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L’inchiesta “Labirinto” partita ieri dalla Procura di Roma rischia di assestare al governo e a Matteo Renzi un colpo ben più forte dell’esito, negativo, delle amministrative. Secondo l’inner circle renziano, le intercettazioni che coinvolgerebbero il ministro Alfano sono in realtà una mossa per scardinare l’asse governativa. Ieri il leader di Ncd si è affrettato a rispondere alle accuse di “favoritismo” nei confronti del fratello. “Siamo di fronte al riuso degli scarti di un’inchiesta giudiziaria. Ciò che i magistrato hanno studiato – ritenendolo non idoneo a coinvolgermi – viene usato per fini esclusivamente politici. Le intercettazioni non riguardano me – ha continuato il ministro dell’Interno – bensì terze e quarte persone che parlando di me, persone peraltro che non vedo e non sento da anni”.
Ncd, a rischio implosione
Ma non è solo l’inchiesta a far dormire sonni poco tranquilli a Renzi e Alfano. Ieri sera doveva tenersi la riunione del gruppo Ncd del Senato insieme al ministro dell’Interno. L’incontro è saltato per volere del capogruppo di Palazzo Madama, Renato Schifani. Il motivo ufficiale dello slittamento è quanto meno nobile: ieri rientravano le salme degli italiani trucidati a Dacca. Un dovere istituzionale quindi. La realtà dei fatti è però ben diversa.
La cancellazione del summit sarebbe dovuta ai contrasti interni a Ncd sempre più spaccata tra governativi e nostalgici berlusconiani. Da una parte Alfano, Cicchitto, Tancredi e Pizzolante e tutti quelli che hanno incarichi nel governo come Enrico Costa, ministro per gli Affari regionali e le autonomie, che in un’intervista al Corriere smentisce voci di “mal di pancia” centristi.
Dall’altra*l’ala “populista”. Da Schifani a Lupi, passando per Formigoni, Sacconi e Azzolini, sono in tanti a voler abbandonare Renzi al suo destino. Dopo la batosta elettorale la stella*del premier fiorentino si è sbiadita e la sua forza di attrazione è andata scemando.
Ncd, Renzi apre alle modifiche all’Italicum
Il presidente del Consiglio deve aver subodorato la cosa tanto è vero che ieri ha chiamato personalmente Alfano per rinnovargli la fiducia. Un’implosione di Ncd avrebbe effetti nefasti sul governo soprattutto dopo che Ala ha dimostrato di non essere fedele quanto il ministro dell’Interno. E così per evitare accordi sottobanco*che lo estrometterebbero da Palazzo Chigi, il premier ordina ai suoi di mantenere basso il profilo e mandare “messaggi di pace”. E così ieri, puntuale, è arrivata l’apertura del vicesegretario Guerini alle modifiche di Ncd all’Italicum. Questione di realpolitik.
Scritto da: Andrea Turco
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