni dal tragico giorno in cui 11 migranti rimasero uccisi dal fuoco delle guardie di frontiera mentre provavano a scavalcare le reti, la violenza non è diminuita. Molte associazioni che si occupano di diritti umani denunciano la violazione dei diritti dei migranti intercettati e respinti direttamente sul suolo marocchino al di fuori di qualsiasi tutela legale.
Il Marocco di Mohammed VI in questi anni si è comportato in maniera simile alla Libia di Gheddafi. Apertura e chiusura dei rubinetti dei migranti come strumento di contrattazione politica. C’è da fare pressione sull’Ue e la Spagna? Si lascia che l’assalto alle barriere di Ceuta e Melilla sia più semplice. L’accordo funziona? Crescono il controllo e la militarizzazione del territorio e dei mari per intercettare i canotti in mezzo all’Atlantico o disperati aggrappati alle reti del confine.
Secondo quanto riporta Bez.es (che cita fonti della Gendarmeria reale del Marocco), nel 2014 18mila migranti subsahariani avrebbero provato a superare le reti che delimitano il confine e più di 12mila quelli respinti via mare, di cui il 75% provenienti da Senegal e Mali.
Oggi crollo degli ingressi di migranti è evidente. Secondo i dati della Guardia Civil (riportati nel rapporto del dicembre 2015 “Ceuta e Melilla, centres de tri à ciel ouvert aux portes de l’Afrique”), nella sola Melilla nel 2014 sono arrivati 2682 migranti provenienti dall’Africa subsahariana e 3566 siriani e algerini. A fine maggio 2015, i migranti africani che sono riusciti a passare le barriere erano solo 252, il numero dei siriani-algerini aveva già raggiunto quello della fine del 2014: 3525.
Chissa se gli spagnoli vogliano ALF CULO come ministro degli interni ?






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