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    Predefinito Il post-fascismo e l'Europa

    Il post-fascismo e l’Europa





    La fine della Seconda Guerra Mondiale ci ha lasciato una delle più straordinarie contraddizioni della storia delle ideologie del novecento. Da una parte, infatti, l’Unione Sovietica, il paese che aveva per primo adottato l’ideologia marxista ed abbracciato l’internazionalismo proletario, vinceva la guerra in nome del vecchi nazionalismo zarista della Grande Madre Russia; dall’altra parte nella disperata difesa del nazionalsocialismo, l’ideologia che aveva rappresentato l’esempio più radicale di nazionalismo, si battevano sino all’ultimo respiro giovani provenienti da tutta Europa: Belgi, Francesi, Norvegesi, Spagnoli, Inglesi, Croati…

    Da questo esempio, dall’idea forza dei movimenti fascisti degli anni Trenta, il post-fascismo riprende l’ideale dell’Europa Nazione, insieme delle Patrie e dei Nazionalismi, per superare la grande crisi del Mondo Moderno, e ridestare l’Europa al posto più importante della civiltà mondiale.

    Sarà per primo l’ex-ambasciatore a Berlino della RSI, Filippo Anfuso, a dedicare all’Europa Nazione, oltre al titolo della sua rivista, una particolare attenzione. L’Europa come barriera insormontabile per il comunismo e in polemica con i finti europeismi degli occidentalisti liberali, un’Europa libera e unita. L’Europa sorgerà in armonia con i nazionalismi stessi perché, come dirà lo stesso Anfuso «sarebbe difficile immaginarsi un’Europa spoglia delle sue soggettività nazionali». Non una semplice unità federale, ma un’unità di destino, un’unità mistica. Entro in polemica con i vertici atlantisti del MSI, di cui era deputato, e al secondo congresso del partito si espresse così:«fate sì che si chiuda al più presto questa stupida rissa in un partito che per guardare al tipo di Europa che noi, i vinti, intendiamo contribuire a costruire deve avere l'intelligenza politica di superare tanto l'atlantismo quanto l'antiatlantismo. La nostra strada e' l'Europa».

    Anche il più importante epigono culturale della destra post-bellica, il filosofo Julius Evola, non rimane indifferente all’idea di Europa. Già durante il fascismo aveva formulato l’idea che partendo dalla Tradizione auspica l’unità imperiale europea. Critico verso le «iniziative parziali ristrette al semplice piano economico», il Barone indicava nella potenza «la misura della libertà concreta e della indipendenza». L’Europa deve uscire in blocco dall’ONU, ed emanciparsi «in egual misura dall’Americae dall’URSS», le perfide tenaglie che hanno soffocato lo spirito di Rinascita europeo (anche se, in linea con il pensiero delle Destra, considerava gli USA “il male minore”) L’Europa deve diventare un «blocco capace di difendersi da solo» in nome di un ideale più alto e superindividuale. Ad Evola però non piaceva la definizione di “Europa Nazione”, o di “Europa Patria“, preferiva sicuramente la nozione di Impero, «sentimento di ordine superiore, qualitativamente assai diverso da quello a carattere nazionale e avente radice in altri strati dell’essere umano»(« Solo nel segno dell’Impero l’Europa potrebbe tornare una – una come una nazione spirituale ed un blocco di civiltà »). Un rammarico però: mancano statisti eccellenti e qualificati, capaci di instaurare l’ordine gerarchico e organico e di integrare le politiche delle diverse nazioni, considerando insufficiente la presenza di un semplice parlamento centrale privo di un’autorità unica e superiore. Dovrebbe esistere un «centro» in ogni nazione, e dalla sinergia di questi centri «dovrebbe organizzarsi ed operare la superiore unità europea». Più difficile definire la base spirituale dell’Impero d’Europa. Per Evola il cristianesimo era ritenuto insufficiente, in quanto troppo «svigorito, incorporeo e informe», mentre più utile sarebbe rifarsi all’idea della Tradizione europea, anche se tutta da rifondare.

    Sarà proprio un allievo di Evola, Adriano Romualdi, a formulare le teorie più importanti e quelle che trovarono maggior successo nel mondo della destra giovanile. Nel suo saggio La destra e la crisi del nazionalismo il giovane pensatore espone le idee forza di una cultura dell’azione di una Rinascita europea. A differenza di Evola, che riteneva i piccoli nazionalismi figli della sovversione antitradizionale, Romualdi riteneva i nazionalismi necessari nel periodo dell’affermazione dei fascismi ma ormai superati. Bisognava perciò andare oltre il nazionalismo sciovinista delle “piccole Patrie” e adattarlo ad un più ampio nazionalismo europeo. Il nuovo nazionalismo, «interprete del fenomeno fascista nel suo significato europeo», era necessario per superare lo stato di crisi nel quale versava il Vecchio continente, ormai succube degli interessi americani e sovietici. L’Europa Nazione è la sola entità che può permettere a Francesi, Tedeschi ed Italiani di ritornare grandi. Solo l’Europa dei nazionalisti può battersi contro l’internazionalismo marxista e il nichilismo liberale americano. La grande Europa, che auspica Romualdi, è un Europa potente, armata, ai primi posti dello sviluppo industriale, degna erede del pensiero nicciano («L’Europa una volontà unica, formidabile capace di perseguire uno scopo per migliaia di anni» così si espresse il grande filosofo tedesco). Il ruolo della Destra in questo passaggio è quello di diventare la «coscienza rivoluzionaria», coscienza che «nessun pacifismo e nessun benessere può comprare», di ridestare i valori aristocratici dell’Europa per riportarla al rango che le spetta. L’Europa diventa così il luogo di rigenerazione dei valori: Tradizione, disciplina nazionale, slancio militare, coloniale, pionieristico. Romualdi identifica nel marxismo il nuovo oppio dell’Europa, un oppio che tutto aspira e tutto rende materiale, e che attraverso la lotta di classe «ha risucchiato il buon senso». Per questo reclama maggior attenzione ai fratelli dell’Europa dell’est, succubi dei sovietici e dei suoi sostenitori d’oltrecortina.Romualdi si impegna per trovare le ragioni e gli elementi remoti della comune identità dei popoli d’Europa.

    L’esempio che Romualdi cita spesso è il poeta francese Pierre Drieu la Rochelle (di cui Romualdi curerà l’edizione italiana degli scritti politici Idee per una rivoluzione degli europei), che adoperò la suavita per l’ideale europeista. Fascista convinto, Drieu durante l’occupazione della Francia, solleverà numerose proteste contro i tedeschi per l’egemonia nazionalista in contrapposizione con l’auspicio di un fascismo come «fenomeno europeo». Secondo Drieu la Germania deve favorire, con la sua forza, non un domino tedesco sull’Europa, ma una confederazione di stati fascisti europei. Dopo la guerra Drieu si suiciderà quando ormai capirà svanito il suo obiettivo. Rimangono incise nel cuore le sue strofe della tragedia le Chef: «E allora davanti al blocco/ della nostra Europa/ l’Asia, l’America e l’Africa/ diventeranno polvere».

    Il giovane Romualdi, prematuramente scomparso all’età di 35 anni, è stato fondamentale nello svecchiare la cultura della Destra italiana, fornendo nuovi modelli, nuovi pensatori e nuove Idee, entrando spesso in contrasto con l’MSI, nonostante suo padre, Pino Romualdi, fosse uno dei fondatori.

    Negli anni ’60, il politico belga Jean Thiriart fonderà una delle formazioni cult della destra giovani europea, la Jeune Europe (Giovane Europa), partito transnazionale che intendeva riunire tutte le giovani avanguardie d’Europa in lotta contro marxismo ed americanismo. Fu uno dei primi che tentò di superare il fascismo, impostando una politica che potremo definire “comunitarista”, «un socialismo laicizzato, staccato dalle utopie, sbarazzato dai dogmi, liberato dagli schemi fissi», «un socialismo europeo ed elitario», «un comunismo sbarazzatosi dell’utopia marxista». Il mito propulsore del movimento è l'Impero Europeo, da Lisbona a Vladivostock, dall’Atlantico, al Mar Nero, dall’Artico, al Mediterraneo. Thiriart denuncia l’«impostura chiamata occidente», rivendicando per l’Europa, un ruolo indipendente rispetto agli Stati Uniti, considerati il nemico principale dell’Europa(«Chi collabora con gli Americani è un traditore dell'Europa»). Lancia inoltre le idee di alleanza con i movimenti rivoluzionari del Terzo Mondo e i nazionalisti arabi. Thiriart auspica un nuovo socialismo comunitario ed europeista. E’ del 1964 il suo testo più importante: Un’Impero di 400 milioni di uomini: l’Europa. Inizialmente su posizioni di estrema destra, Thiriart abbraccia il gollismo, e poi si sposta verso l’estrema sinistra. Sarà la fine del suo movimento, che nonostante la breve durata saprà affascinare numerosi uomini di cultura come il professor Franco Cardini e il professor Claudio Mutti, che tuttora rappresentano due dei più eminenti studiosi della destra europeista italiana.

    Gli anni ’70 sono gli anni della protesta e anche i giovani di Destra si lanciano a capofitto nelle grandi battagli politiche. Sono gli anni dello slogan «Europa/Nazione/Rivoluzione», delle grida di rabbia che giungono da oltrecortina, dei sacrifici deipatrioti d’Europa Jan Palach (giovane patriota cecoslovacco che si suicido bruciandosi in piazza San Venceslao a Praga per protesta contro l’invasione Sovietica)ed Alain Escoffier (giovane militante del Parti des Forces Nouvelles, che si immolò nel fuoco sui Champs Elysee il 10 febbraio 1977 al grido “Comunisti assassini!”) , dell’immobilismo delle fragili democrazie occidentali, della sfida sovietica al coraggio dei giovani europei. La Compagnia dell’Anello, uno dei più importanti gruppi musicali di destra, canta Dedicato all’Europa; le canzoni dei giovani ungheresi riecheggiano in tutte le manifestazioni di protesta. Sui muri appaiono le scritte “Né USA, né URSS: Europa”. La Croce Celtica, simbolo della Tradizione europea diventa simbolo di tutte le destre giovanili del continente. La Destra, soprattutto quella giovanile, ha capito l’importanza di una grande lotta per riaffermare la grandezza dell’Europa.

    A rilanciare in modo prepotente l’ideale europeista, sarà negli anni ’80, quello straordinario laboratorio di idee che fu la “Nouvelle Doitre” francese, animata dal professor Alain De Benoist, fondatore del GRECE (Gruppo di ricerca e di studi per la civiltà europea), che troverà in Italia, con Marco Tarchi, un valido diffusore del pensiero. Al centro di tutti i ragionamenti del GRECE stava naturalmente l’Europa. Bisognava gettare un ponte di resistenza fra i popoli europei che combattevano contro i collaborazionisti dei due blocchi. Un Europa capace di diventare una Superpotenza, memore del fatto che anche geopoliticamente, rimane al centro del mondo. De Benoistrifiuta la dicotomia Est-Ovest, preferendo il termine di tripolarismo. Il ruolo dell’Europa è un quello di restituire al mondo, attraverso una conversione aristocratica e una rivoluzione essenzialmente spirituale e gnostica, la sua dimensione multipolare. De Benoist in uno dei suoi libri più importanti (Le idee a posto, 1980) scrive: «Fra Mosca, che uccide i corpi, e Washington, che uccide le anime, attendo l’Europa che torni ad essere». L’Europa «che torni ad essere» si fonda sul radicamento, sulle comunità locali, sul rispetto delle differenze (accompagnato da una radicale critica del razzismo), sulla lotta per la rinascita della politica e delle Idee, sulla divisione del lavoro (con una forte critica al capitalismo), e su quello che rappresenta una novità del panorama della Destra, l’ecologismo. Sarà proprio l’ecologismo una delle battaglie più innovative della Nuova Destra. Opponendo il principio di responsabilità a quello di produttività, la Nuova Destra, propone la riscoperta della Natura, approfittando anche dell’onda lunga del successo del romanzo di Tolkien Il signore dell’Anello. Proprio in quel periodo nasce Fare Verde, movimento giovanile di destra ecologista.

    La Nuova Destra non riuscirà a sfruttare tutto il successo ottenuto e nel giro di pochi anni verrà schiacciata sotto il potere delle destre conservatrici e liberali, che mal vedevano questo fermento giovanile rivoluzionario. Ora gli esponenti di quell’esperienza hanno scelto di rinunciare alla battaglia politica, non trascurando però la battaglia culturale, che li vede ancora in primo piano, soprattutto, nei temi dell’Europeismo e della critica al sistema liberal-democratico americano. I vari Franco Cardini, Stenio Solinas, Marco Tarchi, solo per citare gli italiani sono intellettuali stimati ed ascoltati.

    Dopo la caduta del Muro di Berlino c’è un importante risveglio dell’europeismo di destra. Per un breve periodo si ricomincia a gridare “Europa Nazione”, ma le dinamiche della seconda repubblica, presenteranno dietro all’angolo un cambiamento di rotta: la destra italiana si trasforma, cancella il sociale dal nome e si butta a capofitto nella liberaldemocrazia, si sposta su posizioni borgehesi e conservatrici e partecipa in maniera attiva alla costruzione di quella Comunità Europea della burocrazia e dell’economia. Un‘Europa lontana anni luce da quella auspicata in decenni di lotta politica. La giovane Destra post-fascista voleva un «Europa di sangue», l’attuale Destra di governo ci regala solo l’Euro, Maastricht ed una costituzione fredda ed asciutta.

    Ecco così che il primato dell’europeismo slitta improvvisamente a sinistra, che per decenni aveva sbandierato quel pericoloso cavallo di Troia, dell’Eurocomunismo. L’europeismo di sinistra diventa così l’europeismo dell’uguaglianza, del livellamento, della non-politica. L’Europa diventa una costruzione fittizia, che non sa riconoscere la propria storia, che ha paura di ripensare al suo passato. L’Europa della non-politica, si divide pressoché su tutte le questioni, a difesa dell’interesse particolare e delle grandi multinazionali. Il Parlamento di Bruxelles impone solo veti di carattere economico, in linea con gli interessi del grande capitalismo. Ecco che allora fra non molto ci troveremo nella stessa Patria con la Turchia, in futuro forse con il Marocco e l’Algeria.

    La sinistra, con il beneplacito della destra liberale, ha così costruito quell’Europa «insufficiente» di cui parlava Julius Evola, un’Europa incapace di quella «rivoluzione spirituale», di darsi un valore superiore a quello dell’interesse economico, su cui fondare la nuova Patria.

    Perché è sempre mancata una forte Destra europeista o un programma duraturo di coordinamento delle destre? Sostanzialmente i motivi furono tre.

    In primo luogo mancò, almeno sino agli anni novanta, un importante partito di Destra nazionale capace di guidare un così vasto movimento. I partiti più importanti furono il Movimento Sociale Italiano di Giorgio Almirante e il Front National di Jean-Marie Le Pen, che però non raggiunsero mai il ruolo dominante che aveva, per esempio, per la sinistra il Partito Comunista Italiano (o Francese).

    In secondo luogo, non esisteva un rapporto univoco con gli USA. Per alcuni erano preziosi alleati contro il comunismo, per altri erano gli invasori e i corruttori della cultura europea. Di fatto l’MSI mantenne sempre una ferma posizione occidentalista e atlantista, sacrificando gli interessi europei per quelli della Casa Bianca, che del partito fu finanziatrice.

    In terzo luogo, le Destre, pur auspicando tutte un’unità del continente europeo, si rifacevano ancora a vecchie correnti del pensiero conservatore nazionalista e irredentista ed entrarono spesso in contrasto su alcune zone di confine.

    Concludo con alcuni versi di Drieu la Rochelle dedicati alla grande Patria d’Europa, sperando siano di buon auspicio per il futuro:

    L'Europa.

    Torre del nostro orgoglio.

    Forte come l'acciaio.

    Potente come una calamita.

    Ogni limatura vi si aggregherà.



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  2. #2
    Tringeadeuroppa
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    Predefinito Rif: Il post-fascismo e l'Europa

    Ehm..:mmm:

  3. #3
    Autarca Nichilista
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    Predefinito Rif: Il post-fascismo e l'Europa

    Citazione Originariamente Scritto da Spetaktor Visualizza Messaggio
    Ehm..:mmm:
    Cosa vuoi dire?
    "non è Maurizio Lattanzio a sentirsi Dio, ma è Dio, quando è 'in forma', a sentirsi Maurizio Lattanzio"

 

 

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