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    Predefinito Lavagna, «così i rifiuti pericolosi sono stati smaltiti per 20 anni dalla Ndrangheta

    ’Ndrangheta a Lavagna, «così i rifiuti pericolosi sono stati smaltiti per 20 anni a Genova»


    Genova - Il tesoro della ’ndrangheta, a questo giro, era la spazzatura. E non poteva mancare la discarica di Scarpino, fra i luoghi più ricercati dalla cosca smantellata ieri dalla Direzione distrettuale antimafia di Genova.

    Il sistema collaudato dalla famiglia Nucera era tanto semplice quanto inquietante: si facevano pagare dal Comune di Lavagna un servizio sulla carta sofisticato, inclusivo di suddivisioni per tipologia dirumenta, da smaltire a sua volta in centri specializzati. In realtà, dopo aver taroccato tutte le carte possibili, mescolavano senza ritegno e smaltivano proprio a Scarpino, saturando evidentemente un deposito che di problemi ne aveva già in abbondanza, al punto che da ormai un anno e mezzo è chiuso. Altro dettaglio non proprio secondario: gli inquirenti hanno circoscritto in almeno un ventennio l’attività illecita verso il centro genovese, un arco temporale emblematico dei pericoli corsi anche da chi si è trovato a fare i conti con gli sversamenti di percolato dalla discarica stessa.
    Per capire meglio di cosa si sta parlando, occorre focalizzare alcuni passaggi-clou dell’ordinanza di custodia cautelare con cui ieri il giudice dell’indagine preliminare Carla Pastorini ha spedito in carcere cinque presunti affiliati alla cosca, e ai domiciliari tre politici che facevano loro da sponda fra i quali il sindaco di Lavagna Giuseppe Sanguineti (eletto con una lista civica di centrodestra) e l’ex parlamentare Gabriella Mondello (per anni nell’Udc).
    Così scrive il gip: «Antonio, Francesco, Giovanni e Paolo Nucera, al fine di conseguire un ingiusto profitto, con più operazioni e con l’allestimento di mezzi e attività continuative organizzate, gestiscono abusivamente ingenti quantità di rifiuti... In particolare gestiscono, ognuno per quanto di competenza e con modalità totalmente illecite - contravvenendo alle prescrizioni imposte dalla normativa vigente, dall’autorizzazione provinciale e dal contratto d’affitto con il Comune di Lavagna - la stazione di trasbordo, realizzando con cadenza quasi quotidiana “miscelazione” di spazzatura d’ogni genere, compreso lo smaltimento di rifiuti speciali, costituiti da inerti, da latte di vernici, pittura e altro materiale altamente inquinante; caricando il compattatore dei rifiuti con materiali di genere diverso, e trasportando l’amalgama alla discarica di Genova Scarpino utilizzando falsi formulari».
    Il secondo addebito specifico, se possibile, è pure peggiore e anche qui i primi a risponderne sono i quattro Nucera: «Con artifici e raggiri permettevano a terze persone e ditte non autorizzate di conferire rifiuti di qualsiasi natura all’Eco Centro e li trasportavano, facendoli risultare falsamente quali indifferenziati, alla discarica di Scarpino, così imputando le spese dei maggiori viaggi e del maggior peso al Comune di Lavagna». D’altronde Antonio Nucera lo diceva senza troppi fronzoli alla sorella Angela il 12 gennaio 2015, non sapendo che una cimice registrava i loro dialoghi in auto: «Io mischio tutto, erba, plastica, tutto. E poi lo butto a Scarpino».



    Lavagna - La strada va su verso il cimitero. Dopo vedi i camion e gli addetti della nettezza urbana: «La discarica è chiusa, c’è la polizia, ci stiamo organizzando per portare la rumenta altrove». Ancora avanti: una chiesetta, poi si svolta a sinistra. Un trattore giallo semirovesciato ha la pala pieni di sacchetti neri: si stava lavorando, quando sono arrivati gli agenti. I cancelli sono chiusi col lucchetto, i cartelli annunciano il sequestro.
    In cielo l’elicottero, a terra le divise. Le armi nelle mani. Perché è un’inchiesta di ’ndrangheta quella che polverizza vecchi e nuovi poteri di Lavagna, da sempre a braccetto. E tutti insieme avviluppati in una relazione pericolosissima con gli uomini delle cosche. Non da ieri, ma sin dagli anni Settanta. Portavano i voti alle elezioni, i Nucera e i Rodà. Però poi bisognava sdebitarsi, chiudere gli occhi e turarsi il naso.
    Così è l’alba e scattano gli arresti : la polizia arriva in casa del sindaco Giuseppe Sanguineti («Vi state sbagliando, chiarirò tutto», sbotta lui ridestato di soprassalto), di Gabriella Mondello, ex campionessa di Rischiatutto , per tre volte parlamentare Pdl per poi passare all’Udc., considerata la sua madrina politica e la vera anima dell’operazione voti dalle cosche. Poi del consigliere comunale Massimo Talerico: tutti ai domiciliari, indagati per abuso d’ufficio e voto di scambio. Il sindaco e il consigliere sono stati ora sospesi dal prefetto.
    I boss in galera
    In cella finiscono invece gli esponenti della cosca di Condofuri, Reggio Calabria. Ci sono Paolo, Antonio e Francesco Nucera, poi Francesco Antonio e Antonio Rodà. Ancora, la sfilza degli indagati: 23. Una lista in cui compare il vice sindaco Luigi Barbieri. Nelle carte c’è anche il nome di Giovanni Boitano, ex assessore ai Lavori pubblici nella giunta di Claudio Burlando.

    Si sfogliano le 127 pagine della custodia di ordinanza cautelare e si scopre che c’è di tutto:dall’associazione a delinquere di stampo mafioso, all’abuso d’ufficio, dal traffico illecito di rifiuti alla droga. Ancora: usura, riciclaggio, scommesse clandestine.
    Ma l’epicentro dell’inchiesta sta qui: alla discarica Ecocentro della Madonna della neve, strada per Cogorno. Dove i filmati della polizia immortalano un continuo viavai di camion che scaricano. L’impianto era diventato la mecca per gli imprenditori edili che volevano cavarsela a poco prezzo: al massimo 100 euro. Alberi e arbusti, materiali ingombranti, pannelli per controsoffitti, mobili, residui di ristrutturazioni edili, taniche di plastica, bidoni di vernice, computer. Ad un certo punto arriva pure una barca in vetroresina. Il consiglio: «La ribalti nella spazzatura e la schiacci che non si vede, la copri, va bene? Quando non c’è nessuno».
    Altro che differenziata: nella discarica genovese di Scarpino, oggi chiusa, finiva di tutto...




    L?inchiesta - ?Ndrangheta a Lavagna, «così i rifiuti pericolosi sono stati smaltiti per 20 anni a Genova» | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    L?inchiesta - ?Ndrangheta, blitz della polizia in provincia di Genova: arresti e perquisizioni | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    Arrestati il sindaco di Lavagna (area CDX) e l'ex sindaco, nonché ex senatrice del PDL, Lucia Mondello.

    Quello che emerge, se ancora non fosse chiaro, è che l'ndrangheta è oramai stabilmente e radicata in Liguria, come nel basso Piemonte ed in Lombardia, in maniera massiccia...alla faccia di chi ancora dice che il nord è esente da certe cose.
    "La disperazione più grave che possa impadronirsi di una società è il dubbio che vivere onestamente sia inutile" (Corrado Alvaro)

  2. #2
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    Predefinito Re: ’Ndrangheta a Lavagna, «così i rifiuti pericolosi sono stati smaltiti per 20 anni

    I due principali esponenti sotto inchiesta sono Sanguinetti (ex DS filo PD) e Mondello (UDC).
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

  3. #3
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    Predefinito Re: ’Ndrangheta a Lavagna, «così i rifiuti pericolosi sono stati smaltiti per 20 anni

    Premesso che per un autoctono che collabora con i mafiosi ci vorrebbe un processo per tradimento con pena un colpo in testa e pallottola addebitata alla famiglia.
    "Insomma se è in gamba, ti porta l'aereo così basso.. ehehehe...
    Lei dovrebbe vederlo, è uno spettacolo: un gigante come il B-52.... BHOOAAAMMM!!!!.. con i gas di scarico t'arrostisce le oche vive!!"

 

 

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