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Discussione: Vicende storiche (e non storiche) scomode

  1. #11
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    che bel nasino. mi ricorda quello di Barbara Streysand ...

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  2. #12
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode



    Che belle faccine; mi ricordano tanto quelle dei fuoriusciti dall'Egitto (carichi di oro) ...
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  3. #13
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    che il tetragramma e aronne si sono fregati, alla faccia del pollo mosè

  4. #14
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    Citazione Originariamente Scritto da dimecan Visualizza Messaggio
    che bel nasino. mi ricorda quello di Barbara Streysand ...
    Ne ho visti di molto più grossi, adunchi e uncinati...
    E comunque Barbara&Co. non credo proprio siano contenti degli scritti della Coccia, e non tanto per il contenuto, quanto per il fatto che sono diretti agli aryi.

  5. #15
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    Ucciso un altro nero: l'America sull'orlo della guerra civile
    La carneficina di Dallas è il segnale di un salto di qualità nello scontro
    Paolo Guzzanti
    Micah Xavier Johnson, venticinque anni finiti nel sangue suo e delle sue cinque vittime, è e resterà il primo cittadino americano di pelle nera che, dopo aver combattuto per il suo Paese con l'uniforme del suo Paese, ha rivolto la canna del suo fucile contro i concittadini bianchi. Bianchi in quanto bianchi.
    Quello di Dallas non è stato un grave, deprecabile incidente, come ha cercato di sostenere il presidente Obama, ma il primo segnale di un salto di qualità. Gli americani con la pelle di un colore, sentendosi attaccati dagli americani di un altro colore, iniziano una guerra civile. Ci saranno degli imitatori di Micah Johnson? Lo vedremo presto e vedremo presto se e che cosa saprà fare il prossimo presidente degli Stati Uniti, si chiami Donald Trump o Hillary Clinton. I due candidati sono stati stretti sulle loro posizioni: la Clinton ha scaricato tutta la colpa sulle armi che si trovano troppo facilmente e Trump ha battuto i pugni sul tavolo gridando che con lui presidente una cosa del genere non sarebbe mai successa.
    Provo a descrivere quel che io ho visto in 25 anni di vita e frequentazione americana per cercare di capire se e come la spirale di Dallas puٍ essere interrotta. Punto primo: il razzismo esiste ed è assolutamente bilaterale. Nel Sud gli afroamericani sono più sottomessi ai bianchi rispetto al nord, come retaggio della schiavitù e poi della segregazione che fu vinta con l'uso dell'esercito dal presidente Lyndon Johnson, successore di Kennedy. Ma il terreno degli scontri più violenti è quello delle periferie e dei ghetti in cui più del 90 per cento dei morti di pelle nera viene ucciso da killer di pelle nera. Negli ultimi dieci anni si sono armati anche i bambini, man mano che si espandeva a macchia d'olio il mercato della droga, specialmente della cocaina. Andare a scuola a dieci anni con la pistola in tasca è sempre più frequente e la maggior parte delle scuole pubbliche ha dovuto installare dei metal detector.
    Molti poliziotti sono di loro natura razzisti e cercano di provocare i neri anche quando guidano. Negli Stati Uniti le polizie sono decine e ognuna agisce secondo le sue regole, abitudini e pregiudizi. Questo vale talvolta anche per reparti neri della polizia. Ma in genere i poliziotti bianchi sono terrorizzati all'idea di essere chiamati a svolgere servizio di notte durante le sparatorie fra adolescenti neri che usano un'infinita quantità di caricatori e creano un volume di fuoco incontrollabile. Molti poliziotti sono stati istruiti a uccidere: se vedete che la situazione è grave, che la vostra vita è in pericolo e che avete davanti a voi dei violenti armati, sparate per neutralizzare. E' diventato un riflesso condizionato.
    Adesso abbiamo il contro riflesso condizionato: il riflesso di Micah Xavier Johnson che è morto per uccidere dei poliziotti bianchi. Migliaia di giovani neri hanno ricevuto il suo messaggio e si preparano ad agire nello stesso modo. La cosa più amara di cui è necessario tener conto, è che il razzismo è purtroppo un fenomeno naturale. La reazione al razzismo è un fenomeno culturale, fatto di addestramento al rispetto reciproco, ma mai come negli Stati Unti d'America ci si puٍ rendere conto della spontaneità del razzismo e del suo istinto.
    Che va, come è facile constatare, nei due sensi. Creare e mantenere vive delle aree di reciproco rispetto è un'arte americana in cui si sono cimentate tutte le amministrazioni dello scorso secolo. Ma è un dato di fatto che l'amministrazione di Barack Obama non soltanto non ha fatto un passo avanti, ma ne ha fatti parecchi indietro.
    Quasi tutti i politici parlano dell'«insensatezza» dell'accaduto, tacendo la vera natura della tragedia di Dallas: purtroppo non c'è nulla di insensato, ma un terribile passaggio militare e ideologico.
    Il deputato John Lewis ed altri membri neri del Congresso si sono riuniti in un «caucus nero» per implorare la polizia di Dallas e i cittadini neri di tutti gli Stati Uniti a non cedere alla tentazione di imitare Johnson. Ma il terrore della guerra civile è ormai sui volti di tutti.
    Ucciso un altro nero: l'America sull'orlo della guerra civile - IlGiornale.it



  6. #16
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    La generazione che non regge le parolacce e quella che resistette sotto le bombe
    Pier Giacomo Ghirardini
    Ogni giorno se ne impara una nuova. Dall’intervista a Claire Fox sull’ultimo Tempi apprendiamo della “Snowflake-Generation”, la generazione “fiocco di neve”: ventenni americani e britannici incapaci di affrontare tutto ciò che si pone come problematico o che viene percepito come offensivo, solo perché contrasta con il loro modo di pensare, che poi è quello del mainstream. A queste animulae vagulae blandulae basta fargli “bu!” e chiamano subito la mamma, anzi, pardon, il “genitore 1” o il “genitore 2” – perché, Dio non voglia, se uno dice “mamma” fa poi piangere il compagno che magari c’ha solo due babbi biker che girano in Harley vestiti di cuoio e borchie.
    Allora, perdonatemi, ma mi viene da pensare, per assonanza, a tutt’altra generazione di giovanetti. La “Flakhelfer-Generation”, la generazione degli ausiliari (Helfer) della contraerea (la micidiale Flak), i nati fra il 1926 e il 1929 sbalzati dalla guerra, quindicenni e sedicenni, volenti o nolenti, in uno dei posti meno consigliabili al mondo: le batterie antiaeree che dovevano contrastare le quotidiane incursioni di mille e più quadrimotori da bombardamento.
    Parliamo ovviamente, prima di tutto, degli adolescenti tedeschi di allora. Ne voglio ricordare qualcuno, fra quelli sopravvissuti ai mitragliamenti dei cacciabombardieri: Hans-Dietrich Genscher (futuro ministro degli Esteri), Günter Grass (artista e scrittore), Dieter Hildebrandt (cabarettista), Niklas Luhmann (l’ideatore della teoria dei sistemi), Manfred Rommel (figlio del famoso generale e sindaco di Stoccarda), Walter Sedlmayr (attore), Wilhelm Volkert (storico), Paul Wunderlich (pittore e scultore) e infine un tale chiamato Joseph Aloisius Ratzinger. Il Papa e mio papà erano entrambi sedicenni in guerra, entrambi dalla parte sbagliata della storia, entrambi serventi all’antiaerea – mio padre su una nave.
    Ai bambini “fiocco di neve” dico: continuate pure a svenire se uno dice “negro” o “finocchio”. Neanche mio papà diceva mai parolacce. E pare che il futuro Papa sopportasse l’orrore dei mitragliamenti, componendo mentalmente poesie in greco antico. L’unica volta che ho sentito dire “cazzo” da mio padre è quando mi ha raccontato di quei “cazzi di razzi” da cinque pollici che i Bristol Beaufighter lanciavano, a salve di otto, contro il suo cacciatorpediniere. Quando non ti crivellavano con i loro quattro cannoncini Hispano e le sei mitragliatrici Browning, riducendo una giovane vita a qualcosa che dovrebbe fare forse più inorridire di una frase politicamente scorretta.
    La generazione che non regge le parolacce | Tempi.it




  7. #17
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    Elijah Wood: Il lato oscuro di Hollywood
    Durante un’intervista, l’attore Elijah Wood e` uscito completamente dallo script a cui ci hanno abituato i media tradizionali e ha parlato del lato oscuro di Hollywood affermando che gli abusi sui minori sono dilaganti e che “ci sono un sacco di serpenti in questo settore”.
    Elijah Wood ha trascorso gran parte della sua vita nel settore dello spettacolo. Attore di successo fin da quando aveva nove anni, ha continuato a crescere letteralmente sotto i riflettori. Si può affermare con certezza il fatto che conosca una o due cose sul lato macabro e oscuro di Hollywood – soprattutto per quanto riguarda la pedofilia. Mentre normalmente gli attori tengono la bocca chiusa su questi temi per paura di essere “suicidati”, a volte, tuttavia, emerge la verità da cui possiamo raccogliere importanti informazioni.
    Durante l’intervista al Sunday Times sul suo nuovo film, Elijah Wood ha parlato del lato oscuro di Hollywood, dove personaggi di potere stuprano minorenni senza nessuna ripercussione legale.
    “Ad Hollywood succede qualcosa di strano. E‘ tutto organizzato. Ci sono un sacco di serpenti nel settore, persone che pensano soltanto al loro interesse. C’è molta oscurità nel sottobosco di questo business – se potete immaginarlo, probabilmente e` accaduto “.
    Wood poi spiega che le vittime non trovano giustizia perche` “non possono parlare più forte di coloro che comandano.”
    La tragedia per lui è (anche) questa: «Chi prova a rivelare cio' che accade a persone innocenti, viene schiacciato».
    Wood ha dichiarato poi di non aver subito abusi, soprattutto perché sua madre non gli ha permesso di partecipare alle feste di Hollywood piene di pervertiti di ogni genere.
    “Lei era molto più interessata a farmi diventare un buon uomo piuttosto che facilitare la mia carriera. Se sei innocente hai ben poca conoscenza del mondo e vuoi avere successo a tutti i costi. E` in questo momento che i parassiti ti si avvicineranno.“
    Tali osservazioni confermano le affermazioni di Corey Feldman riguardo al fatto che Hollywood sta “attualmente fornendo asilo a circa 100 pedofili”.
    “Posso dirvi che il problema numero 1 di Hollywood era e sempre sarà la pedofilia. Questo è il problema più grande per i bambini del settore … E‘ il grande segreto“.
    Nel 2013, Feldman spiego` che “una delle persone di maggior successo nel settore dello spettacolo continua a fare soldi a palate”, nonostante abbia abusato del suo migliore amico Corey Haim. “Un maschio adulto convinse [Haim] che fosse perfettamente normale per gli uomini anziani ed i ragazzi più giovani del settore, avere rapporti sessuali.’ Cosi' andarono fuori in una zona isolata tra due rimorchi, durante una pausa pranzo per il cast e la troupe, e Haim, innocente e ambizioso, si lascio' sodomizzare“.
    RIMANGIARSI LA PAROLA
    Quasi sempre, quando una celebrità fa chiarezza sulle vittime del settore, sente anche il bisogno impellente di fare marcia indietro, negando e sostenendo di essere stati “estrapolati dal contesto”. Riceveranno forse una telefonata che li minaccia di morte?
    Qualunque sia il caso, Wood ha in seguito sentito il bisogno di chiarire che non ha mai assistito a qualsiasi abuso e che le sue affermazioni erano basate su quello che ha visto in un documentario.
    “Il Sunday Times mi ha intervistato per il mio ultimo film, ma il tema della discussione e` variato completamente. Ha creato una serie di falsi titoli e scoop. Avevo appena visto un potente documentario e ne parlai brevemente con il giornalista…non mi aspettavo tali conseguenze. Lezione appresa. Sia chiaro: questi abusi minorili sono un argomento molto importante che dovrebbe essere discusso e fatto oggetto di indagini. Ma, come ho detto al giornalista, non ho alcuna esperienza in prima persona o osservazione diretta, quindi non ho alcuna autorita` per parlarne se non articoli che ho letto e film che ho visto “.
    Queste dichiarazioni patetiche sono semplicemente una prova in piu` che l’elite di Hollywood ha un potente morsa sugli artisti e sui media, godendo allo stesso tempo di una immunita` totale nei confronti della legge (tutti coloro che seguono questo sito sanno benissimo che coloro che controllano Hollywood sono gli stessi elementi ebraici che tengono in mano i tribunali e le forze di polizia in America NdR).
    white wolf revolution: Elijah Wood: Il lato oscuro di Hollywood


  8. #18
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    Brexit: un risorgere della voce di Sangue e Suolo?
    Non è ancora facile commentare in modo pacato il risultato del referendum sull’uscita della Gran Bretagna dall’Unione Europea, figuriamoci definirne il significato profondo e riflettervi sopra.
    Le grida e le reazioni esagitate del campo sconfitto non accennano a placarsi, e, anzi, pare aprirsi una stagione di inedito disordine in reazione al paventato rischio di disgregazione della cosiddetta Unione Europea. Tuttavia, proprio da queste reazioni scomposte e dal linguaggio sfacciatamente minatorio assunto contro il Regno Unito, mi è possibile interpretare l’esito di questo voto in chiave volkisch, e con delle buone ragioni.
    Metto però prima di tutto le mani avanti, a scanso di equivoci: non amo la nazione inglese. Non amo affatto la Gran Bretagna, clima pessimo, cucina anche peggiore (fatta eccezione per la colazione e il pudding natalizio), ma soprattutto per il ruolo che ha assunto nella Storia d’Europa. Ho sempre detestato uno Stato che, a partire dal XVII secolo, è scivolato sempre più nelle mani del materialismo demoniaco dell’economia finanziaria, divenendone il maggior centro mondiale, intriso di razionalismo ateo e sempre più identificantesi con forze oscure come la massoneria, nemico di qualsiasi grande ideale unitario che non fosse quello delle proprie banche e manifatture.
    Tuttavia, oggi la situazione è ben diversa. Stavolta c’è un progetto di egemonia continentale, ma esso non ha nulla a che fare con quelli del passato, fondati su ideali come quello monarchico degli Asburgo, o sulla visione germanica di società organica erede del Reich guglielmino. Il progetto continentale della cosiddetta Unione Europea non ha nulla di ideale, ma è semplice atto di supremazia delle forze del grande capitale finanziario, specchiantesi nell’ideologia ufficiale secondo cui il modello liberista, dopo l’89, è l’unico possibile, oltre che il migliore in assoluto, e destinato a compiersi in uno strano ritorno di messianismo al rovescio in cui non è il futuro a doversi realizzare, ma è il presente a doverne prendere il posto, con una grottesca mummificazione della società urbana occidentale in cui Borsa, consumismo e moda, nuova Trinità del Materialismo a-storico, cancellano persino l’idea di progresso ponendosi come il non plus ultra dell’umanità realizzata.
    Ma anche Londra, la capitale britannica, è una metropoli, mi si dirà. Senz’altro: lungi dal negarlo, la riconosco come il prototipo della metropoli ideale occidentale, ammasso tumorale di cemento, senza orizzonte di giorno e senza cielo stellato la notte, brulicante di esseri umani ciascuno diretto verso la propria porzione di nulla, senza neppure guardarsi in faccia, benché striscianti a fianco di altri 50,000 esseri umani in mezz’ora di camminata ad Oxford Street. Proteiformi e scialbe creature senza più destino, trascinantisi da un cubo di cemento ad un altro, quando non spostantisi per canali sotterranei, come insetti o vermi dentro ad un immenso cadavere.
    So cos’è una metropoli, ci ho vissuto dopo aver lasciato la campagna e la vita di provincia in un atto di estrema ribellione, rinnegando e radici e storia personale, in una parentesi durata anni, anni di delusione, di solitudine e di oscurità. E' allora che ho iniziato a sentire come quella terra, quel pezzo di orizzonte, quelle zolle su cui i miei antenati avevano riversato le loro vite, senza lagnarsi di non essere nati nel “gran mondo”, ma come se fosse un destino naturale e giusto per il solo fatto di essere, avesse lasciato delle radici che mi penetravano ogni fibra come la rete di vene e arterie, chiamandomi a sé, scorrendomi nel sangue e pulsandomi nelle carni con muta cocciutaggine, sino a che, ritornato, alla fine di quell’esperienza fallimentare, con un’allegria di naufrago, sono tornato a lei, riconoscendone i diritti che solo ciò che è Destino può vantare sul vivente.
    Quindi non poteva meravigliarmi che, nel voto britannico, la provincia, la campagna, chi è maggiormente a contatto con la Terra e con il suo respiro eterno, silenzioso eppure incessante, abbia votato contro l’Unione Europea. Insieme, anche questo senza nulla di sorprendente, ai ceti proletari, ai semplici lavoratori, agli anziani: ossia a coloro i quali, per età, formazione, condizioni di vita, risulta più impermeabile alla propaganda onnipresente che tenta di spacciare la speculazione come unica via per una società “normale”, e il consumo in crescita illimitata come l’unico obbiettivo di una tale “vita”.
    Ho trovato naturale che la voce della Natura, dello Spirito, di tutto ciò che si innalza al di sopra della materia inerte, parlasse in coloro le cui orecchie possono ancora sentire la voce del Sangue e del Suolo, quelle dell’identità del singolo nascente dalle radici nel proprio gruppo nazionale (che altre radici non si danno, se non nella testa malata dei lobotomizzati dal ciarpame propagandistico liberal-liberista), identità che si manifesta innanzitutto nei luoghi e negli uomini che hanno visto l’individuo nascere, identità che si sente, non si impara, tramite la stratificazione di esperienze, vite, respiro storico di generazioni innumeri rimaste fedeli forme create nei millenni.
    Come stupirsi, dunque, che Londra abbia votato massicciamente per il servaggio euro-finanziario? La metropoli per eccellenza, è città dove gli inglesi etnici sono minoranza. Anche laddove somaticamente abbiano conservato tratti indoeuropei, sono completamente incapaci di reazioni anti-sistema, dopo il lavaggio del cervello che li ha resi docili adepti del verbo ufficiale per la società multi-razziale, gender, laica e (ovviamente) strutturata attorno al dogma dell’economia finanziaria. Non gravita forse attorno alla City? Non ha forse eletto, quale sindaco, un pakistano?
    Tout se tient. Le masse urbanizzate e irregimentate al pensiero unico mondialista, tipi post-umani senza più radici né sogni che non siano la riproposizione eterna del presente rafforzato ed estremizzato, uomini e donne senza dèi né eroi, senza orizzonti ideali né collocazione sociale definita, senza neppure sesso, in prospettiva (un’amica fortemente progressista e pro-gender mi contestava il fatto che la natura umana “non è limitata alla divisione binaria uomo-donna”, senza poi definire quanti siano i sessi, e lasciando quindi l’identità sessuale fluttuare nell’incerto e vago universo gender, dove tutti sono un po’ tutto. Ha votato per il “remain”, ovviamente).
    Ovvio che la metropoli, regno dell’inorganico, ove tutto ciò che è vivo, definito, legato al mondo, compenetrato dai ritmi della vita universale, quindi Popolo, Terra, Sangue, decada, degeneri e muoia, scolorendo in una poltiglia informe che della vita ha solo la vuota apparenza del movimento (un movimento frenetico che, a ben vedere, non porta da nessuna parte) sia l’alleato migliore dei progetti di dominio sovra-nazionale di entità, come l’Unione Europea, che nascono grazie alla negazione stessa dell’organico, e di tutte le sue manifestazioni vitali (si pensi ai colpi inferti al settore agricolo con le ricorrenti campagne terroristiche per motivi vagamente sanitari, e concretantisi nell’abbattimento di bestiame e, ultimamente, di ulivi, patrimonio che ha impiegato secoli a formarsi e conservarsi). Un’entità, l’UE, governata dalla più esemplare, nella sua mostruosità, classe dirigente dei tempi moderni: anti-nazionale, perché senza una nazione di riferimento; tecnocrate, perché inserita in un sistema burocratico tanto complesso che nessuno tranne loro riesce a raccapezzarcisi; oligarchica, perché non risponde ad alcuna volontà popolare, prona agli interessi dell’Alta Finanza perché nessun’altro, al di fuori dei lobbisti che bivaccano a Strasburgo come a Bruxelles, può avervi accesso ed influenzarli con denaro o minacce.
    L’esplosione di furia rabbiosa contro gli elettori britannici, una volta palesatosi l’esito del voto, ha poi chiarito il resto. Insultati come vecchi, retrogradi, provinciali, indegni del voto, costoro erano, in realtà, proprio questo, ma in senso ben diverso da quello inteso dagli euro-burocrati e dai loro leccapiedi. Certo, vecchi, perché legati a ritmi e concezioni dell’esistenza di tempi ormai dissolti. Provinciali, naturalmente: solo chi vive nella provincia, dove il tempo scorre ancora scandito dalle albe e dai tramonti, in cui è importante quanta pioggia cade e ci si conosce tutti almeno di vista, può sfuggire all’omologazione totale che vorrebbe rendere il mondo un’immenso macdonald popolato da anonimi replicanti. E retrogradi, infine: impermeabili a chi vuol far passare il lavaggio del cervello che vorrebbe cancellare ogni differenza di razza, sesso, età, ruolo sociale, in nome di un ridicolo ideale che vorrebbe quale massimo risultato la poltiglia umana metropolitana sensibilissima all’uscita del nuovo i-phone, ma inerte di fronte alla manipolazione massiccia dell’informazione e delle elezioni cosiddette “democratiche”.
    Si', questo sono stati coloro i quali, di fronte ad un’offensiva senza precedenti di menzogne, pilotata dall’alta finanza e che ha usato persino l’omicidio come arma per influenzare il voto, hanno risposto con l’orgoglio dell’appartenenza ad una terra, ad una tradizione, ad un gruppo nazionale (in due parole: uno stesso genius loci). Sono stati la risposta dello spirito del Sangue e del Suolo allo sradicamento morale, materiale e spirituale operato dalla civiltà del denaro impazzita e avvitata su sé stessa. E che questo sia avvenuto in quello che fu il centro da cui il virus dell’economicismo e dell’affarismo come ideologia totalitaria e forma organizzata di espansione e dominio ha infettato cinque continenti, rende l’accaduto ancora più impressionante e di vitale importanza. Certo, Londra ha votato compatta per la perpetuazione del suo status di metropoli senza passato e senza futuro, senza cuore e senza volto. Ma, a appena qualche miglio dalla City e dalle sue marionette dagli occhi bruciati sui listini e sui corsi azionari, forze antiche, forze ataviche, forze identitarie, hanno levato la testa e colpito duro. E' un segnale che dovrebbe impressionarci. E che rimette in chiaro, come già l’annessione della Crimea, un fatto solido come il bronzo: la Storia non è finita, perché, semplicemente, non finisce. Le cose continuano ad accadere, come hanno sempre fatto. E chi pensava fossimo ormai giunti, come nell’incubo di un marxista malato di depressione, in una fine di ogni epoca, intrappolati per sempre in un eterno presente di colore liberal-democratico, si è semplicemente preso in giro da sé.
    Quel che succederà non è in mio potere dirlo (odio le previsioni: sono il metodo più sicuro per coprirsi di ridicolo). Ma ora anche i più scoraggiati fra noi sappiano che le forze della disgregazione, dell’annichilimento anti-nazionale, della disumanizzazione finanziaria e commerciale, non sono invincibili. E che, per la prima volta, hanno subito una disfatta nel cuore stesso del loro sistema globale, ad opera non di orde semi-barbare troppo isolate e ignoranti per poter apprezzare i “benefici” delle magnifiche sorti e progressive, ma per mano degli stessi cittadini di uno degli Stati su cui più a lungo si sono appoggiate per realizzare la loro opera sciagurata. E scusate se è poco.
    Identità.com » Brexit: un risorgere della voce di Sangue e Suolo?


  9. #19
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    E' evidente che il Potere ha paura solo di "lui"....

    Austria, la casa natale di Hitler potrà essere demolita
    La casa natale di Adolf Hitler, una palazzina gialla di due piani nella cittadina austriaca di Braunau am Inn, potrà essere demolita. «È la migliore soluzione», spiega allo Spiegel Online il ministro dell’Interno austriaco Wolfgang Sobotka (OeVP) in seguito alla decisione assunta oggi dalla coalizione di governo di espropriare senza compenso[!!!] l’edificio all’attuale proprietario, una donna.
    L’esproprio, che sarà formalizzato nel prossimo mese di settembre, dovrebbe fermare il continuo pellegrinaggio di turisti alla casa natale del Fuehrer del nazismo. Dopo settembre una commissione presenterà le proposte sul futuro dell’immobile, anche se le parole del ministro dell’Interno lasciano intendere che la strada della demolizione sia ormai segnata.
    La decisione - Austria, la casa natale di Hitler potrà essere demolita | Liguria | cultura | Il Secolo XIX


  10. #20
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, ventiduesima parte
    Se non sappiamo da dove veniamo, non sappiamo neppure dove ci troviamo e dove stiamo andando. Io avevo iniziato questa tematica delle esplorazioni nel nostro passato ancestrale non con un intento erudito, ma con una precisa valenza politica, perché il nostro agire dipende dall’idea che noi ci facciamo di noi stessi, e proprio la leggenda – peraltro estremamente diffusa – della luce da oriente, mi è sembrata cio' che si dovesse sfatare e respingere in primo luogo, evidenziando contro di essa, contro tutte le tesi che attribuirebbero la nascita della civiltà europea a una serie di influssi provenienti dall’oriente asiatico, l’originalità e la creatività del mondo europeo fin dalle sue remote origini.
    Non solo, ma al contrario di quanto comunemente si afferma, abbiamo visto che le stesse grandi civiltà dell’oriente, e verosimilmente anche quelle native dell’America precolombiana, sono riconducibili a un influsso, un sostrato indoeuropeo, europide, caucasico, perché non è questione di collocazione geografica, ma di una precisa sostanza umana. Invece, là dove questo influsso non è avvertibile: l’Africa nera al di sotto del Sahara, ma anche l’Australia e la Nuova Guinea prima dell’arrivo dei coloni europei, abbiamo visto che le popolazioni native non si sono mai schiodate di un millimetro dal paleolitico.
    Solo che a questo punto le cose si sono un po’ complicate, infatti, sempre riguardo alla tematica delle origini, ci sono altre due leggende che è necessario respingere nel limbo delle fole, delle falsificazioni create ad arte da una storiografia e da una “scienza” mercenarie per impedirci di avere idee corrette su noi stessi di capire chi veramente siamo; la leggenda, la cosiddetta teoria nostratica che vorrebbe le lingue e le popolazioni di ceppo indoeuropeo originarie del Medio Oriente e strettamente affini a quelle camitiche e semitiche, e risalendo ancora più indietro nel tempo, là dove l’archeologia cede il passo alla paleoantropologia, quella dell’origine africana della nostra specie, che vorrebbe fare delle popolazioni di ceppo caucasico dei “neri sbiancati”, ed è strettamente legata alla negazione dell’esistenza delle razze.
    Bisogna notare al riguardo che si è verificato, ma la cosa non è certo casuale, un insidioso cambiamento semantico, e non a caso George Orwell insegnava che la manipolazione del linguaggio è uno degli strumenti più efficaci per impedire alla gente di pensare in direzioni sgradite al potere, che il termine “razzismo” oggi non indica più chi afferma la superiorità della propria razza sulle altre, o mette in atto comportamenti discriminatori verso queste ultime, ma chi semplicemente constata che le razze umane esistono. Cio' risponde fin troppo chiaramente alla progettata creazione di un mondo in cui popoli, razze, etnie e culture spariscano in un unico calderone multietnico, perché è più facile dominare chi è senza identità, quello che conosciamo come piano Kalergi.
    Per non complicare troppo la vita a me e a voi, avevo deciso di riunire tutti gli articoli riguardanti la tematica delle origini sotto un unico titolo, quello di Una Ahnenerbe casalinga, accostando il mio lavoro personale e casalingo, forse con una certa immodestia, a quello della Società Ahnenerbe del Terzo Reich che del pari si è dedicata allo studio delle origini germaniche e indoeuropee (il termine significa appunto “eredità degli antenati”), se non che, chiudere il discorso sulla presunta luce da oriente si è rivelato un po’ troppo sbrigativo, infatti rimaneva e rimane da esaminare l’influenza che ha avuto sull’Europa e la sua cultura un preciso gruppo umano di origine mediorientale, influenza che si pone a mio avviso, interamente sotto il segno del negativo, dei fattori di crisi, gruppo umano che, si puo' dire, ha prodotto il cristianesimo e l’islam come versioni export della propria religione, che ha creato il marxismo, la psicanalisi, la degenerata arte moderna, e chi più ne ha, più ne metta.
    Del pari tutte le fole che ho sopra ricordato, della presunta assenza di creatività dei popoli europei, dell’origine mediorientale dei linguaggi e delle popolazioni indoeuropee, dell’origine africana della nostra specie, dell’inesistenza delle razze, provengono senza eccezioni da quel preciso gruppo umano che, stranezza davvero singolare, mentre predica per tutti gli altri i benefici del meticciato, per se stesso pratica la più rigorosa ed esclusivista endogamia.
    Un capitolo a parte è rappresentato dall’estremo occidente, di una pseudo-nazione oggi salita al vertice dell’egemonia planetaria, derivata inizialmente dall’Europa, ma dove una cultura che è una caricatura mutila di quella europea, il calvinismo e l’ossessione biblica hanno creato una sorta di ebraismo artificiale, e dove l’elemento di origine europea, con il meticciato con gli ex schiavi e anche con gente proveniente da ogni parte del mondo fanno si' che l’elemento originario europeo sia oggi minoritario e soccombente. Oggi si avvia a concludere il suo secondo mandato il primo presidente meticcio nella storia degli Stati Uniti, e proprio al fatto di essere un mezzosangue ha dovuto la sua elezione, perché altre qualità non ha dimostrato di averne. Il primo, ma certamente non sarà l’ultimo.
    In vari altri scritti mi sono dedicato a esaminare la mentalità americana e gli effetti – deleteri – dell’americanismo sulla nostra stessa cultura. Una cosa che io trovo estremamente significativa, è la diffusione anche da noi nell’uso comune dei termini “vincente” e “perdente” (quest’ultimo spesso sostituito dal sinonimo “sfigato” che pare debba essere il peggio che si possa dire di qualcuno), l’idea che la vittoria o la sconfitta non dipendono dalle circostanze ma sono una sorta di destino intrinseco è un’eco della “dottrina” calvinista della predestinazione e, in tutto e per tutto, un calco della mentalità ebraica: il fatto che l’imbroglio teso a quegli stupidi “gojm” o ancor di più la prepotenza, riescano, dimostra che sono “graditi a Dio”, li legittima a posteriori. Riconoscere la nobiltà del valore sfortunato, di chi ha tenuto duro nelle circostanze più avverse, le Termopili, Kossovo Polje, El Alamein, per questo tipo di mentalità, è inconcepibile: qui si riconosce bene la sostanziale mancanza di etica del “popolo eletto” e dell’accozzaglia di bruti che vivono tra Messico e Canada e che si ritengono il “nuovo Israele”. L’Estremo Occidente non è che l’altra faccia di quell’Oriente nella contrapposizione al quale l’Europa ha da sempre definito la sua identità. Questo è un punto a mio parere non negoziabile. Chi ha una qualche simpatia “atlantica”, chi non percepisce la mostruosità d’oltre oceano come un nemico, semplicemente non è dei nostri.
    Ultimamente, siamo in grado di aggiungere qualche nuovo tassello a un dossier già ricco. Abbiamo avuto modo di riparlare di quella famosa intervista fatta da Maurizio Blondet al filosofo Massimo Cacciari e da lui riportata nel libro Gli Adelphi della dissoluzione, grazie al fatto di essere entrato in possesso di uno stralcio della stessa contenente parti più estese di quella che conoscevo finora. Cacciari sottolinea che: “Il cristiano è necessariamente sovversivo di ogni potere politico che si pretenda autonomo”. Bene, ora immaginiamo solo un passo più in là di cio' cosa otteniamo? Il totale assorbimento della sfera politica e civile in quella religiosa, la teocrazia. Questo “passo più in là” esiste e si chiama islam. Noi potremmo dire che dal punto di vista della storia delle religioni il cristianesimo è una sorta di snodo, un grado intermedio fra l’ebraismo biblico e l’islam. In questo senso le simpatie per l’islam dimostrate dagli ultimi pontefici, soprattutto dall’attuale, non possono destare meraviglia, il cristianesimo tende all’islam. Non è un caso che a partire dal concilio Vaticano II la Chiesa cattolica mostri un atteggiamento di crescente servilismo verso i “fratelli maggiori” ebrei e una crescente attrazione verso l’islam, con gli ultimi papi che sono andati in moschea a baciare il corano dopo essersi prosternati in sinagoga.
    Cristianesimo a parte, tramontata la stella di Marx (non è soltanto il crollo dell’Unione Sovietica, ma il fatto ormai irrefutabile che dovunque le ricette marxiste siano state applicate: Cina, Cuba, Jugoslavia, Etiopia, hanno prodotto solo terrore e miseria), mentre quella di Freud è avvolta da ombre sempre più fitte (c’è l’eccellente testo di Michel Onfray Crepuscolo di un idolo, smascherare le favole freudiane, che dimostra che la psicanalisi freudiana è una ciarlataneria che non ha nulla di scientifico, non solo, ma che Sigmund Freud è stato responsabile della morte di almeno quattro dei suoi pazienti, attribuendo a isteria malanni che invece avevano delle ben più reali cause fisiche), il prestigio dell’ebraismo nella nostra cultura oggi sembra legato soprattutto al nome di Albert Einstein.
    Questo “mostro sacro” della scienza contemporanea è in realtà un personaggio molto discutibile, non soltanto per la vita familiare e personale anarcoide e sregolata che lo ha portato ad avere diverse donne e non riconoscere i figli nati da esse (ma Jean Jacques Rousseau, altro grande idolo della sinistra, aveva fatto lo stesso), ma soprattutto perché le sue “scoperte” scientifiche sono frutto di un nemmeno tanto abile lavoro di plagio di cui hanno fatto le spese soprattutto il suo collega Werner Heisenberg e il matematico italiano Olinto de Pretto.
    A fare i conti con Einstein ci ha pensato il nostro Silvano Lorenzoni, prima in un saggio apposito, Contro l’einsteinismo, poi riprendendo in mano l’argomento nel suo più recente testo Kantianità e ghiaccio cosmico. Lorenzoni fa notare che la relatività einsteiniana contiene un errore che la mina alle fondamenta: quello di scambiare delle semplici entità matematiche per realtà fisiche. Ultimamente, il nostro è tornato sull’argomento con uno scritto che ho avuto il piacere di leggere in anteprima. L’autismo è un disturbo psichico che priva la persona del contatto con la realtà. La sindrome di Asperger è una forma leggera di autismo che non impedisce a chi ne è affetto di svolgere una vita di relazione. Lorenzoni ipotizza che Einstein fosse affetto dalla sindrome di Asperger, il che spiegherebbe la sua tendenza a scambiare per entità reali astrazioni matematiche che non avevano realtà fuori dalla sua mente, oltre ai suoi pessimi risultati scolastici e il ritardo nell’acquisizione del linguaggio in età infantile.
    Se togliamo anche Einstein, a cosa si riduce l’apporto che il “popolo eletto” avrebbe dato alla nostra cultura? A Claude Levi Strauss, all’antropologia culturale, alla pretesa di “non distinguere fra le conoscenze e gli usi”, il che vuol dire che fra una pratica terapeutica frutto di decenni di ricerche con l’impiego di tecniche raffinate e l’esorcismo scaccia spiriti di uno stregone africano non ci sarebbe nessuna differenza; uno spirito che è in tutto acidamente anti-europeo. O dobbiamo rifarci all’arte moderna, l’arte degenerata che ha il suo padre nell’ebreo Camille Pissarro, alle macchie sui muri, alle tele tagliate col rasoio o bruciate con la fiamma ossidrica, allo sterco in barattolo? Ma fatemi il piacere!
    Il contributo che il “popolo eletto” ha dato alla nostra cultura non è maggiore di zero, e caso mai si esprime in numeri negativi. Sarebbe difficile concludere meglio che con le splendide parole di Rudolf Steiner in Principi di formazione del carattere: “La salute dell’anima si consegue purificando il pensiero da fantasticherie che sono come virus distruttivi e dalla immaginazione si trasmettono al corpo. Alcune di queste fantasie assumono la forma di superstizioni fanatiche e lentamente, nel corso dei secoli, divorano la psiche dei popoli che ad esse si sottomettono(…) La fantasia, ad esempio, che esista un popolo scelto da un Dio, superiore a ogni altro, e che ad esso ci si debba inchinare con deferenza. Questa idea è falsa ed offende le grandi civiltà che dimostrarono la loro grandezza con i frutti e con gli effetti, non con l’arroganza di una pretesa”.
    Ex Oriente lux, ma sarà poi vero?, ventiduesima parte ? Fabio Calabrese | EreticaMente

 

 
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