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Discussione: Vicende storiche (e non storiche) scomode

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    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    Napoli, donna africana si arrampica nuda sull’albero e lancia rami sui passanti
    Napoli – Il richiamo della foresta deve essere stato assolutamente irresistibile per la donna africana di 30 anni che l’altro ieri, nella centralissima piazza Vittoria a Napoli, si è prima denudata completamente e poi si è arrampicata su di un albero. L’immigrata, senza fissa dimora, ha iniziato a strappare fiori e rami dall’albero, lanciandoli sui passanti, urlando frasi senza senso e richiamando così l’attenzione degli increduli turisti e cittadini che si trovavano lì per caso. Ci sono volute due ore per convincere la donna a scendere dall’albero: i Vigili del fuoco, intervenuti con una gru, hanno convinto l'immigrata a lasciare il suo “rifugio” e rimettere i piedi per terra.
    https://www.ilprimatonazionale.it/cr...-video-120547/

    Rissa al parco acquatico fra donne afroamericane: volano insulti e le botte
    Il video di una rissa tra donne di colore è diventato virale sui social negli Stati Uniti, dove ha avuto luogo la scazzottata
    Pina Francone
    L'ennesimo video dell'ennesima rissa diventato virale.
    Ma questa volta c'è qualcosa in più, che sorprende rispetto al solito. Già, perché questa volta a vestire i guantoni e i panni del pugile non sono uomini, bensì un gruppo di donne afroamericane, che se le sono date di santa ragione.
    La scazzottata si è verificata in un parco acquatico degli Stati Uniti d'America, dove alcuni passanti, attoniti, hanno ripreso la scena, pubblicandola poi sui social network, dove il video è diventato virale nel giro di poche ore: al momento, su Twitter, il filmato ha raccolto oltre cinque milioni di visualizzazioni, venendo postato dalla pagina Only in America.
    Nei pochi secondi del girato ecco la rissa tra tre (o forse più) donne di colore: volano insulti, calci, pugni, tirate di capelli, mentre si sentono anche alcune grida spaventate di qualche bambino che ha assistito al "match di boxe". Il tutto si conclude con l'arrivo di una donna a bordo di uno scooter a quattro ruote per disabili, che, con nonchalance, procedendo a bassa velocità, investe di proposito tutte le irose contendenti.
    Rissa al parco acquatico fra donne afroamericane: volano insulti e le botte - IlGiornale.it



    “SEPHORA” DAI BALL – LA CANTANTE NERA, SZA, DISCRIMINATA AL NEGOZIO: “UN ADDETTO MI HA PRESO PER UNA LADRA E HA CHIAMATO LA SICUREZZA” – LA MULTINAZIONALE “SEPHORA” DECIDE DI CHIUDERE UNA GIORNATA PER IMPARTIRE UN CORSO DI ANTIRAZZISMO AI SUOI DIPENDENTI – “LE SCUSE NON BASTANO PIÙ: QUANDO SI PECCA CONTRO IL POLITICAMENTE CORRETTO, BISOGNA METTERE IN PIEDI TUTTO IL RITUALE DELLA RIEDUCAZIONE” - VIDEO
    Le scuse non bastano più: quando si pecca contro il politicamente corretto, ora bisogna mettere in piedi tutto il complesso rituale della contrizione e della rieducazione, pacchetto completo.
    Ne sanno qualcosa i dipendenti della catena internazionale di profumerie Sephora, che domani saranno costretti a partecipare a un corso sulla «diversity» (cioè sul rispetto di tutti i clienti, indipendentemente da sesso, etnia, orientamento sessuale). Negozi chiusi, quindi, e tutti a lezione di antirazzismo e antisessismo. Galeotta fu la denuncia su Twitter della cantante afroamericana Sza, che aveva raccontato un' esperienza spiacevole avvenuta in negozio di Sephora a Calabasas, in California: una dipendente avrebbe chiamato la sicurezza perché controllasse che Sza non stesse rubando niente.
    Sarà vero? Non potrebbe magari essere un equivoco?
    Ci sono prove, testimoni? Domande senza senso: non servono prove di fronte al tribunale orwelliano del pensiero unico. L' azienda, quindi, per un giorno chiuderà tutti i negozi, i centri di distribuzione e gli uffici aziendali degli Stati Uniti per insegnare ai dipendenti il rispetto delle minoranze. Emily Shapiro, portavoce di Sephora, ha detto che il corso non è «una risposta a un particolare evento» ma che era in programma da mesi nell' ambito della campagna «We belong to something beautiful», dedicata appunto al rispetto e alla valorizzazione delle differenze, iniziata un anno fa.
    «Sephora crede nella difesa di tutta la bellezza, nel vivere con coraggio e nello stare insieme senza paura per celebrare le nostre differenze. Non smetteremo mai di costruire una comunità in cui sia prevista la diversità, l' espressione di sé stessi sia onorata, tutti siano benvenuti e voi siate inclusi. Noi apparteniamo a qualcosa di bello», si legge nel sito dell' azienda, alla pagina che annuncia la campagna, dove si trova anche un video con ragazze velate che si provano rossetti e uomini che si mettono il mascara, insieme a scene di manifestazioni Lgbt.
    Sza, del resto, è un' artista che ben si presta a fungere da «detonatore» per campagne di questo tipo. Cresciuta come musulmana praticante, ha detto di aver subito atti di discriminazione al liceo, in seguito all' 11 settembre, dopo i quali avrebbe smesso di indossare l' hijab. Già collaboratrice alla colonna sonora del film Black Panther, il supereroe nero, idolo dei giovani dei ghetti americani, dichiara anche di ispirarsi al regista feticcio della comunità afroamericana, Spike Lee.
    Dopo la denuncia social di Sza, Sephora (che appartiene al gruppo del lusso francese Lvmh) aveva risposto: «Siamo spiacenti della sua esperienza presso il nostro negozio Calabasas. Ci teniamo a farle sapere che reclami come questo li prendiamo molto seriamente e che stiamo lavorando attivamente con il nostro team per affrontare immediatamente la situazione».
    È il modello Me too: non servono riscontri, basta il sospetto. Il razzismo e le molestie, del resto, sono diventati fenomeni «percepiti», quindi ogni ricerca di conferme fattuali diventa complicità oggettiva con i carnefici.
    La soluzione del corso intensivo di rieducazione politicamente corretta non è tuttavia del tutto inedita. Solo pochi giorni, fa, il 29 maggio, Starbucks ha chiuso per un giorno 8.000 locali negli Usa per mandare 175.000 dipendenti a ripetizione di antirazzismo. Anche in quel caso c' era stato un caso di cronaca a motivare l' iniziativa: in un locale di Filadelfia, due afroamericani erano stati ammanettati dalla polizia per violazione di proprietà privata dopo essersi seduti al tavolo senza ordinare, mentre stavano aspettando l' arrivo di un amico.
    I poliziotti avevano riferito di essere stati chiamati da un dipendente, dopo che i due uomini avevano tentato di usare il bagno senza prima effettuare una consumazione. Dopo essere stati invitati a lasciare il locale ed essersi rifiutati, sarebbe scattato l' arresto. Reazione forse esagerata, ma senza che fosse minimamente entrato in gioco il colore della pelle dei due. E infatti il capo della polizia aveva difeso i poliziotti intervenuti e finiti nel mirino dopo il solito video diffuso in rete che li vedeva nell' atto di arrestare i due giovani: per il loro superiore, i due agenti avevano solo seguito le corrette procedure, intimando ai due di uscire e prelevandoli al loro rifiuto. Il numero uno dell' azienda di Seattle, Kevin Johnson, ha invece presentato pubblicamente le sue scuse per l' episodio definito «riprovevole» e ha annunciato una revisione delle policy del gruppo per renderle più sensibili alla «diversità» e alle sue esigenze. Tipo, appunto, usare il bagno senza consumare.
    https://www.dagospia.com/rubrica-2/m...ata-205060.htm

    Bianche e sorridenti: uguali. L'India litiga sulle sue miss
    Le finaliste del concorso, scelte in ognuno dei 30 stati, sembrano il clone delle dive affermate di Bollywood
    Eleonora Barbieri
    Il problema, dicono, è che siano tutte uguali. Belle, bianche, sorridenti. Bianche, nel senso che si sono schiarite la pelle, per assomigliare, nell'aspetto, a quelle star di Bollywood che tanto piacciono ovunque, anche in Occidente, non solo in madrepatria.
    In India, come in tutto il mondo, la bellezza fa discutere: e non si tratta di dibattiti estetici, non si parla di sublime kantiano, di gusto o di filosofia dell'arte, no, si parla di canoni troppo standardizzati, di colore della pelle che è diventato pure lui un fake, come le news, e di una certa quantità di ragazze, trenta per la precisione, finaliste di Miss India 2019, le quali, affiancate una all'altra, secondo molti osservatori sarebbero indistinguibili.
    La questione dei modelli di bellezza omologati non è nuova, né in India, né in Occidente. È una polemica diffusa da anni: nei media, al cinema, nelle sfilate e nelle pubblicità l'ideale ostentato è sempre lo stesso, un conformismo della perfezione irraggiungibile, esecrabile e, nonostante ciò, per moltissime/i, invidiabile. Le trenta candidate di Miss India, che parteciperanno alla serata finale del 15 giugno, sono state selezionate in ciascuno Stato del Paese; il Times of India ha realizzato un collage dei loro volti e, sarà l'idea, sarà il formato fototessera, saranno gli abiti tutti bianchi, il risultato è che le trenta aspiranti miss, in effetti, a uno sguardo non proprio entomologico appaiono una sola, replicata.
    «Sembrano cloni» ha detto qualcuno sui social; «Che cosa c'è di sbagliato in questa foto?» si è chiesto un altro, su Twitter, riaprendo una polemica annosa che riguarda non solo l'orgoglio di tenersi la pelle del colore che la natura ci ha regalato ma, anche, il giro d'affari milionario delle creme sbiancanti, un commercio fiorentissimo e alimentato, sempre di più, dall'apparente successo di chi fa ricorso alla cosmesi «schiarente». Insomma è un circolo vizioso: chi aderisce allo standard bianco-occidentale-unificato ottiene un lavoro migliore, un matrimonio economicamente allettante, maggiore prestigio sociale (spesso il colore più chiaro della pelle è stato associato alle caste più elevate) e, qualche volta, perfino lo status di stella di Bollywood, e qualche volta anche di Hollywood, come le antesignane Aishwarya Rai e Priyanka Chopra. Due donne talmente belle che forse sì, saranno anche il simbolo di un ideale sbagliato, ma che dire? Lì il canone pare avere poco a che fare, sono bellissime, sono considerate tali ovunque e la colpa non è ascrivibile all'omologazione del gusto...
    È chiaro che le trenta ragazze in fotocopia sognino proprio di finire come le due, modelle, attrici, famosissime, ricchissime; e per questo hanno fatto ricorso alla strategia che, finora, ha pagato di più: conformarsi a un tipo di bellezza «standard». Però, a onor del vero, sempre bellezza è. Non si può dire che le miss finaliste siano brutte; si può dire, e molti lo hanno fatto, polemicamente, che incarnino una certa ossessione nazionale (e mondiale) nel ricercare una bellezza che, per essere apprezzata da tutti, si può definire «convenzionale», che non è sinonimo, si badi, di «ampiamente diffuso», bensì di «mediamente considerato tale». Su questo ci può essere poca discussione: i canoni, nell'ambito, esistono da sempre. Anche il vezzo di sbiancarsi la pelle è antico, così come quello di molte donne di non abbronzarsi, per rimanere immacolate. Però è vero che la foto delle trenta ragazze può suscitare, più che desiderio, o ammirazione, stupore e inquietudine: aleggia, intorno a loro, quel vago senso di robotico che si fa fatica ad associare alla bellezza, quella che fa scoppiare le guerre e, forse, salverà il mondo...
    Bianche e sorridenti: uguali. L'India litiga sulle sue miss - IlGiornale.it

    “SARA GAMA, COME FA A ESSERE ITALIANA?” – SUI SOCIAL LA CAPITANA DELLA NAZIONALE FEMMINILE DI CALCIO TRAVOLTA DAGLI INSULTI RAZZISTI – “TE PAREVA CHE LA GIOCATRICE AFRICANA DELLA NAZIONALE ITALIANA DI CALCIO FEMMINILE NON LA METTESSERO IN PRIMISSIMO PIANO?”
    La Nazionale femminile di calcio ha fatto il suo esordio al Mondiale con una bellissima vittoria ma a macchiare il debutto delle azzurre sono stati gli insulti razzisti comparsi su Facebook e Twitter nei confronti di Sara Gama. La trentenne capitana dell’Italia e della Juventus è stata vittima di offese nei commenti alla foto ufficiale pubblicata sulle pagine social ufficiali della Nazionale, che la ritrae in primo piano con una mano sul cuore circondata dalle compagne di squadra.
    In molti infatti, fanno riferimento alla sua nazionalità, come riporta Open: “Non capisco perché solo una ha la mano sul cuore e non essendo italiana”. E ancora: “Quella sarà anche nata in Italia, avrà la cittadinanza italiana, parlerà italiano ma, mi dispiace, non è italiana. Non ne possiede né le caratteristiche né i cromosomi”; “Come fa a essere italiana“; “Te pareva che la giocatrice africana della nazionale italiana di calcio femminile non la mettessero in primissimo piano?”. Non solo, c’è anche chi ha esteso i giudizi anche a tutto il calcio femminile: “Dovrebbero proporre un bello spettacolo per avere pubblico e quindi soldi, e per ora quello che propongono è imbarazzante per chi ama il calcio. Non è questione di pari opportunità, il calcio femminile fa semplicemente schifo”.
    https://www.dagospia.com/rubrica-30/...ial-205602.htm

    I segreti di Luther King: "Ossessionato dal sesso. Relazioni con 40 donne"
    L'Fbi svela il lato oscuro del Nobel per la Pace «Fu testimone di uno stupro e non fece nulla»
    Andrea Cuomo
    Il suo attivismo non si manifestava soltanto sui palchi in cui conduceva la sua rivoluzione, ma anche nei letti in cui «combatteva» con molte donne diverse, spesso contemporaneamente.
    Lui era King. Martin Luther King.
    Che il predicatore fosse uno sciupafemmine non è una novità. L'uomo che un giorno a Washington ammise mozzando il fiato di chi lo ascoltava di «avere un sogno» («I have a dream») sembrava avere anche quello, di sogno, di fare sesso con il maggior numero di donne possibile. Una caratteristica che viene ascritta al lato oscuro di una figura che in molti ambienti cristiani e di sinistra è considerata un mito intoccabile e che invece da più parti è messa in discussione nella sua integrità complessiva. Costoro ricordano anche le accuse di plagio relative alla sua tesi di laurea ed alcuni suoi discorsi e anche una certa ambiguità politica.
    Ma quelli sono argomenti noiosi. Invece la promiscuità di King è argomento che titilla assai l'America sempre sospesa tra libertà e bigottismo. Ieri il Times ha dato un contributo alla riscrittura della figura di King rivelando il contenuto di alcuni file secretati per lungo tempo e resi noti solo recentemente dall'Fbi, tutti riguardanti King. Si tratta di intercettazioni e di relazioni su pedinamenti condotti su a un uomo che il Bureau teneva sotto controllo per il suo grande seguito e per la sua attività molto scomoda nell'America razzista e conservatrice degli anni Sessanta. Documenti che naturalmente non rivelano soltanto il King predicatore e profeta dell'America democratica ma anche il King uomo non esattamente fedele alla moglie Coretta Scott, che gli aveva dato quattro figli e che per assisterlo nella di lui carriera di capopopolo aveva rinunciato a una promettente carriera da cantante.
    Secondo questi documenti e secondo anche il capillare lavoro di David Garrow, lo storico che è il più affidabile biografo di Martin Luther King (nel 1987 ha vinto il Pulitzer per il libro «Bearing the Cross»), il premio Nobel per la pace del 1964 avrebbe frequentato almeno quaranta donne. E questo talento da conquistatore - alimentato dal suo carisma, dalla sua dialettica e dalla sua fama - lui lo giustificava così: «Sono lontano da casa 26 o 27 giorni a mese, l'attività sessuale mi aiuta a ridurre l'ansia».
    Ma il retroterra in cui si svolgevano le performance erotiche del predicatore capo della Southern Christian Leadership Conference, era piuttosto sordido. In particolare Garrow in un articolo che sarà pubblicato a giugno su Standpoint racconta che un amico di King, Logan Kearse, si presentò una sera del gennaio 1964 nella stanza del Williard hotel a Washington in cui King soggiornava e che l'Fbi aveva preventivamente riempito di cimici accompagnato da numerose donne, descritte come «parrocchiane» della chiesa di King. Quando di fatto Kearse le offrì a King una di loro si ribellò e l'amico ne abusò, e King guardò senza intervenire ma anzi approvando. Il giorno dopo invece in quella stessa stanza si svolse un'orgia con una dozzina di persone impegnate in atti «degenerati e depravati».
    I segreti di Luther King: "Ossessionato dal sesso. Relazioni con 40 donne" - IlGiornale.it

    Koulibaly napoletano onorario:
    si' del Comune alla cittadinanza
    Il Consiglio comunale ha detto si' al conferimento della cittadinanza onoraria al giocatore del Napoli Kalidou Koulibaly. La proposta è stata presentata dai consiglieri di maggioranza Laura Bismuto e Nino Simeone. La proposta nasce a seguito dei cori razzisti contro il giocatore del Napoli durante la partita Inter-Napoli giocata a San Siro nel dicembre 2018 a cui - come hanno ricordato i consiglieri - «Koulibaly rispose con dichiarazioni che hanno dimostrato che, oltre ad essere un fuoriclasse, è un esemplare cittadino del mondo». Il conferimento della cittadinanza onoraria - sottolineano i consiglieri - «ha grande valenza simbolica ed evidenzia la natura antirazzista, multiculturale e multietnica della nostra città di cui Kalidou Koulibaly è e puo' essere degno rappresentante».
    https://sport.ilmattino.it/sscnapoli...906.1511567679

    HARDEN VI IMPACCHETTA E VI COMPRA TUTTI! ADIDAS SCEGLIE IL VOLTO DI JAMES HARDEN, STELLA NBA CON UNO STIPENDIO DA 28 MILIONI DI DOLLARI, MA GLI HATERS LO TRAVOLGONO CON INSULTI RAZZISTI: “CHI TI HA FATTO USCIRE DALLA GABBIA?”, “SEMBRA UN TERRORISTA ISLAMICO”, “MA QUESTO CHI È, QUELLO CHE SMALTISCE I VOSTRI RIFIUTI?”
    James Harden, a quasi 30 anni, è ormai una star consolidata del basket NBA: sebbene non sia ancora riuscito a portare a casa un titolo (anche quest’anno i suoi Houston Rockets si sono dovuti inchinare in semifinale di conference ai Golden State Warriors), è indiscutibile che ‘il Barba’ sia una delle stelle di riferimento del panorama mondiale. Tanto che Adidas ha deciso di puntare proprio su James Harden per la sua ultima campagna.
    Stipendio monstre da 28,3 milioni di dollari l’anno, Harden è anche un volto di punta della Adidas. E proprio la Adidas ha usato il suo faccione per una campagna social, con un post su Facebook che descriveva alcuni sconti negli Outlet online: peccato che la notorietà di Harden qui in Italia non sia la stessa che ha tra gli appassionati di pallacanestro. E sotto il post sono spuntati diversi commenti terribili.
    A notare quanto accaduto è stata la pagina La Giornata Tipo, che da qualche anno si occupa di basket con centinaia di migliaia di followers sulle varie piattaforme social: alcuni utenti hanno insultato James Harden, spesso con epiteti razzisti. «Chi ti ha fatto uscire dalla gabbia?», scrive uno. «Sembra un terrorista islamico», scrive un altro. E ancora: «Ma questo chi è, quello che smaltisce i vostri rifiuti?». «Ma che schifo è?». «Mah, mi sembra una presa per il culo… Complimenti, vi fate onore», scrive un altro.
    Ma il commento più eloquente è di 7 righe: «Non possiamo commentare in nulla poiché essendo di colore è in fascia protetta, questo è il vero razzismo da parte dei finti buonisti e sinistroidi, ho scritto sinistroidi e non sinistra non a caso - scrive l’utente - Detto ciò questa persona è un cesso e non capisco perché faccia questa pubblicità, l’unica cosa che mi viene in mente è che Adidas sfrutti il colore della pelle e la sua cessitudine per creare gli scontri, a me come cliente mi ha già perso».
    https://www.dagospia.com/rubrica-29/...mes-204226.htm



    Il sindaco di Trieste sul dito medio a Mathiang: “Ho cercato di fare pressione psicologica”
    Intervistato per parlare del gestaccio rivolto nei confronti del giocatore di colore Mangok Mathiang, il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza non si è scusato, dicendo di voler creare pressione psicologica al giocatore della Vanoli Cremona.
    “Qualcuno mi ha accusato di qualcosa, io ho solo cercato di creare pressione psicologica per cercare di vincere e abbiamo vinto, questo è importante.”
    https://sportando.basketball/il-sind...e-psicologica/


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    Predefinito Re: Vicende storiche (e non storiche) scomode

    Suora decapitata e mutilata in Centrafrica. “Uccisa per un rito propiziatorio”
    Maurizio Blondet
    È stata trovata morta decapitata lunedì mattina nel villaggio di Nola, presso Berberati, nella Repubblica Centrafricana, suor Ines Nieves Sancho, religiosa di 77 anni, nei locali dove insegnava alle ragazze in primo luogo a cucire e a provare a farsi una vita migliore. Il suo corpo è stato orrendamente mutilato. Lo riferisce l’Osservatore Romano. I motivi dell’aggressione sono ancora sconosciuti. Nessuno ha rivendicato l’azione. È l’ennesima violenza contro i cattolici in Africa.
    Dalle prime ricostruzioni sembra che, nella notte fra domenica e lunedì, alcuni sconosciuti si siano introdotti nella stanza della religiosa, prelevandola e conducendola proprio nei locali dove teneva le sue lezioni di cucito. Qui l’hanno poi decapitata.
    Suor Ines apparteneva alla piccola comunità locale delle Figlie di Gesù. Da molti anni era impegnata in questo grande agglomerato della prefettura di Sangha-Mbaerè, nel sudovest della Repubblica Centrafricana, al confine con il Camerun. Aveva voluto rimanere a tutti i costi, anche da sola, per continuare nella sua missione finché le forze glielo avessero concesso. Nella notte fra domenica e lunedì alcuni sconosciuti si sono introdotti nella sua stanza, l’hanno prelevata e l’hanno condotta proprio nei locali dove teneva le sue lezioni di cucito. Forse un luogo simbolico per i suoi aggressori. Qui l’hanno decapitata.
    “Sacrifici umani per avere fortuna nella ricerca di diamanti”
    Le ragioni dell’aggressione sono ancora sconosciuti. Sebbene la scelta del luogo dell’omicidio, scrive il quotidiano Avvenire, « possa essere indicativa, fra le ipotesi c’è anche quella della turpe pratica del commercio di organi umani. Spesso questo tipo di azione viene considerata propiziatoria di fortune, in primo luogo di una buona riuscita nella ricerca dei diamanti. Accade anche che siano gli stessi genitori a uccidere qualche figlio o a indugiare in comportamenti contro natura per propiziarsi la fortuna anelata».
    Il vescovo di Bangassou conferma: nella zona praticano questi riti
    Al Vescovo di Bangassou, Mons. Aguirre, l’Agenzia Fides ha chiesto ulteriori particolari, hanno domandato se ritiene credibile la notizia che gli assassini dopo aver decapitato la religiosa, abbiano prelevato parti del corpo da utilizzare in riti propiziatori. «Ci dicono che nelle zone della Repubblica Centrafricana al confine col Camerun, vi sono camerunesi che praticano gli omicidi rituali per estrarre organi da usare in riti propiziatori per avere fortuna nella ricerca dei diamanti, una delle ricchezze dell’area» ha spiegato Monsignor Aguirre.
    https://www.maurizioblondet.it/suora...propiziatorio/

    Amnesty contro Trump: "Ha accolto quasi solo rifugiati cristiani"
    L'amministrazione Trump ha ribadito la sua volontà di coniugare l'accoglienza dei rifugiati con l'esigenza di tutelare la sicurezza nazionale
    Gerry Freda
    L’amministrazione Trump è stata accusata da diverse ong umanitarie di praticare “discriminazioni etniche” nell’attribuzione dello status di rifugiato agli stranieri che ne fanno richiesta.
    In particolare, l’esecutivo federale è stato biasimato per avere finora concesso la protezione internazionale quasi esclusivamente a individui provenienti da “Paesi a maggioranza cristiana”.
    Denise Bell, esponente dell’organizzazione Amnesty International nonché ricercatrice in materia di flussi migratori, ha infatti di recente incolpato Washington per avere accordato, dal gennaio del 2017 fino al 31 maggio di quest’anno, un vero e proprio “trattamento di favore” nei riguardi di richiedenti asilo originari dell’Europa orientale e del Sudamerica. Delle istanze di protezione internazionale accettate dagli uffici-immigrazione americani in tale arco temporale, ben l’84% sarebbe stato appunto presentato da soggetti appartenenti a quelle due aree geografiche, caratterizzate da popolazioni a schiacciante maggioranza cristiane.
    Al contrario, appena il 16% delle richieste di asilo politico accolte negli Usa nel periodo considerato avrebbe avuto come beneficiari cittadini di nazioni islamiche situate in Africa e in Medio Oriente. Di conseguenza, la Bell ha affermato che i dati da lei raccolti circa le politiche di accoglienza sviluppate da Donald Trump dal giorno del suo insediamento dimostrerebbero l’“ostilità verso i musulmani” nutrita dall’attuale governo statunitense.
    La netta prevalenza, tra i rifugiati ammessi negli Usa dal giorno dell’insediamento del tycoon, di individui cristiani rispetto a quelli di fede coranica è stata segnalata anche da Noah Gottschalk, dirigente dell’associazione pro-migranti International Rescue Committee. Costui ha quindi spiegato che la contrazione della percentuale di profughi maomettani accettati dalle autorità di Washington sarebbe cominciata in coincidenza con l’entrata in vigore del Muslim ban, ossia un provvedimento, varato nel gennaio del 2017 e riformato nel marzo dello stesso anno, che ha introdotto pesanti restrizioni all’ingresso in America da parte di cittadini di alcuni Paesi islamici “affetti da terrorismo endemico”.
    L’amministrazione federale, per bocca del capo ufficio-stampa del dipartimento di Stato, ha subito replicato alle accuse di “discriminazione etnica” avanzate dalle ong. Morgan Ortagus, portavoce del dicastero in questione, ha infatti chiarito che la Casa Bianca non avrebbe fatto altro che “coniugare le politiche di accettazione dei rifugiati con la basilare esigenza di salvaguardare la sicurezza nazionale”. Sempre ad avviso della donna, l’ordine pubblico negli Usa verrebbe messo seriamente a repentaglio da un’“accoglienza indiscriminata”, slegata da una rigorosa valutazione della “pericolosità sociale” di ciascun richiedente asilo giunto in territorio americano.
    Amnesty contro Trump: "Ha accolto quasi solo rifugiati cristiani" - IlGiornale.it

    Bolsonaro contro il Sinodo del papa sull'Amazzonia
    Jair Bolsonaro si è detto preoccupato per quello che potrebbe essere disposto nel Sinodo dell'Amazzonia. Sullo sfondo l'alleanza tra la Chiesa e le popolazioni indigene
    Giuseppe Aloisi
    Questa è una fase concitata perché riguarda i confini amazzonici, ma la preoccuazione di Jair Bolsonaro per la visione che la Chiesa cattolica ha intenzione di promuovere per quelle zone di mondo parte da lontano.
    Il presidente del Brasile si muove su linee post ideologiche, ma papa Francesco è il pontefice della "teologia del popolo", che sta a significare pure gradimento nei confronti di quei movimenti che vogliono liberarsi dal giogo del capitalismo. C'è un fil rouge che lega l'organizzazione della conferenza sull'economia di Assisi, che si terrà nel 2020, e il Sinodo sull'Amazzonia, che avrà luogo invece durante il prossimo ottobre: la critica al modello di sviluppo contemporaneo.
    Lo scenario paventato da Bolsonaro un paio di giorni fa prevede che la Chiesa panamozzica stringa un patto con le popolazioni indigene, pure al fine di scorporare quei territori dalla sovranità brasiliana. Il leader brasiliano non ha nascosto la sua preoccupazione. "Si tratta - ha detto il leader conservatore, come si legge sull'Ansa - della 'triple A', un territorio di 136 milioni di ettari, che include le Ande e l'Amazzonia, fino all'Atlantico: una grande fascia che verrà posta sotto controllo mondiale, con il pretesto della protezione ambientale".
    Bolsonaro contro il Sinodo del papa sull'Amazzonia - IlGiornale.it

    La Londra di Khan a pezzi: "Record di persone in fuga"
    Il sindaco Sadiq Khan ha reagito alla pubblicazione dei dati statistici rimarcando i “successi” conseguiti finora dalla sua amministrazione
    Gerry Freda
    Nel Regno Unito, l’istituto nazionale di statistica ha certificato una vera e propria “fuga da Londra”, con centinaia di migliaia di residenti che abbandonerebbero annualmente la metropoli amministrata dal sindaco Sadiq Khan.
    L’Office for National Statistics (Ons) ha infatti ultimamente pubblicato un “allarmante” rapporto sul progressivo “spopolamento” della capitale britannica, che avrebbe raggiunto “punte altissime” proprio a partire dal primo anno di mandato del politico laburista, ossia dal 2016. Allora, ben 291,630 persone avrebbero lasciato Londra, avviando una tendenza preoccupante che sarebbe proseguita, sempre a detta dell’istituto di statistica, fino ai giorni nostri.
    Nel 2017 e il 2018 si sarebbero registrati nuovi “record” di londinesi in fuga dalla metropoli, in quanto la cifra riscontrata dai ricercatori in tali due anni si sarebbe avvicinata alla soglia delle “400mila unità”. Per la precisione, nel 2017 avrebbero abbandonato la capitale del Regno 386,010 individui, mentre, l’anno scorso, sarebbe stata raggiunta quota “391,498 unità”. La quantità di cittadini in uscita da Londra non sarebbe affatto compensata da quella dei soggetti in entrata, poiché annualmente si trasferirebbero all’ombra del Big Ben, tra studenti e lavoratori in cerca di impiego, poco più di 30mila persone.
    Coloro che emigrano da Londra si trasferirebbero in gran parte, spiegano i ricercatori dell’Ons, nei territori situati a sud-est del grande centro urbano. Una delle mete preferite per chi scappa dalla metropoli sarebbe la contea del Kent, adagiata sulla costa orientale britannica e conosciuta a livello popolare, per il suo paesaggio semi-incontaminato, come “il giardino d’Inghilterra”.
    Il dossier realizzato dall’istituto di statistica si sofferma anche sulle ragioni alla base del costante esodo di londinesi, evidenziando che i motivi fondamentali di tale fenomeno sarebbero sostanzialmente due: la “criminalità fuori controllo” presente nella capitale e i “prezzi delle abitazioni troppo elevati”.
    L’Ons ha infatti constatato, per mezzo di migliaia di interviste a soggetti in fuga dalla città, l’esasperazione dei concittadini di Sadiq Khan, derivante da episodi di criminalità che si ripeterebbero “senza soluzione di continuità”: “accoltellamenti, rapine, tentativi di violenza sessuale, pestaggi, occupazioni abusive di appartamenti”. Sempre secondo l’ente di ricerca, il 2018 avrebbe visto, a Londra, il livello di omicidi “più alto degli ultimi dieci anni”, con ben 732 individui assassinati.
    Quanto al costante rialzo dei prezzi delle unità immobiliari e del livello generale degli affitti nella capitale del Regno, gli analisti sottolineano che, dati gli “scarsi controlli” da parte delle autorità municipali, persino i proprietari di case di non grande pregio pretenderebbero dagli aspiranti inquilini “cifre esorbitanti”. Ad esempio, i titolari di immobili ubicati in quartieri londinesi non esclusivi sarebbero ormai giunti a richiedere ai potenziali locatari “mezzo milione di sterline di affitto”.
    I media nazionali hanno subito interpretato i dati forniti di recente dall’istituto di statistica come una “sonora bocciatura” dell’amministrazione di Sadiq Khan, che avrebbe “irrimediabilmente compromesso” la qualità della vita all’ombra del Big Ben. Il primo cittadino ha però reagito ai risultati della ricerca condotta dall’Ons contestandoli e rimarcando, tramite il proprio ufficio-stampa, i “successi” dei suoi anni di governo municipale. Ad avviso del politico laburista, il suo mandato alla guida della metropoli avrebbe infatti il merito di avere “aumentato il numero di turisti” in città e nell’avere “migliorato l’immagine di Londra nel mondo” schierando la sua amministrazione in prima linea nelle battaglie a difesa dei principi dell’“accoglienza verso i migranti” e dell’“antirazzismo”.
    La Londra di Khan a pezzi: "Record di persone in fuga" - IlGiornale.it

    Anche Liam Gallagher contro Sadiq Khan: “Un incapace, sa dire solo ‘Londra è multietnica’”
    Il fu cantante degli Oasis Liam Gallagher ha recentemente criticato il sindaco di Londra Sadiq Khan a proposito del vertiginoso, drammatico aumento del tasso di criminalità nella capitale del Regno Unito, esprimendo preoccupazione per l’incolumità dei propri figli. Lo riporta il Guardian, riferendosi alle esternazioni del frontman andate in onda domenica mattina durante la trasmissione Bbc breakfast. Già nel febbraio 2018 il numero degli omicidi a Londra aveva superato quelli di New York, con un netto incremento degli attacchi con acido, e delle armi bianche.
    Padre preoccupato
    “Ogni mattina ti svegli e apprendi di qualche 16enne morto accoltellato. Ho dei ragazzi di quell’età, che escono, stanno in giro, vivono come tutti gli adolescenti. Mi spaventa a morte. Mi preoccupa”. Gallagher, 46 anni, vive in un quartiere nella zona nord di Londra, e ha 4 figli: Gene, 17 anni, Lennon, 19, Molly, 22 e la piccola Gemma di soli 6 anni. “Vorrei fare due chiacchiere con il nostro sindaco — non sembra essere molto bravo nello svolgere il proprio lavoro, con tutti quei ragazzini accoltellati di cui parlano i notiziari. L’unica frase che sa pronunciare è ‘Londra è accogliente’. Aperta per cosa, oltre alle coltellate e gli omicidi?”
    Un sindaco incapace
    I quattro omicidi in quattro giorni dello scorso fine settimana hanno posto per l’ennesima volta Londra sotto i riflettori della stampa internazionale. Nelle scorse settimane, anche il presidente degli Stati Uniti Donald Trump aveva puntato il dito contro l’incapacità di Khan di gestire l’emergenza omicidi – ricordiamo che il numero delle vittime dall’inizio dell’anno è salito a 60: “Kahn mi ricorda molto il nostro molto ottuso e incompetente sindaco di New York, De Blasio, che ha fatto anche lui un lavoro terribile – solo che è alto la metà”.
    https://www.ilprimatonazionale.it/ap...liente-122483/

    Morrissey ancora tra le polemiche: “Tutti preferiscono la propria razza”
    Morrissey ha riaffermato il suo sostegno al partito sovranista britannico For Britain Movement fondato dall’attivista Anne Marie Waters che inizialmente faceva parte dell’Ukip di Nigel Farage. E proprio di lui, l’ex leader degli Smiths dice che “sarebbe un buon primo ministro“.
    Sostenitore del For Britain Movement
    Morrissey è già stato recentemente al centro delle polemiche per la sua decisione di indossare, appunto, il distintivo del For Britain Movement mentre era ospite al The Tonight Show con Jimmy Fallon. Ha quindi deciso di passare al contrattacco rilasciando un’intervista al proprio nipote, Sam Etsy Rayner, e pubblicandola sul proprio sito web. “Il Regno Unito ora è un posto incredibilmente pericoloso, e penso che abbiamo bisogno di qualcuno che mette un freno a questa follia e parli per tutti”, ha detto. “Credo che Anne Marie Waters del For Britain Movement sia questa persona. È estremamente intelligente, ferocemente devota a questo paese, è molto coinvolgente e anche molto divertente, a volte “.
    “Ormai siamo tutti razzisti”
    Quando gli è stato chiesto come si sentisse ad essere chiamato razzista per i vari commenti controversi che ha fatto in passato, ha risposto: “Se chiami qualcuno razzista, nella Gran Bretagna di oggi, significa che hai finito le parole. Stai chiudendo il dibattito e stai scappando. La parola “razzista” non ha senso, ora come ora. Alla fine tutti preferiscono la propria razza… questo rende tutti razzisti?“.
    Morrissey ha quindi commentato i precedenti commenti che hanno fatto sì che venisse indicato come razzista, come quelli che fece sui cinesi definendoli una “sottospecie” umana, e anche quella in cui espresse la sua opinione rispetto alla pretesa di avere una certificazione per la macellazione halal della cultura islamica. Morrissey ha detto che tale pretesa che “richiede una certificazione che può essere data solo dai sostenitori di Isis”. Non c’è che dire, tra il padrino degli Smiths che è sempre più scorretto, Liam Gallagher che si accanisce contro Sadiq Khan e Noel Gallagher che difende il voto dei brexiters, anche i paladini della storica new wave e del brit pop si scoprono sovranisti – con buona pace dei loro fan liberali e democratici.
    https://www.ilprimatonazionale.it/sp...-razza-122503/

    Alla manifestazione pro Carola: “L’Europa bianca è morta. Gli immigrati sanno fare più cose” (Video)
    Di Davide Di Stefano Le immagini fanno riferimento ad un presidio organizzato a Roma in piazza dell’Esquilino alcuni giorni fa. Una manifestazione di supporto a Carola Rackete il giorno stesso del suo arresto. A colpire non sono tanto le richieste dei manifestanti (le solite dell’estrema sinistra: porti aperti, accoglienza, no al razzismo etc), ma piuttosto il discorso di una ragazza che, tra gli applausi degli altri manifestanti, ha delineato in poche parole una sorta di manifesto del globalismo: “Il messaggio più grande di resistenza civile è dire che a noi le 42 persone che porta Carola ci servono, perché ormai l’Europa bianca è morta”.
    L’autorazzismo esplicitato
    Un salto di qualità rispetto a chi, anche a sinistra, ha declinato il caso Sea Watch quasi esclusivamente in chiave umanitaria. Qui l’ideologia no border e globalista viene esplicitata e rivendicata: “Noi (gli europei, ndr) non portiamo più niente di vivo con queste startup senza nessun interesse, l’unica cosa che è nata nella finanza è la banca di Yunus fatta da un indiano (bengalese in realtà, ndr), i Nobel li vincono i sudamericani. Quindi non riesco a capire questa “white power” a cui tanto ci attacchiamo”. Vette di autorazzismo e “white guilt” non indifferenti.
    Ci servono gli immigrati
    Il delirio etno-masochista prosegue, elencando tutta una serie di competenze appannaggio esclusivo degli immigrati, che noi europei non saremmo in grado di sviluppare senza una necessaria immigrazione di massa volta alla sostituzione etnica: “Ci servono gli immigrati per capire come fare i mulini che costano zero, coltivazioni del grano, come far crescere i bambini senza problematiche alle ossa facendogli solamente i massaggi. Noi non le sappiamo fare ste cose! Siamo ingessati. Qundi accogliamo gli immigrati e chiediamogli cosa sanno fare. Ci stiamo suicidando noi bianchi, quindi chiediamo agli altri di cosa sono capaci”. E giù applausi.
    https://www.ilprimatonazionale.it/ap...Cxtjk4YbQIAOTM

    L’estinzione dei Nativi Europei – White Guilt, il saggio di Emanuele Fusi
    Secondo Jürgen Habermas la stampa svolge un ruolo essenziale nelle società moderne e anche un libro letto da pochi, negli anni, può generare una trasformazione dell’opinione comune. Il pubblico privato dei lettori, potenzialmente razionale ed autonomo nei confronti dello stato, è in grado, facendo uso critico della propria ragione, di esprimersi su oggetti di rilievo pubblico e, nel corso del tempo, modificare l’assetto deontologico di una società.
    Il libro White Guilt – il razzismo contro i bianchi al tempo della società multietnica di Emanuele Fusi è uno di quei saggi che, girando di mano in mano e schivando la censura passiva del regime globalista attualmente vigente, è destinato ad avere ripercussioni anche sulla sfera pubblica. Esso, infatti, come l’athanor, il forno dell’alchimista, trasforma una semplice percezione (piombo) in una certezza (oro): dopo averlo letto ciò che prima era solo un’intuizione, ossia il razzismo anti-bianco, diviene un fatto concreto e misurabile tramite dati e grafici. In molti attualmente hanno la sensazione che la società bianca stia per soccombere a causa dell’emigrazione incontrollata e della denatalità, e questo libro, forte di grafici e precisi studi demografici, ce lo dimostra.
    Che ormai l’uomo bianco, un misero 7% dell’intera popolazione mondiale, sia in pericolo d’estinzione è un’ovvietà, ma ancora nessuno aveva avuto il coraggio di esprimere questo fatto con la chiarezza di Emanuele Fusi. Egli, infatti, non ha fatto altro che dimostrare la verità e, citando la nota fiaba di Andersen, dire che il Re è nudo. In un mondo che si ostina a promuovere il meticciato, sostenere la tesi secondo cui le identità razziali e culturali debbano essere preservate è un atto di resistenza, coraggio e, soprattutto, onestà.
    Il primo capitolo tratta di un’evidente ipocrisia della società di massa: tutte le minoranze umane autoctone, come i Rohingya della Birmania, secondo l’ONU debbono essere tutelate sia dal punto di visto culturale, religioso ed etnico, eccetto la più grande delle minoranze, cioè quella incarnata dai bianchi, categoria che include mediterranei, dinarici, baltici, alpini e nordici.
    Di seguito Fusi parla dell’odio teorico che sta dietro al razzismo anti-bianco ed elenca una serie di discorsi di personaggi celebri che auspicano l’estinzione dei nativi europei.
    Successivamente vi sono una serie di grafici che mostrano le curve evolutive della popolazione. In questo studio vi è una statistica particolarmente agghiacciante: nel 2050 gli europei saranno 600 milioni, ossia un quarto degli africani che, crescendo in modo esponenziale, saranno quasi 3 miliardi. Nel 2100, gli africani saranno sette volte più numerosi degli europei.
    Dopo aver riportati svariati esempi di odio teorico verso i bianchi e le prove scientifiche del declino della razza europea, l’autore mostra una serie di situazioni generate dalla politica immigrazionista che si sono rivelate fallimentari. Dagli attentati alle no-go-area, dalla whyte-phobia in America sino alle oscene dichiarazioni di Meghan Markle che critica il fatto che ci siano troppi bianchi nelle università, il mondo multietnico non riesce a funzionare ed è pieno di falle, problemi e scontri sociali ed ideologici.
    Per concludere il saggio Fusi tratta dei boeri, i bianchi d’origine olandese che vivono in africa dal 1600 e che sono soggetti ad espropri, persecuzioni e violenze terribili. Solo che, essendo bianchi, la loro drammatica situazione non viene presa in considerazione da quell’élite di bianchi-occidentali razzisti contro i bianchi, contro sé stessi.
    Questo libro non è solo una sfida ad un tabù lessicale che vieta di parlare del razzismo anti-bianco, ma è anche il manifesto degli indigeni europei prossimi alla scomparsa che rivendicano il loro diritto di esistere e di essere tutelati in qualità di minoranza.
    https://dolcestylenovo.wordpress.com...emanuele-fusi/

    Mail choc di un'azienda: "No a corrieri di colore o indiani"
    "Non utilizzate più trasportatori di colore e/o pakistani, indiani o simili. Se non italiani, almeno dell'Est Europa": questa la lettera che un'azienda del Bresciano ha inviato ai suoi fornitori. "Ma è stato solo lo sfogo di un momento"
    Roberto Bordi
    "Buongiorno, chiediamo tassativamente, pena interruzione di rapporto di fornitura con la vs Società, che non vengano più effettuate consegne utilizzando trasportatori di colore e/o pakistani, indiani o simili".
    È la mail che un'azienda di Lumezzane (Bs), la Chino Color Srl, ha inviato a fornitori e clienti per chiedere loro di non utilizzare più corrieri extraeuropei. "Gli unici di nazionalità estera che saranno accettati saranno quelli dei Paesi dell'Est, gli altri non saranno fatti entrare nella nostra azienda né tantomeno saranno scaricati. Distinti saluti", si legge nella seconda parte della lettera. Una comunicazione che, dal momento in cui è stata resa pubblica, ha fatto discutere e non poco. Autore della mail è il proprietario dell'azienda Federico Becchetti. Il Giornale di Brescia ha provato inutilmente a contattarlo. Al suo posto ha parlato un collaboratore, che a proposito della mail razzista ha detto che si è trattato dello "sfogo di un momento. Lo sappiamo tutti che non è possibile fare come abbiamo scritto, così però ci pensano un po’ e si danno una calmata. Se posso passarvi Becchetti? È molto impegnato".
    Mail choc di un'azienda: "No a corrieri di colore o indiani" - IlGiornale.it

    Quei neonazisti pronti ad uccidere "gli amici degli immigrati"
    Il gruppo della Croce del Nord aveva stilato una lista di nomi tra cui politici dlla Spd, dei Verdi, della Sinistra e anche della Cdu. Tutte personalità considerate vicine agli immigrati
    Eugenia Fiore
    La notizia è stata riportata dal Corriere e riprende alcune indiscrezioni fornite dall'Ufficio per la difesa della Costituzione, ovvero i servizi di sicurezza interni della Repubblica federale. Stando a quanto riferito, il gruppo - che opera in Brandeburgo e in Meclemburgo-Pomeriana e si fa chiamare Croce del Nord - aveva stilato una lista di nomi da eliminare, tra cui politici della Spd, dei Verdi, della Sinistra e anche della Cdu. Tutte personalità considerate vicine agli immigrati.
    I neonazisti sarebbero stati aiutati da personale della polizia e militari della Bundeswehr che, attraverso informazioni di servizio, sarebbero stati utili per compilare la "lista nera". Ed è questo l'aspetto forse più inquietante della grottesca vicenda.
    Per comunicare, il gruppo usava - naturalmente - le chat criptate su Telegram. Sempre come riporta il quotidiano di via Solferino, tutta l'organizzazione ruotava intorno al "giorno X": un giorno in cui l'ordine pubblico sarebbe crollato a causa di un'eccessiva ondata di migranti o per via di diversi attacchi terroristici di matrice islamica. Il giorno adatto per dare il via all'attacco.
    Proprio dal rapporto del BfV per il 2018, presentato oggi a Berlino dal presidente dell'agenzia, Thomas Haldenwang, insieme al ministro dell'Interno, Horst Seehofer, si apprende una preoccupante avanzata dell'estrema destra nel Paese.
    Secondo i dati del BfV, alla fine del 2018, sono stati segnalati in Germania 24.100 estremisti di destra. Più della metà considerati violenti. Indagando sull'estrema destra in Germania, il BfV ha notato come due gruppi in particolare stiano aumentando i loro consensi: i Cittadini del Reich, formazione di nostalgici dell'impero tedesco che non riconosce la Repubblica federale, e gli Autonomi. Quest'ultimo gruppo ritiene che, in base al diritto naturale, lo Stato tedesco non è giuridicamente legittimato a esercitare alcuna autorità sui propri aderenti.
    Quei neonazisti pronti ad uccidere "gli amici degli immigrati" - IlGiornale.it

    “QUESTO E’ GIA' UN POGROM" – STRAPPO DIPLOMATICO PER LA FRASE DELLA FEDERCALCIO POLACCA SUL 4-0 A ISRAELE: HA SUSCITATO INDIGNAZIONE L'UTILIZZO DEL TERMINE USATO PER LE PERSECUZIONI CONTRO GLI EBREI NELL'EUROPA DELL'EST - IL DIRETTORE DEL CENTRO WIESENTHAL DI GERUSALEMME: "VERGOGNOSO, INACCETTABILE. LORO SANNO BENE COSA SIGNIFICA"
    Pasticcio diplomatico della Federazione di calcio della Polonia. In un post sulla propria pagina Facebook infatti, la Federcalcio ha definito "un pogrom" (termine usato per le persecuzioni contro gli ebrei nell'Europa dell'Est) la vittoria per 4 a 0 contro la nazionale israeliana. In particolare il post che diceva "GOOOOOOOL! Questo è già un pogrom!", frase subito rimossa, ma non prima di essere diffusa tra polemiche e indignazione.
    LA FEDERAZIONE SI DIFENDE - Il portavoce della federazione Jakub Kwiatkowski, interpellato dal magazine polacco Polityca, ha cercato di giustificarsi dicendo che "nelle partite viene spesso usata la parola pogrom. Se avessimo un tale approccio, non potremmo usare la parola bruciato nelle cronache. Forse questa parola era imbarazzante, perché solleva inutilmente queste emozioni". Anche numerosi commenti a corredo del post, riferisce lo stesso Polityca, avevano un tono antisemita.
    ZUROFF: "POLACCHI SANNO BENE COSA SIGNIFICA 'POGROM'" - "Semplicemente vergognoso, inaccettabile". Questo il commento all'agenzia Ansa di Efraim Zuroff, direttore del Centro Wiesenthal di Gerusalemme. Zuroff ha poi respinto la possibile spiegazione che ' pogrom' nel polacco colloquiale non abbia lo stesso significato che in Israele: "Se c'è un popolo che dovrebbe essere ben esperto del significato sono proprio i polacchi. La gente lì lo sa bene.".
    https://www.dagospia.com/rubrica-30/...ico-205861.htm

    “LE VITE DEI BIANCHI SONO PIU' IMPORTANTI DI QUELLE DEI NERI” – GUAI PER LIAM BOOTH, CAPO DELLA SICUREZZA PERSONALE DI MARK ZUCKERBERG, ACCUSATO DI MOLESTIE SESSUALE E DI AVER RIVOLTO COMMENTI RAZZISTI E OMOFOBI A EX DIPENDENTI DELLA FAMIGLIA DEL FONDATORE DI FACEBOOK
    Molestie sessuali e commenti razzisti e omofobi: sono queste le accuse mosse nei confronti di una persona molto vicina a Mark Zuckerberg, il fondatore di Facebook. La stampa anglosassone ha diffuso la notizia secondo cui Liam Booth, capo della sicurezza personale del ceo del social network, sarebbe stato accusato di aver molestato sessualmente ex dipendenti della famiglia Zuckerberg.
    Sembra, inoltre, che Booth avrebbe fatto commenti razzisti anche su Priscilla Chan, signora Zuckerberg di origini cinesi. Booth avrebbe affermato, infatti, che Chan non è in grado di guidare perché è una “donna asiatica e senza alcuna visione periferica”. In alcune lettere recapitate a Zuckerberg il suo staff ha riferito che avrebbe detto che "non si fida delle persone di colore” e che le “vite dei bianchi sono più importanti di quelle dei neri".
    https://www.dagospia.com/rubrica-29/...lle-204795.htm

    IL BALLERINO PUTINIANO CHE FA TREMARE L’ARENA – LA PRESENZA AD AGOSTO DI SERGEI POLUNIN PER IL BALLETTO “ROMEO + GIULIETTA” DIVIDE VERONA. MATTIOLI: “IL GAIO CIRCOLO PINK DI VERONA SU FACEBOOK, DICE CHE SI TRATTA DI UN ‘ROMEO OMOFOBO E SESSISTA’ E INVITA IL SINDACO A NEGARE L'ARENA A POLUNIN. MOLTO IMPROBABILE. LA CITTÀ NON È MAI STATA COSÌ DI DESTRA DAI TEMPI IN CUI CI FUCILARONO CIANO…”
    Un Romeo con la faccia di Putin tatuata sul petto ancora non si era visto. Nemmeno nella sua città (di Romeo, non di Vladimir): Verona. Si rimedierà il 26 agosto, all' Arena, per un balletto dal titolo bimbominkia: Romeo+Giulietta . Il Montecchi in questione si chiama Sergei Polunin, étoile di cui nessuno discute la grandezza tersicorea. Le opinioni, magari, sì.
    Negli ultimi mesi il bel Sergej si è esibito molto sui social, e senza collegare troppo il cervello alla tastiera. Ecco qualche chicca: «Schiaffeggiamo i grassi quando li incontriamo, questo li incoraggerà a dimagrire»; «A tutti gli uomini che ballano: ci sono già delle ballerine in scena. Un uomo deve essere uomo e una donna, donna: questo è il motivo per cui avete le palle»; «Le femmine cercano di prendere il vostro (degli uomini, ndr ) ruolo perché non le scopate più». E naturalmente dichiara la sua «totale identificazione» con quel macho sovranista di Putin. Insolito, certo. Un ballerino classico che tuona contro l' omosessualità è come un astemio che va a contestare il festival della grappa, giusto per restare in Veneto.
    Secondo il gaio circolo Pink di Verona, che ha aperto l' offensiva su Facebook (al solito, chi di social ferisce di social perisce) si tratta di un «Romeo omofobo e sessista». Opinione condivisa da Aurélie Dupont, direttrice del balletto dell' Opéra di Parigi, che gli aveva mandato un invito per il Lago dei cigni ma, di fronte alle proteste della compagnia, cigni compresi, ha dovuto rimangiarselo: «Conosco l' artista di talento ma ho scoperto delle sue pubbliche prese di posizione che mi sconvolgono e non rispecchiano i miei valori né quelli dell' istituzione che noi rappresentiamo».
    Quelli di Pink invitano il sindaco, Federico Sboarina, a negare l' Arena a Polunin. Molto improbabile. La città non è mai stata così di destra dai tempi in cui ci fucilarono Ciano. Il contestatissimo Congresso mondiale della famiglia si è svolto qui. Il Comune vota mozioni anti gender.
    In effetti, però, almeno dal punto di vista artistico, Polunin non si discute: «Grande carisma, grande stile, tecnica stupefacente, un misto di eleganza inglese e furore slavo», chiosa Sergio Trombetta, ballettologo ottimo massimo, lodando i suoi «ballon» (in sintesi: quando zompa in aria, Polunin sembra restarci sospeso, e più tempo di quanto concesso dalle legge di gravità).
    https://www.dagospia.com/rubrica-29/...-ad-203406.htm





    "SIAMO UNA SQUADRA A FORMA DI SVASTICA", L’HELLAS VERONA TORNA IN SERIE A E GLI UTRÀ NEONAZI FESTEGGIANO IN PIAZZA INTONANDO IL CORO DOVE SI INNEGGIA ANCHE A RUDOLF HESS - GIÀ NEL 2017, LUCA CASTELLINI TRA I LEADER DI FORZA NUOVA CANTAVA: "CHI HA PERMESSO QUESTA FESTA, CHI HA PAGATO TUTTO, CHI HA FATTO DA GARANTE HA UN NOME: ADOLF HITLER"
    Stessa squadra, stesso coro, stessa svastica. L'Hellas Verona torna in serie A e gli ultrà neonazi della curva sud festeggiano in piazza intonando il motto della tifoseria. Una delle più nere d'Italia. "Siamo una squadra fantastica... fatta a forma di svastica... che bello è... allena Rudolf Hess!".
    Nelle immagini del video mostrato da Repubblica si vedono i tifosi che camminano in centro a Verona cantando e con torce in mano: è la sera di domenica scorsa e l'Hellas - con il 3-0 contro il Cittadella, rimonta dopo la sconfitta nella partita d'andata - ha centrato la promozione nella massima serie.
    Una domenica di festa per Verona: perché, in concomitanza con il trionfo della più blasonata delle due squadre cittadine, è anche il giorno dell'arrivo nel capoluogo scaligero del Giro d'Italia. Ma a far impazzire la città è la vittoria dei gialloblu. La festa, dunque, con i tifosi che si riversano in centro, in particolare in piazza Bra, di fronte all'Arena. L'entusiasmo è alle stelle e gli ultrà si esibiscono in un copione già visto: il coro dove si inneggia alla svastica e a Rudolf Hess, il vice di Adolf Hitler. Simbologia e storia nazista associata dagli estremisti della tifoseria gialloblu all'Hellas, la "squadra a forma di svastica".
    Lo stesso coro era stato scandito dagli ultrà a luglio 2017 in occasione della festa della curva sud dello stadio Bentegodi, il covo del tifo dell'Hellas. All'epoca, il video, pubblicato sulla pagina Facebook No boreal, mostrava il singolare ringraziamento del neofascista Luca Castellini, pluriinquisito e daspato, croce celtica al collo. "Chi ha permesso questa festa - scandisce Castellino dal palco - chi ha pagato tutto, chi ha fatto da garante ha un nome: Adolf Hitler".
    https://www.dagospia.com/rubrica-29/...ona-205033.htm


 

 
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