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Discussione: Questione femminile ("femminicidio", sessismo, quote rosa)

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    Predefinito Questione femminile ("femminicidio", sessismo, quote rosa)

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    Il femminicidio non esiste

    di Alessandro Di Marzio - 18 giugno 2016



    Nelle ultime settimane, dopo il barbaro omicidio della giovane Sara Di Pietrantonio, bruciata viva dal suo ex fidanzato, giornali e televisioni hanno fatto un gran parlare del cosiddetto “femminicidio”, portando nuovamente alla ribalta la discussione su tale fenomeno. Di nuovo le sacerdotesse del femminismo redivivo e politicamente corretto (il Presidente della Camera Laura Boldrini in prima fila, come sempre) hanno ripreso a starnazzare invocando al più presto una legge che punisca in maniera severa il presunto femminicidio, ormai vera emergenza sociale.
    Secondo molti infatti da qualche anno a questa parte si starebbe verificando in Italia un pericoloso crescendo di violenza maschile nei confronti delle donne, che si tradurrebbe in un numero sempre più alto di omicidi di donne, uccise semplicemente “in quanto donne”. Secondo questi stessi soggetti il fenomeno avrebbe raggiunto una soglia talmente preoccupante da essere necessaria una legge che sanzioni il femminicidio come aggravante della fattispecie delittuosa dell’omicidio. Smentire tutte queste chiacchiere e dimostrarne la totale infondatezza è così semplice che non vi si prova nemmeno una qualche soddisfazione. Basta infatti leggere i chiari e incontestabili dati del Ministerno dell’Interno: nel 2007 i casi di “femminicidio” sono stati 103. Nel 2009 sono saliti a 130, per poi scendere a 115 l’anno successivo. Nel 2011 ne sono stati registrati 124, poi 111 nel 2012 e di nuovo 115 nel 2013. Le cifre sono quindi stabili, sottoposte soltanto a piccole oscillazioni dell’ordine di una o due decine, ed è chiaro che l’entità del fenomeno, su una popolazione di oltre 60 milioni, non lascia intravvedere nessuna apocalisse all’orizzonte. Parliamo di percentuali dello 0,0002%, tanto per rendercene conto. Ma sempre sfogliando i dati del Ministero scopriamo un altro dato interessante, e molto importante, cioè che sia gli uomini che le donne uccidono entrambi in prevalenza uomini: i primi nel 69% dei casi, le seconde nel 61%. Ne risulta che in Italia 7 omicidi su 10 sono ai danni di un uomo. Abbiamo visto che anche le femminucce si dilettano spesso nell’uccidere maschi, eppure, stranamente, non si è mai parlato di alcuna emergenza “maschicidio”. Se guardiamo poi all’Europa, per quelli che vorrebbero fare del fenomeno femminicidio una degenerazione di costume prettamente italiana, scopriamo invece che l’Italia si piazza nelle ultimissime posizioni in fatto di omicidi femminili, seguita solo da Grecia, Irlanda e Svezia. Molto più in alto di noi ci sono infatti la Finlandia, la Danimarca, il Regno Unito, la Norvegia, e, incredibile ma vero, addirittura la civilissima e idilliaca Germania. Ciò che è più grave di tutto questo movimento di opinione è però il fatto che il “femminicidio” secondo le femministe del secondo millennio dovrebbe costituire un’aggravante, da punire in modo più severo rispetto alle altre fattispecie di omicidio. Un ragionamento simile, oltre a essere metodologicamente del tutto sbagliato, risulta essere addirittura, e parasoddalmente, discriminatorio nei confronti del genere maschile. Infatti per quale motivo l’omicida dovrebbe essere punito più pesantemente se la vittima è una donna, e in maniera più lieve se si tratta di un uomo? Per quale motivo una simile argomentazione dovrebbe reggere, soprattutto alla luce dei dati che ci parlano di un 61% di donne assassine che uccidono uomini? Sotteso a una simile logica, ma anche dietro al semplice parlare in termini di “femminicidio” anziché di “omicidio”, ci sarebbe l’idea che la vita di una donna sia più meritevole di tutela di quella di un uomo. È chiaro che siamo davanti a una grave e conclamata discriminazione in base al sesso, espressamente proibita dalla nostra Costituzione. L’equivoco da cui scaturisce tutta questa messa in scena, e che in queste settimane abbiamo sentito a ripetizione nei talk show, nei telegiornali, nei salotti televisivi pomeridiani, è che le donne vittime di femminicidio verrebbero uccise “in quanto donne”. Eppure i casi di cronaca nera che hanno fatto parlare di femminicidio ci raccontano di uomini che uccidono quella donna, colpevole ai loro occhi di un comportamento offensivo che può essere il tradimento, l’abbandono o altro. Dunque non una donna qualsiasi in quanto rea di essere una donna, ma quella donna, soltanto lei e non altri, in quanto “colpevole” di quel preciso gesto. Tutto il ciarlare di femminicidio appare a questo punto come un semplice business per raccogliere consensi politici e fare ascolti in TV, sulle spalle di donne che però muoiono davvero. Le nostrane vestali del femminismo dunque farebbero meglio a riporre foulard e teli color porpora e a smettere di soffiare in maniera non disinteressata sul fuoco dell’inesistente femminicidio, impiegando il loro tempo adoperandosi in battaglie più utili alla collettività, magari condannando la violenza in quanto tale, a prescindere dal sesso di chi la compie e di chi la subisce.

    Il femminicidio non esiste
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    Predefinito re: Questione femminile ("femminicidio", sessismo, quote rosa)

    Citazione Originariamente Scritto da Kavalerists Visualizza Messaggio
    Il femminicidio non esiste

    di Alessandro Di Marzio - 18 giugno 2016



    Nelle ultime settimane, dopo il barbaro omicidio della giovane Sara Di Pietrantonio, bruciata viva dal suo ex fidanzato, giornali e televisioni hanno fatto un gran parlare del cosiddetto “femminicidio”, portando nuovamente alla ribalta la discussione su tale fenomeno. Di nuovo le sacerdotesse del femminismo redivivo e politicamente corretto (il Presidente della Camera Laura Boldrini in prima fila, come sempre) hanno ripreso a starnazzare invocando al più presto una legge che punisca in maniera severa il presunto femminicidio, ormai vera emergenza sociale.
    Secondo molti infatti da qualche anno a questa parte si starebbe verificando in Italia un pericoloso crescendo di violenza maschile nei confronti delle donne, che si tradurrebbe in un numero sempre più alto di omicidi di donne, uccise semplicemente “in quanto donne”. Secondo questi stessi soggetti il fenomeno avrebbe raggiunto una soglia talmente preoccupante da essere necessaria una legge che sanzioni il femminicidio come aggravante della fattispecie delittuosa dell’omicidio. Smentire tutte queste chiacchiere e dimostrarne la totale infondatezza è così semplice che non vi si prova nemmeno una qualche soddisfazione. Basta infatti leggere i chiari e incontestabili dati del Ministerno dell’Interno: nel 2007 i casi di “femminicidio” sono stati 103. Nel 2009 sono saliti a 130, per poi scendere a 115 l’anno successivo. Nel 2011 ne sono stati registrati 124, poi 111 nel 2012 e di nuovo 115 nel 2013. Le cifre sono quindi stabili, sottoposte soltanto a piccole oscillazioni dell’ordine di una o due decine, ed è chiaro che l’entità del fenomeno, su una popolazione di oltre 60 milioni, non lascia intravvedere nessuna apocalisse all’orizzonte. Parliamo di percentuali dello 0,0002%, tanto per rendercene conto. Ma sempre sfogliando i dati del Ministero scopriamo un altro dato interessante, e molto importante, cioè che sia gli uomini che le donne uccidono entrambi in prevalenza uomini: i primi nel 69% dei casi, le seconde nel 61%. Ne risulta che in Italia 7 omicidi su 10 sono ai danni di un uomo. Abbiamo visto che anche le femminucce si dilettano spesso nell’uccidere maschi, eppure, stranamente, non si è mai parlato di alcuna emergenza “maschicidio”. Se guardiamo poi all’Europa, per quelli che vorrebbero fare del fenomeno femminicidio una degenerazione di costume prettamente italiana, scopriamo invece che l’Italia si piazza nelle ultimissime posizioni in fatto di omicidi femminili, seguita solo da Grecia, Irlanda e Svezia. Molto più in alto di noi ci sono infatti la Finlandia, la Danimarca, il Regno Unito, la Norvegia, e, incredibile ma vero, addirittura la civilissima e idilliaca Germania. Ciò che è più grave di tutto questo movimento di opinione è però il fatto che il “femminicidio” secondo le femministe del secondo millennio dovrebbe costituire un’aggravante, da punire in modo più severo rispetto alle altre fattispecie di omicidio. Un ragionamento simile, oltre a essere metodologicamente del tutto sbagliato, risulta essere addirittura, e parasoddalmente, discriminatorio nei confronti del genere maschile. Infatti per quale motivo l’omicida dovrebbe essere punito più pesantemente se la vittima è una donna, e in maniera più lieve se si tratta di un uomo? Per quale motivo una simile argomentazione dovrebbe reggere, soprattutto alla luce dei dati che ci parlano di un 61% di donne assassine che uccidono uomini? Sotteso a una simile logica, ma anche dietro al semplice parlare in termini di “femminicidio” anziché di “omicidio”, ci sarebbe l’idea che la vita di una donna sia più meritevole di tutela di quella di un uomo. È chiaro che siamo davanti a una grave e conclamata discriminazione in base al sesso, espressamente proibita dalla nostra Costituzione. L’equivoco da cui scaturisce tutta questa messa in scena, e che in queste settimane abbiamo sentito a ripetizione nei talk show, nei telegiornali, nei salotti televisivi pomeridiani, è che le donne vittime di femminicidio verrebbero uccise “in quanto donne”. Eppure i casi di cronaca nera che hanno fatto parlare di femminicidio ci raccontano di uomini che uccidono quella donna, colpevole ai loro occhi di un comportamento offensivo che può essere il tradimento, l’abbandono o altro. Dunque non una donna qualsiasi in quanto rea di essere una donna, ma quella donna, soltanto lei e non altri, in quanto “colpevole” di quel preciso gesto. Tutto il ciarlare di femminicidio appare a questo punto come un semplice business per raccogliere consensi politici e fare ascolti in TV, sulle spalle di donne che però muoiono davvero. Le nostrane vestali del femminismo dunque farebbero meglio a riporre foulard e teli color porpora e a smettere di soffiare in maniera non disinteressata sul fuoco dell’inesistente femminicidio, impiegando il loro tempo adoperandosi in battaglie più utili alla collettività, magari condannando la violenza in quanto tale, a prescindere dal sesso di chi la compie e di chi la subisce.

    Il femminicidio non esiste

    Ottimo articolo de "L'Intellettuale Dissidente". Il femmincidio, come altri argomenti da "talk show", risulta essere un'arma di distrAzione di massa. E comunque sappiamo bene che la violenza è ben radicata anche nella natura femminile. Basta pensare agli infanticidi o agli accoltellamenti dei propri partner dormienti. Insomma: a livello di bastardaggine non c'è differenza tra uomo e donna.
    Né frikkettoni, né destrorsi! PROLETARI!

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    Predefinito re: Questione femminile ("femminicidio", sessismo, quote rosa)

    7 omicidi su 10 sono ai danni di un uomo per mano di chi? Di fidanzate/mogli che non vogliono essere lasciate o per mano di altri uomini o donne con altre motivazioni?

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

    Io sono per la chirurgia etica: bisogna rifarsi il senno.

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    Predefinito re: Questione femminile ("femminicidio", sessismo, quote rosa)

    Citazione Originariamente Scritto da Malandrina Visualizza Messaggio
    7 omicidi su 10 sono ai danni di un uomo per mano di chi? Di fidanzate/mogli che non vogliono essere lasciate o per mano di altri uomini o donne con altre motivazioni?
    ANCHE da parte di donne che non vogliono essere lasciate (o che , forse, temono di non poter essere più mantenute).

    Sfregia il marito con l'acido, presa

    Il marito la tradisce Lei si vendica e lo sfregia con l’olio bollente - IlGiornale.it

    Catania, uccide il marito nel sonno con 40 coltellate


    Alghero, accoltella il marito nel sonno dopo una furibonda lite - Sardiniapost.it

    Pisa: accoltella il marito nel sonno perché lui voleva lasciarla :

    http://ricerca.repubblica.it/repubbl...nte-nella.html
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    Predefinito re: Questione femminile ("femminicidio", sessismo, quote rosa)

    Citazione Originariamente Scritto da LupoSciolto° Visualizza Messaggio
    ANCHE da parte di donne che non vogliono essere lasciate (o che , forse, temono di non poter essere più mantenute).

    Sfregia il marito con l'acido, presa
    2015

    2012

    2014



    2014

    2012

    1997 (!!!)

    Cortesemente, mi posti anche tutti i link di omicidi commessi da uomini per gli stessi motivi dal 1997 al 2015?

    Teniamoci stretti, che c'è vento forte.

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  6. #6

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    Predefinito re: Questione femminile ("femminicidio", sessismo, quote rosa)

    Il maschicidio in Italia rappresenta un fenomeno, di cui non si sente parlare molto e spesso, eppure gli ultimi dati a disposizione dimostrano come la questione sia sempre più in aumento, non solo nel nostro Paese, ma in tutto il mondo. Parlando di questo argomento è facile cadere negli stereotipi, perché non si fa altro che associare la violenza ad una personalità più propriamente maschile, non pensando invece che anche le donne possono essere protagoniste di fatti di sangue non meno crudeli. Una strage nell’ombra, quindi, quella delle donne che uccidono uomini.

    Da un certo punto di vista potrebbe rappresentare l’altra faccia della medaglia, in questo caso l’altra faccia del femminicidio. Anche da parte dei media negli ultimi tempi c’è stata molta attenzione ai casi in cui le vittime sono state donne. Anche il maschicidio, comunque, merita di ricevere la giusta considerazione, soprattutto per comprendere più in fondo la società nella quale viviamo.
    I numeri

    La violenza delle donne sui mariti o sugli uomini in generale, che possono essere anche conviventi o amanti, dilaga in tutto il mondo, dall’Europa all’America. Basta tenere presente alcuni dati che sono emersi nel corso degli ultimi anni, per rendersene conto. In Germania, ad esempio, il Ministero della Famiglia ha scoperto che il 25% degli uomini ha subito una violenza fisica all’interno delle mura domestiche, il 15% è stato vittima anche di violenza psicologica. In Inghilterra un uomo su sei sperimenta abusi familiari, mentre negli Stati Uniti la violenza fisica tra partner è stata attribuita per il 30% alle donne. E’ da specificare, inoltre, che spesso gli uomini non denunciano i maltrattamenti, perché provano un senso di vergogna e di colpa, per la loro “debolezza”, che li porterebbe ad essere vittime.
    I casi di maschicidio

    ANA TRUJILLO – Ana Trujillo era la fidanzata del professor Anderson, Alf Stefan Anderson, professore universitario di Houston. E’ stata proprio lei a colpirlo con 25 colpi di tacco in faccia, in testa e sul collo. Un tacco 14, e le scarpe sono state ritrovate accanto al cadavere. Ana è stata condannata per omicidio alla pena dell’ergastolo. Una sera di giugno la coppia era uscita e aveva bevuto. Tornati a casa, verso le due di notte, è scoppiato un litigio. Lui sarebbe caduto a terra e la donna gli si sarebbe seduta di sopra, impedendogli ogni movimento. Poi si è tolta la scarpa e ha iniziato a colpirlo con il tacco. La 45enne è stata descritta come una persona piuttosto violenta, visto che anche l’ex fidanzato ha raccontato di essere stato aggredito precedentemente.

    Secondo la tesi della difesa, si sarebbe trattato soltanto di legittima difesa, ma i giudici non hanno creduto a questa versione
    MARIA ANDRADA BORDEA – Maria Andrada Bordea era la moglie del muratore rumeno Dimitru Bordea, il quale è stato ritrovato morto nella sua abitazione il 2 marzo. La gola e il torace erano stati trafitti da varie coltellate. La coppia viveva il dramma della disoccupazione. All’inizio si era pensato ad un suicidio, dovuto alle difficoltà della crisi. Le indagini, invece, hanno fatto ricadere le accuse sulla moglie, che è stata arrestata per omicidio. L’autopsia dell’uomo ha rivelato l’impossibilità dello stesso di autocolpirsi. Ad inchiodare la donna sono state le testimonianze dei vicini, i quali avrebbero riferito di averla vista uscire con gli abiti sporchi di sangue.
    MARIA MASCETTI – La vicenda di Maria Mascetti è accaduta a Scalea, in provincia di Cosenza. La donna ha ucciso il compagno a coltellate. La vittima è Giuseppe Ronco, di 75 anni. La donna di 69 anni avrebbe tentato il suicidio, ferendosi e poi avrebbe chiamato i soccorsi, facendo arrivare i carabinieri e i vigili del fuoco. E’ stata la donna a confessare l’omicidio del compagno, che sarebbe avvenuto in seguito ad una lite.
    ANGELA BARAN – Il 25 marzo a Torino è stata ricoverata in rianimazione una donna di origine rumena. Tutto è accaduto in seguito ad una lite violenta con il marito a San Luigi di Orbassano. La donna era stata percossa. Il marito è invece morto in seguito ad una coltellata che la donna stessa gli ha praticato sull’addome con un coltello da cucina. A quanto pare la 54enne potrebbe aver reagito dopo un’aggressione dell’uomo. A trovare i genitori è stata la figlia. Secondo le ricostruzioni dei fatti i due litigavano spesso.

    fonte: Maschicidio in Italia: i numeri di una strage nell'ombra | Nanopress
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  9. #9
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    Chiedo nuovamente: visto che sei impegnato a cercare notizie di cronaca, mi posti tutti gli omicidi compiuti da uomini nei confronti di fidanzate/compagne/mogli dal 1997 al 2015?

    Possibilmente italiani, per facilitarti la ricerca.

    Nel 2014, ci sono state 117 donne uccise in ambito familiare. Quanti uomini nello stesso anno?

    http://www.repubblica.it/cronaca/201...ndo-128131159/

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  10. #10
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    Predefinito re: Questione femminile ("femminicidio", sessismo, quote rosa)

    MORALE: non c'è differenza tra uomini e donne per quanto concerne gli istinti omicidi. Certo, l'uomo ha più forza fisica e per questo motivo sono maggiori i casi di violenza e/o uccisione perpetrati ai danni delle donne. Ma quando hanno la possibilità di colpire, anche le femminucce si danno da fare!

    Io sono STUFO che il mio genere di appartenenza venga quotidianamente dipinto come una "razza" di stupratori incalliti intenti a pianificare un genocidio. Io sono per la collaborazione tra uomo e donna. Meglio se donne e uomini proletari. Siamo pur sempre su un forum anticapitalista.
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