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    Predefinito La proposta di legge M5S per dimezzare gli stipendi di tutti i parlamentari



    Il MoVimento 5 Stelle è entrato in Parlamento con un programma votato da quasi 9 milioni di cittadini. Nel nostro programma proponevamo di riallineare gli stipendi dei parlamentari alla media degli stipendi nazionali. Dopo tre anni di lotte e opposizione a un'infinita serie di porcate domani arriverà in aula alla Camera la proposta di legge per dimezzare gli stipendi di tutti i parlamentari! Una legge che potrebbe essere approvata nel giro di un paio di giorni e che consentirebbe un risparmio fino a 87 milioni di euro per ogni anno. Siamo molto ben oltre i risparmi stimati con la riforma, ma senza peggiorare la Costituzione e la vita di tutti i cittadini italiani.
    Di fronte a tanta propaganda sui costi della politica i partiti faranno finalmente qualcosa per i cittadini o confermeranno per l'ennesima volta che pensano solo ai fatti loro, alle loro tasche, alle loro poltrone, fregandosene degli italiani che non arrivano a fine mese? Quegli 87 milioni di euro all'anno potrebbero essere investiti in servizi piuttosto che finire nelle tasche degli onorevoli!

    Vi abbiamo chiesto di scriverci per partecipare alle sedute d'aula in cui domani e martedì si discuterà di questa legge a prima firma Roberta Lombardi. Siete in tantissimi a voler venire a vedere questo momento storico, ma la tribuna di Montecitorio è troppo piccola per accogliervi tutti!

    Vi invitiamo tutti a raggiungerci nel piazzale davanti al palazzo di Montecitorio martedì 25 ottobre quando ci saranno le votazioni sul dimezzamento degli stipendi. Scenderemo in piazza e vi aggiorneremo costantemente su quanto accade in aula e su cosa i nostri politici di tutti gli schieramenti fanno per i cittadini italiani.
    Vi aspettiamo per le 15. Saranno giornate che non dimenticheremo.


  2. #2
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    Arrow Che cosa dice la proposta del Movimento 5 Stelle sulla riduzione dei costi della poli


    Che cosa dice la proposta del Movimento 5 Stelle sulla riduzione dei costi della politica
    Oggi in Parlamento è stato riproposto uno dei leitmotiv degli ultimi anni: la riduzione dei costi della politica.
    A brandirlo, anche questa volta, è il Movimento 5 Stelle che ha a cuore il tema più di chiunque altro. Il ddl ha come prima firmataria la battagliera deputata Roberta Lombardi e prevede il taglio del 50 per cento della parte fissa dell’indennità e la riduzione della diaria, stimando un risparmio per le casse dello Stato fino a 87 milioni di euro (61 milioni dalle indennità e 25 milioni dalle spese), “più di quanto si risparmierebbe con la riforma costituzionale”, diceva Grillo sabato, in un videomessaggio pubblicato sul suo blog.
    L’indennità, ritenuta dai titolari, indispensabile per svolgere il mandato di rappresentanza che il popolo gli ha affidato, è da quest’ultimo ritenuta, al contrario, un odioso privilegio, evidentemente perché non sempre il lavoro svolto corrisponde alle aspettative o alle promesse. Ed ecco, allora, l’eco del malcontento popolare per la cosiddetta “casta” e l’acuirsi del fastidio in periodi di richieste di sacrifici, alternati ad inviti a stringere la cinghia ed a manovre “lacrime e sangue”, tutti provenienti da chi a quei privilegi fa proprio fatica a rinunciare.
    Le origini dell’indennità

    C’è comunque da dire che l’indennità non è un’invenzione recentissima, affondando le proprie radici nella nostra Costituzione all’articolo 69. Al contrario, lo Statuto Albertino del 1848 non prevedeva nulla di simile, basta leggerne l’articolo 50: “Le funzioni di Senatore e Deputato non danno luogo ad alcuna retribuzione o indennità”, anche se, molto probabilmente, chi fa montare la protesta non lo fa per un confronto, comunque anacronistico dato che lo Statuto favoriva la politica delle élites in un contesto in cui era ancora molto lontano il suffragio universale, quanto per alzare i toni senza tuttavia proporre una soluzione.
    La situazione attuale

    Ad oggi l’indennità si aggira attorno a 10.450 euro lordi, che diventano 5000 al netto di imposte e ritenute previdenziali, assistenziali e fiscali (mentre per chi svolge un’altra attività lavorativa si attesta a 4.750 euro netti). L’indennità, in base al succitato articolo 69, è “stabilita dalla legge” n.1261 del 1965, la quale a sua volta rimanda a delibere degli uffici di presidenza delle due Camere, secondo le quali questa non può comunque essere superiore ad un “dodicesimo del trattamento complessivo massimo annuo lordo dei magistrati con funzioni di Presidente i Sezione della Corte di Cassazione ed equiparate”.
    Inoltre, a tutela dell’indipendenza del parlamentare, l’indennità è indisponibile e non può essere soggetta a sequestro o pignoramento. C’è, infine, una provocatoria curiosità: fino al 1994 l’indennità parlamentare era oggetto di un trattamento fiscale vantaggioso, in quanto inizialmente vi era una vera e propria esenzione fiscale, che si è andata riducendo, fino a scomparire, a metà degli anni Novanta, a seguito del recepimento di pronunce della Corte costituzionale.
    La proposta del Movimento 5 Stelle

    La proposta dei grillini è la seguente: passare da un’indennità di 5.000 euro netti al mese a 5000 euro lordi al mese e mantenere la diaria solo per chi non risiede a Roma, solo per spese documentate e comunque entro il tetto dei 3.500 euro. Non finisce qui, infatti una volta dismessi i panni da Parlamentare, Deputati e Senatori hanno diritto ad un assegno di fine mandato e ad un vitalizio che la proposta vuole, per quanto riguarda il primo, abolirlo e uniformarlo al Tfr dei lavoratori dipendenti e, per quanto riguarda il secondo, eliminarlo tout court.
    Le premesse sono lodevoli e manifestano una presa di coscienza su un tema molto sentito dai cittadini; altre proposte provenienti da esponenti del Pd, di Democrazia solidale, del Gruppo Misto e di Scelta civica sono nella stessa direzione: sarebbe l’occasione per un’unanimità.
    Letizia Santoni

    Scritto da: Andrea Turco
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