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Discussione: Vicende storiche (e non storiche) scomode

  1. #621
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    NORIMBERGA 71 ANNI DOPO
    Dopo 71 anni dai vergognosi processi di Norimberga ecco come si presenta oggi la citta’ tedesca:



    Uno sporco negro in mutande ha mandato in fin di vita una povera anziana.
    Di questo e tanti altri casi simili dobbiamo ringraziare la Troika del Terrore presieduta dalla Merkel, da Juncker, Schulz, Barroso e altri porci.
    Il loro intento sia con gli attentati dell’11 Settembre 2001 che con l’entrata in vigore della moneta unica e’ sempre stato solo uno: distruggere l’identita’ europea, sostituire i loro popoli con quelli del terzo mondo, mossi ed incentivati a muoversi/migrare/invadere il nostro continente grazie proprio alle guerre scatenate e inscenate in Africa e Medio Oriente.
    Un calcolo e una strategia a lungo termine che dopo 17 anni sta dando loro i risultati sperati.
    https://wotansvolk.com/2017/12/16/no...-71-anni-dopo/



    QUESTO È IL PELIDE ACHILLE, PER LA BBC: OMERO SI RIVOLTA NELLA TOMBA
    Ok, siamo abituati alle americanate che trasformano la storia in fumetto, ma a tutto c’è un limite. Questo limite lo hanno superato Netflix e BBC.
    Per la nuova serie tv Troy: Fall of a City, che narra la caduta di Troia, non hanno badato a trattenersi: Achille è Africano. Basterebbe questo per imporre la chiusura non solo della serie, ma di entrambe le società per manifesta idiozia. Ormai li piazzano ovunque, ma prima, almeno, la Storia impediva loro di metterli dove non sono mai stati: ora no, hanno perso gli ultimi freni inibitori.
    Il problema è che una grande massa di persone non sa nemmeno cosa sia accaduto a Troia, sa nulla dell’ira funesta del pelide Achille. E ne sentirà parlare per la prima volta guardando l’oscenità di Netflix e BBC. Imparando che Achille, simbolo della grecità e dell’Occidente, era Africano.
    Stanno riscrivendo il passato per compromettere il futuro. Orwell aveva ragione.
    In questo c’è, tanta stupidità ma, soprattutto, un profondo odio di sé. Quell’odio che ci sta portando, come Troia, alla caduta di una Civiltà. La nostra.
    https://voxnews.info/2017/12/22/ques...a-nella-tomba/



    BUCKINGHAM PALACE, IL GIOIELLO ‘RAZZISTA’ DELLA PRINCIPESSA TURBA MEGHAN
    La principessa del Kent, Marie Christine von Reibnitz, originaria della Repubblica Ceca e moglie di Michael cugino della regina Elisabetta, si è presentata al pranzo prenatalizio a Buckingham Palace con un particolare gioiello sul vestito, raffigurante un uomo nero con corona e vestito dorati. Si tratta di un genere di oggetto che in Inghilterra viene chiamato “Blackamoor”, immagini o sculture di servi o schiavi neri, particolarmente in voga nell’arte europea di epoca coloniale.
    Anatema. Deliberatamente offensivo nei confronti di Meghan, promessa sposa di sangue misto del principe Harry, già a sua volta finito tempo fa nella bufera per aver indossato a una festa un uniforme nazista. Meghan Markle è infatti di madre nera e padre bianco, di conseguenza secondo gli infuriati commentatori della vicenda, il gesto della principessa del Kent sarebbe di stampo razzista, una chiara provocazione indecorosa.
    Magari avrà voluto lanciare un segnala di resistenza. Tanto che la povera principessa è stata costretta a scusarsi, per un gioiello. E promettere di non indossarlo più.
    https://voxnews.info/2017/12/23/buck...-turba-meghan/

    C'è un cranio nell'armadio del separatismo catalano?
    La differenza genetica della Catalogna fu tra i cavalli di battaglia del nazionalista 'Doctor Robert', fervente "misuratore di teste" come Lombroso nell'Italia meridionale
    di FRANCESCO PALMIERI
    L’indipendentismo della Catalogna ha combaciato, per un periodo, con una ipotizzata superiorità dei suoi crani su quelli di altri figli della penisola iberica. E' cosa che risale a un centinaio di anni fa o giù di lì. L’epoca del positivismo trionfante, la stessa in cui il celeberrimo antropologo piemontese Cesare Lombroso misurava le teste dei meridionali e ne traeva conclusioni “scientifiche”, con la scoperta della fossetta cranica sui resti del brigante calabrese Giuseppe Villella, segno di un atavismo “affricano”.
    E fu lombrosianamente attivo a Barcellona, al volgere del XIX secolo, il medico Bartolomé Robert, il quale assurse pure all’importante poltrona di alcalde (sindaco) della città. Illustrò l'incarico con una conferenza pubblica nell’ateneo locale, che intitolò – il titolo si commenta da sé – “La razza catalana”. Era il 14 marzo 1899.
    Il 'Doctor Robert', aiutato da illustrazioni anatomiche, espose “la solida prova dell’indice cefalico delle diverse razze, seguendone il rispettivo percorso attraverso la Spagna”.
    Compassi e lancette, angoli cranici e rapporti statistici contesero alla diffusa moda dello spiritismo (di cui difatti Lombroso pure s'occupò) un posto d’onore fra gli interessi scientifici - accademici e divulgati - in quell’Europa di ultimo Ottocento, secolo che aveva aperto la sua seconda metà con un’opera influente, il saggio “Sulla disuguaglianza delle razze umane” del conte francese Joseph Arthur de Gobineau.
    Per il 'Doctor Robert', gli asturiani e i galiziani erano più primitivi degli altri spagnoli, con un cranio rotondo e nordafricano, laddove quelli della provincia di Valencia presentavano testa più ovale, e così andando per contrade iberiche fino alla Catalogna col suo cranio "ariano".
    Mappe politiche e mappe genetiche
    Rievocando la sua storia, 'El País' cita le considerazioni del grande patologo (di cranio aragonese) Santiago Ramón y Cajal, Premio Nobel per la Medicina nel 1906 e già compagno di studi di Bartolomé. Ne scrisse come di un “clinico eminente, lottatore dalla parola precisa e meditata che, col passar del tempo, doveva sorprenderci tutti capeggiando il nazionalismo catalano e proclamando urbi et orbi,, la tesi della superiorità del cranio catalano rispetto a quello castigliano”.
    E’ evidente, ha osservato anche lo storico barcellonese Santiago Izquierdo, che i discorsi su crani e razze vanno calati nel contesto di un’epoca diversa dalla nostra, ma neanche si possono consegnare ai musei. Nel 2008 un altro storico catalano, Oriol Junqueras, vice presidente del Governo di Catalogna arrestato poche settimane fa per la ribellione contro Madrid, asseriva che in Europa “ci sono tre Stati (solo tre!), dove è stato impossibile raggruppare tutta la popolazione in un unico gruppo genetico. In Italia, in Germania e in Spagna, tra spagnoli e catalani”. La mappa del Paese, per qualcuno a Barcellona, è prima genetica che politica? Se è così il positivismo è morto, ma è un morto che parla.
    https://www.agi.it/cultura/catalogna...ws/2017-12-01/

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  2. #622
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    Cosa fa Facebook con i nostri like: la pubblicità psicologica
    Uno studio della Columbia University condotta su tre milioni e mezzo di utenti ha dimostrato che profilare un avviso commerciale sul profilo psicologico dell'utente aumenta del 50 per cento le possibilità di acquisto
    RICCARDO LUNA
    Da qualche giorno la mia vita su Facebook non è più la stessa. Come faccio ormai da qualche anno ci torno più volte al giorno per vedere cosa fanno i miei amici: un po’ per curiosità, un po’ perché spesso mi danno ottimi spunti su cui lavorare. Ma da qualche giorno è diverso: fra un post e l’altro Facebook mi propone di comprare qualcosa. E di solito quella cosa, in quel momento, mi appare irresistibile. E spesso la compro.
    Non sto parlando del Market Place, del mercatino digitale che è in funzione da qualche mese. Sto parlando di annunci pubblicitari mirati che consentono di comprare qualsiasi cosa con un clic, senza uscire da Facebook insomma. Questo strumento di marketing esiste da un paio di anni, ma è solo adesso che mi pare abbia raggiunto una efficacia inquietante. La pubblicità su misura degli utenti non è affatto una novità: Google ci ha costruito il suo impero, scrivi qualcosa in una email, chessò Egitto, e improvvisamente Google ti offre viaggi in Egitto. Ma con Facebook ho il sospetto che stiamo entrando in una fase ulteriore: la pubblicità su misura del tuo stato d’animo. Sei depresso? Sei allegro? Ho quello che fa per te. Esagerato? Forse no.
    Qualche giorno fa è stata pubblicata una ricerca scientifica che sembra accreditare questa tesi: è stata condotta da una docente della scuola di business della Columbia University, Sandra Matz, che ha gestito tre test su tre milioni e mezzo di utenti di Facebook. E ha dimostrato che profilare una pubblicità non solo sull’età, il sesso o il reddito, ma sul profilo psicologico, aumenta del 50 per cento le possibilità che qualcuno ci clicchi sopra e compri qualcosa. E per determinare il profilo psicologico non serve, come si pensava una volta, un questionario di 50 domande: basta un like.
    Questa cosa in realtà nell’ambiente si sa da 10 anni: da quando David Stillwell, uno studente di Cambridge, creò una app, MyPersonality, che dava agli utenti il loro profilo psicologico in cambio delle risposte ad alcune domande; ma già nel 2008 ci si accorse che bastava studiare i likes su Facebook per avere lo stesso risultato: con 70 likes di una persona, la conosci meglio degli amici; con 150 meglio dei genitori; con 300 meglio del partner. Ma anche un solo like basta a dire chi sei. Tra l’altro da qualche tempo Facebook ai like ha aggiunto altri possibili stati d’animo: un modo per esprimerci meglio, certo, ma anche per dare più dati su di noi.
    Ora la domanda è: Facebook usa i nostri profili psicologici per venderci più cose? Se ne parla da un po’: una volta un giornale australiano ha raccontato di aver intercettato una presentazione di Facebook ad alcuni investitori in cui si vantava di poterlo fare, ma Facebook ha sempre negato. Secondo alcuni, giocare sulle nostre debolezze apre la strada a scenari di manipolazione dell’opinione pubblica inquietanti, anche in politica. Secondo me, è ora di chiedere una risposta chiara e definitiva a Mark Zuckerberg.
    https://www.agi.it/blog-italia/ricca...st/2017-11-21/



    Ticino 2030: sarà un Cantone di filo nazisti?
    BELLINZONA – Tre giovani, nati e cresciuti nella Svizzera italiana. È l’equipaggio della Crew 38, gruppo neonazista che inneggia alla supremazia della razza bianca. Già un paio di anni fa in Ticino era emersa la problematica degli skinhead. E il Governo, in risposta ad alcune interrogazioni, aveva gettato acqua sul fuoco. Sostenendo che nelle scuole medie del Cantone i ragazzi sono già adeguatamente informati sul tema del nazismo.
    Esther Lienhard, collaboratrice del DECS che segue il fenomeno, è chiara: «Al momento i casi sono isolati – dice –. Ma dobbiamo stare attenti. Gli estremisti, e alcuni media sensazionalistici, stanno forgiando slogan pericolosi».
    E che la situazione nella Svizzera italiana non sia del tutto pacifica lo spiega Markus T. (nome di fantasia), membro di Antifa Bern, associazione nazionale antifascista. «Solitamente gli skinhead ticinesi si orientano verso la Romandia, ad esempio il Vallese, seguendo le orme degli Swiss Hammerskins (SHS). Alcuni si recano a Milano, dove si trova la Skinhouse Milano. Altri, legati al gruppo Blood & Honor (B & H), si spostano fino a Zurigo, o in direzione di Venezia, dove c’è il Veneto Fronte Skinhead. Un tempo c’erano gli "Skinheads del Ticino". Ma erano poco organizzati. Oggi i ticinesi puntano su grossi gruppi come Swiss Hammerskins (SHS). E la Crew 38 fa proprio parte di questo giro».
    Markus T. invita tutti a una riflessione. Comprese le autorità politiche e non. «La società non si può più nascondere. Troppo spesso quando ci sono concerti di queste organizzazioni, ci si limita a dire che tutti si sono comportati bene e che non ci sono stati incidenti. Ci si dimentica, tuttavia, a cosa servono questi eventi. E quale ideologia ci sia dietro. Lì si raccolgono fondi per finanziare i movimenti».
    Ticinonline - Ticino 2030: sarà un Cantone di filo nazisti?



    “Via Hitler”. Sfregio nazista a due passi dal ghetto
    A due passi dal ghetto, compare via Hitler. In realtà è via Voltapaletto, ma qualche balordo ha pensato di ribattezzare la strada in nome del Führer.
    Il nome del dittatore è stato scritto nero su bianco con un pennarello in un blocco di pietra all’angolo con via delle Suore. Uno sfregio nazista alla memoria che pesa ancora di più a Ferrara, diventata culla della cultura ebraica con la recentissima inaugurazione del Meis.
    Mentre le autorità arrivate in città si congratulano per l’apertura del Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah, un atto vandalico deturpa l’immagine della città, inneggiando a Hitler proprio al confine con il quartiere ebraico dove era stata segregata la comunità ebraica ferrarese.
    https://www.estense.com/?p=661751



    All'asta l'ammiraglia di Hitler
    La Mercedes 770K Grosser sarà battuta il 17 gennaio prossimo dalla Worldwide Auctioneers a Scottsdale, Arizona
    Va all'asta, battuta dalla Worldwide Auctioneers a Scottsdale il 17 gennaio prossimo, una delle auto più rappresentative della Seconda Guerra Mondiale. Non stiamo parlando della Jeep Willis o del Maggiolino Volkswaken, ma di uno dei dieci esemplari ancora esistenti della bellissima - quanto grande - Mercedes 770K Grosser Offener Tourerwagen del 1939. Non un esemplare qualiasi, ma quello che tutti avranno visto nei tanti documentari: era infatti l'auto di Hitler, usata per accompagnare i maggiori esponenti della politica del tempo e per le grandi parate naziste.
    L'auto è in perfette condizioni - se non la migliore 770K in circolazione - nonostante sia stata posseduta da diversi proprietari in tutto il mondo; è passata di mano in mano, quasi come se dopo un pò il peso storico di una vettura, così bella quanto instrisa di storia, cominciasse a farsi sentire. Dopo la disfatta di Hitler l'auto ha preso la strada per l'Austria, prima di finire in un museo di Las Vegas, nella collezione di un magnate della birra di Monaco e, per ultimo, ad un anonimo collezionista russo.
    Sei metri di lunghezza, 5 tonnellate di peso e 400 cavalli erogati dal grosso 8 cilindri da 7,7 litri, che permettevano alla Mercedes 770K Grosser Offener Tourerwagen una velocità massima vicina ai 180 km/h. L'auto è intatta e in condizioni perfette, completa della targa originale "1A 148461" e della certificazione ufficiale della Mercedes. Non mancavano dispositivi da 007, come una paratia mobile che esce da dietro ai sedili posteriori per proteggere gli occupanti da colpi di arma da fuoco. Una vettura come nessun'altra, scelta preferita dai capi di stato per la sua maestosità e imponenza, che può essere ammirata su worldwide-auctioneers.com, sito ufficiale della casa d'asta.
    La Mercedes di Hitler all'asta - OmniAuto.it








  3. #623
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    Bannon sarebbe un neonazista. Perché, Jared invece…?
    Maurizio Blondet
    Sento ripetutamente i media bollare Steve Bannon come “neonazista”. Non vanno per il sottile i giornalisti, quando sentono che la caccia è aperta. Ma naturalmente tacciono che il vero razzista Trump lo ha nel suo genero influentissimo, il bel Jared Kushner.
    Jared appartiene alla setta degli Habad Lubavitcher, potentissima presso il governo americano da un cinquantennio. Basti dire che quando il loro super-rabbino Mendel Schneerson nel 1983, compì 80 anni, il Congresso degli Stati Uniti proclamò tale giorno come “Education Day in USA” e lo onorò con la Decorazione Nazionale d’Onore. In pratica, una festa nazionale.
    Una potenza mondiale.
    Si deve ai lubavitcher se in tutte le capitali del mondo occidentale, a Natale, si accende ufficialmente in qualche piazza un enorme candelabro a sette braccia, celebrazione della festa concorrente Chanukkah. Ciò nel quadro di una annosa campagna dei lubavitcher “per abolire le celebrazioni di Natale dei goy [..] in base alla nota sentenza ebraica che definisce i cristiani idolatri (Likkutei Sichos, 37:198”, si legge in uno dei loro volantini.)
    “Likkutei Sichos” è la raccolta dei discorsi del loro super-rebbe, il sopra citato Scheerson, a cui i fanatici attribuiscono il valore di rescritti talmudici.
    Ora, in questi scritti, il rabbi insegna – né più né meno – che gli ebrei sono Dio, e gli altri esseri umani sono animali destinati a servire gli ebrei, o a perire nel regno d’israele prossimo venturo, sotto le leggi penali che saranno imposte su di loro. Una di queste è la pena di morte per il peccato di “Idolatria”, come la celebrazione del Natale di Cristo. Nel mio “Chi comanda in America” ho citato alcuni rescritti di Schneerson che delineano la sua teologia suprematista. Qualcuno lo ha postato in pdf :
    http://holywar.org/blondet.pdf
    “La differenza tra un ebreo e un non-ebreo si comprende alla luce della ben nota espressione [biblica] ‘differenziamoci’. Dunque non abbiamo qui solo il caso di una persona che sia solo di un livello superiore all’altra […] Il corpo di un ebreo è di qualità totalmente diversa dal corpo di ogni altro individuo delle nazioni.[…] L’intera realtà non-ebraica è solo vanità. Sta scritto: “E gli stranieri cureranno le vostre greggi (Isaia 61,5).
    In un altro rescritto, il super-rabbino sancisce: l’aborto è un delitto. Va punito con la morte il non-ebreo che lo commette. Non però se l’aborto lo commette un ebreo. “Perché?”, si domanda Schneerson. E si risponde: “La risposta viene dal considerare la differenza generale fra ebrei e non ebrei: un ebreo non è stato creato come mezzo per qualche altro scopo: è egli stesso lo scopo. L’intera creazione esiste per servire i giudei. [Per questo] un ebreo, la cui esistenza è la sola cosa importante, non deve essere punito per [aver eliminato] qualcosa di secondario”.
    Altrove, sui trapianti e loro liceità: “Se un giudeo ha bisogno di un fegato, può prendere il fegato di un non ebreo innocente per salvare il primo? La Torah sembra consentirlo. La vita di un ebreo ha valore infinito. Se vedi due persone affogare, un ebreo e un non-ebreo, la Torah ti impone di salvare prima la vita dell’ebreo”.
    Ora, Jared Kushner ha frequentato la “Chabad House” aperta nell’universitàdi Harvard, dove lo lodano come “studente mega-donatore a palate”.
    Jared Kushner?s college rabbi recalls a snow-shoveling student mega-donor | The Times of Israel
    In quell’occasione, Jared versò infatti alla “Missione” (tali sono le migliaia di Chabad Houses nel mondo) 150 mila dollari. Ma è una pioggia continua, centinaia di migliai di dollari della Kushner Foundaton (“charity”, esentasse). Anche la Donald J. Trump Foundation ha donato a tre diverse istituzioni Lubavitcher 11.500 dollari. Jared manda i figli alle scuole della setta lubavitcher.
    Il loro Messia non risorse..
    Ho parlato di Menachem Mendel Schneerson (Ucraina 1902, New York 1994) come di un super-rabbino. E’ di poco: migliaia di suoi seguaci han cominciato a chiamarlo non “rebbe” bensì “Mosiach”, e lui ha più o meno lasciato fare. Anzi ha acceso le speranze messianiche fino al delirio quando, all’inizio della Guerra del Golfo contro Saddam (1991), annunciò ai seguaci che tale evento “annunciava l’arrivo del Messia”, secondo la midrash Yalkut Shimoni (una compilazione rabbinica di commenti alla Bibbia): “O voi umili, il tempo della vostra redenzione è arrivato.”
    Il punto è che si suoi seguaci comprarono pagine intere di giornali per inserzioni, appunto a tutta pagina, in cui annunciavano che era giunta la Redenzione. Uno dei suoi sotto-rabbini, Rabbi Asher Zeilingold dichiarò alla stampa che “si aspettava che il messia arrivasse da un momento all’altro” e che Schneerson “presto sarebbe stato riconosciuto da Dio come il salvatore”.
    Schneerson si ammalò. Mentre giaceva in agonia alla clinica Beth Israel Medical Center, circa 2.000 seguaci si radunarono fuori danzando e cantavano, e preannunciando la fine del mondo. Altri pregavano, altri ancora battevano contro il muro dell’ospedale come fanno al Muro del Pianto.
    Al suo funerale, decine di irriducibili credenti danzarono durante tutto il corteo, affermando che la sua morte era una fase “obbligatoria” del suo ritorno come Messia. “Nel momento in cui la bara veniva posta sul carro funebre, una folla disperata di fedeli Lubavitch inneggiava preghiere affinché Schneerson si alzasse e si rivelasse il Messia tanto atteso”, scrisse il Washington Post.
    Ad ogni buon conto, non seppellirono il corpo se non dopo tre giorni, perché non si sa mai che risorgesse come Gesù. Scrive Wikipedia: “Tre giorni dopo la morte di Schneerson, il giornale ebraico The Forward scriveva che il movimento si era diviso, con un gruppo che asseriva che il Rebbe era ancora vivo ed un altro che credeva sarebbe risorto: “Ci sono coloro che dicono che non credono il rebbe sia morto, e altri che dicono che la sua resurrezione è prossima. Alcuni di questi resurrezionisti, hanno cominciato a dormire vicino alla tomba del Rebbe nel cimitero di Queens, sperando di essere i primi a vedere il loro Messia risorgere dai morti.”
    Un indizio in più di quanto i Lubavitcher siano influenzati dal cristianesimo settario americano, quasi una versione ebraica dei Testimoni di Geova con i loro ripetuti annunci della fine del mondo, o dei “cristiani rinati” che aspettano la “rapture”, ossia di essere rapiti al cielo prima della Grande Tribolazione, che invece subirà il resto dell’umanità non rinata.
    Ancor oggi, secondo l’antropologo Simon Dein: “I membri Lubavitch sostengono che il loro Rebbe è più potente in campo spirituale senza l’ostacolo del corpo fisico. Alcuni asseriscono che egli non sia mai morto. Diversi altri affermano che il Rebbe sia Dio […] Esistono certi elementi cristiani che sembrano permeare le idee messianiche di questo gruppo.” (“Mosiach is here now: just open your eyes and you can see him”, Simon Dein, Anthropology & Medicine, Volume 9, nr. 1/aprile 2002).
    Il rabbino e studioso Jacon Neusner, celebre per il suo duetto teologico con Papa Ratzinger (2007), ha confermato: “Una sostanziale maggioranza dell’importante movimento ortodosso chiamato Lubavitch o chassidismo Chabad afferma che il loro Rebbe, Rabbi Schneerson, sepolto nel 1990 senza lasciare successori… presto ritornerà per completare la redenzione in qualità di Messia”.
    Sono copiature di “messianismo cristiano” tanto riconoscibili, che un antropologo Joe Marcus li ha paragonati a quelli della prima cristianità: “Entrambi i capi accettarono tacitamente la fede messianica dei loro seguaci ma furono reticenti nel dichiararsi messia direttamente. Il cataclisma della morte del Messia ha portato a credere nella sua esistenza continuativa e persino nella sua resurrezione”. Magari con la piccolissima differenza che i cristiani non coltivano il razzismo metafisico di credersi, collettivamente, popolo-dio.
    Fatto sta che la diffusione delle credenze Lubavitcher è molto vasta negli ambienti ebraici apparentemente lontani. Dopo la morte di Schneerson, la Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti propose una mozione — sponsorizzata dai Rappresentanti Chuck Schumer (j), John Lewis (j), Newt Gingrich, e Jerry Lewis (j), e da altri 220 membri del Congresso americano — per assegnare a Schneerson la Medaglia d’Oro del Congresso degli Stati Uniti d’America. Il 2 novembre 1994 la mozione fu unanimemente approvata da entrambe le Camere onorando Schneerson per i suoi “straordinari contributi all’educazione mondiale, alla moralità e per le importanti azioni di carità”. Sic.
    A proposito di tanta moralità e carità:
    Un Lubavitcher famoso, rabbi Mani Friedman, alla domanda sul come secondo lui gli israeliani devono trattare gli arabi, ha risposto: “Il solo modo di combattere una guerra morale è il modo ebraico: ‘Distruggi i loro luoghi santi. Uccidi uomini, donne e bambini (e il loro bestiame)”.
    https://www.haaretz.com/news/chabad-...g-war-1.277616
    Questa è dunque la ideologia che motiva Jared Kushner, i suoi familiari, il suocero di cui è diventato il massimo ascoltatissimo consigliere sul Medio Oriente.
    Del resto l’idea che i goym siano “animali parlanti” è mainstream nell’ebraismo talmudico, così come la prescrizione di sterminare dei nemici, uomini donne bambini e animali. In varie occasioni il rabbino-capo italiano, Di Segni, ha dato manifestazioni di simpatia verso i Lubavitcher e la loro “missione” (convertono gli ebrei poco praticanti), ne condivide totalmente le posizioni su Gerusalemme: senza rilevare la stranezza del loro “resurrezionismo”.
    Ci si può alfine chiedere come mai gli ebrei non hanno accettato il Messia cristiano con la credenza nella “sua morte e la credenza nella sua resurrezione ed esistenza continuativa” mentre non si scandalizzano che i Lubavitcher credono la stessa cosa del “loro” messia.
    https://www.maurizioblondet.it/banno...-jared-invece/



    "Il nazismo ha fatto solo cose buone".

  4. #624
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    Predefinito Re: Vicende storiche(e non storiche) scomode

    I CONSIGLI SESSISTI DI VANITY FAIR A HILLARY CLINTON: «NEL 2018 DATTI ALL’UNCINETTO»
    Negli Stati Uniti polemiche per i consigli sessisti di Vanity Fair a Hillary Clinton. Hive, un popolare blog del noto magazine, sta pubblicando alcuni video in cui i giornalisti suggeriscono a personaggi famosi buoni propositi per l’anno che verrà. L’intento è fare dello spirito, e con l’ex candidata alla presidenza sono stati chiari: «Volontariato, lavori a maglia, improvvisazione comica. Qualsiasi cosa, purché ti tenga lontana dalla politica».
    POLEMICHE PER I CONSIGLI SESSISTI DI VANITY FAIR A HILLARY CLINTON
    La frase, pronunciata da una redattrice che – come tutti i colleghi – si è mostrata alla telecamera con un bicchiere di spumante in mano, ha immediatamente fanno scattare l’accusa di sessismo in rete. A protestare politici vicini a Hillary Clinton e anche diversi personaggi dello spettacolo. Patricia Arquette, l’attrice premio Oscar da non protagonista per Boyhood, ha risposto al tweet di Vanity Fair, scrivendo: «Basta dire alle donne cosa devono o possono fare».
    CONSIGLI SESSISTI DI VANITY FAIR A HILLARY CLINTON, NEL DIBATTITO ENTRA ANCHE TRUMP
    Nella polemica sui consigli sessisti di Vanity Fair a Hillary Clinton è entrato anche Donald Trump, ma non certo per difendere la rivale democratica. Anzi, il presidente ha attaccato la rivista, per essersi piegata alle scuse dopo le polemiche. Per Trump le scuse sono un «passo indietro» «Vanity Fair – ha scritto il presidente – che sembra essere agli sgoccioli, si piega all’indietro e si scusa per il piccolo colpo inferto alla ‘corrotta’ (così lui definisce la Clinton ndr)».
    Trump coglie l’occasione dei consigli di Vanity Fair a Hillary Clinton per prendersela anche con Anna Wintour, la storica direttrice di Vogue che ha ispirato il film Il diavolo veste Prada, amica e sostenitrice dell’ex first lady. All’epoca della campagna elettorale, i media parlavano di una possibile nomina ad ambasciatrice della giornalista, se la Clinton fosse stata eletta. Trump con il suo tweet è tornato sulla questione.
    Donald J. Trump

    @realDonaldTrump
    Vanity Fair, which looks like it is on its last legs, is bending over backwards in apologizing for the minor hit they took at Crooked H. Anna Wintour, who was all set to be Amb to Court of St James’s & a big fundraiser for CH, is beside herself in grief & begging for forgiveness!
    La polemica per i consigli sessisti di Vanity Fair a Hillary Clinton



    SFREGIATA CON L’ACIDO DA AMICA GELOSA DELLA SUA PELLE PIÙ CHIARA
    E’ noto che in Africa, e ovunque ci sono popolazioni ‘colorate’, c’è una gerarchia di bellezza femminile che scende con lo scurire della pelle. Ed è noto l’utilizzo di creme schiarenti cancerogene, per scalare questa gerarchia.
    Meno noto è l’utilizzo dell’acido per vendicarsi di chi ha la pelle più chiara di te. Quanto accaduto in Inghilterra (dove è in corso una vera e propria epidemia di attacchi con l’acido) a Naomi Oni, attaccata dall’amica Mary Konye, gelosa della sua pelle meno nera.
    Attente alle vostre ‘nuove’ amiche.
    https://voxnews.info/2017/12/31/sfre...le-piu-chiara/



    In Austria la prima bimba nata nel 2018 è musulmana: sul web si moltiplicano minacce e insulti
    Si chiama Asel ed è musulmana la prima bimba nata a Vienna allo scoccare della mezzanotte tra il 31 dicembre e il primo gennaio. E in rete si moltiplicano minacce e insulti: "Deportate questa feccia"
    Alessandra Benignetti
    Asel è nata a Vienna 47 minuti dopo la mezzanotte tra il 31 dicembre e il primo gennaio.
    E' venuta al mondo battendo sul tempo tutti gli altri neonati austriaci, conquistandosi così il titolo di bambina dell’anno. Come vuole la tradizione, la foto del Neujahrsbaby tra le braccia dei genitori è stata pubblicata su tutti giornali.
    La madre Naime e suo marito, Alper Tamga, sono entrambi musulmani. E musulmana è anche Asel, la prima bambina austriaca nata nel 2018. Per questo ad accoglierla non c’è stato il consueto coro di auguri e benedizioni. Al contrario, come riporta il New York Times, la rete si è scatenata inondando di commenti carichi di insulti e minacce le pagine social dei giornali locali che hanno pubblicato il ritratto della famiglia, diffuso dall’Associazione degli ospedali di Vienna.
    “Deportate questa feccia immediatamente”, scrive un utente sulla pagina Facebook del quotidiano austriaco Heute, mentre un altro internauta si augura addirittura “la morte in culla” della piccola. L’atteggiamento di chiusura verso rifugiati e musulmani, visti come “nemici della propria cultura” è sempre più diffuso tra gli austriaci, che alle scorse elezioni hanno premiato due partiti, quello conservatore del cancelliere Sebastian Kurz e quello di estrema destra di Heinz-Christian Strache, che hanno fatto della lotta all’Islam e all’immigrazione il cavallo di battaglia delle rispettive campagne elettorali. A confermarlo al quotidiano della Grande Mela è Barbara Unterlechner, direttrice di un centro contro l’odio sul web, la quale assicura che da quando oltre 145mila migranti hanno varcato le frontiere austriache dall’estate del 2015, i “commenti razzisti” si sono moltiplicati sui social media.
    In Austria la prima bimba nata nel 2018 è musulmana: sul web si moltiplicano minacce e insulti

    Germania, chiede una “soluzione definitiva” per crisi migranti: il presidente del Ppe nella bufera
    Manfred Weber ha usato parole che evocano lo sterminio nazista degli ebrei
    E’ polemica in Germania per le parole usate da Manfred Weber sulla questione dei migranti, evocando espresssioni di stampo nazista: l’eurodeputato del partito conservatore bavarese Csu, presidente del Partito Popolare Europeo ha dichiarato che bisogna ”trovare una soluzione definitiva alla questione migratoria” ed è stato immediatamente accusato nel suo Paese di utilizzare un vocabolario che ricorda quello dei nazisti.
    Il riferimento è alla “soluzione finale” (“Endlösung”), termine utilizzato da regime di Adolf Hitler per indicare il piano di sterminio di milioni di ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Weber non ha utilizzato l’espressione “Endlösung”, ma ha parlato di “Finale Losung”, avvicinandosi molto al termine che evoca i tempi del nazismo.
    Germania, chiede una "soluzione definitiva" per crisi migranti: il presidente del Ppe nella bufera


  5. #625
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    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    GIUSTIZIA RAZZISTA
    FLINT MCLEANEIN
    Molti ricorderanno di Guerina, la concierge uccisa dal prete nero (o negro, affronteremo la validita’ di questa parola in un imminente articolo-saggio, n.d.R.), adesso condannato in appello a 25 anni di carcere. L’Africano, dopo la condanna, in secondo grado, ha indirizzato un’accusa ai giudici, un’accusa ben precisa, etichettandoli come “razzisti”. Ma certo…
    FONTE.LA-REPUBBLICA.
    La rabbia del sacerdote congolese: "Sentenza razzista". Per Alabi Gratien due anni in meno di carcere rispetto al primo grado per l'omicidio della cinquantenne scomparsa nel 2014 nell'aretino. Il corpo della donna non è mai stato ritrovato.
    Caso Guerrina, pena ridotta in appello per Padre Graziano: condannato a 25 anni
    E' rimasto in aula fino all'ultimo, fino a quando i giudici non hanno letto il nuovo verdetto, fino a quando non si è ritrovato di nuovo condannato. Padre Graziano, il sacerdote congolese accusato dell'omicidio volontario e dell'occultamento del cadavere di Guerrina Piscaglia, è stato condannato dalla corte d'assise d'appello di Firenze a 25 anni di carcere. Con questa sentenza la corte ha parzialmente riformato il verdetto di primo grado, che aveva inflitto una pena al religioso di 27 anni.
    Nelle motivazioni della sentenza di condanna, la Corte d'assise di Arezzo aveva sostenuto che padre Gratien Alabi uccise Guerrina Piscaglia lo stesso giorno in cui scomparve da casa mentre si stava avviando verso la parrocchia di Ca' Raffaello, e lo fece "per paura di uno scandalo", dal momento che la donna era innamorata di lui in modo "sofferente e anomalo".
    -----------------------------------------------
    In gioventu’ mi raccontavano di come le ricche donne europee di una certa eta’, ormai appassite ma pur sempre vogliose e desiderose, prendessero sovente l’aereo e si recassero in Africa, in hotel attrezzati ed organizzati per il loro soggiorno e la loro vacanza di sesso con i mandingo, gli unici in grado di avere rapporti sessuali con queste donne ormai flaccide e provate dall’eta’.
    Guerina purtroppo non godeva della stessa ricchezza di queste donne, non aveva la stessa disponibilita’ finanziaria per viaggiare e godere dei piaceri sessuali forniti da congolesi, nigeriani, e mandingo vari. Ma aveva trovato il suo tenero amante nel prete della parrocchia che serviva come donna delle pulizie: una Perpetua sui generis intricata in una sorta di romanzo alla Uccelli di Rovo. Ma ben presto questo suo romanzo sdolcinato e’ finito. Le donne bianche europee hanno una visione del mondo offuscata dai contenuti malevoli ed ingannatori di tutta questa letteratura da soap opera televisiva cultural marxista che fornisce loro input come: sono come noi o meglio di noi, non c’e’ nulla di male a mischiare le razze, e’ possibile vivere i sogni, anche i ricchi piangono, etc. Ecco perche’ Guerina pensava di non correre rischi, il suo mandingo forse l’avrebbe pure sposata, sarebbe fuggito con lei per vivere una lunga storia d’amore. Ma l’Africano sconosce queste soap opere e romanzi per citrulli.
    Il corpo di Guerina non sara’ mai ritrovato, e noi sappiamo perche’.
    Guerina e’ stata cucinata e mangiata da quel mostro, da quello che nella sua mente, ormai viziata per colpa di ingannevoli messaggi mediatici, era diventato il suo gioiello nero promesso con l’uccello di rovo, lo stesso mostro, che ancora vediamo NELLE NOSTRE AULE DI TRIBUNALE E DI CORTE con l’abito da prete nonostante due sentenze di condanna, lo stesso INFAME ASSASSINO che ora CI ACCUSA di razzismo, a noi italiani.
    Questo e’ il loro firewall, il firewall di individui che non hanno nulla a che spartire con la nostra civilizzazione ed il nostro continente: accusarci di razzismo quando sono stati colti con le mani nel sacco, forti di tutta quella massa di stupidi ed inetti bianchi marxisti che infoltisce le loro fila e giustifica la loro invasione e i diritti che noi bianchi stiamo cedendo loro senza colpo ferire. Ecco perche’ quel negro non e’ il solo che dovrebbe essere condannato a marcire in carcere.
    Oggi la favola di Cappuccetto Rosso e il Lupo Cattivo puo’ assurgere ad un vero significato globale: e’ realta’, e’ cio’ che accade e continuera’ ad accadere se la nostra societa’ ormai sotto scacco non finira’ di essere ingannata e smettera’ di moto proprio di accettare il carnefice inganno marxista.
    https://wotansvolk.com/2017/12/15/giustizia-razzista/

    Germania, nipote del ministro di Hitler e deputata Afd denunciata per un tweet razzista: “Musulmani barbari stupratori”
    Beatrix von Storch, vice-capogruppo del partito di estrema destra al Bundestag, ha risposto agli auguri di buon anno postati dal profilo ufficiale della polizia del Nord Reno-Westfalia anche in lingua araba: "Credono che calmeranno in questo modo le orde di barbari musulmani stupratori di gruppo?"
    di F. Q.
    La vice-capogruppo del partito di estrema destra tedesco Alternative fuer Deutschland (Afd) al Bundestag è stata denunciata per dei commenti razzisti postati su Twitter la notte di Capodanno. Beatrix von Storch, il cui nonno era stato ministro delle Finanze sotto Adolf Hitler, ha risposto a un tweet della polizia del Nord Reno-Westfalia che formulava gli auguri per il nuovo anno in arabo scrivendo: “Che diavolo sta succedendo in questo Paese? Perché un sito ufficiale di polizia posta un tweet in arabo? Credono che calmeranno in questo modo le orde di barbari musulmani stupratori di gruppo?”
    Il profilo Twitter di von Storch è stato bloccato nella giornata di lunedì per diverse ore per “violazione delle norme sui contenuti di odio”, mentre la polizia ha reso noto di aver presentato denuncia ai pubblici ministeri per sospetta istigazione all’odio razziale. La deputata ha poi pubblicato uno screen-shot del post su Facebook, ripetendo la sua dichiarazione con l’aggiunta: “Vediamo se si può dire su Facebook”. Anche in questo caso il commento è stato però censurato dal social.
    “Questa è la fine dello Stato di diritto“, ha scritto in tedesco von Storch, criticando il fatto che Facebook abbia agito molto prima che l’indagine abbia portato una conclusione o a un verdetto.
    Il tweet ora sotto inchiesta della deputata Afd fa riferimento a quanto accaduto due anni fa a Colonia, la principale città del Nord Reno-Westfalia, quando decine di donne denunciarono di essere state palpeggiate e derubate durante i festeggiamenti per il nuovo anno. Delle 31 persone indagate e identificate dalla polizia per furti e lesioni, 18 avevano presentato domanda di asilo in Germania.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/201...atori/4069325/

    Tweet anti-islamici: la deputata Afd Beatrix Von Storch finisce sotto inchiesta
    Di Anna Pedri
    Lei si chiama Beatrix Von Storch ed è la vicepresidente dell’AFD, il partito di destra tedesco. La notte di Capodanno, memore degli stupri del 2016, ha riposto a un tweet della polizia di Colonia in cui venivano formulati gli auguri di buon anno in varie lingue tra cui l’arabo, con un cinguettio in cui ha accusato la polizia di essere “conciliante con orde di uomini musulmani barbarici e violentatori”. Per questo, e altri commenti relativi all’islam, la deputata è finita sotto inchiesta.
    “Che diavolo sta succedendo in questo paese? Perché un sito ufficiale di polizia del Nord Reno-Westfalia posta un tweet in arabo?”, è stato uno dei commenti della Von Storch. E ancora: “Credono che calmeranno in questo modo le orde di barbari islamici stupratori di gruppo?”, ha twittato la vicepresidente dell’AFP, riferendosi alla scelta di esprimere gli auguri di buon anno anche in lingua araba, richiamando alla mente gli stupri denunciati all’indomani della notte di capodanno 2016 da parte di centinaia di donne, che hanno accusato per lo più gruppi di immigrati, specialmente arabi.
    Ieri i profili Facebook e Twitter della deputata tedesca sono stati bloccati per diverse ore. Contro di lei l’accusa di aver (presumibilmente) violato le regole di espressione.
    Lo scorso mese di giugno la nipote del ministro delle Finanze ai tempi di Hitler aveva risposto in maniera affermativa su facebook a un sondaggio in cui si chiedeva se la polizia dovesse sparare ai migranti, inclusi bambini e donne che cercano di attraversare il confine tedesco.
    https://www.ilprimatonazionale.it/ap...chiesta-77817/


  6. #626
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    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    L'ingegnere licenziato da Google per sessismo fa causa all'azienda per discriminazione
    James Damore sostiene di essere stato messo all'indice in quanto maschio, bianco e conservatore
    Uno dei leitmotiv della cosiddetta alt-right è che, nell'America di oggi, le vere vittime di discriminazione siano i maschi bianchi eterosessuali, soprattutto se hanno idee politiche distanti da quella mentalità liberal che non sarà certo pensiero unico ma è sicuramente prevalente in ambienti come la Silicon Valley (si pensi al caso dell'inventore di JavaScript, Brendan Eich, costretto nel 2014 a lasciare il ruolo di ad di Mozilla per aver finanziato una campagna referendaria contro i matrimoni gay). Su questa base James Damore, l'ingegnere che fu licenziato da Google lo scorso agosto per aver vergato un documento ritenuto sessista, ha fatto causa all'azienda sostenendo che il suo allontanamento è stato discriminatorio.
    L'avvocato punta alla class action
    Nel ricorso depositato presso la Corte di Santa Clara, Harmeet Dhillon, la legale di Damore, afferma che le persone di orientamento conservatore vengono discriminate da Google e che il licenziamento del suo cliente era stata una rappresaglia tesa a punirlo per le sue opinioni politiche. A mettere nei guai Damore era stata una nota interna nella quale aveva suggerito che le donne fossero di natura meno interessate degli uomini alla tecnologia e fosse questo il motivo per cui in poche lavorano nel settore. Dhillon ambisce a trasformare la causa in una vera e propria class action e - si legge su Business Insider - ha invitato a farsi avanti chiunque si sia sentito discriminato da Google per essere "bianco, maschio o conservatore".
    Il caso Gudeman
    Secondo TechCrunch avrebbe già aderito almeno un altro ex ingegnere di Google, David Gudeman, che aveva commentato un documento interno su come gestire le conversazioni che degenerano paragonandolo a quanto "gli schiavisti avrebbero scritto ai loro schiavi per aiutarli a capire come interagire con i padroni". Dopo questo episodio, l'ingegnere fu richiamato. A costargli il posto era stata una lite online con un collega musulmano, che era stato indagato dall'Fbi per terrorismo e aveva sostenuto di essere finito sotto inchiesta solo per la sua religione. Gudeman aveva messo in dubbio la sua versione e, secondo la documentazione legale, sarebbe stato cacciato anche per aver espresso pubblicamente sostegno per Trump durante la campagna elettorale.
    "L'aperta ostilità di Google nei confronti del pensiero conservatore è accompagnata da un'odiosa discriminazione sulla base di razza e genere, proibita dalla legge", si legge nel testo della causa, "il management di Google si spinge a livelli estremi, e illegali, per incoraggiare i dirigenti a prendere in considerazione l'appartenenza a categorie protette, sulla base della razza o del genere, come fattori determinanti per l'assunzione, a danno dei dipendenti, o potenziali tali, maschi e caucasici".
    https://www.agi.it/estero/google_jam...ws/2018-01-10/



    Negri. Negri dappertutto.
    La BBC Teach, canale educativo della televisione della Perfida Albione, sta cercando di convincere i bambini che gli antichi Romani e tutta la storia dell'Inghilterra sarebbe costellata di diversamente pallidi.
    https://letturine.blogspot.it/2017/1...ppertutto.html



    Bambino nero indossa la maglietta "scimmia". Ed è polemica su H&M
    La nota catena di abbigliamento finisce al centro delle polemiche per la pubblicità di una felpa
    Margherita Conte
    Un bambino di colore per pubblicizzare una felpa con la scritta "scimmia". È questa la pubblicità di H&M che ha scatenato polemiche.
    Sul sito della nota catena di abbigliamento, una pubblicità in particolare ha fatto storcere il naso a alcune persone. L'immagine è quella di un bambino di colore con una felpa verde. E fino a qui nulla di strano. Il problema è la scritta: "The coolest monkey in the jungle", ossia "La scimmia più cool nella giungla". Ora, non si tratta di essere maliziosi. Ma è vero che molto spesso la parola "scimmia" viene utilizzata come insulto nei confronti delle persone di colore.
    Bambino nero indossa la maglietta "scimmia". Ed è polemica su H&M



    Atalanta, striscione di Lombroso a Napoli
    Al San Paolo la tifoseria bergamasca ha esposto uno striscione con l'effige del celebre teorico della "criminalità per nascita" e dell'inferiorità dei meridionali
    L'Atalanta ieri sera si è qualificata alla semifinale di Coppa Italia eliminando il Napoli, l'ennesima grande impresa calcistica di una fantastica stagione, ma il giorno dopo fa rumore e non poco lo striscione razzista apparso sugli spalti del San Paolo. Nella zona dei tifosi ospiti è comparsa infatti l'immagine di Cesare Lombroso, il celebre teorico della "criminalità per nascita" e dell'inferiorità dei meridionali, esposta con orgoglio da alcuni supporter bergamaschi.
    Atalanta, striscione imbarazzante di Lombroso a Napoli - Corriere dello Sport




  7. #627
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    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    GUSTL E STEPHANIE
    FLINT MCLEANEIN
    August (“Gustl”) Kubizek (3 agosto 1888 – 23 ottobre 1956) fu un caro amico fin dalla giovinezza e coetaneo di Adolf Hitler. Raccolse le memorie di questa sincera e lunga amicizia nel suo libro The Young Hitler I Knew, pubblicato nel 1955.
    Kubizek era di origini ceche ma nacque a Linz, in Austria, quindi concittadino e austriaco come Adolf Hitler. Ma non e’ l’unica similitudine tra i due. Kubizek ebbe tre sorelle: Maria, Teresa e Karoline ma morirono nella loro prima infanzia. Kubizek stesso scrisse che si trattava di un sorprendente parallelo tra la sua vita e quella di Adolf Hitler, la cui madre aveva perso quattro figli prematuramente. Come figli sopravvissuti, August e Adolf non poterono fare a meno di percepire di essere stati risparmiati poiche’ “scelti” dal destino.
    Kubizek e Hitler si incontrarono per la prima volta al Landestheater di Linz, in Austria. La loro comune passione per le opere di Richard Wagner li fece diventare amici intimi e compagni di stanza più tardi a Vienna, quando cercarono di essere ammessi all’Università. Condivisero una piccola stanza nella Stumpergasse 29/2 porta 17 nel sesto distretto di Vienna per svariati mesi nel 1908.
    Il sogno di Kubizek era di diventare un direttore d’orchestra piuttosto che rilevare l’attivita’ di tappezziere del padre. Adolf da buon amico lo incoraggiava in questo percorso da sogno che aveva scelto, tanto da persuadere con successo il padre di August a lasciare andare suo figlio a Vienna per completare la sua istruzione musicale al Conservatorio. Come scrisse Kubizek, questo fu qualcosa che cambio’ il corso della sua vita per sempre. In effetti, oltre ad essere accettato al Conservatorio, le qualita’ di August Kubizek furono presto notate da molti in quell’ambiente.
    Destino diverso dall’amico Hitler a cui fu negato l’ingresso nell’Accademia delle Arti di Vienna, un increscioso episodio che tenne nascosto all’amico e che porto’ Hitler stesso ad interrompere per orgoglio la sua frequentazione con Kubizek e darsi al vagabondaggio per i sobborghi di Vienna.
    Kubizek completò i suoi studi nel 1912 e fu assunto come direttore dell’orchestra a Marburg sulla Drava, in Austria (chiamato Maribor in Slovenia dopo il 1918). In seguito gli fu offerta una posizione allo Stadttheater di Klagenfurt, tuttavia la sua carriera si interruppe all’inizio della prima guerra mondiale dovendosi arruolare per la guerra. Prima di partire per il fronte sposò Anna Funke (7 Ottobre 1887 – 4 Ottobre 1976), una violinista di Vienna con cui ebbe tre figli: Augustin, Karl Maria e Rudolf.
    Fu spedito nei Carpazi, dove nel 1915 fu ferito ad Eperjes in Ungheria (ora Prešov in Slovacchia). Dopo la convalescenza durata alcuni mesi, tornò tra le prime linee. Finita la guerra, Kubizek accettò una posizione come burocrate nel Comune di Eferding, e la musica divenne per lui solo un hobby.
    Nel 1920 riconobbe l’amico Hitler sulla prima pagina del Münchner Illustrierte, e da quel momento seguì con vivo interesse la carriera politica del vecchio amico, tuttavia non tentò mai di contattarlo almeno fino al 1933, quando gli scrisse finalmente per congratularsi con il Cancelliere della Germania. Dopo qualche mese Kubizek ricevette una risposta da Hitler:
    Trenta anni dopo che Hitler aveva interrotto i contatti con l’amico Kubizek, i due si riunirono il 9 Aprile 1938 in occasione di una delle visite di Hitler a Linz. I due parlarono per oltre un’ora all’Hotel Weinzinger e Hitler offrì a Kubizek la direzione di un’Orchestra, ma Kubizek gentilmente rifiuto’ caparbiamente essendo ormai un padre di famiglia e lontano dai sogni giovanili immersi tra le musiche di Wagner. Allora Hitler offrì il finanziamento dell’educazione dei suoi figli al Conservatorio Anton Bruckner di Linz, e invitò Kubizek a partecipare al festival di Bayreuth come suo ospite speciale nel 1939 e di nuovo nel 1940, esperienze descritte da Kubizek come “le ore più felici della mia esistenza terrena”.
    Non solo. Nel 1938, Kubizek fu assunto dal Partito NazionalSocialista per scrivere due saggi di propaganda, chiamati Reminiscences, sulla sua giovinezza e amicizia con Hitler. In un episodio descritto nei saggi, Kubizek scrisse che Hitler nutriva un grande amore per una ragazza di nome “Stefanie” alla quale aveva dedicato molte poesie d’amore, seppur non ebbe mai il coraggio di fargliele avere.
    Kubizek vide Hitler per l’ultima volta il 23 luglio 1940, tuttavia Hitler non dimentico’ mai l’amico dando ordini perentori di provvedere al sostentamento della sua famiglia negli anni di guerra.
    Hitler disse a Kubizek in occasione dello scoppio della Guerra: “Questa guerra ci riporterà indietro di molti anni nel nostro programma di costruzione: è una tragedia, non sono diventato il Cancelliere del Grande Reich tedesco per combattere Guerre”.
    Nel Dicembre del 1945, Kubizek raccolse la collezione di ricordi che Hitler gli aveva dato durante la loro gioventù e li nascose con cura nel seminterrato della sua casa a Eferding. Poco dopo la fine della Guerra fu arrestato e detenuto a Glasenbach, dove fu imprigionato e interrogato dal Comando per l’indagine criminale degli Stati Uniti per ben 16 mesi. La sua casa fu perquisita, ma la corrispondenza e i disegni di Hitler non furono trovati. Fu rilasciato l’8 Aprile 1947, dopo oltre dodici mesi di reclusione da parte delle autorità americane senza essere mai stato accusato di alcuna violazione di legge.
    Nel 1951, Kubizek, che aveva rifiutato svariate offerte nel dopoguerra per i diritti delle sue memorie, accettò di pubblicare “Adolf Hitler, mein Jugendfreund” (“Adolf Hitler, My Childhood Friend”) attraverso la Leopold Stocker Verlag. Il manoscritto originale era di 150 pagine ma furono estese piu’ tardi a 352 pagine, aggiungendo diverse immagini: cartoline e schizzi dati a Kubizek da Hitler da giovane, tra il 1906 e il 1908. Il libro è diviso in tre parti e consiste in un prologo, 24 capitoli e un epilogo.
    Il libro suscito’ un grande scalpore dopo la sua pubblicazione nel 1953 e successivamente fu tradotto in diverse lingue. Nell’epilogo Kubizek scrisse: “Anche se io, un individuo fondamentalmente non politico, ero sempre rimasto lontano dagli eventi politici di quel periodo che finì per sempre nel 1945, tuttavia nessun potere sulla Terra potrebbe mai costringermi a negare la mia amicizia con Adolf Hitler”.
    L’8 Gennaio 1956, Kubizek fu nominato primo membro onorario del Musikverein di Eferding.
    Morì il 23 ottobre 1956, all’età di 68 anni, a Linz e fu sepolto a Eferding, nell’Alta Austria.
    Stefanie Rabatsch (Isak, 28 dicembre 1887 – 1973) era una donna austriaca, portata alla ribalta delle cronache da August Kubizek in quanto presunto amore segreto dell’adolescente Adolf Hitler.
    Kubizek sosteneva che Hitler si era innamorato di lei dopo che gli era passata accanto durante una passeggiata, lanciandogli uno sguardo. Nel racconto di Kubizek tuttavia Hitler non ebbe mai il coraggio di rivolgerle la parola e spiegare i suoi sentimenti. Stefanie sposò un ufficiale dell’esercito austriaco. Quando Stefanie apprese di essere stata l’oggetto di un amore segreto di Adolf Hitler dichiaro’ in svariate interviste di non essere mai stata a conoscenza dei sentimenti di Hitler nei suoi confronti.
    Kubizek descrive la prima volta l’ossessione di Hitler: “Una sera, nella primavera del 1905, mentre ci incamminavamo per la nostra solita passeggiata, Adolf mi afferrò per il braccio e mi chiese eccitato cosa pensassi di quella ragazza bionda ed esile che camminava lungo la Landstrasse a braccetto con sua madre. “Devi sapere, sono innamorato di lei”, aggiunse risolutamente.
    Stefanie Isak proveniva da una famiglia di alta classe sociale e aveva un anno di più di Adolf. Kubizek la descrive come “una ragazza dall’aria distinta, alta e magra, con i capelli folti e chiari, che portava quasi sempre in una crocchia, i suoi occhi erano molto belli”.
    Nel Giugno del 1906, Stefanie avrebbe regalato a Hitler un sorriso e un fiore dal suo bouquet mentre stava passando in carrozza. Kubizek descrive così la scena:
    “Mai più ho visto Adolf felice come in quel momento, quando la carrozza gli passo’ accanto, mi ha trascinato da una parte e con emozione mi ha svelato quel fiore, ritenendolo un visibile impegno del suo amore, riesco ancora a sentire la sua voce, tremante di eccitazione, “Lei mi ama!”.
    Dopo che la madre di Hitler morì di cancro al seno nel 1907, la processione funebre passò da Urfahr a Leonding. Kubizek ricorda che Hitler disse di aver visto Stefanie al corteo funebre, cosa che gli diede qualche consolazione. Kubizek afferma che “Stefanie non aveva idea di quanto profondamente Adolf fosse innamorato di lei: lo considerava un ammiratore un po’ timido, ma straordinariamente tenace e fedele, e quando lei rispondeva con un sorriso al suo sguardo indagatore, era felice e il suo umore diventava diverso da qualsiasi cosa io abbia mai visto in lui, ma quando Stefanie, come accadeva altrettanto spesso, ignorava il suo sguardo, Hitler raggelava.
    Stefanie affermo’ in seguito alla ribalta mediatica che non era a conoscenza dell'amore di Hitler, ma che aveva ricevuto una lettera d’amore anonima che le chiedeva di aspettarlo per laurearsi e poi per sposarlo, lettera che attribuì ad Hitler solo dopo aver appreso del suo amore segreto: “Una volta ho ricevuto una lettera da qualcuno che diceva che avrebbe frequentato l’Accademia delle Arti e che avrei dovuto aspettarlo, sarebbe tornato e mi avrebbe sposato! Ma non avevo allora nessuna idea di chi fosse l’autore di quella lettera.”
    Il 24 Ottobre 1910 Stefanie sposò Maximilian Rabatsch a Vienna a St. Gertrud, Mäynollogasse 3, nella parrocchia di Währing. Maximilian era un capitano di un reggimento austriaco. Rimase vedova, e dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale visse a Vienna.
    https://wotansvolk.com/2017/12/13/gu...nie/#more-8505



    Vestì la divisa delle SS: perdonato il comandante dei vigili
    Reintegrado il comandante dei vigili di Biassono che un anno fa si vestì con la divisa delle SS.
    Claudio Cartaldo
    Un anno dopo, torna in servizio. Tutto dimenticato, la divisa nazista, le polemiche e i commenti poco istituzionali.
    Giorgio Piacentini, comandante dei vigili di Biassono, comune di poche anime in Brianza, è stato rimesso al suo posto "con la medesima responsabilità del passato" dopo che un anno fa si era fatto ritrarre in una foto con la divisa delle SS.
    Il sindaco di Biassono, Luciano Casiraghi, era stato costretto a prendere un provvedimento e a degradarlo. Oggi, però, tutto torna come prima e a Capodanno, come ricorda il Giorno, tornerà in servizio con lo stesso grado di un anno fa. Negli ultimi 356 giorni, infatti, Piacentini aveva lavorato senza i vantaggi economici che derivano dall'essere il comandante dei vigili urbani del comune. Ma ora secondo il primo cittadino "l’opera di Piacentini in questo periodo sia stata positiva" e "per questo gli abbiamo rinnovato l’incarico con la medesima responsabilità del passato".
    Tutto nacque da una foto su Facebook postata da Piacentini. L'immagine fece il giro non solo dei quotidiani locali, ma anche di quelli nazionali. Costringendo l'amministrazione a prendere un provvedimento. A gettare benzina sul fuoco erano stati anche alcuni commenti scritti dallo stesso Piacentini a corredo della foto su Facebook. "Basterebbe una compagnia con divise come questa a sistemare le cose", digitò il comandante. E addirittura disse di voler proporre "al sindaco di adottarla".
    Vestì la divisa delle SS: perdonato il comandante dei vigili




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    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    Caucaso: in Alania dove un brindisi condensa sacralità e tradizione
    Nel Caucaso non è prevista la presenza di donne in una tavolata conviviale. Solo la buona educazione dei moderni costumi lo consente, ma è percepita come una stravaganza, che ci si permette solo per far piacere agli stranieri. La cosa strana, a prima vista, è che la donna, nelle società caucasiane, è tutt’altro che in posizione subordinata. Sono loro che fanno quasi tutto. Ma i cerimoniali che letteralmente riempiono le occasioni conviviali – attorno a lunghe tavolate ricoperte di cibi, vini, salse, di ogni tipo – sono il concentrato di tutte le storie patriarcali di quei popoli. Momenti nei quali si raccoglie, per custodirla con geloso rigore, tutta la tradizione, nel bene e nel male. Storie, dunque, dove le donne non hanno posto. Ecco perché sono confinate lontano dalla tavola, nella preparazione dei cibi.
    In Ossetia le regole sono più strette di ogni altro luogo del Caucaso. La mensa dove ci si siede è, prima di tutto, luogo di preghiera, di raccoglimento, non di baldoria, non di baccano. Poi, dopo avere molto e variamente bevuto, si può parlare di tutto, si può scherzare, gareggiare in eloquenza, o in ricordi, ma dopo lo svago si deve tornare alla regola. E questo dall’inizio alla fine, che può anche essere lontana ore e ore, nelle quali non è dato restare comodi, perché l’esperienza prevede innumerevoli brindisi con alzate e sedute, anch’esse definite con assoluta puntualità da un cerimoniale che tutti, là, conoscono a memoria.
    A Vladikavkaz sono capitato per la prima volta – dopo parecchie altre – nel bel mezzo delle feste per San Giorgio, il santo patrono del popolo alano. E, in circostanze come queste il regolamento è perfino più rigoroso del solito. Ci sono arrivato come invitato alla conferenza sulla “Via Alanica”: un rilancio in grande stile delle ricerche storico-archeologiche sulle origini del popolo alano, sulla civiltà “kobana”, sulle inestricabili connessioni tra sciti, sarmati, alani; sui rapporti con i popoli iranici, sulla ramificatissima diaspora alana, che praticamente ha toccato tutta l’Europa, per poi restringersi e ridursi – non senza avere lasciato numerose tracce – nella pur maestosa cornice del Grande Caucaso.
    Qui voglio solo raccontare di come si va a tavola in queste contrade. Che è come visitare un mondo a parte, ovvero come penetrare in un passato profondo che, sorprendentemente, è rimasto vivo, nonostante e contro ogni ipotesi globalizzatrice e livellatrice, come quella che è in corso di sperimentazione, in corpore vili, sui popoli europei.
    C’è un capo della tavola. Che non ha bisogno di essere eletto perché è lo starshij, l’anziano, colui che guida. A quanto pare nessuno ha mai dubbi su chi egli debba essere in una data tavolata. A destra e sinistra stanno gli aiutanti di campo, ma lo starshij sarà il padrone assoluto del convivio. Nel senso che egli è il cerimoniere, ma anche nel senso che è lui che introduce l’assemblea al cospetto di Dio. Una specie di sacerdote, talvolta buontempone, tal’altra serio, in perenne preghiera.
    E il primo brindisi e proprio a Colui-che-tutto-vede. Tutti in piedi. Portano in tavola tre focacce, la prima, sopra le altre due, è coperta di formaggio fuso, sotto c’è quella di patate, ancora più sotto c’è quella ripiena di carne o di cavolo. Lo starshij le dispone in modo tale che siano sfalsate, cioè che si veda che sono tre. E’ il Supremo che deve vedere che le focacce sono tre. E c’è chi teorizza che questa epifania simboleggi non solo i tre elementi del creato, cielo, terra, acqua, ma che la torta primaria sia il simbolo della società primigenia, pane, latte, formaggio, il cibo dei cacciatori. Vai a scandagliare tutti i significati. E’ cosa impossibile, ma è ciò che nutre questa convivialità.
    Il secondo brindisi, anche questo obbligatorio, è a San Giorgio, il protettore cui ci si affida fiduciosi e grati, che tutto aggiusta, che tutto ricompone per il meglio. Lui sa che le focacce sono tre, anche senza vederle. Si ha l’impressione che tutti gli starshij abbiano un mandato a un rapporto con lui, specificamente. La cosa più curiosa è che questa tradizione è passata indenne attraverso settant’anni di comunismo sovietico, ufficialmente molto ateo. Ma i brindisi erano gli stessi, il cerimoniale anche, e non c’era dirigente politico locale che potesse esimersi – essendo per definizione (e per Costituzione) “colui che guidava” – dal pronunciare il primo e il secondo brindisi della tavolata.
    Poiché penso che queste cose, quando accadono con tale sistematicità, abbiano significati tutt’altro che banali, mi sono concentrato, più che sul cerimoniale, sui contenuti dei racconti. Il soggetto principale era, ed è, la tradizione. E’ il rispetto dei figli verso i padri; è il coraggio di fronte al nemico, ma è anche la lealtà nella lotta; è la bellezza e la sacralità della natura, di cui è d’obbligo nutrirsi; è la riscoperta del fascino che filtra dalle relazioni umane. Non si prega ricordando le cose brutte ma solo le belle, le eroiche, le vicende cariche di simboli. E’ tante altre cose che noi, qui in Europa, abbiamo dimenticato.
    Soprattutto traspare un’idea del tempo dell’uomo che non è distinguibile da quella del cosmo. L’uno mortale e transeunte, l’altro eterno ma, chissà come, in questa tradizione possono convivere senza difficoltà. L’uomo passa, ma le generazioni si susseguono e sono percepite come eterne. E’ un ciclo dove ognuna si riflette in tutte le altre. Allora si scopre che nessuna può pretendere il titolo di unica, e nessuno può estrapolare con un atto d’orgoglio la propria individualità. L’individuo ha un senso solo che si colloca all’interno del contesto familiare, comunitario, di villaggio, di popolo.
    L’individuo singolo qui non è ancora arrivato. Tanto meno l’individuo consumatore. E capisco che quello cui assisto è un tentativo di difesa collettiva da un’aggressione che viene da fuori, e che è vissuta come inconciliabile con l’esistenza comunitaria.
    In fondo alla tavola, ammessi ad assistervi dalla decisione – niente affatto scontata – dello starshij, quattro giovani. A loro non potevano essere assegnati brindisi, “per la contraddition che nol consente”: i giovani, infatti, non possono guidare, né dare consigli. Debbono essere guidati. Alla fine, tre ore dopo, sottovoce, scendendo le scale, ho chiesto loro se si erano annoiati. Forse un salto in discoteca l’avrebbero gradito di più? Posso sbagliare, ma la loro riposta, quasi sdegnata, mi è parsa sincera. Uno ha detto: “Questa è un’occasione per imparare”. Mi è parso un rimprovero, educato ma severo.
    Ma devo dire che ognuna delle tante tavolate cui ho partecipato, era una sorpresa, un momento di raccoglimento, anche per me. Forse perché ero, là in mezzo, il più vulnerabile alle dosi da cavallo di vodka a vino che occorre sorbire senza alcuna pietà. Ma forse perché ero riuscito a penetrare, per un attimo, nel loro “tempo” di riflessione. Impossibile trasmettere quei “climi”. Forse lo si può fare con uno dei brindisi più curiosi, direi forse epici, cui ho assistito in un’altra tavolata, meno solenne, ma più densa di significati. Ad alta quota, a qualche chilometro dal tunnel di Rok, che collega l’Ossetia del Sud a quella del Nord, si parlava della lotta, plurisecolare e sanguinosissima, tra georgiani e alani (gli osseti del sud e del nord sono un unico popolo, alano appunto). La difesa della tradizione, e del popolo, là, è, in primo luogo, difesa dai georgiani. E, dunque, sono innumerevoli le occasioni per ricordarla, anche perché tutti coloro che erano attorno alla tavola l’hanno vissuta da protagonisti e hanno contato i loro morti.
    Tocca a Dmitrij Nikolaevic parlare. E lui solleva il bicchierino pieno di vodka e racconta la storia di Abram Zanegattì. Personaggio che la leggenda dice vivesse in un villaggio di montagna, vicino alla “strada della vita”, che gli alani del sud percorrevano per aggirare i villaggi georgiani e passare il crinale del Caucaso indenni, verso i fratelli del nord. C’è ancora un piccolo santuario in sua memoria, e ogni anno, da più di cento, a una certa data, i contadini e pastori della zona vanno a ricordarlo. E, ogni anno, sacrificano un toro alla memoria di Abram.
    Storia o leggenda qui poco importa. Abram “doveva morire”. Un certo giorno, dopo una grave offesa subita dai georgiani, con morti e feriti, i giovani della valle corrono in delegazione a cercare Abram, grande combattente. La madre percepisce il pericolo e dice che il figlio non è in casa. Ma Abram ha ascoltato tutto ed esce sull’uscio. Domani si scenderà a valle tutti insieme, per lavare, con il sangue nemico, il sangue perduto. La notte prima della battaglia sarà, per Abram, indimenticabile. Sogna che morirà, e sogna che, prima di morire, chiederà ai suoi compagni di seppellirlo proprio in un dato posto della valle, sacro perché lui stesso l’aveva dedicato a San Giorgio. E chiederà loro di ricordarlo, ogni anno, in quel giorno, sacrificando un toro bianco, come quello del sogno della sua morte.
    La spedizione si farà, sarà sanguinosa e vittoriosa, ma Abram tornerà vivo. E indenne. Ma come ignorare il sogno premonitore? Come rispettare la promessa a San Giorgio? Abram non può dimenticarla. Impugna non più la spada, ma un bastone, e torna, da solo, sul luogo della battaglia. Questa volta morirà, come doveva essere. La tavolata resta in silenzio. Lo starshij si alza in piedi, e tutti gli altri con lui. Così, nel tintinnio di bicchieri, terminano tutti i brindisi in Alania.
    https://www.ilfattoquotidiano.it/201...izione/802170/










  9. #629
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    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    RAGAZZINA SGOZZATA DALLA COMPAGNA DI CLASSE NERA
    Negli Usa, a New Rochelle, New York, una ragazzina bianca è stata sgozzata dalla compagna di classe nera con un coltello da bistecca.
    Questo è il motivo per il quale negli Usa i genitori bianchi fanno di tutto, fino ad indebitarsi, per mandare i propri figli in scuole private: per tenerli lontani dalle scuole integra con la forza dallo Stato.
    L’unico modo per garantire pace e sicurezza è la separazione razziale. Che non è discriminazione.
    https://voxnews.info/2018/01/13/raga...se-nera-video/



    Trump choc: "No a immigrati da Paesi cesso".
    Washington, 12 gennaio 2018 - Donald Trump ci ricasca. L'ennesima uscita fuori dal 'politically correct' arriva durante un incontro nello Studio Ovale con alcuni membri del congresso. A chi gli chiedeva di riconsiderare la decisione di togliere lo status di protezione a migliaia di immigrati da Haiti, El Salvador e da alcuni Paesi africani, il tycoon avrebbe risposto: "Perché gli Stati Uniti dovrebbero avere tutta questa gente che arriva da questo cesso di Paesi?" (letteralmente 'Shithole countries'). E' quanto scrive il Washington Post citando alcuni dei presenti. "Sarebbe molto meglio per gli Usa portare più persone da Paesi come la Norvegia", avrebbe aggiunto il presidente.
    Trump choc: "No a immigrati da Paesi cesso". Ira Onu. Lascia ambasciatore Panama - Esteri

    Quali sono i “paesi di merda” citati da Trump e perché li ha definiti così?
    Il presidente statunitense durante una riunione allo Studio Ovale ha usato questa espressione definita da un portavoce delle Nazioni Unite come "scioccante", "vergognoso" e "razzista"
    Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha definito El Salvador, Haiti e gli stati africani come paesi “di merda”.
    Trump si è scagliato contro gli immigrati durante una riunione allo Studio Ovale con uno sfogo che un portavoce delle Nazioni Unite ha poi definito come “scioccante”, “vergognoso” e “razzista”.
    “Perché stiamo facendo venire qui tutte queste persone dai paesi di merda?” è la domanda di Trump formulata ai legislatori durante i colloqui per definire un accordo sull’immigrazione.
    Apparentemente si riferiva ad Haiti, al Salvador e ai paesi africani. La Casa Bianca non ha rilasciato alcuna smentita sul fatto.
    Nelle ultime settimane, l’amministrazione Trump ha cercato di limitare il numero di familiari di immigrati che possono entrare negli Stati Uniti.
    L’uscita di Trump è giunta durante la visita dell’11 gennaio da parte dei deputati e senetori dei due schieramenti per cercare di trovare un accordo bipartisan sull’immigrazione.
    Secondo i media statunitensi, il senatore democratico Richard Durbin aveva appena discusso dei permessi di residenza temporanea degli Stati Uniti concessi a cittadini di paesi colpiti da disastri naturali, guerre o epidemie. Trump avrebbe detto che gli Stati Uniti dovrebbero invece accogliere immigrati provenienti da paesi come la Norvegia.
    https://www.tpi.it/2018/01/12/paesi-...rump-perche/#r

    SHITHOLE COUNTRIES
    FLINT MCLEANEIN
    Shithole Countries, lett. Nazioni di merda, o buchi di merda.
    Con quest’espressione “Why are we having all these people from shithole countries come here?”, Perche’ portiamo qui tutta questa gente da Paesi di Merda? il Presidente Donald J Trump si e’ riferito, in una riunione con i legislatori nello studio ovale della Casa Bianca, a Nazioni, si fa per dire, come Haiti, Messico, e al piu’ dei paesi Africani. Posti di merda che non sono mai cresciuti, mai si sono sviluppati, posti dove regna il crimine, i feroci scontri tribali di religione o casta, dove non esistono infrastrutture, e i basilari diritti alla vita, allo studio, alla coesistenza sociale. Se non fosse come dice, allora perche’ ieri come oggi esistono grandi masse di individui provenienti da questi “buchi di merda” che si spostano in maniera massiccia verso il Nord civilizzato e progredito, costruito dai bianchi?
    Allora Trump stesso ha suggerito che l’Immigrazione si puo’ fare, ed e’ buona cosa, se essa si attua da Nazioni altrettanto progredite come gli Stati Uniti D’America, ad esempio dalla Norvegia, o dalle Nazioni Asiatiche piu’ laboriose ed industriali.
    I neofiti della politica e la massa ignorante in generale non capiscono, o nemmeno si chiedono, perche’ certi politici europei, e pure americani, canadesi, anglossassoni in generale, difendano piu’ i diritti di questi NON BIANCHI, NON OCCIDENTALI, in definitiva di questa massa di gente proveniente da posti di merda come quelli menzionati sopra. Perche’?
    Se questa gente fosse in grado di portare dei benefici reali perche’ questi benefici non sono gia’ avvenuti nei loro paesi d’origine? Perche’ dopo migliaia di anni sono rimasti senza infrastrutture, senza coesione sociale, senza dignita’?
    La soluzione per certi politici, e per certe (((oligarchie))) finanziarie sinistrorse, sarebbe quella di importare questa gente in casa nostra e nessuno capisce a che scopo se non quello di rendere anche l’Occidente civilizzato e progredito il buco di merda dal quale questa moltitudine di esseri proviene.
    Le Nazioni del Terzo Mondo sono immunizzate contro tutti i pericoli: qualcuno puo’ chiamarle “impoverite”, “sottosviluppate”, “in mano alla criminalita'”, “pericolose”, e mungera’ la nostra gente per aiuti in donazioni. Ma chiamale “Buchi di Merda” e resterai stupito da come si reagira’ alla cosa.
    https://wotansvolk.com/2018/01/12/sh...ies/#more-8780

    PAUL NEHLEN
    FLINT MCLEANEIN
    Paul Nehlen (nato il 9 maggio 1969) è un uomo d’affari americano e un candidato politico al suo secondo tentativo di rimpiazzare Paul Ryan nelle Primarie del Partito Repubblicano per il primo distretto congressuale del Wisconsin alle elezioni del congresso degli Stati Uniti, 2018.
    E sara’ anche il nostro candidato per le Elezioni Presidenziali del 2020…
    Nehlen è attualmente al suo secondo tentativo di sostituire Paul Ryan nella Primarie per il primo distretto congressuale del Wisconsin alle elezioni negli Stati Uniti, 2018.
    Nehlen fa largo uso di meme ed appartiene alla corrente dell’AltRight, condivide il pensiero dei Nazionalisti Bianchi, e molti concetti sul tema sostenuti anche da Steve Bannon.
    Inoltre Nehlen si sta battendo per contrastare l’“odiosa” e persistente censura applicata dai Media Ebraici, la maggioranza dei media americani, ed europei, al pensiero Nazionalista, Alternativo di Destra, ed Identitario Bianco, dimostrando che la Net Neutrality in realta’ e’ stata soltanto un raccapricciante scherzo messo in atto contro il serio attivismo e la liberta’ di parola.
    Lo spettro politico sia dei repubblicani che dei Democratici sta facendo muro contro l’idea politica professata da Nehlen.
    Nehlen è nato in Ohio e vive a Delavan, nel Wisconsin dal 2014, lavora attualmente come Senior VP of Operations presso la Neptune-Benson LLC. una filiale di Evoqua Water Technologies. Detiene diversi brevetti relativi ai metodi di filtraggio e produzione, e ha registrato nel 2014 una societa’ di consulenza, la Blue Skies Global LLC.
    Paul Nehlen ha dato voce alla serie The Culture of Critique, opere che sono ampiamente considerate antisemite.
    Nehlen usa spesso anche lo slogan: “E’ OK essere bianchi”.-“IT’S OK TO BE WHITE!”
    Nehlen ha anche postato su Twitter una foto di Paul Ryan e Randy Bryce buttati giu’ da un elicottero, un riferimento, secondo i marxisti, ai voli della morte, un metodo per giustiziare gli oppositori politici. Le risposte a questo messaggio includevano i meme del volo della morte dell’ex presidente cileno Augusto Pinochet (che era noto per l’esecuzione di oppositori con voli della morte) e Pepe the Frog.
    Ha anche usato la triplice parentesi in uno dei suoi tweet, ha letto Kevin B. MacDonald’s Culture of Critique ed è stato intervistato da The Right Stuff’s Fash the Nation. Ha usato l’espressione Il goy lo sa” (facendo riferimento alla nota cospirazione ebraica mondiale).
    Nehlen sta correndo di nuovo per spodestare Paul Ryan, questa volta con Nick Polce anche nella corsa per le primarie repubblicane del 2018.
    Paul Nehlen vuole costruire un muro di confine per limitare l’immigrazione clandestina negli Stati Uniti, e pagarlo tassando le rimesse in Messico. Stranamente la stessa idea di Trump, e di… milioni di Americani, sostenuti pure da milioni di Europei.
    È favorevole a ridurre drasticamente il numero di immigrati legali negli Stati Uniti. uole anche deportare gli stranieri immigrati illegali e clandestini.
    Paul Nehlen è a favore della vita. È contrario a consentire ai fornitori di aborto di ricevere fondi dal governo. Attualmente sostiene Bill H.R. 490, noto come Heartbeat Bill, che vieterebbe l’aborto di tutti i bambini non ancora nati che hanno un battito cardiaco rilevabile, che si verifica a circa 8 settimane.
    Paul Nehlen è contro l’Affordable Care Act, noto anche come Obamacare. Alcune politiche che sostiene usano il risparmio sanitario (HSA), conti di assicurazione portatili, permettono l’acquisto di assicurazione sanitaria attraverso le linee statali, piani personali deducibili dalle tasse.
    Paul Nehlen rifiuta il libero scambio equiparandolo ad una truffa. Vuole usare una tariffa sui beni importati in risposta alla manipolazione valutaria da parte della Cina e altre pratiche commerciali sleali. Si oppone agli accordi di libero scambio e si oppone alle spedizioni all’estero e all’importazione di manodopera negli Stati Uniti per sostituire i lavoratori statunitensi. Supporta l’abbassamento dell’aliquota dell’imposta sulle società al 12% e il taglio dei regolamenti per riportare i posti di lavoro ed eliminare la scappatoia dell’inversione societaria.
    https://wotansvolk.com/2018/01/13/pa...020/#more-8786


  10. #630
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    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    Le radici profonde dell'estrema destra austriaca
    La Teutonia, l'antisemitismo prima del Fuhrer, l'anticlericalismo. Il clima culturale che fece nascere il concetto di razza. E la svastica sotterrata, simbolo di Odino
    di NICOLA GRAZIANI
    La coalizione di destra-destra, nata a Vienna sulle ceneri della Grosse Koalition di popolari e socialisti, forse ha radici ancora più profonde del semplice appeal esercitato, per anni, da Joerg Haider sull'elettorato moderato.
    Rivolta contro il mondo moderno, soprattutto quello democratico e borghese; rivolta contro le contaminazioni dei popoli stranieri, e di conseguenza elaborazione di una ideologia "voelkisch" (termine di difficile traduzione, ma somigliante al nostro "nazionalpopolare"). Con questi ingredienti venne creata in Austria, esattamente un secolo fa, una miscela esplosiva che permise successivamente al nazismo di attecchire in quasi tutto il mondo di lingua tedesca.
    Allora come adesso gli sconvolgimenti politici che stavano portando alla fine dell'impero Austro-Ungarico avevano creato le condizioni per una reazione da parte di quanti temevano di perdere la propria identità culturale e nazionale in favore del mondo moderno che si andava delineando. Non a caso, da parte di molti commentatori internazionali, il successo dei liberali di Joerg Haider venne messo fin da subito in relazione con l'adesione dell'Austria all'Unione Europea e al suo ingresso nell'euro. In più, negli ultimi 10 anni si è intensificato il fenomeno migratorio, saldandosi con le paure accese dalla crisi economica internazionale.
    Il vecchio sogno della grande Teutonia
    Oggi come allora un paese di frontiera del mondo tedesco vive l'angoscia di chi teme di scomparire sotto l'onda d'urto dei popoli stranieri, se non degli islamici che qua si affacciarono nel 1693, a reclamare la loro libbra di carne a Vienna e ai suoi abitanti. È il vecchio sogno della grande "Teutonia" che si erge allora a bastione del mondo tedesco per preservarne l'integrità dalla contaminazione straniera, un sogno che proprio nell'Austria a cavallo tra ottocento e novecento trova i primi teorici.
    Non è un caso che, mentre in Germania la svolta antisemita avviene al momento in cui si profila la crisi della proprietà fondiaria, a Vienna questo avviene al momento del crollo della borsa, nel 1873, avvenimento che fa esplodere le tensioni fra le varie culture ed etnie che coabitavano nella capitale dell'ultimo grande impero sovranazionale. Nasce allora un movimento pangermanista basato su una ideologia che mischiava tratti populistici ad un malinteso senso del cristianesimo, di cui fu pioniere Georg Ritter von Schoenerer, grande demagogo e grande oratore i cui discorsi infiammavano il giovane Hitler.
    Il suo era un nazionalismo anti-internazionalista caratterizzato da un totale rifiuto del sistema borghese e capitalista, portatore degli odiati valori della democrazia. Il suo programma era il seguente: "Annessione al Reich, lotta contro le ingerenze straniere, libertà da Roma" (intesa come Vaticano). Logica conclusione un totale anticlericalismo e antisemitismo. Lo slogan preferito è questo (a scanso di equivoci): "La religione, la tua vale la mia. È nella razza che c'è la porcheria". Lo scandivano i giovani della Lega di Gustavo Adolfo, che di Schoenerer erano entusiasti accoliti.
    Inutile dire che, più che con gli altri, gli austriaci suoi seguaci ce l'avevano con gli ebrei. Questo non impedì al suo movimento di ottenere un grande successo elettorale nel 1901, esattamente un secolo fa.
    Le influenze sul giovane Hitler, pittore a Vienna
    Ma ancora più di Schoenerer, il giovane Hitler che vendeva acquerelli per le strade di Vienna apprezzava Karl Lueger. Anche lui sedicente "cristiano sociale", viveva nel sogno di riportare l'Austria ad una mitica società medievale retta dai cavalieri, nutrita dai contadini e che metteva al bando l'usuraio ebreo. Proprio questo programma fece presa su tanta parte della società austriaca, che da diverso tempo aveva imparato ad apprezzare le teorie di quanti si prefiggevano lo scopo di tornare all'antica religione precristiana. È il caso di Guido von List, che sognò la restaurazione del wotanismo (l'antica religione di Odino-Wotan) passeggiando da giovane nelle catacombe che si trovano sotto il duomo di Vienna.
    L'austronazismo, e la svastica
    Il giovane List si recò immediatamente nella città di Carnuntum, dove i germani nel 380 dopo Cristo avevano sfondato il Limes costantiniano dilagando nei secoli successivi per tutto l'impero romano. Lui ed alcuni amici, una notte, scavarono una buca sotto i resti della porta della città per seppellirci una croce uncinata. Fu quella la prima volta in cui l'austronazismo scelse la svastica (ritenuta simbolo del sole ed oggetto magico usato da Odino per separare le quattro componenti della materia: acqua, fuoco, terra ed aria) come proprio simbolo.
    Preferiva invece la croce templare Joerg Lanz von Liebenfels, creatore del "nuovo ordine templare", un ex frate di un convento alle porte della capitale austriaca. Scrisse un solo libro, un tomo di migliaia di pagine "Teozoologia". La tesi è la seguente: l'uomo è un animale bastardo creato dalla contaminazione dei superuomini con razze inferiori. Occorre tornare alla purezza originaria. Inutile dire chi Lanz, che aveva elaborato le sue teorie osservando un sarcofago medievale scoperto nel suo convento, considerasse i "pigmei" per eccellenza. Si è vociferato che fra i suoi amici, vi fosse, immancabilmente, Adolf Hitler. Non è mai stato provato. Ma questo non impedì di influenzare, e non poco, un altro tedesco. Heinrich Himmler, creatore delle SS.
    https://www.agi.it/estero/austria_de...ws/2017-12-25/



    "Migranti concentrati nei centri". È bufera sul ministro austriaco
    Polemiche in Austria per le parole del ministro dell'Interno Herbert Kickl che ha proposto di "concentrare" i migranti in appositi centri. Insorge l'opposizione: "Evoca i campi di concentramento"
    Alessandra Benignetti
    Non è passato neppure un mese dal giuramento del cancelliere austriaco Sebastian Kurz che è di nuovo bufera sul suo esecutivo.
    Dopo la proposta di sistemare i migranti in caserme dismesse, con il coprifuoco notturno, avanzata una settimana fa dal leader dell’Fpö e vice-cancelliere Heinz-Christian Strache, a sollevare un vespaio di polemiche è stata una frase sui rifugiati pronunciata dal segretario generale dello stesso partito, Herbert Kickl, ora a capo del ministero degli Interni di Vienna.
    I richiedenti asilo, secondo Kickl, dovrebbero essere “concentrati” in appositi centri, dove “le domande di asilo” possano essere “trattate e gestite al più presto”. Ma il termine usato dall’ex capo della campagna elettorale del Partito della Libertà ha provocato una vera e propria levata di scudi. Per l’opposizione, infatti, il linguaggio usato da Kickl farebbe tornare alla memoria i campi di concentramento nazisti. La liberale Stephanie Krisper è certa che la scelta delle parole da parte di Kickl non sia stata casuale. Si è trattato di una “provocazione deliberata” ha rilevato Alexander Pollak, capo dell’associazione per i rifugiati SOS Mitmensch.
    "Migranti concentrati nei centri". È bufera sul ministro austriaco


 

 
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