User Tag List

Pagina 59 di 60 PrimaPrima ... 949585960 UltimaUltima
Risultati da 581 a 590 di 596
Like Tree20Likes

Discussione: Vicende storiche (e non storiche) scomode

  1. #581
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    5,628
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    Loading...
    SUDAFRICA: RIVOLTA DEGLI AGRICOLTORI BIANCHI DOPO ESCALATION SGOZZAMENTI
    Seme di rivolta bianca nel Sudafrica governato dalla maggioranza nera e controllato economicamente da una piccola élite che ha venduto il proprio popolo in cambio della promessa che, economicamente, non sarebbe cambiato nulla. Come è stato. Le masse nere sono rimaste quelle che erano.
    L’élite finanziaria bianca ha cooptato quella politica dell’ANC mollando al proprio destino la classe lavoratrice bianca. E gli agricoltori. Non i latifondisti, ma quelli che lavorano nelle proprie grandi fattorie.
    E oggi, mentre migliaia di questi farmers marciavano in tutto il paese per protestare contro l’escalation di omicidi per mano di branchi di neri, un altro di loro è stato accoltellato a morte nel Natal. Facendo crescere la rabbia dei manifestanti. Impotenti da quando è finita l’Apartheid, ormai non più necessaria alle élite globaliste dopo il crollo dell’Urss.
    Gli agricoltori bianchi hanno usato le loro automobili per bloccare l’autostrada R59 a Vereeniging, causando un enorme blocco del traffico. Una marcia simile ha avuto luogo a Città del Capo, e ci sono state proteste nelle città del KwaZulu-Natal.
    Il leader del movimento suprematista nero Julius Malema ha attaccato: “Gli agricoltori bianchi stanno bloccando le strade e la polizia non sta sparando”.
    Gli agricoltori hanno presentato il loro memorandum di denunce al sindaco di Midvaal Bongani Baloyi.
    “Stop l’uccisione dei nostri agricoltori, fermare tutti i crimini di odio fatti contro i bianchi, fermare il genocidio bianco, aiutare le persone bianche a sentirsi al sicuro in Sudafrica e portare più poliziotti nei nostri quartieri e fattorie per pattugliare”.
    Quello che accade in Sudafrica è un promemoria a quello che potrebbe accadere da noi entro pochi decenni, visto il ritmo di riproduzione africano. Per chi non conoscesse la storia sudafricana ricordiamo che i boeri non sono stati colonizzatori di terre altrui, ma di terre vuote. Quindi non siamo in presenza di una reazione al colonialismo, ma di una guerra di sterminio razziale contro la minoranza bianca.
    Qui, per ora, chiedono ‘diritti’. Appena saranno abbastanza, si prenderanno i nostri, diritti. Poi ci stermineranno. Perché non esiste convivenza tra popolazioni ontologicamente diverse sullo stesso territorio: una vive, l’altra muore.
    https://voxnews.info/2017/10/31/suda...n-sgozzamenti/







    Sei etero, maschio e bianco?
    Allora non puoi lavorare con i dem
    Che il politicamente corretto avesse raggiunto già da anni livelli impensabili, nessuno aveva più dubbi. Ma che si riuscisse ad arrivare a un razzismo al contrario per cui sei colpevole di essere come la maggioranza dei lavoratori di un’azienda, a questo si pensava di non poter giungere. E invece, come al solito, bisogna ricredersi, soprattutto quando si parla di Stati Uniti e di quel mondo mainstream che ormai domina incontrastato nonostante la vittoria di Trump potesse dare una boccata d’ossigeno.
    L’ultima notizia arriva proprio dalle fila del Partito democratico, dove la responsabile della raccolta dati del Democratic National Committee (Dnc), Madeleine Leader, ha inviato un’e-mail interna all’organizzazione riguardo le posizioni lavorative aperte, ma con il chiarimento rivolto al lettore che “personalmente preferirei che tu non inoltrassi [questa email] ai maschi bianchi, cisgender ed eterosessuali, dato che sono già la maggioranza”. Per chi non lo sapesse, “cisgender” è la nuova frontiera della neolingua del politicamente corretto: sono le persone che identificano il proprio genere con il proprio sesso biologico, cioè in sostanza quei maschi o femmine che si ritengono tali perché biologicamente maschi o femmine.
    In molti penseranno si tratti più di un aneddoto che di una notizia. Eppure, anche nella sua minima importanza rispetto ai grandi problemi del mondo e degli Stati Uniti, dimostra un fenomeno molto interessante e che sta prendendo piede specialmente negli Usa e in, diversa misura, in Occidente. C’è ormai una deriva a considerare il mondo una sorta di società composta di identità, vere o inventate, che devono essere forzatamente rappresentate all’interno del posto di lavoro, delle aziende e anche nella politica. E in questo, il Partito Democratico continua a fare scuola.
    Dall’inizio della sfida elettorale di Donald Trump per la Casa Bianca, il Partito democratico prima di Obama, poi della Clinton, ora acefalo, ha intrapreso una scelta molto netta nel dare per forza voce a qualsiasi minoranza, qualsiasi orientamento sessuale, qualsiasi identità diversa dalla maggioranza al solo scopo di attaccare il presidente Usa già quando era candidato. Di fatto creando problemi di convivenza che prima non si avevano e fratture sociali fino a poco tempo fa assolutamente catalogabili come inezie rispetto alla realtà americana.
    I democratici non fanno questo per una reale percezione del problema razziale o sessuale. Il motivo è dare un’immagine di sé diversa, ad ogni costo, da quella dell’attuale amministrazione. L’elettorato di Trump è composto da quell’America profonda che in molti definiscono con l’acronimo Wasp. Di fronte a questo elettorato, il Partito democratico schiera un suo presente e futuro bacino di voti composto da tutto cio' che è contrario, anche solo a livello di immagine, alla deep America. Ma lo fa con uno scopo preciso: distinguersi e prendere il voto del futuro del Paese, dal momento che quell’America di Trump è destinata, nel tempo, a ridursi fino a diventare essa stessa minoranza. E non a caso in molti hanno visto la vittoria del presidente Usa come la rivincita di quel segmento degli Stati Uniti che si sente destinato al decadimento. I democratici hanno scelto questa strada delle tribù identitarie contro la maggioranza della popolazione, ma lo fanno rischiando grosso.
    In primis, perché l’America non è quella di Hollywood, non è quella dei circoli intellettuali di Boston e non è quella delle grandi metropolitane. O meglio, non è solo quella. Trump l’ha capito ed è riuscito a vincere grazie a questa intuizione. Hillary Clinton ha perso negli Stati-chiave proprio grazie a questa incapacità di comprendere che il mondo non è come i rappresentanti democratici vogliono che sia o come vogliono farlo apparire. Il rischio quindi è di perseverare in un errore che li porterà a non sfondare, nuovamente, in quei settori dell’elettorato che considerano i problemi del gender e del politically correct come questioni assolutamente distanti dalla realtà.
    Inoltre, l’attacco mediatico nei confronti dell’ “uomo bianco eterosessuale” è un rischio anche culturale non di poco conto, specie in un Paese che dimostra di aver perso molte certezze nella propria identità. Un rischio di guerra civile latente e di tensione costante di natura entica/razziale/sessuale puo' svilupparsi proprio grazie a queste politiche rovesciate, che passano dalla tutela della minoranza alla guerra alla maggioranza.
    Infine una domanda provocatoria: quando questa maggioranza diventerà una minoranza, e ne sorgerà evidentemente una nuova, cosa si farà? Si continuerà a equilibrare il mondo fino a che ci sia una parità di tutti o si elimineranno le differenza per renderci tutti uguali?
    Intanto l’America profonda, per non rischiare, ha votato Trump.
    Sei etero, maschio e bianco? Allora non puoi lavorare con i dem - Gli occhi della guerra






    •   Alt 

      TP Advertising

      advertising

       

  2. #582
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    5,628
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    "Alma sdegnosa, benedetta colei che 'n te s'incinse!"

    Insulti razzisti in campo, 10 giornate di squalifica a un sedicenne
    Martin Cervelli
    Genova - Dieci giornate di squalifica per offese discriminatorie a carattere razziale. Lo ha deciso il giudice sportivo regionale della Figc, l’avvocato Aldo Nappi, nei confronti di un giocatore della squadra Allievi 2001 dell’Albissola, impegnata contro i pari età della Sestrese.
    Il fatto risale al 29 ottobre in occasione della partita che si è disputata allo stadio Faraggiana tra la squadra di casa e quella del ponente genovese. «Come è giusto che sia accettiamo la decisione della giustizia sportiva ma il nostro giocatore non merita dieci giornate di squalifica - commenta il dirigente del settore giovanile dell’Albissola Ivo Romasi - La frase che ha pronunciato, che peraltro noi in panchina non abbiamo sentito, è stata la conseguenza di un grave fallo antisportivo».
    Dalla ricostruzione dell’episodio fatta dalla dirigenza dell’Albissola sembra che il giocatore abbia reagito verbalmente ad un fallo. «Il nostro giocatore era a terra dopo aver subito l’ennesimo fallo e un avversario gli ha volontariamente pestato la mano con il piede - prosegue Romasi - E' uscito dal campo con le lacrime agli occhi per il dolore e ha dovuto farsi medicare. Una volta rientrato in campo ha detto qualcosa a chi in precedenza ha commesso questa irregolarità e l’arbitro ha sentito».
    Albissola - Insulti razzisti in campo, 10 giornate di squalifica a un sedicenne | Liguria | Genova | Il Secolo XIX

    Cristina Gatti
    Singolare uso delle parole: quella "bianca" è una razza, quella "afroamericana" è un'etnia, in questo referto di laboratorio. Mi chiedo quanti "afroamericani" frequentino lo studio medico italiano che ha prescritto l'esame, e se l'aggettivo vada inteso come subsahariani. Descrizioni un po' grezze e poco chiare del nobile concetto di razza...ma... almeno una prova della sua esistenza e dell'utilità pratica del termine.
    Forse chi ha progettato il modulo ha ritenuto la parola "razza" un po' forte e non l'ha voluta abbinare ad "africana", invece a "bianca" si', perché noi non ci offendiamo di sicuro.....



    L'assessore di Orvieto: "Contro i rom nemmeno Hitler riusci'"
    Luca Romano
    "C'aveva provato anche zio Adolf a prendere qualche rimedio, politicamente scorrettissimo, ma non gli è riuscito neanche a lui". Ha fatto rizzare i capelli in testa a più d'uno il post pubblicato su Facebook da Massimo Gnagnarini, assessore di Orvieto eletto con una lista civica.
    Un'uscita dai toni decisamente alti, che non è una novità assoluta per Gnagnarini, che già in passato si era distinto per frasi non proprio diplomatiche e che sul suo profilo si presentando scrivendo: "Se stai sui maroni a certe persone significa che stai facendo qualcosa di buono".
    A chi gli chiede di fare qualcosa contro alcune donne Rom che chiederebbero l'elemosina vicino alla stazione ferroviara Orvieto Scalo, l'assessore risponde tirando il ballo il Fuhrer, come a dire che non puo' riuscire dove non riuscirono neppure i nazisti.
    L'assessore di Orvieto: "Contro i rom nemmeno Hitler riuscì"

    La manifestazione antidegrado si trasforma in una parata neonazi. Che sta accadendo in Italia?
    Due gruppi di estrema destra si sono letteralmente impadroniti di un corteo dei residenti dell'ottavo municipio, attaccando adesivi di stampo nazista e lanciando slogan fascisti
    E' accaduto ieri sera a Milano, Municipio VIII, chiamati a raccolta i residenti dal Municipio e da associazioni di zona per protestare contro le occupazioni abusive degli stabili Aler di via Bolla. Ma come spesso accade, la testa del corteo è stata presa da alcuni militanti di Lealtà e azione e da un gruppo neonazista di via Pareto. "Il corteo era formato da circa trecento persone - racconta il presidente del Municipio Simone Zambelli - di cui la metà erano residenti del quartiere e l'altra metà erano gruppi di neonazisti. Hanno lasciato volantini, si sono messi a parlare al megafono e hanno di fatto egemonizzato la manifestazione. Per questa zona si sono mobilitati in molti e i militanti di estrema destra stanno cavalcando la battaglia dei cittadini".
    A postare le foto su Facebook è stato il consigliere del Pd Fabio Galesi: "Altro che manifestazione dei cittadini. Ieri sera si è svolta una parata nazista organizzata da Lealtà e azione". Tra gli adesivi di chiaro stampo neonazista anche quello di un soldato con l'aquila di Hitler e la scritta NSAB, ovvero Movimento NazionalSocialista dei Lavoratori.
    La manifestazione antidegrado si trasforma in una parata neonazi. Che accade in Italia? | Globalist
















  3. #583
    Blut und Boden
    Data Registrazione
    03 Apr 2009
    Località
    Lothlorien
    Messaggi
    39,689
    Mentioned
    5 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    http://www.segnidalcielo.it/top-secr...negli-anni-60/

    Quelli che ci hanno "salvato" ha Hitler.

    PS: l'arma segreta di Hitler NON era la bomba atomica, ma gli Haunebu.
    Rubano, massacrano, rapinano e, con falso nome, lo chiamano impero; infine, dove fanno il deserto dicono che è la pace.
    Tacito, Agricola, 30/32.

  4. #584
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    19,671
    Mentioned
    4 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    Citazione Originariamente Scritto da Eridano Visualizza Messaggio
    http://www.segnidalcielo.it/top-secr...negli-anni-60/

    Quelli che ci hanno "salvato" ha Hitler.

    PS: l'arma segreta di Hitler NON era la bomba atomica, ma gli Haunebu.
    Ma penso che avesse raggiunto anche l'obiettivo della bomba, stando ad alcune testimonianze e rilevamenti di radioattività in alcune zone della Germania.
    L'unico errore che fece fu allearsi con l'idaglia , eccessiva tipica fiducia negli umani del nordico.
    Eridano likes this.
    Il Silenzio per sua natura è perfetto , ogni discorso, per sua natura , è perfettibile .

  5. #585
    Lumbard
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Località
    Lach Magiùr
    Messaggi
    11,272
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    Citazione Originariamente Scritto da Freezer Visualizza Messaggio
    L'unico errore che fece fu allearsi con l'idaglia , eccessiva tipica fiducia negli umani del nordico.

    ma anche l'infausto progetto di conquistare la Russia...
    Eridano likes this.

  6. #586
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    5,628
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    «Zivilisationsbruch»?
    FRATTURA DI CIVILTA'
    Il genocidio degli Ebrei è stato un vero «Zivilisationsbruch» una frattura della civiltà? Lo sostengono ormai tutta la cultura ufficiale con la storiografia, la politica, la filosofia e perfino una buona parte della teologia
    di Francesco Lamendola
    Il genocidio degli Ebrei durante la seconda guerra mondiale ha costituito quella che si può chiamare un vero e proprio «Zivilisationsbruch», una frattura nella storia della civiltà umana?
    A sostenere questa tesi non è stato solamente lo storico Dan Diner, nato nel 1946, insegnante al Department of Politics and Government presso la Ben Gurion University del Negev di Beer Sheva e direttore dell'Istituto Simon-Dubnow di storia e cultura ebraica di Lipsia, in Germania, in un suo saggio incluso nella «Storia della Shoah».
    E non sono stati solamente quei filosofi che hanno accolto in pieno la sua definizione, come ha fatto Angelo Bolaffi - docente alla Sapienza di Roma - nel suo saggio «La dialettica dell'illuminismo tra Auschwitz e Hollywood», dedicato a confutare «La dialettica dell'illuminismo» di Adorno e Horkheimer (su «MicroMega» n. 5 del 2003).
    Costoro lo hanno sostenuto in maniera esplicita; ma, in maniera implicita, a farlo sono tutta la cultura ufficiale, tutta la storiografia, tutta la politica, tutta la filosofia, perfino una buona parte della teologia (per la quale il genocidio degli Ebrei metterebbe in crisi il paradigma del Dio buono e onnipotente: perché, se ha permesso un evento simile, o non sarebbe buono, o non sarebbe onnipotente).
    Se così non fosse, non si spiega perché i Parlamenti di Stati quali la Francia, la Spagna, la Polonia, l'Austria, la Svizzera, il Belgio, la Repubblica Ceca, La Slovacchia, la Romania, la Germania, Cipro e il Lussemburgo, abbiano deciso di inscrivere nel codice penale il crimine di negazionismo, intendendo con ciò anche solo una revisione delle cifre fornite dalla maggioranza degli storici sulla realtà del genocidio degli Ebrei e non la negazione che siano avvenuti degli assassinii di massa contro gli Ebrei d'Europa, fra il 1941 e il 1945.
    E che non si tratti di misure puramente dimostrative lo dimostra, fra l'altro, la vicenda dell'anziano storico inglese David Irving (allora sessantasettenne, essendo nato nel 1938), arrestato in Austria come un volgare delinquente l'11 novembre del 2005, condannato a tre anni di reclusione e rilasciato solo il 21 dicembre 2006, dopo 400 giorni di prigione, in seguito a una nuova sentenza della Corte d'Appello.
    Questa legislazione inaudita, che - nel mondo occidentale - non ha equivalenti né precedenti storici, almeno fino al periodo più oscuro della Inquisizione della Chiesa cattolica, si può spiegare solamente con il fatto che il genocidio degli Ebrei sia assurto al rango di un vero e proprio «Zivilisationsbruch», ossia di una frattura nella storia della civiltà umana. Anzi, di più ancora: di una nuova religione. E questo mentre il reato di vilipendio della religione (cristiana), nei Paesi occidentali, è stato di fatto depenalizzato, e solo nei Paesi islamici fondamentalisti si troverebbe qualche cosa di analogo alle leggi liberticide varate dalla Francia, dalla Spagna, dalla Polonia, dall'Austria e dagli altri Stati summenzionati.
    Sgombriamo subito il campo da possibili fraintendimenti e mettiamo bene in chiaro che qui non si tratta di prendere posizione pro o contro la corrente storiografica cosiddetta negazionista, facente capo ad autori quali Jürgen Graf, Paul Rassinier, Carlo Mattogno e il già citato David Irving; bensì di prendere posizione pro o contro la libertà di ricerca e di espressione, valori che la civiltà occidentale ha lottato per secoli per riuscire ad affermare, superando enormi ostacoli e pagando un altissimo costo in termini di sofferenze e di soppressione di vite umane.
    Il problema, pertanto, non è - almeno in prima battuta - sapere se le tesi di Rassinier, Irving e Mattogno siano storiograficamente documentate oppure no; ma se è tollerata la libertà, per gli studiosi, di sostenere tesi divergenti da quelle oggi maggioritarie: e quante volte la storiografi ha cambiato opinione? Diciamocelo chiaro e tondo: ogni qualvolta sono caduti dei regimi. Avrebbero potuto liberamente documentarsi sui crimini di Stalin e scrivere libri ed articoli su questo argomento gli storici russi, prima della caduta del regime sovietico?
    Dunque, il genocidio degli Ebrei.
    La questione - come sempre, nel campo della storiografia non meno che in quello della filosofia - comincia a mostrarsi irta di difficoltà già soltanto sul terreno dei nomi, delle parole.
    La maggioranza degli storici parlano oggi, e ormai da vari anni, di Olocausto, con la "o" maiuscola, per definire la soppressione di numerosissimi Ebrei d'Europa durante la seconda guerra mondiale. Il termine deriva dal greco: «holos», «completo», e «kaustos», «rogo», e significa «tutto bruciato», con riferimento alla traduzione greca del termine ebraico con cui si descrivono i sacrifici di animali uccisi e bruciati sull'altare del Tempio.
    Si trattava - probabilmente -, nelle intenzioni degli storici internazionali, di un omaggio alla cultura ebraica; ma la comunità ebraica ha fatto sapere di non gradire affatto questo termine, proprio per le sue implicazioni teologiche, ravvisandovi un improprio accostamento delle vittime del genocidio stesso con il concetto religioso di un sacrificio delle vittime sull'altare della divinità. D'altra parte, l'olocausto non è stato completo, perché non tutti gli Ebrei d'Europa sono morti nel corso della seconda guerra mondiale.
    È così entrato nell'uso, negli ultimissimi anni, il termine «Shoah», che in lingua ebraica significa «distruzione, desolazione, calamità» e simili; tanto che esso viene ormai adoperato abitualmente un po' da tutti: dagli insegnanti che spiegano la storia ai propri alunni, agli storici di professione, ai politici, ai giornalisti, ecc. In questo caso, l'uso di un termine ebraico sembra essere stato pensato come una sorta di riparazione morale, da parte del mondo intero nei confronti del popolo cui appartengono le vittime.
    Soprassediamo, in questa sede, sul quesito se un tale popolo esista, cosa che è stata messa in dubbio, anzi esplicitamente negata, proprio da un insigne studioso ebreo, Shlomo Sand: ne abbiamo già parlato nell'articolo «Alcune brevi considerazioni sui concetti di sionismo e antisemitismo» (sul sito di Arianna Editrice).
    Il punto è se sia storiograficamente corretto lasciare che ciascun popolo si «scelga» il termine adatto ad indicare, nel linguaggio scientifico internazionale, una data o un evento particolarmente significativi, o anche particolarmente drammatici, della propria storia.
    I Rom, ad esempio, chiamano il genocidio da essi subito, contestualmente a quello degli Ebrei, con il termine «Porajmos» o «Porrajmos», ossia «grande divoramento», o anche «Samudaripen», che significa, appunto, «genocidio». Nessuno storico, tuttavia, si è sentito finora in obbligo di definire il genocidio dei Rom perpetrato con questi termini; né si è visto accusare, esplicitamente o implicitamente, di scarsa sensibilità - se non addirittura di razzismo - per essersi regolato in tal modo.
    Oppure prendiamo il caso degli Armeni, sottoposti a un triplice genocidio nell'arco di neppure un trentennio: nel 1895-96 ad opera del sultano Abdul Hamid; nel 1915-16 ad opera dei Giovani Turchi, e specialmente di Enver Pasciàà; nel 1922-23 ad opera di Kemal Ataürk (ma di quest'ultimo, che coinvolse anche i Greci del Ponto e di Smirne, nessuno parla, forse perché Kemal è considerato il padre della «occidentalizzazione» della Turchia e, dunque, non sarebbe buona politica parlarne poco meno che in termini ultra elogiativi).
    In lingua armena, il genocidio da essi subito, e specialmente quello più sistematico, ossia del 1915-16, è chiamato «Medz Yeghem», espressione traducibile con "il Grande Male". Tuttavia, nessuno storico lo ha adottato; forse anche perché il governo turco è tuttora (quello sì, ma nessuno propone misure punitive contro di esso; anzi, sembrano fare tutti a gara per facilitarne l'ingresso nella Comunità Europea) ferocemente negazionista, al punto che, in Turchia, parlare di genocidio degli Armeni è un reato punito con il carcere. Perfino il papa Giovanni Paolo II, quando si recò in visita pastorale nella Repubblica Armena (non in Turchia), evitò di parlare di «genocidio», proprio per non esacerbare le relazioni con la suscettibilissima Turchia.
    E che dire dei bantu Ova Herero, sterminati dalle autorità militari tedesche in Namibia (allora Africa Sud-Occidentale Tedesca)? Ne abbiamo parlato in un libro, ormai da tempo esaurito; e, di nuovo, in un ampio saggio, «Namibia 1904: il genocidio dimenticato del popolo herero».
    Oppure vogliamo parlare del genocidio dei Tutsi, commesso dagli Hutu in Ruanda nel 1994, nella più completa indifferenza della comunità internazionale, a cominciare dalle Nazioni Unite, nonostante le precise notizie che giungevano in proposito, specialmente da parte di suore e missionari cristiani presenti in quel Paese?
    Si potrebbe continuare a lungo.
    Quel che vogliamo dire è che, se ogni popolo che ha subito un evento calamitoso, e sia pure atroce come un tentativo di genocidio, volesse che gli storici adoperino un termine da loro scelto e nella lingua di ciascuno di essi, sarebbe necessario un vocabolario per orientarsi nella selva dei vocaboli stranieri.
    No: i termini della storia li stabiliscono gli storici: così è sempre stato, anche davanti ad eventi particolarmente tragici e luttuosi come lo è stata, ad esempio, la scoperta delle Americhe, se guardata nell'ottica delle popolazioni amerindie che vennero letteralmente decimate dalla presenza europea (anche per ragioni batteriologiche) del XV e XVI secolo.
    Non si tratta di mancanza di rispetto per le vittime; tutt'altro. Ma i criteri della storia e perfino il suo vocabolario non possono essere continuamente modificati per offrire un risarcimento morale non alle vittime, ma ai connazionali e ai discendenti delle vittime.
    Si dice che quello degli Ebrei è stato un genocidio così tremendo, come la storia moderna non ne ha mai visti; anzi, si dice che esso è stato l'unico vero genocidio della storia moderna - lasciamo perdere quella antica, ove la politica genocidiaria era prassi comune non solo degli imperi, come quello romano, nei confronti di popolazioni ritenute pericolose ed inassimilabili, ma anche dei piccoli Stati e dei piccoli popoli, come fecero appunto gli antichi Ebrei a danno dei Cananei, dei Filistei, degli Amorrei che abitavano la Palestina prima di essi.
    Non è vero che quello degli ebrei sia stato l'unico genocidio della storia, nemmeno della storia moderna: questo è quanto lo Stato d'Israele e gli ambienti sionisti vorrebbero far credere - anzi, vorrebbero imporre - alla comunità internazionale, come una sorta di verità religiosa e che, in quanto tale, sarebbe blasfemo mettere in discussione.
    Ma, si obietterà, se non è stato l'unico, è stato però il più grande.
    In termini assoluti, sembra di sì (per quanto quello degli Armeni non sia inferiore, nei suoi tre tempi successivi, ai 3 milioni di vittime, e dunque si collochi su un ordine di grandezze analogo); ma non in termini relativi, ossia facendo il rapporto fra il numero totale dei membri di ciascun popolo e il numero complessivo delle vittime.
    Gli Ova Herero, nel 1904, erano 80.000 individui, comprese le donne e i bambini; nel 1907 erano ridotti a circa 20.000; dunque, i morti furono 60.000, vale a dire i tre quarti della comunità. Mentre le vittime del popolo ebraico, anche accettando le stime più elevate (dai 6 ai 7 milioni e mezzo di persone) furono non più di un terzo della comunità totale a livello mondiale.
    Anche nel caso degli Armeni, la percentuale relativa delle vittime è stata più elevata di quella degli Ebrei; e altrettanto dicasi per i Tutsi del Ruanda.
    Non esistono giustificazioni per una politica di sterminio, né sul piano politico e militare, né - tanto meno - sul piano etico. Tuttavia, proprio per ribadire il sacrosanto rispetto dovuto a tutte le vittime, non è accettabile istituire una sorta di «primato» fra i popoli che, nella storia recente, hanno sofferto - e, non dimentichiamolo, continuano a soffrire, come nel caso dei popoli del Sudan meridionale - politiche di sterminio deliberate da parte di governi criminali.
    https://apostatisidiventa.blogspot.i...ionsbruch.html

    Siena, scritta su Anna Frank dei tifosi dell’Arezzo in un sottopassaggio
    Il sindaco di Siena commenta: “Bisogna individuare i colpevoli per processarli ed impedire loro di entrare in uno stadio di calcio”
    “Hitler tifa Arezzo, Anna Frank tifa Siena”. Come riporta l’Ansa, è questa la scritta comparsa sul muro di un sottopassaggio a Rigomagno, nel comune di Sinalunga in provincia di Siena proprio al confine con Arezzo.
    Commenta il sindaco di Siena Bruno Valentini sul proprio profilo Facebook: “Non bisogna abbassare la guardia – continua Valentini - Bisogna individuare i colpevoli per processarli ed impedire loro di entrare in uno stadio di calcio”.
    https://www.settimanasportiva.it/gia...fa-siena/6469/




  7. #587
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    5,628
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    Austria, nasce l'asse anti-migranti con l'Ungheria e la Baviera
    Con un governo di estrema destra, il nuovo cancelliere Kurz si allinea al premier magiaro Orban e al gruppo dell'Est di Visegrad. Un'intesa che fa tremare pure la Germania: il partito di Merkel è a rischio scissione.
    BARBARA CIOLLI
    Il cancelliere prodigio Sebastian Kurz ha le idee chiare sul prossimo governo austriaco. Dopo aver ricalcato il programma elettorale da quello della destra xenofoba, non manca occasione per anticipare che l'esecutivo che ha in mente sarà un'alleanza con la corteggiata Fpö di Heinz-Christian Strache.
    KURZ CHIAMATO «BABY HITLER»
    Nessun tentativo di formare un'ennesima e moderata grande coalizione con i socialdemocratici: Kurz non fa una piega per l'epiteto di «baby Hitler», appioppatogli con insistenza dalla satira. Né è intimorito dal monito della potente Angela Merkel sul fatto che il suo governo non sia «immaginabile come un esempio da imitare per la Germania», ha affermato la cancelliera dopo le Legislative austriache del 15 ottobre 2017.
    NON SPAVENTA IL CALO DI CONSENSI
    A Kurz, 31 anni, ministro degli Esteri a 27, sottosegretario all'Integrazione a 24, non fa neanche paura la perdita di fiducia di tre punti che l'istituto di ricerca nazionale Ogm gli attribuisce da agosto: come altri moderati è in calo, ma Strache e altri leader dell'estrema destra sono in ascesa ed è lì, non al centro, che il neo cancelliere che pochi anni fa chiedeva «più cultura dell'accoglienza in Austria» punta a sfilare e conservare i voti per il partito dei cristiano-popolari (Övp) da lui rimodellato.
    UNIRSI AL GRUPPO ANTI-MIGRANTI
    Là va il vento e di conseguenza la direzione presa da Kurz è ancora coerente con la promessa ai suoi elettori: l'Austria dei prossimi anni è destinata a staccarsi dall'orbita tedesca. Per unirsi a Est all'Ungheria e al blocco nazionalista e anti-migranti del gruppo di Visegrad.
    Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia rifiutano la ripartizione Ue dei richiedenti asilo. Il fronte è in sintonia con l'Austria dalla chiusura della rotta dei Balcani promossa da Kurz ministro degli Esteri: una vicinanza che, con la sua elezione a cancelliere di un governo con l'estrema destra, maturerà per manifeste intenzioni in alleanza. L'Europa dei muri e delle barriere, fisiche o pronte a scattare al Brennero, si contrapporrà al blocco disomogeneo di Francia, Germania e Italia.
    L'AUSTRIACO MOLTO VICINO A ORBAN
    È lapalissiano: Kurz lo nega nelle interviste per rappresentare "il nuovo" e conservare l'europeismo di facciata, ma quotidiani austriaci ben addentro ai palazzi della politica come der Standard riportano da mesi i «contatti molto forti» e la «stima reciproca» tra il ministro degli Esteri e poi cancelliere austriaco e il premier magiaro Viktor Orban.
    Tra i due corrono più di 20 anni, ma il leader della politica ungherese - ha lanciato un altro referendum, stavolta contro il piano del magnate George Soros «per integrare i clandestini» - è per carattere il più simile a Kurz: entrambi cristiano-democratici molto conservatori, ma pragmatici, non ideologici come i leader reazionari nazionalisti del Pis, al governo in Polonia. La via della Germania sui profughi era assolutamente sbagliata. Smettiamola con la superiorità morale di dividere il mondo in buoni e cattivi
    A Kurz capo dell'esecutivo, Orban ha inviato le sue congratulazioni, in vista di una «collaborazione con il rinnovato partito popolare». Del blocco di Visegrad, già in un'intervista di maggio 2017 al quotidiano nazionale tedesco Süddeutsche Zeitung (ma stampato in Baviera dov'è anche più letto) dal titolo emblematico "Kurz conosce solo una direzione", l'enfant prodige della politica austriaca aveva manifestato forte apprezzamento, perché in «materia della difesa dei confini esterni Ue, Orban e gli Stati dell'Europa dell'Est si sono dimostrati responsabili».
    DA PARI A PARI CON MERKEL
    «La via dalla Germania sul problema dei profughi» era invece «assolutamente sbagliata». E allora, dichiarava contro Merkel, «smettiamola con la superiorità morale di dividere il mondo in buoni e cattivi». Con la cancelliera tedesca, ha scritto lo Spiegel, Kurz si troverà a operare «da pari a pari».
    RISCHIO SCISSIONE TEDESCA
    Un competitor, sia a Bruxelles sia a Berlino. In Germania Kurz è pericoloso per la tenuta della difficile coalizione uscita dalle Legislative del 24 settembre 2017. Merkel rischia la scissione dell'ala bavarese e più conservatrice della Csu dal suo partito dei cristiano-democratici (Cdu), che insieme formano l'Unione Cdu-Csu. Il leader e premier bavarese Horst Seehofer ha criticato la cancelliera ed espresso più volte totale appoggio alle richieste all'Ue dell'Ungheria, anche sui milioni di euro per barriere anti-migranti.
    AFD GUADAGNA TERRENO
    Seehofer prova «comprensione» e «simpatia» per Orban, i due si vedono spesso, anche in Baviera dove dal 2013 la Csu ha perso il 15% dei voti: migrati in parte ai Liberali (Fdp) ma ancora di più all'estrema destra di AfD, secondo partito in diverse circoscrizioni del Land. In asse con la linea austro-ungherese.
    Austria, nasce l'asse anti-migranti con l'Ungheria e la Baviera - Lettera43.it

    Svezia: cosa accadrà alle elezioni nel 2018?
    Moira
    In 3 sorsi – Anche in Svezia, come nel resto della Scandinavia, i partiti di estrema destra stanno mietendo consensi tra gli elettori. Tra manifestazioni neo-naziste e riforme del welfare anti-immigrazione, la Svezia si prepara per le elezioni politiche del 2018
    1. CAMBIO DI DIREZIONE
    Nell’ultimo periodo movimenti della destra xenofoba e politiche anti-immigrazione stanno prendendo piede un po’ in tutta Europa. C’è chi rinviene le radici di questo fenomeno nei flussi migratori e nell’aumento dei richiedenti asilo.
    La Scandinavia non è da meno: negli ultimi anni infatti i partiti di destra, rispetto al passato, hanno raccolto molti più voti da parte degli elettori. In tutta la Scandinavia le agende dei partiti politici stanno adottando piani anti-immigrazione che delineano una rigida legislazione al riguardo. La Svezia è famosa per il suo sistema di welfare quasi perfetto, ma questo sta sempre più adottando idee basate su un sistema di “welfare sciovinista”, che va a beneficio dei “nativi” e lascia fuori dal sistema sociale gli immigrati.
    In particolare il partito dei democratici svedesi (SD) adotta sempre più idee care all’estrema destra anti-immigrati, mentre il movimento neo-nazista e anti-semita Nordiska Motståndsrörelsen (NRM) prende piede in tutta la Scandinavia. Uno dei motivi per cui il partito SD ha ricevuto più attenzione da parte di alcuni elettori è riconducibile al fatto che la Svezia, solo nel 2016, ha accettato più richieste di asilo rispetto agli altri Paesi europei: più di 150.000.
    2. LIBERTÀ DI PAROLA
    L’ultimo fine settimana di settembre a Göteborg, in Svezia, si è tenuta la più grande fiera del libro di tutta la Scandinavia. Quest’anno però la fiera è stata al centro di un acceso dibattito sui confini della libertà di stampa e di parola. Infatti, quest’anno, come nel 2016, un giornale di estrema destra, il Nya Tider, ha richiesto la partecipazione all’evento. Questa volta, a differenza dell’anno scorso, il Nya Tider ha avuto l’autorizzazione da parte degli organizzatori a partecipare alla fiera del libro.
    L’annuncio ha scatenato un forte dibattito sia tra gli altri partecipanti sia tra l’opinione pubblica. Alcuni partecipanti hanno cercato di boicottare la fiera e alcuni autori, tra cui lo scrittore e letterato keniota Ngugi wa Thiong’o, hanno annunciato la loro rinuncia a partecipare. L’opinione pubblica è divisa tra coloro che pensano che un Paese democratico come la Svezia non possa permettersi di vietare la libertà di stampa e di parola perché risulterebbe anti-democratico e coloro invece che non accettano che un giornale di questo tipo esista e abbia il diritto di partecipare ad eventi pubblici.
    Nel contempo, il movimento NRM ha deciso di manifestare in concomitanza della fiera del libro per le vie di Göteborg. Sabato 30 settembre si è tenuto il corteo neo-nazista, che inizialmente doveva passare nelle vicinanze sia della fiera del libro sia della sinagoga (è stato infine deviato per ragioni di pubblica sicurezza). Gli organizzatori della fiera del libro hanno dichiarato che il dialogo è la strada migliore per sconfiggere ideologie xenofobe e razziste, in un Paese dove il partito Democratici Svedesi (SD) diffonde idee politiche di estrema destra ed è sostenitore di gruppi pro-supremazia bianca.
    3. ELEZIONI 2018
    Fra un anno gli elettori svedesi dovranno scegliere un nuovo governo. Rispetto agli anni passati il partito SD ha conquistato un consenso più ampio tra gli elettori. Il partito politico dei moderati solitamente era a capo dell’opposizione e il più grande rivale dei social-democratici, e ha annunciato che il suo partito potrebbe coalizzarsi con il partito SD in vista delle prossime elezioni. Una coalizione di questo tipo sarebbe una novità in Svezia e i partiti alleati dei moderati hanno dichiarato che in nessun caso prenderanno parte a un governo che includa i democratici svedesi (SD). Dagli ultimi sondaggi, il partito dei democratici svedesi (SD) è il secondo più grande partito politico in Svezia.
    https://www.ilcaffegeopolitico.org/5...zioni-nel-2018







    Catalanismo e nazismo
    Anche se questo fatto storico è poco conosciuto, i partiti radicali catalanisti cercarono di sondare un possibile sostegno nazista alla loro causa. Già prima della presa del potere del NSDAP (Partito Nazista) nel 1933, vi furono timidi contatti: quando un capo nazista visito' Barcellona nel 1932, propagandando il movimento di Hitler, fu intervistato da La Nacio' Catalana, organo del Partit Nacionalista Català (PNC), che trovava le sue affermazioni “interessanti”; il nazista affermo 'che il suo partito “sapeva” che i catalani erano razzialmente diversi dagli spagnoli, definendo gli ebrei nemici del nazionalismo catalano (intervista al dottor K. Corff, di G. de Montrodo, “Che vol Hitler?“, La Nacio' Catalana, n. 8, 26-IX-1932, p.3). Questo preparo' il terreno per relazioni più reali e dal 1933 ci furono contatti dei capi di Nosaltres Sols! e PNC con le gerarchie naziste.
    Nosaltres Sols! proclamo' la necessità di analizzare la scena politica internazionale per scegliere potenziali alleati per la Catalogna, e nel 1934 La Nacio' Catalana sosteneva che il pancatalanismo doveva essere visto riflettersi nel pangermanismo praticato dalla Germania nazista, addirittura postulando una “confederazione occitana”. “A L’esperança d’un Catalunya liure, relliguem Pancatalanisme al Pangermanisme” (E. Albert, Quatre boigs de Mataro', Mataro': Caixa d’Estalvis Laietana/Dalmau, 1979, p. 112. Lo stesso Esteve Albert dell’Organizzazione Militare Nosaltres Sols! affermo'che fu invitato a recarsi in Germania per seguire corsi di pilotaggio di aerei).
    Il settore pro-nazista di Nosaltres Sols! difese dal 1934/35 la superiorità razziale dei catalani sugli “africani” spagnoli in termini scientifici: supponendo che l’evoluzione della conformazione razziale in Spagna e in Catalogna fosse diversa, cioè senza intrecci con le razze araba ed ebraica nel territorio catalano, per cui “è possibile considerare lo spagnolo in stretto collegamento con la componente razziale africano-semitica(araba)“. Essendo i coefficienti d’intelligenza dei catalani superiori a quelli degli spagnoli, l’immigrazione sarebbe stata un pericolo per la Catalogna, contagiandola con i tipi spagnoli “pigri e africani” (Nosaltres Sols! Fomanents scientifics del racisme. Quaderns del Separatisme, n.2, Barcelona, 1935).
    https://aurorasito.wordpress.com/201...smo-e-nazismo/












  8. #588
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    5,628
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    La Chiesa africana fa i conti con sacrifici umani e vampiri
    Un uomo che sostiene di essere vittima di vampiri
    Da alcuni giorni in Gabon, Africa occidentale, la Conferenza episcopale ha avviato una campagna contro i sacrifici umani e i crimini rituali, pratiche frequenti che si intensificano in coincidenza con certi eventi, ad esempio le elezioni, quando i candidati ricorrono alla stregoneria per aumentare le probabilità di vittoria. Si ritiene infatti che gli organi umani siano ingredienti che rendono particolarmente efficaci talismani e riti propiziatori acquistati per avere successo, fare carriera, avanzare di grado.
    “Cerchiamo di moltiplicare il nostro impegno all’approssimarsi di ogni scadenza elettorale” ha detto il 6 ottobre durante una conferenza stampa Monsignor Jean-Vincent Ondo Eyene, presidente della Commissione Giustizia e Pace della Conferenza episcopale, ricordando che la Chiesa gabonese si batte da tanto tempo, organizzando ogni anno giornate di preghiera. Da quest’anno inoltre, per sensibilizzare leader politici e popolazione, il 28 dicembre, festa dei Santi innocenti martiri, diventerà giornata nazionale di commemorazione delle vittime di sacrifici umani.
    Dal 2005 collabora con la Chiesa l’Associazione per la lotta ai crimini rituali, fondata dai genitori di due bambini uccisi a scopo rituale. Ma i loro sforzi non stanno tuttavia dando i risultati sperati. Dal 2000, anzi, i crimini sono aumentati, favoriti dal fatto che raramente gli autori degli omicidi e chi li commissiona vengono puniti. L’azione giudiziaria è ostacolata da tanti fattori: minacce e pressioni sulle famiglie delle vittime, corruzione dei funzionari statali, non di rado complici essi stessi degli omicidi, costo elevato delle procedure investigative... Si stima che ogni anno circa 100 persone siano vittime di crimini rituali e nel 70% dei casi si tratta di bambini.
    I sacrifici umani si praticano in tutta l’Africa subsahariana. Gli organi ritenuti più potenti sono quelli degli albini, acquistati per migliaia di dollari. Si va dai 2.000 dollari per un arto ai 75.000 per un corpo intero, cifre allettanti che a volte inducono gli stessi parenti a vendere i famigliari albini. Si dissotterrano persino i morti, nei cimiteri. In alcuni stati, per impedirlo, si raccomanda di rinforzare le tombe con gettate di cemento.
    L’omicidio di albini più recente di cui si ha notizia è stato commesso in Mozambico a metà settembre. La vittima è un ragazzo di 17 anni il cui corpo è stato rinvenuto privo di braccia, gambe e cervello. Ma proprio in Mozambico intanto si è diffusa una nuova credenza secondo la quale la testa degli uomini calvi contiene dell’oro che gli stregoni sono in grado di estrarre. Le prime tre vittime, trovate decapitate, risalgono a maggio. Altri tre uomini calvi sono stati uccisi a giugno. A fine luglio in un cimitero sono stati riesumati e trafugati cinque cadaveri di uomini calvi. Secondo le autorità mozambicane a commissionare gli omicidi sono degli stregoni stranieri, quasi tutti residenti in Malawi, Tanzania e nella regione dei Grandi Laghi.
    Nel frattempo pero' la superstizione ha prodotto altre vittime in Mozambico e nel vicino Malawi. In entrambi i paesi si è infatti sparsa la voce che dei vampiri si aggirano per città e villaggi assetati di sangue. Il 19 ottobre nella provincia mozambicana di Zambezia, al confine con il Malawi, il panico ha scatenato una vera e propria caccia al vampiro. Nella città di Gile, per disperdere una folla agguerrita, la polizia ha sparato in aria e tuttavia un bambino è stato colpito a morte da una pallottola. L’intervento delle forze dell’ordine non ha messo fine ai disordini. Al contrario, convinta che le autorità stessero proteggendo i vampiri, la gente ha dato fuoco alle case di alcuni funzionari e poi ha compiuto atti vandalici contro una stazione di polizia e contro l’abitazione del direttore della prigione.
    Nel distretto di Mulevana a provocare le violenze sembra sia stato l’arrivo di una equipe sanitaria incaricata di irrorare dell’insetticida nell’ambito di un programma ministeriale di prevenzione della malaria. Chissà come, i suoi componenti sono stati accusati di lavorare per i vampiri. La situazione è degenerata al punto che l’amministratore distrettuale si è dovuto mettere in salvo allontanandosi dalla zona.
    In Malawi, il 10 ottobre, a dover lasciare due distretti per motivi di sicurezza è stato il personale delle Nazioni Unite. Li' la caccia ai vampiri era iniziata a metà settembre. Da allora nove persone sono state uccise, linciate da folle accecate dall’odio. Il 19 ottobre alla periferia della capitale, Blantyre, un “vampiro” è stato bruciato vivo. La folla è riuscita a entrare nella stazione di polizia dove si era rifugiato e lo ha trascinato all’esterno. Nessuno è ricorso a cure mediche per essere stato vampirizzato, non ci sono prove di aggressioni. Tuttavia lo stato di paura – c’è gente che non osa neanche più dormire a casa propria – si sta estendendo ad altri distretti e con esso la caccia ai vampiri. La polizia ha già arrestato 140 persone coinvolte nei disordini. Il presidente Peter Mutharika si è recato il 20 ottobre in visita nei distretti più colpiti, per rassicurare che il problema verrà risolto e chiedere alla popolazione di rinunciare a farsi giustizia da sé. La gente è convinta che i vampiri usino il sangue per diventare ricchi.
    La Chiesa africana fa i conti con sacrifici umani e vampiri - La Nuova Bussola Quotidiana



    Sfegio del rapper: cammina sul sacrario di Redipuglia
    Il rapper Justin Owusu realizza un video nel sacrario di Redipuglia. Lo sdegno sui social. Poi si spiega su Facebook: "Sono stato frainteso"
    Luca Romano
    Ha fatto parecchio discutere il video girato dal rapper di origini ghanesi Justin Owusu.
    Il giovane, tempo fa, ha girato un video in cui lo si vede cantare sul sacrario di Redipuglia, che conserva le spoglie di oltre centomila caduti. Il filmato, girato la scorsa primavera, come riporta l'Adnkronos, "è balzato misteriosamente agli onori delle cronache innescando, fra le altre, anche la dura reazione del sindaco di Foliano Redipuglia in provincia di Gorizia, Antonio Calligaris".
    Il sindaco ha scritto parole di fuoco su Facebook: "Appena ricevuta questa cosa l'ho girata al Direttore militare del Sacrario e l'ho sentito. Ovviamente le riprese non risultano autorizzate. Il Commissariato Onorcaduti ora valuterà e prenderà i dovuti provvedimenti. Per ora il video è già stato rimosso.
    In un secondo video il sindaco ha usato parole ancora più dure: "Siamo come Comune di Fogliano Redipuglia pronti ad affiancare Onorcaduti nelle azioni legali che vorranno intraprendere. Ritengo che in questo caso "parte lesa" non siano solo né Onorcaduti né il Comune ma la stessa "nazione", che quel Sacrario rappresenta, e che a mio avviso è stata fatta oggetto di vilipendio. Mi aspetto inoltre che lo Stato, in tutte le sue articolazioni, sappia reagire in modo rigoroso e duro, come deve fare uno Stato civile. Spero altresì che non ci si nasconda dietro risibili scuse come la "libertà di espressione o artistica", perché questo sarebbe un ulteriore insulto a quei caduti e ai loro parenti.
    Ricordo che anni fa le "Femen" si filmarono in una cattedrale russa, furono arrestate e condannate a diversi anni di reclusione. Personalmente invidio i russi, loro hanno Putin e la Siberia".
    Sfegio del rapper: cammina sul sacrario di Redipuglia






  9. #589
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    5,628
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    Una Ahnenerbe casalinga, quarantaduesima parte
    Quel “genere” inumano
    Sembra un destino inevitabile, quello delle utopie di capovolgersi nell’esatto contrario degli obiettivi che i loro propugnatori, ingenui o in mala fede, si erano proposti o avevano dichiarato di volersi proporre.
    La rivoluzione francese del 1789 iniziata sotto le insegne di “libertà, uguaglianza, fraternità” si è tradotta nel terrore giacobino e l’uso della ghigliottina su scala industriale.
    La rivoluzione comunista preconizzata da Marx e attuata da Lenin e Stalin in Russia, non ha prodotto certo la giustizia sociale, ma si è trasformata nel più mostruoso regime autocratico che la storia umana abbia mai conosciuto.
    La democrazia “occidentale”, beh, provatevi a difendere le ragioni degli sconfitti nella seconda guerra mondiale, a mettere in dubbio l’esistenza e l’entità del presunto olocausto, e scoprirete presto a vostre spese quale valore reale abbiano tutte le solenni dichiarazioni sulla libertà di pensiero che trovate sparse nelle varie carte costituzionali a cominciare dalla “nostra”.
    Ora, a quanto pare, per l’utopia “antirazzista” e per la creatura che essa ha partorito in termini di interpretazione del divenire umano, cioè la sedicente teoria (che in realtà non è affatto tale) dell’Out of Africa, vale esattamente la stessa cosa. Nato negli anni ’70 tale lambiccamento ideologico travestito da teoria scientifica allo scopo di contrastare “il razzismo”, si traduce in un razzismo paradossale, nell’esaltazione della pura linea di ascendenza africana nei confronti di noi europei e asiatici, ibridi di neanderthal e di Denisova, (per nulla dire dell’ancora misterioso “quarto antenato” di cui i ricercatori catalani dell’IBE di Barcellona avrebbero individuato le tracce genetiche nel DNA dei nativi delle isole Andamane e in quello di altre popolazioni asiatiche).
    In precedenza avevamo visto una serie di articoli tratti dal sito ecologista “Greenreport” che a sua volta li ha ripresi da pubblicazioni scientifiche americane, che nel loro insieme ci permettono di tracciare un quadro della nostra storia biologica nel quale la “teoria” dell’Out of Africa è sostanzialmente sconfessata. Un articolo ci parla del fatto che i geni dei Neanderthal e dei Denisoviani hanno potenziato il nostro sistema immunitario, dandoci una maggior resistenza alle malattie, ma essendo forse all’origine anche di alcune allergie di cui soffriamo. Secondo un articolo pubblicato su “The American Journal of human Genetics”, è quanto emerge da due ricerche condotte indipendentemente, una da un team dell’Istituto Pasteur di Parigi, l’altra dal Max Planck Institut di Lipsia. L’Out of Africa diventa sempre più difficile da sostenere, o perlomeno lo diventerebbe se nonostante le sue evidenti contraddizioni non fosse un DOGMA che fa comodo al potere e non fosse continuamente supportato e diffuso dal sistema mediatico, ma noi sappiamo esattamente come calcolarlo: una menzogna propagandistica.
    Il razzismo filo-africano, non so come altro definirlo, sottinteso alla “teoria” dell’Out of Africa, praticato da “antirazzisti”, sinistrorsi, “democratici” assortiti nonché inevitabilmente da quella che da due millenni in qua è la promotrice di tante storture, la Chiesa cattolica, è un razzismo doppiamente infame, prima di tutto perché va a colpire i propri connazionali, e poi perché – obiettivamente – va a favorire quelli che non sono “risorse”, ma pesi morti e parassiti. Ultimamente, è stata ripubblicata l’ultima intervista concessa dalla scomparsa antropologa Ida Magli a Francesco Borgonovo di “Libero”. La Magli era certamente una ricercatrice con una conoscenza della realtà di queste popolazioni che i buonisti catto-sinistri che stanno irresponsabilmente decidendo il nostro destino, si possono soltanto sognare.
    Ecco dunque le parole che possiamo considerare una sorta di testamento spirituale di una delle migliori intelligenze nel campo degli studi antropologici:
    “Gli Africani non hanno saputo fare nulla a casa loro e non faranno nulla pure qui. Hanno un territorio sconfinato, foreste, fiumi, metalli preziosi, e non ne hanno fatto nulla. Una volta uccisi gli Europei non ci sarà più niente, questo è certo(…). I mussulmani che vengono qui sono prima di tutto incapaci di pensare. L’islamismo organizza tutta la loro vita e dunque anche la loro struttura psicologica”.
    Privata l’umanità della sua parte più creatrice, quello che rimane è il puro nulla, è un’illusione pensare che l’involuzione biologica non sarà accompagnata puntualmente anche da quella culturale. Noi potremmo anche fallire nel tentativo di risvegliare la resistenza dei popoli europei, ma in ogni caso “loro”, i buonisti-antirazzisti-democratici, non vinceranno mai, possono solo distruggere.
    Il nostro Michele Ruzzai ha tenuto presso il Circolo Identità e Tradizione una conferenza che ha avuto per oggetto Le radici antiche degli Indoeuropei. Riguardo ai contenuti di questa conferenza, veramente ricca di dati, di spunti e di conoscenze su di un terreno dove il nostro Michele ha dimostrato di muoversi con grande competenza, è estremamente difficile fare una sintesi. Diciamo che il nostro amico si muove sostanzialmente nell’ambito della concezione tradizionale delle origini indoeuropee, che, appoggiandosi alle ricerche dello studioso indiano Tilak che ha individuato nei Veda, i testi sacri dell’induismo, la descrizione di fenomeni astronomici che posso essere osservati solo alle latitudini polari, ha visto nelle terre artiche il luogo d’origine degli Indoeuropei, basandosi anche su numerose tradizioni di svariati popoli, come sono state esaminate e raccontate da René Guenon e Julius Evola, e in totale contrasto con la teoria “ufficiale”oggi prevalente che ci considera discendenti da agricoltori mediorientali, e anche, sebbene la scala dei tempi sia differente, con l’Out of Africa, poiché entrambe si possono considerare parte del medesimo tentativo di spostare il polo delle nostre origini dal nord al sud.
    Le origini degli Indoeuropei, a differenza di quanto sostenuto ad esempio da Colin Renfrew, non vanno ricondotte alla rivoluzione agricola del neolitico, ma risalgono al paleolitico superiore. Tra la collocazione originaria nella sede artica e la posizione attuale dei popoli indoeuropei, vi sarebbe stata poi una collocazione in aree oggi sommerse (Nel corso della deglaciazione, negli ultimi 20.000 anni il livello dei mari si sarebbe alzato di 100-120 metri), una, il Doggerland posta tra l’Inghilterra e la Danimarca, l’altra, tra le Isole Britanniche e l’Islanda, sarebbe stata l’Atlantide platonica e l’Avalon ricordata nelle leggende celtiche.
    Noi abbiamo visto più volte che la questione delle origini si situa a una molteplicità di livelli, ed è chiaro che la questione delle origini degli Indoeuropei si trova a un livello diverso e a tempi molto più recenti dell’origine della specie umana.
    Al riguardo, indipendentemente dall’oggetto della conferenza, tra me e l’amico Michele mi pare non ci sia un’identità totale di posizioni. Io avevo collocato a gennaio sul suo gruppo facebook i tre articoli tratti da “Greenreport”, e Michele vi ha apposto il seguente commento:
    “Io non sono un tifoso particolarmente sfegatato dell’ipotesi multiregionale (Thorne/Wolpoff) in quanto questa presuppone comunque un andamento umano evolutivo-ascendente e rende semplicemente policentrica l’origine Sapiens, ma comunque tutto cio' che contrasta l’ “Out of Africa” che a mio avviso è ora “il nemico principale”, anche per tutta una serie di implicazioni a caduta che con la paleoantropologia hanno poco a che fare, è sicuramente ben accetto”.
    La differenza fra le nostre rispettive posizioni, lo si capisce bene, è legata alla tematica evoluzionista. Michele è più prudente di me riguardo all’ipotesi multiregionale proprio per il fatto che essa rientra nel campo evoluzionistico. Io vi ho spiegato più volte che a mio avviso il naturalista inglese Charles Darwin è stato mal interpretato dai suoi discepoli più o meno zelanti, che la sua teoria fu subito vista come “di sinistra” e sovversiva (a cominciare dallo stesso Marx che di scienza non capiva nulla) perché contrasta con il creazionismo biblico (ma è tutto da vedere se il cristianesimo sia tradizione, soprattutto “la nostra” tradizione), che l’idea di uno sviluppo ascendente delle forme viventi verso l’autocoscienza si trova assai poco o niente in Darwin, e deriva piuttosto dalla sovrapposizione alla teoria evoluzionista del concetto di progresso mutuato da tutt’altri ambiti (proprio per quest’equivoco di fondo, Darwin non amava la parola “evoluzione” e ne L’origine delle specie l’ha usata una sola volta).
    Questa concezione “evoluzionista-progressista” ignora invece i concetti di lotta per l’esistenza e di selezione naturale, il quadro dipintoci da L’origine delle specie di una natura competitiva, di sopravvivenza del più adatto e via dicendo, concetti che nel loro insieme nella realtà dei fatti sono una sconfessione della democrazia (e del cristianesimo con la sua predilezione per i miti, i deboli e i parassiti, come aveva ben visto Nietzsche), a favore di una visione meritocratica, e la tendenza insita negli esseri viventi a tramandare nelle generazioni future il proprio genoma e non quello di chicchessia, che va ad avallare quelle “brutte cose” (per la democrazia) che si chiamano etnicismo e razzismo, mostrandoci l’assurdità e il masochismo etnico insiti nelle tendenze cosmopolite cristiane-illuministe-marxiste.
    Ora pero' a questo riguardo io devo fare uno sforzo di onestà e di umiltà. Tempo addietro mi ero trovato a discutere di queste questioni con un conoscente studioso di dottrine tradizionali che non gradisce di essere menzionato pubblicamente. Questa persona mi fece notare che pur ritenendo validissima la pars destruens del mio discorso, cioè il rilevamento delle contraddizioni insite nella visione cristiana-democratica-progressista, avanzava serie perplessità riguardo alla pars construens; infatti secondo le dottrine tradizionali l’uomo (come del resto gli altri viventi) è un archetipo, un’idea nel senso di Platone, incarnato nel divenire del mondo (e l’uomo caucasico-indoeuropeo più di tutti, essendo il più vicino all’Urmensch primordiale, laddove altre popolazioni si sarebbero differenziate maggiormente in relazione a diverse situazioni storiche) e riducendolo a mero accidente del divenire biologico comparso in ultima analisi in maniera casuale, lo si sminuirebbe considerevolmente.
    E allora? Io non pretendo di avere in mano tutte le risposte, le risposte definitive ammesso che esistano, ma certamente qualcosa si puo' dire, cominciando con il notare che cio' che solitamente ci siamo abituati a chiamare “scienza” è perlopiù un’interpretazione precostituita sovrapposta al reale che la ricerca ha il solo scopo di confermare, un’interpretazione che ha fra le altre cose lo scopo di negare qualsiasi valenza metafisica, e lo scopo della scienza non dovrebbe essere questo, non dovrebbe addentrarsi nel campo della metafisica neppure per negarla, imponendo un’ottica materialista.
    La visione evoluzionista-progressista e il creazionismo biblico non occupano tutto lo scenario delle interpretazioni possibili (anzi, si potrebbe persino avanzare l’ipotesi che il progressismo-evoluzionismo ascendente che, lo ripeto, non era la concezione di Darwin, sia in ultima analisi una filiazione del creazionismo, una sorta di creazionismo continuo immanente alla storia, e che percepire le cose in termini di un rigido aut-aut fra l’uno e l’altro sia in definitiva il segno di una mentalità abramitica).
    Julius Evola, ad esempio, spiegava che la comparsa nella documentazione fossile della storia della vita di tipi man mano più complessi e “superiori” puo' essere letta come la progressiva caduta nel piano materiale di entità superiori, e quindi essere il segno non di uno sviluppo ascendente, ma di una fase di decadenza del ciclo cosmico. Un’idea forse troppo complessa per molti suoi presunti discepoli a cui non è rimasta alternativa oltre a quella di ricadere nel creazionismo, e questo potrebbe essere uno dei motivi che spiegano il passaggio di alcuni “tradizionalisti”, da evoliani a cattolici, vissuto magari come un approfondimento del proprio punto di vista originale, mentre in realtà ne è semplicemente un tradimento.
    Se noi invece siamo capaci di coniugare la concezione evoliana genuina con la visione “non-buonista” del darwinismo, disporremo di un’arma formidabile capace di spazzare via tutte le chimere cristiane-democratiche-marxiste-progressiste.
    Al di là di una soluzione sul piano intellettuale, occorre ricordare che conoscere è importante, ma sopravvivere viene prima, e, indipendentemente da una risposta soddisfacente sul piano teorico, il nostro compito principale, ora, è quello di lottare per la sopravvivenza delle etnie europee e indoeuropee contro la loro dissoluzione nel tritacarne multietnico.
    Una Ahnenerbe casalinga, quarantaduesima parte ? Fabio Calabrese | EreticaMente


  10. #590
    email non funzionante
    Data Registrazione
    16 Oct 2010
    Messaggi
    5,628
    Mentioned
    1 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    “Babylon Berlin”: la fiction accusata di nazismo fa boom di ascolti in Germania
    di VALERIA GELSI
    Ci si interroga, in Germania, sullo straordinario successo della fiction tv Babylon Berlin, che racconta gli anni ruggenti e complicati della Berlino a cavallo tra il 1929 e il 1934, incrociando quindi i prodromi e l’affermazione del nazismo. La storia è un noir e segue le indagini dell’ispettore Gedeon Rath su un caso che tiene insieme pornografia e criminalità organizzata. Tutta la critica è, però, concorde nel considerare come grande protagonista la Berlino dell’epoca, percorsa da sfarzi, cosmopolitismo, fermenti culturali e crisi economica.
    Il paragone con «le nostre società di oggi»
    Babylon Berlin, che andata in onda su Sky, in Germania ha fatto un boom di ascolti: quasi un milione e mezzo di telespettatori, la miglior performance mai registrata per l’esordio di una serie. Un successo che i produttori e distributori (per gli Stati Uniti i diritti sono stati acquisiti da Netflix) si aspettano possa essere replicato a livello mondiale: la fiction sarà messa in onda in una trentina di Paesi, compresa l’Italia dove verrà trasmessa su Sky Atlantic a partire dal 28 novembre.
    Il regista Tom Tykwer, uno dei tre che ha partecipato alla realizzazione della prima stagione (gli altri due sono Achim von Borries e Hendrick Handloegten) ha tentato di dare una spiegazione politico-sociologica a tanta attenzione, dicendo che gli «evidenti parallelismi fra la Berlino di allora e le nostre società di oggi mi hanno fatto venire la pelle d’oca». «Adolf Hitler nel 1929 sembrava ancora una figura arginabile e trascurabile», ha proseguito il regista, aggiungendo che «non possiamo sapere cosa succederà in Nord Corea, Spagna e nemmeno in Germania». Anche secondo l’attrice coprotagonista, Liv Lisa Fries, «i nazisti all’inizio non vennero presi sul serio, sembravano atterrati da Marte, una riflessione tra oggi e quel periodo si impone».
    "Babylon Berlin": la fiction accusata di nazismo fa boom di ascolti in Germania (video) - Secolo d'Italia









    Polonia: marcia estrema destra, decine di migliaia di partecipanti
    Nel giorno dell'Indipendenza
    (ANSA-AP) VARSAVIA, Polonia - Migliaia di nazionalisti hanno preso parte alla marcia organizzata dai gruppi di estrema destra oggi a Varsavia, nel giorno in cui i polacchi celebravano l'Indipendenza del loro Paese.
    La marcia di estrema destra è uno dei tanti eventi nella giornata che segna la rinascita della Polonia come nazione nel 1918 dopo essere stata cancellata dalle mappe per 123 anni. Ma la marcia è stato il più grande evento della Giornata dell'Indipendenza degli ultimi anni, offuscando le celebrazioni statali ufficiali e altri eventi patriottici.
    Alcuni partecipanti hanno espresso simpatia per idee xenofobe o di suprematismo bianco. Sventolava anche una bandiera con la scritta: "Europa bianca di nazioni fraterne". Un partecipante, che è stato intervistato dalla televisione statale TVP, ha detto che stava partecipando "per eliminare l'ebraismo dal potere".
    I partecipanti hanno marciato allo slogan "vogliamo Dio", parole tratte da una vecchia canzone religiosa polacca citata dal presidente Donald Trump durante una visita a Varsavia all'inizio di quest'anno.
    Polonia: marcia estrema destra, migliaia partecipanti - Cultura e Società - Nuova Europa - ANSA.it

    Minacciosa manifestazione nazionalista ieri a Varsavia
    Decine di migliaia di persone hanno manifestato con motti nazionalisti, frasi xenofobe e slogan religiosi per il giorno dell’Indipendenza
    Ieri 11 novembre la Polonia ha festeggiato l’indipendenza conquistata nel 1918. È uno degli anniversari più importanti della nazione, commemorato con parate e marce, ma dalla fine degli anni Duemila è diventato un’occasione per manifestazioni nazionaliste che attirano persone anche dal resto dell’Europa. A quella di ieri a Varsavia hanno partecipato decine di migliaia di persone di gruppi di estrema destra.
    Lo slogan più usato ieri era “We Want God” (Vogliamo Dio), da una vecchia canzone nazionalista polacca che anche Donald Trump aveva citato nel suo discorso durante la sua visita in Polonia. C’erano cartelloni che inneggiavano alla supremazia dei bianchi, che paragonavano l’Islam al terrorismo, contro i diritti LGBT e con slogan antisemiti. C’è stata anche una piccola contromanifestazione, ma il numero di partecipanti non è stato minimamente paragonabile.
    Le foto della minacciosa manifestazione nazionalista di ieri a Varsavia - Il Post

    In 60 mila alla marcia in Polonia, l’estrema destra si prende la piazza nel giorno dell’indipendenza
    Durante la manifestazione slogan xenofobi, antisemiti e inneggianti alla supremazia bianca
    Oltre 60.000 persone hanno partecipato a Varsavia alla marcia indetta dall’estrema destra in occasione del giorno dell’Indipendenza.
    La marcia, nella quale non sono mancati slogan xenofobi, antisemiti e inneggianti alla supremazia bianca, ha oscurato le celebrazioni ufficiali della giornata, l’anniversario della fine della Prima Guerra Mondiale, che ridiede sovranità alla Polonia cancellata per più di un secolo (123 anni) dalle carte geografiche.
    In piazza l’estrema destra ha sfilato inneggiando allo slogan «Vogliamo Dio», frase di una vecchia canzone tradizionale polacca, la stessa citata dal presidente statunitense Donald Trump nel corso della sua recente visita nel Paese.
    Gli oratori dal palco hanno lanciato slogan contro i liberali e chiesto di difendere i valori cristiani. Alla marcia hanno partecipato soprattutto giovani, molti a viso coperto e con la bandiera verde filo-nazista degli Anni 30. «È stata un bel colpo d’occhio», ha commentato il ministro dell’Interno Mariusz Blaszczak, mentre la tv pubblica Tvp ha descritto i manifestanti come «patrioti che hanno espresso il proprio amore per il Paese».
    In 60 mila alla marcia in Polonia, l?estrema destra si prende la piazza nel giorno dell?indipendenza - La Stampa

    Polonia, l’ultradestra xenofoba
    «ruba» la festa dell’indipendenza
    Raduno europeo di estremisti anti-immigrati a Varsavia. In 60 mila secondo la polizia con lo slogan: «Vogliamo Dio».
    di Maria Serena Natale
    Nel giorno dell’unità, Varsavia si è divisa. Tre anime, stesse bandiere bianco-rosse. La Polonia delle istituzioni davanti al monumento al Milite ignoto. A poca distanza il corteo antifascista. Infine la marcia dell’ultradestra raccolta intorno allo slogan «Noi vogliamo Dio», richiamo a un’identità che fa perno su radici cristiane aggiornate in chiave anti-immigrazione. Ieri, però, sono stati i nazionalisti a rubare la scena, regalando a questo 11 novembre la più forte partecipazione degli ultimi anni.
    «Per un’Europa bianca»
    In 60 mila (stime della polizia) hanno sfilato in difesa della Polonia «baluardo» dell’Occidente cristiano, minacciata da presunte invasioni islamiche e liberismo selvaggio: un popolo eterogeneo che ha trovato una causa comune in quel «Vogliamo Dio» intonato dalla piazza il 2 giugno 1979, nella storica visita di Giovanni Paolo II. Parole citate ancora la scorsa estate dal presidente americano Donald Trump nel discorso di Varsavia, omaggio alla resistenza di una nazione che del cattolicesimo militante ha fatto un pilastro della lotta al comunismo. Non era questo, tuttavia, lo spirito della piazza ieri. Accanto a cartelli «per un’Europa bianca di nazioni sorelle» si sono rivisti simboli dell’estrema destra xenofoba e antisemita degli anni Trenta. Slogan che avvicinano sempre più la galassia dell’estremismo europeo — alla marcia erano attesi rappresentanti di movimenti svedesi, slovacchi, ungheresi — e il suprematismo bianco della «destra alternativa» Usa.
    Il conflitto con Bruxelles
    Non aiuta a disinnescare l’aggressività crescente di questi gruppi il clima creato dal governo nazional-conservatore di Beata Szydlo, la premier «scelta» dal vero regista della politica di Varsavia, Jaroslaw Kaczynski. Un esecutivo entrato in conflitto diretto con le direttive di Bruxelles, a cominciare dal piano di redistribuzione dei richiedenti asilo. Ma deciso anche a ignorare gli ammonimenti su violazioni dello Stato di diritto come le recenti limitazioni all’autonomia della magistratura.
    Polonia, l’ultradestra xenofoba «ruba» la festa dell’indipendenza - Corriere.it

    Polonia, Giorno dell'Indipendenza: l'ultradestra xenofoba si prende la piazza
    Sessantamila nazionalisti sfilano nella capitale polacca Varsavia nell´anniversario del recupero dell'indipendenza al termine della Prima guerra mondiale, l'11 novembre del 1918. Molto meno numerosa la contromanifestazione di gruppi democratici che denunciano il "pericolo fascista"
    di ANDREA TARQUINI
    "VOGLIAMO DIO", "Polonia pura, Polonia bianca", "Rifugiati al diavolo". Con questi slogan molte decine di migliaia di nazionalisti, oltre sessantamila secondo le agenzie di stampa internazionali, hanno sfilato oggi in un enorme corteo nella capitale polacca Varsavia nell´anniversario dell´indipendenza. Molto piú piccola è stata la contromanifestazione di gruppi democratici che denunciano il "pericolo fascista".
    Un clima nazionalista, antieuropeo, xenofobo, intollerante, si respira in Polonia come in altri tra i Paesi del gruppo di Viségrad (Cechia Ungheria Slovacchia) e nel resto del centro-est dell´Europa. Nella ricorrenza dell´indipendenza nazionale, la manifestazione nazionalista con una forte partecipazione di gruppi di giovani dell´ultradestra xenofoba con i loro simboli, è stata l´evento principale.
    Con slogan che rinnegano di fatto i valori democratici, liberal, europeisti e di tolleranza e non violenza. L´umore del corteo sembra segnalare anche un deciso sdoganamento di idee di destra radicale.
    Giovani, ma anche famiglie con i bebé in carrozzina, hanno partecipato al corteo lungo ben tre chilometri che ha percorso il centro di Varsavia, tra il lancio di petardi, un mare di bandiere nazionali, canti patriottici e slogan radicali. "A colpi di martello, a colpi di falce, spazziamo via la marmaglia rossa, i comunisti", hanno gridato alcuni. Un partecipante, intervistato dalla televisione Tvp, ha detto "stiamo manifestando per eliminare l´ebraismo dal potere".
    Un altro slogan era "Europa bianca di nazioni fraterne", un chiaro no sia ai migranti - la Polonia rifiuta le quote di ripartizione decise dall´Unione europea, e non ospita praticamente nessun migrante nordafricano o arabo, solo un milione di ucraini fuggiti dalle zone di guerra - ma anche un netto rifiuto dell´idea di ulteriore integrazione politica nell´Unione europea, come secondo le proposte della Francia del presidente Emmanuel Macron e della Germania della cancelliera Angela Merkel.
    Giornata difficile quindi per il presidente dell´esecutivo europeo, l´ex premier liberal polacco Donald Tusk, che è venuto a partecipare alle commemorazioni ufficiali dell´indipendenza nel difficile tentativo di rilanciare il dialogo tra Ue e Varsavia. Secondo le istituzioni europee, molte recenti decisioni prese dal governo nazional-conservatore polacco, specie la riforma della giustizia, minacciano l´indipendenza della magistratura e lo Stato di diritto.
    "La cultura cristiana è superiore a quella musulmana", hanno scandito i dimostranti, e anche "onore ai nostri eroi". Molti di loro, intervistati dalle televisioni e dalle agenzie di stampa o dagli inviati dei siti, hanno sottolineato di appoggiare appieno la linea di contrapposizione dura della maggioranza nazional-conservatrice liberamente eletta sia verso la Ue sia sul tema dei migranti. I no del centro-est della Ue appaiono un problema ogni giorno piú serio per la Commissione europea e per l´Unione europea in generale.
    Il no ai migranti, recentemente, era stato espresso in Polonia da una gigantesca mobilitazione ai confini con il rosario in mano, un gesto simbolicamente anti-islamico. "L´Islam ci porta solo terrorismo", dicevano questo sabato sera i dimostranti di Varsavia.
    I contro-manifestanti dei gruppi di opposizione e delle Ong hanno denunciato un crescente clima di odio anti Unione europea, e xenofobo.
    Polonia, Giorno dell'Indipendenza: l'ultradestra xenofoba si prende la piazza - Repubblica.it




















 

 
Pagina 59 di 60 PrimaPrima ... 949585960 UltimaUltima

Discussioni Simili

  1. Gelaterie storiche
    Di Hatshepsut nel forum La Bellavita
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 30-06-16, 14:53
  2. Foto Storiche
    Di Don Alfio nel forum Fondoscala
    Risposte: 262
    Ultimo Messaggio: 04-04-08, 20:44
  3. notarelle storiche
    Di pietroancona nel forum Politica Estera
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 19-03-08, 15:28
  4. Rivalita' Storiche
    Di peter from milan nel forum AC Milan
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 30-05-07, 20:34
  5. Curiosità storiche....
    Di Oli nel forum Fondoscala
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 01-11-03, 23:09

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
Clicca per votare

1 2 3 4 5 6 7 8 9 10 11 12 13 14 15 16 17 18 19 20 21 22 23 24 25 26 27 28 29 30 31 32 33 34 35 36 37 38 39 40 41 42 43 44 45 46 47 48 49 50 51 52 53 54 55 56 57 58 59 60 61 62 63 64 65 66 67 68 69 70 71 72 73 74 75 76 77 78 79 80 81 82 83 84 85 86 87 88 89 90 91 92 93 94 95 96 97 98 99 100 101 102 103 104 105 106 107 108 109 110 111 112 113 114 115 116 117 118 119 120 121 122 123 124 125 126 127 128 129 130 131 132 133 134 135 136 137 138 139 140 141 142 143 144 145 146 147 148 149 150 151 152 153 154 155 156 157 158 159 160 161 162 163 164 165 166 167 168 169 170 171 172 173 174 175 176 177 178 179 180 181 182 183 184 185 186 187 188 189 190 191 192 193 194 195 196 197 198 199 200 201 202 203 204 205 206 207 208 209 210 211 212 213 214 215 216 217 218 219 220 221 222 223 224 225