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Discussione: 125 anni di democrazia diretta

  1. #81
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    Predefinito Re: 125 anni di democrazia diretta

    La Confederazione potrà ancora riscuotere le imposte?
    L'imposta sul valore aggiunto (IVA) è la principale fonte di introiti della Confederazione, seguita dall'imposta federale diretta (IFD): insieme rappresentano quasi i due terzi di tutte le entrate. Il popolo svizzero il 4 marzo è chiamato a decidere se rinnovare per altri 15 anni alla Confederazione il permesso di riscuoterle.

    Autorizzare la Confederazione a prelevare l’imposta federale diretta (IFD) e quella sul valore aggiunto (IVA) per altri 15 anni: la decisione spetta al popolo svizzero il 4 marzo. In gioco vi sono quasi i due terzi del gettito fiscale. Eppure questo voto è caratterizzato dalla massima tranquillità: solo un piccolo comitato combatte il decreto.
    Sono le due principali risorse finanziarie della Confederazione: l’IFD e l’IVA nel 2016 hanno fatto confluire nelle casse federali un po’ più di 43,5 miliardi di franchi, pari a quasi il 65% delle entrate.



    Presentando il Nuovo ordinamento finanziario (NOF 2021), in vista del voto popolare del 4 marzo, il ministro elvetico delle finanze Ueli Maurer è stato chiaro: senza queste due imposte la Confederazione sarebbe in ginocchio. Solo "con un terzo degli introiti non sarebbe semplicemente più finanziabile".

    Nuova è solo la scadenza

    Il NOF 2021 non comporta alcun cambiamento delle due imposte: né aumenti, né diminuzioni. Non si vota sulle aliquote dell’IFD e dell’IVA, bensì sul principio – ancorato nella Costituzione – che la Confederazione possa riscuoterle, ma a tempo determinato: fino al 2035. Poi il governo dovrà di nuovo domandare l’autorizzazione.
    Questo principio è ampiamente assodato. È ormai iscritto da quasi 60 anni nella Costituzione federale e, a scadenze regolari, popolo e cantoni hanno sempre avallato il suo rinnovo.
    Che sia saldamente radicato nella mentalità collettiva è dimostrato anche dal fatto che entrambe le Camere federali abbiano approvato all’unanimità la proposta governativa di prolungare di 15 anni la scadenza.
    Alla Camera del popolo si è brevemente dibattuto sull’opportunità sia di ridurre a dieci anni la nuova scadenza, come proposto dall’Unione democratica di centro (UDC, destra conservatrice), sia di abolire il limite temporale e accordare così definitivamente alla Confederazione la facoltà di prelevare i due balzelli, come auspicato da socialisti e Verdi. Ma entrambe le proposte non hanno ricevuto alcun sostegno al di fuori dei partiti da cui emanavano. Alla fine, nessuno si è opposto alla proroga di 15 anni. Quanto alla Camera dei Cantoni, non c’è stata alcuna discussione: i senatori hanno dato immediatamente il beneplacito unanime.

    La madre di tutte le catastrofi

    Inizialmente anche il governo avrebbe preferito sopprimere la scadenza. Considerata l’importanza vitale di questi introiti, per la Confederazione sarebbe infatti più opportuno garantirseli stabilmente.
    Tuttavia, nella consultazione preliminare era emerso che quasi tutti i partiti erano contrari. L’esecutivo aveva dunque rinunciato a proporre uno stralcio, che non avrebbe raggiunto la maggioranza in parlamento. Così, invece, il NOF 2021 ha ottenuto un sostegno senza riserve.
    Trattandosi di un emendamento costituzionale, il nuovo termine dev’essere obbligatoriamente sottoposto a votazione popolare e per essere adottato deve ricevere la doppia maggioranza di sì dei votanti e dei cantoni.
    Tutti i partiti rappresentati in parlamento raccomandano di votare sì e anche i cantoni – che intascano il 17% del gettito dell’imposta federale diretta – si schierano a favore.

    Contro il NOF2021, a sorpresa, alla metà di gennaio si è costituito un piccolo comitato, capeggiato dall’up!schweiz (partito indipendente Svizzera, una formazione di giovani libertari), al quale hanno aderito anche alcuni membri dell’UDC, del Partito liberale radicale (PLR, destra), dei Giovani PLR e del Partito Pirata. Il comitato, che denuncia l’IFD e l’IVA quali imposte dannose, vuole stimolare un dibattito pubblico sulla crescita costante del carico fiscale.
    Le forze in campo sembrano far presagire un grande successo per il NOF2021. Ma, se contro ogni aspettativa, il 4 marzo dalle urne dovesse uscire una bocciatura cosa succederebbe? "Sarebbe la madre di tutte le catastrofi", ha risposto Ueli Maurer in conferenza stampa. Il ministro ha aggiunto che "non c’è alcun piano B": sarebbe impossibile trovare fonti d’entrata sostitutive così ingenti o fare risparmi di tale entità, oltre tutto a così breve scadenza. Dal 1° gennaio 2021, la Confederazione non potrebbe più svolgere la maggior parte dei propri compiti.

    Un unicum mondiale

    Benché nel contesto attuale questa ipotesi appaia alquanto remota, il fatto che lo Stato a scadenze regolari debba chiedere ai cittadini il permesso di continuare a imporre delle tasse è perlomeno singolare e potenzialmente rischioso. È un "unicum mondiale" che lascia "senza parole" i ministri delle finanze di altri paesi, quando il tesoriere della Confederazione spiega loro questi meccanismi elvetici, riconosce lo stesso Ueli Maurer.
    Questa peculiarità è legata al sistema di democrazia diretta svizzera, ha aggiunto il ministro. "Il popolo è sovrano e trovo giusto chiedergli il permesso di continuare a riscuotere le imposte".
    Secondo il tesoriere della Confederazione ripetere l’esame della situazione ogni 15 anni, è un ritmo "ragionevole". Così s’instaura un dialogo che rafforza il senso di responsabilità dello Stato e dei cittadini.

    Provvisorie da oltre un secolo

    La temporalità della licenza di prelevare imposte ha anche radici storiche legate al federalismo. Alla nascita dello Stato federale, nel 1848, la Confederazione, che aveva competenze molto limitate, poteva solo a riscuotere dazi doganali, mentre prelevare imposte dirette sul reddito e la sostanza era un diritto esclusivo dei Cantoni.
    La Confederazione ha riscosso per la prima volta imposte dirette nel 1916 e per soli due anni, in seguito alla Prima Guerra mondiale. Ma pian piano, queste imposte straordinarie sono diventate più frequenti. Dal 1958 sono iscritte nella Costituzione federale, sempre però per un periodo limitato. Quella in votazione il 4 marzo è la nona prolungazione.
    La Confederazione potrà ancora riscuotere le imposte? - SWI swissinfo.ch

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  2. #82
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    Predefinito Re: 125 anni di democrazia diretta

    'Sì' al nuovo ordinamento finanziario
    La Confederazione continuerà a prelevare l'Imposta federale diretta (IFD) e l'IVA fino al 2035

    La Confederazione deve poter continuare a prelevare l'Imposta federale diretta (IFD) e l'IVA fino al 2035. Il popolo svizzero ha approvato oggi a larghissima maggioranza il decreto sul nuovo ordinamento finanziario 2021.
    La percentuale di favorevoli ha toccato l'84,1%, pari a 2'358'000 voti. I contrari sono stati 445'400. La partecipazione al voto è stata del 52,9%.
    L'oggetto è stato accolto in tutti i cantoni con percentuali molto alte. In Ticino i favorevoli hanno raggiunto l'84,3%, nei Grigioni l'85,9%. Il sostegno è stato ampissimo nel canton Vaud (88,2%), ma anche a Ginevra (87,0%), Zurigo (86,8%) e Zugo (86,1%). Il cantone più tiepido nell'appoggiare il decreto è stato Sciaffusa (78,5%), seguito dal Vallese (78,8%) e da Svitto (79,0%).

    Il progetto era sostenuto da tutte le principali formazioni politiche e vedeva l'opposizione di un solo comitato, composto dal partito up!schweiz e da membri dell'UDC, del Partito pirata e dei Giovani liberali radicali. I contrari intendevano sollevare un dibattito sull'aumento costante del carico fiscale e frenare la crescita dello Stato. La visibilità del tema ha però sofferto della concomitanza con la votazione sull'iniziativa "No Billag".
    In una prima reazione all'esito dello scrutinio, il presidente di up!schweiz, Simon Scherrer, ha affermato che non si aspettava sicuramente un "no" dalla votazione, ma il risultato così netto lo ha comunque deluso. Malgrado ciò, "è stato un bene per il sistema politico" discutere delle finanze federali e di possibili scenari alternativi. In campagna lo stesso consigliere federale Ueli Maurer ha caldeggiato un dibattito sulle imposte, ha ricordato Scherrer.

    IVA e IFD garantiscono il 65% delle entrate delle casse federali, senza le quali lo Stato verrebbe di fatto smantellato, aveva sottolineato il ministro delle finanze Maurer, facendo notare che pesano oltre 43 miliardi di franchi e rappresentano due terzi delle entrate della Confederazione. "Senza queste entrate - aveva dichiarato chiaro e tondo per promuovere il decreto - la Confederazione non sarebbe più finanziabile".
    Gli Svizzeri sono chiamati regolarmente a pronunciarsi su una proroga della riscossione di queste imposte. L'esigenza di garantirla oltre il 2020 - data limite dell'attuale sistema - era rimasta praticamente incontestata durante la consultazione.
    Nel progetto preliminare il Governo aveva tuttavia proposto di riscuotere in futuro l'IVA e l'IFD a tempo indeterminato, ma la maggior parte dei partiti si era dichiarata contraria. L'Esecutivo ha quindi optato per una proroga fino al 2035, ossia di quindici anni, come già in uso oggi.
    [...]
    https://www.ticinonews.ch/svizzera/4...to-finanziario

  3. #83
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    Predefinito Re: 125 anni di democrazia diretta

    «La conoscenza storica sull’importanza della democrazia diretta è essenziale!»
    Intervista con René Roca, direttore dell›Istituto di ricerca per la democrazia diretta (FIdD)

    dl. A seguito del quinto colloquio tenutosi recentemente a Escholzmatt (LU), Zeit-Fragen ha intervistato René Roca, storico, fondatore e direttore dell’Istituto di ricerca sulla democrazia diretta (Forschungsinstitut direkte Demokratie - Home).

    Zeit-Fragen: la manifestazione di Escholzmatt ha attirato molti partecipanti. A quanto pare, l’argomento trattato non coinvolge solo gli specialisti. Quali sono i legami tra il sistema cooperativo e la democrazia diretta?

    René Roca: Sono stato molto soddisfatto del gran numero di partecipanti. Ci sono partecipanti abituali, ma anche volti nuovi, persone che hanno sentito parlare delle nostre conferenze. Oggi esiste una rete di contatti in molte parti del paese ai quali voglio rivolgermi con particolare attenzione e mi stimolano a proseguire con nuovi progetti di ricerca.
    Per tornare alla sua domanda: vedo una relazione diretta tra il sistema cooperativo e la democrazia diretta. In Svizzera l’idea della cooperativa ha già dato i suoi frutti a partire dal Medioevo. Gli abitanti di una determinata regione – i futuri comuni politici – si trovavano confrontati con delle mansioni concrete che dovevano essere affrontate da loro stessi. Ad esempio, dovevano occuparsi di strade e ponti nonché organizzare l’approvvigionamento idrico. Dal XIII° secolo in poi, la Confederazione era strutturata a livello locale con entità di limitate dimensioni. In generale la gente non aspettava disposizioni dall’alto, ma essa stessa assumeva l’iniziativa e realizzava i lavori in comunione. In tal modo sono sorte ovunque organizzazioni cooperative, che, sulla base dell’aiuto reciproco, della responsabilità condivisa, dell’autodeterminazione nonché, per il tramite di regolari assemblee, hanno concretizzato delle basi democratiche. Nel XIX° secolo, questa base, a livello comunale, è stata decisiva per l’instaurazione della democrazia diretta a livello cantonale e federale.

    Nella storia Svizzera i vari simposi del vostro Istituto si concentrano sulle diverse radici della democrazia diretta. Lei, a Svitto (2014) si è concentrato sul contributo dei cattolici-conservatori, a Zurigo (2015) su quello del liberalismo, a Liestal (2016) sull’influenza del socialismo utopico, a Neuchâtel (2017) sull’influenza del diritto naturale ed ora, a Escholzmatt (2018) sul movimento cooperativo. Come mai la democrazia diretta ha le sue radici in Svizzera e perché questa forma di democrazia è così speciale?

    I primi tre simposi formano una sorta di «trilogia», pubblicata nella collana «Contributi per la ricerca sulla democrazia» (volumi da 1 a 3). In questo modo cerco di dimostrare l’influenza dei movimenti politici sullo sviluppo della democrazia diretta in Svizzera. I seminari dell’anno scorso sul diritto naturale e quelli di quest’anno sul principio cooperativo aiutano a spiegare i fondamenti teorici della democrazia diretta. Sono lieto di aver sempre trovato degli specialisti rinomati per questi incontri scientifici e di poter così presentare lo stato della ricerca per la Svizzera.
    Questi colloqui hanno dimostrato in modo sempre più evidente che la Svizzera, nel campo della democrazia diretta, è un caso particolare. Fin dai suoi inizi, nel XIII° secolo, la Svizzera è stata una sorta di federazione di Stati in grado di evolvere in modo del tutto autonomo. Dal 1648 la Confederazione divenne uno Stato sovrano e solo due secoli più tardi fu trasformata in uno Stato federale. Il principio cooperativo è stato decisivo per la fondazione dello Stato. Su questa base si sono sviluppate le prime forme democratiche, come la «Landsgemeinde». Purtroppo, la ricerca relativa allo studio di queste prime forme democratiche è ancora insufficiente e, di conseguenza, non ancora apprezzate per il loro giusto valore. Tuttavia, attraverso il mio istituto di ricerca, sto cercando di porre rimedio a questa situazione. In seguito dedicherò le mie prossime conferenze ai vari cantoni. Nel regolare scambio, essi hanno tutti partecipato in forme diverse e in modo coinvolgente all’instaurazione della democrazia diretta, sulla scorta della loro cultura politica. I risultati delle mie ricerche sui cantoni di Lucerna e Basilea-Campagna sono già stati pubblicati.

    La democrazia diretta è riconosciuta come una realtà tipicamente svizzera e allo stesso tempo come una realtà corrispondente alla natura umana, un modello di Stato di cittadini per i cittadini. Finora, essa è stata purtroppo negletta nei dibattiti scientifici in Svizzera. Possiamo permettercelo? Quali risultati possiamo aspettarci dalla ricerca in quest’ambito?

    Ovviamente non possiamo permettercelo. Al contrario, sulla scorta delle conoscenze storiche sull’avvento e l’evoluzione della democrazia diretta, in Svizzera dobbiamo continuare a difenderla e promuoverne il suo sviluppo. Noi abbiamo la grande fortuna di essere pressoché nati in questo sistema e di poterne fin qui approfittare e, in nessun caso dobbiamo abbandonarlo. La conoscenza storica sull’importanza della democrazia diretta è essenziale. Gli Svizzeri potrebbero benissimo essere ancora più orgogliosi del loro paese, trasmettere questi privilegi alle generazioni future nonché rafforzare gli scambi con altre nazioni su questioni democratiche. La Svizzera, attualmente, non è particolarmente interessata a questi temi, ricevo richieste soprattutto dall’estero. Recentemente, ad esempio, sono stato invitato a Salisburgo e a Bolzano (Alto Adige) per presentare e discutere il Modello svizzero di democrazia.

    Se ho capito bene, la Svizzera è un importante laboratorio di democrazia diretta. Troviamo diversi e molteplici sviluppi all’interno di uno spazio limitato. Possiamo esportare la democrazia diretta? Grandi strutture come l’UE potrebbero trarne dei vantaggi?

    Penso che altri paesi possano trarre enormi benefici dal «Modello svizzero». Anche i grandi paesi possono certamente imparare dalla Svizzera. Importante è la minuziosa organizzazione democratica dal basso verso l›alto e la creazione di strutture federaliste sussidiarie. In tutta l’Europa e nel mondo intero abbiamo un incredibile deficit democratico. I cittadini non sono presi sul serio e non sono coinvolti nelle decisioni. Se uno Stato vuole essere riconosciuto come Stato di diritto democratico, i politici eletti devono elaborare in seguito una cultura politica che permetta la partecipazione della popolazione. Nel dialogo diretto con i cittadini, possono essere sviluppate strutture di democrazia diretta specifiche per ogni singolo paese, tenendo tuttavia conto della storia e delle tradizioni indigene.
    L’UE come progetto politico è fallita, poiché svolge la sua politica senza tener conto della gente e cementa le sue strutture centralistiche. In molti paesi membri dell’UE, la popolazione non vuole più essere tenuta ancora a lungo al guinzaglio. Di conseguenza, girano le spalle ai partiti tradizionali e le voci critiche nei confronti dell’UE conquistano sempre maggior sostegno. Una valida alternativa all’UE è sempre e ancora l’Associazione europea di libero scambio (AELS), la quale si limita alle questioni economiche. Non esistono altre soluzioni se non di considerare seriamente le rivendicazioni democratiche dei cittadini.

    Molte grazie per l’intervista.

    Istituto di ricerca sulla democrazia diretta (FIdD)
    dl. L’Istituto di ricerca sulla democrazia diretta, fondato nel 2012, mira ad affrontare sistematicamente il tema della democrazia diretta a livello scientifico. Inoltre svolge un’attività di consulenza e organizza riunioni e conferenze.
    «La democrazia diretta in Svizzera è, come in nessun altro paese, un elemento centrale della cultura politica. È quindi sorprendente che i suoi inizi e la sua evoluzione non rappresentino, fino ad oggi, un tema centrale della ricerca storica. L’‹Istituto di ricerca sulla democrazia diretta› è stato creato per affrontare questo deficit». (vedi Forschungsinstitut direkte Demokratie - Home)
    Dal 2014, l’Istituto organizza conferenze annuali sotto la direzione dello storico René Roca per studiare vari aspetti della democrazia diretta. A tutt’oggi si sono svolti cinque congressi. Gli atti delle prime tre conferenze sono stati pubblicati in tre volumi dalle edizioni Schwabe.

    Roca, René (Hg.). Katholizismus und moderne Schweiz. Beiträge zur Erforschung der Demokratie 1. 2016. 978-3-7965-3498-0
    Idem. Liberalismus und moderne Schweiz. Beiträge zur Erforschung der Demokratie 2. 2017. 978-3-7965- 3639-7
    Idem. Frühsozialismus und moderne Schweiz. Beiträge zur Erforschung der Demokratie 3. 2018. 978-3-7965-3819-3
    (Traduzione Discorso libero)
    http://www.discorso-libero.ch/DL/201...DL_04_2018.htm

  4. #84
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    Predefinito Re: 125 anni di democrazia diretta

    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    .....
    Ciao alabardiere, ho comrpato un libro sulla storia della svizzera, ma non di Ziegler.

    Ho visto la carta geografica, ma avete dei confini assurdi, cantoni microscopici, pezzetti di quei e di la, che senso ha Basilea città che sono 20 Kmq e BAsilea privincia che è poco più grande ?

    Cantoni microscopici, incatenati l'uno dentro l'altro. tra Friburgo e Vaud ci sono un enormità di confini, sbriciolati sul lago di Leuchatel.

    Perchè appenzell che è gia miniscolo è diviso in due cantoni ?

    Poi assurdi la traduzione in italiano dei cantoni svizzeri. come dire Los Angeles diventa the angels in inglese, florida diventa flowered.

    Un saluto comunque !!!


    ........ se non bestemmio oggi .......


  5. #85
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    Predefinito Re: 125 anni di democrazia diretta

    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio
    Ciao alabardiere, ho comrpato un libro sulla storia della svizzera, ma non di Ziegler.
    Se intendi Jean Ziegler hai già fatto una buona cosa.
    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio
    Ho visto la carta geografica, ma avete dei confini assurdi, cantoni microscopici, pezzetti di quei e di la, che senso ha Basilea città che sono 20 Kmq e BAsilea privincia che è poco più grande ?
    Cantoni microscopici, incatenati l'uno dentro l'altro. tra Friburgo e Vaud ci sono un enormità di confini, sbriciolati sul lago di Leuchatel.
    Perchè appenzell che è gia miniscolo è diviso in due cantoni ?
    Poi assurdi la traduzione in italiano dei cantoni svizzeri. come dire Los Angeles diventa the angels in inglese, florida diventa flowered.
    Un saluto comunque !!!
    I confini dei Cantoni svizzeri, così come della Svizzera stessa, sono perlopiù frutto della Storia, dDuck; alcuni di essi non cambiano più dal Medioevo. Per questo sono così frastagliati e con parecchie enclaves.
    I semi-Cantoni sono anch'essi frutto della Storia. Spesso si tratta di comunità che, per varie ragioni, si sono separate in seguito; Basilea ad esempio si è diviso in due per motivi religiosi. Untervaldo lo è da sempre, in quanto si tratta di due comunità che si sono sviluppate autonomamente (il patto del Rütli parla proprio di "popolo di Untervaldo della valle inferiore", ad esempio, non di Untervaldo nel suo complesso).
    dDuck likes this.

  6. #86
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    Predefinito Re: 125 anni di democrazia diretta

    Citazione Originariamente Scritto da Halberdier Visualizza Messaggio
    I confini dei Cantoni svizzeri, così come della Svizzera stessa, sono perlopiù frutto della Storia, dDuck; alcuni di essi non cambiano più dal Medioevo. Per questo sono così frastagliati e con parecchie enclaves.
    I semi-Cantoni sono anch'essi frutto della Storia. Spesso si tratta di comunità che, per varie ragioni, si sono separate in seguito; Basilea ad esempio si è diviso in due per motivi religiosi. Untervaldo lo è da sempre, in quanto si tratta di due comunità che si sono sviluppate autonomamente (il patto del Rütli parla proprio di "popolo di Untervaldo della valle inferiore", ad esempio, non di Untervaldo nel suo complesso).
    Mamma mia che tradizioni untervaldo, sai cosa c'è che tradurre il nome in italiano/francese/tedesco ti viene il dubbio che sia la medesima località, un po come tradure Colorado in Colored, Los Angeles in The Angeles. Florida in Flowered, rimangono tali in tutte le lingua.

    Per paradosso non tradurre di fa intendere che Trinidad (isola nei caraibi) non è Trinity nel new Mexico

    Comuqnue sia per me siete un esempio da stdiare, non avete avuto fascismi, nazismi, cominismi, marxismi, socialismi, non avete avuto movimenti identitari che hano voluto cancellare le altre minoranze.

    Non c'è mai stata il tentativo di imporre il tedesco o il francese all'altra comunità. o di imporre una religione o un idologia politica, tutto in un fazzoletto di terra.


    ........ se non bestemmio oggi .......


  7. #87
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    Predefinito Re: 125 anni di democrazia diretta

    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio
    Mamma mia che tradizioni untervaldo, sai cosa c'è che tradurre il nome in italiano/francese/tedesco ti viene il dubbio che sia la medesima località, un po come tradure Colorado in Colored, Los Angeles in The Angeles. Florida in Flowered, rimangono tali in tutte le lingua.
    Per paradosso non tradurre di fa intendere che Trinidad (isola nei caraibi) non è Trinity nel new Mexico
    Unterwald letteralmente sarebbe da tradurre come "Foresta Inferiore". I Grigioni (Graubunden) sarebbero la Lega Grigia. Altri ed eventuali.
    Poi c'è Neuchâtel, che fa coppia con Newcastle.
    Citazione Originariamente Scritto da dDuck Visualizza Messaggio
    Comuqnue sia per me siete un esempio da stdiare, non avete avuto fascismi, nazismi, cominismi, marxismi, socialismi, non avete avuto movimenti identitari che hano voluto cancellare le altre minoranze.
    Non c'è mai stata il tentativo di imporre il tedesco o il francese all'altra comunità. o di imporre una religione o un idologia politica, tutto in un fazzoletto di terra.
    Beh, in verità ci sono stati tutti, ma (ad eccezione dei socialisti) in quantità omeopatiche.

  8. #88
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    Predefinito Re: 125 anni di democrazia diretta

    Democrazia alla svizzera e all’europea

    Di questi tempi la democrazia diretta gode decisamente di cattiva stampa, in Europa. Se la si evoca è per lo più per evidenziarne debolezze, rischi e derive, invitando di conseguenza a starne alla larga. Ciò è dovuto in parte al fatto che sotto questa denominazione si mettono cose molto diverse, dai tumulti di piazza ai sondaggi online, passando solo raramente per gli esempi istituzionalizzati e consolidati, come quello elvetico.

    D’altra parte quando una esponente di spicco dell’intellinghentsia parigina come la sociologa Dominique Schnapper, di fronte a una domanda diretta (TV 5, domenica 17 febbraio), liquida la questione con un «ma lì vale per i Cantoni», viene da pensare che di mezzo ci sia di più. Oltre ad una punta di sufficiente superficialità, un più profondo e radicato disprezzo per quel «popolo», i cui umori ondivaghi e facili al contagio «populista» sarebbero forieri di instabilità e pericolose involuzioni. Il contrario di ciò che offre la guida illuminata e saggia delle élite, le uniche in grado (a loro modesto parere) di garantire stabilità, continuità e prosperità.
    Che nella Francia, o meglio nella Parigi che da oltre due secoli vive la sua proclamata vocazione repubblicana fra ambigue nostalgie aristocratiche, si possa pensare in questi termini alla democrazia diretta, non sorprende. Salvo poi incontrare anche qui un altrettanto ambiguo culto delle manifestazioni, esaltate (non solo dalla sinistra) come espressione diretta del sentire e del volere del popolo finché questo marcia sotto le bandiere e gli ordini del partito o del sindacato. Ma se dietro gli striscioni si profila un movimento dai tratti meno netti, scattano subito diffidenze e ostilità. Il che è certamente comprensibile, soprattutto quando la protesta degenera in violenza. Ma proprio a evitare questo serve la democrazia diretta. O meglio la democrazia semidiretta, come quella elvetica.
    Costruita su un sistema di equilibri indubbiamente complesso e imperfetto, ma in cui si cerca di dare al cittadino-elettore l’ultima parola. Nella convinzione che, tra tutte le forme di democrazia, quella diretta presenta sicuramente molti inconvenienti, ma rimane la più autenticamente e sostanzialmente democratica.
    Il problema è che per funzionare davvero – per far sì che chi ne fa uso ne comprenda davvero il valore e le responsabilità che comporta – bisogna imparare a farne uso. E continuare a farlo. Altrimenti, come un’auto tirata fuori dal garage una volta ogni due o tre anni, finisce facilmente per incepparsi. È quel che avviene nei Paesi a noi vicini, in cui tra prerogative presidenziali alla francese o soglie di sbarramento elevatissime all’italiana i rari referendum si risolvono regolarmente in clamorosi tonfi. Il che permette poi di dire ai benpensanti che, come volevasi dimostrare, la democrazia diretta non fa per loro. Eppure se certi osservatori la smettessero di descrivere la piccola Confederazione nel cuore dell’Europa solo come una sorta di «democrazia pittoresca» potrebbero rendersi conto che qualche cosa di utile ne potrebbero trarre anche dalle loro parti.

    Già, poiché in Svizzera non c’è bisogno che il presidente – con uno stile e in circostanze che ricordano la reale convocazione degli Stati generali – indica un «grande dibattito nazionale» per capire come la pensano i suoi concittadini. In Svizzera il dibattito aperto fa da subito parte del pacchetto, su sollecitazione dei cittadini stessi, attraverso il lancio di iniziative e referendum. A volte i toni si riscaldano e lo scontro è duro. Ma poi è il popolo stesso che trancia. E non sempre il «no a tutto» prevale, come paventano i timorati dell’instabilità e degli estremismi. Al contrario, spesso è proprio l’esplicito consenso della maggioranza, cioè il suo radicamento democratico, a dare vigore alle scelte degli eletti.
    Naturalmente non sono tutte rose. Ci sono nodi difficili da sciogliere e nessuno può liquidare la questione con facili slogan tipo «il popolo ha sempre ragione». Ma tra un popolo che può esprimersi direttamente per via istituzionale, nel rispetto della convivenza civile – e un popolo che è costretto, per farsi ascoltare, a scendere in piazza, urlare il proprio disagio, affrontare repressione e violenze, con prospettive a dir poco incerte, quale dei due è nella condizione migliore? Magari, potendo, qualcuno sceglierebbe comunque di andare a fracassare le vetrine e a prendere a pugni chi le difende. E qualcun altro di starsene confortevolmente nei palazzi del potere, mandando le forze dell’ordine a fare il lavoro sporco, nel nome della propria concezione della democrazia (e del potere). Magari, messo alla prova sulle rive della Senna, del Tevere o del Tamigi, il modello elvetico davvero non funzionerebbe. Ma prima di liquidarlo con sufficienza varrebbe la pena di osservarlo un po’ più da vicino e di chiedersi seriamente quanto di buono una certa dose di democrazia diretta all’elvetica potrebbe portare ai vicini popoli europei.
    https://www.cdt.ch/commenti/democraz...ropea-YI947177

 

 
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