Concorrenza, Governo non favorisca proprie aziende a danno dei cittadini

Dichiarazione di Riccardo Magi e Valerio Federico, segretario e tesoriere di Radicali Italiani

"Un subemendamento della maggioranza, presentato dal senatore Margiotta, mira a inserire nel ddl Concorrenza attualmente in discussione al Senato una clamorosa picconata alla legge antitrust 287/1990, cioè la legge che ha fatto propri molti dei principi della concorrenza elaborati dal legislatore comunitario e che ha istituito la stessa Autorità Antitrust. Con l'abrogazione del comma 2-quater dell'articolo 8 proposta dal subemendamento, verrebbe meno, infatti, l'obbligo per le imprese che esercitano la gestione di servizi di interesse economico generale o operano in regime di monopolio, di rendere accessibili beni, servizi e informazioni, acquisiti per esigenze di servizio, ai concorrenti in attività diverse da quella per cui esercitano la concessione. Un effetto grave, perché la concessione da parte dello Stato di attività in monopolio regolato non deve corrispondere anche a un vantaggio al di fuori di questi ambiti. Se ha senso, per esempio, che il gestore di un servizio universale di recapito postale abbia accesso alle informazioni o ai beni che gli servono per svolgerlo, non ha senso che una società dello stesso gruppo operi in mercati competitivi usando solo per sé quelle informazioni o quei beni a cui ha accesso esclusivo per esigenze di servizio.
Non sappiamo perché il Governo sia favorevole a un simile intervento, ma è verosimile che lo sia per facilitare la vita, e gli utili, di qualche azienda che beneficia di una concessione pubblica, magari una partecipata più facile da vendere se in posizione di vantaggio (quand'anche sleale) sul mercato.
E' sconcertante che una simile urgenza porti l'esecutivo a voler smontare una norma sulla concorrenza, addirittura all'interno di una legge che si chiama "concorrenza". Chiediamo quindi al Governo, anche nella sua qualità sempre più pervasiva di legislatore di fatto, e in particolare al neoministro Calenda, di anteporre gli interessi dei cittadini-utenti a quelli di azionista".