Buttare via il cibo? Costa 13 miliardi * | Cronaca*| www.avvenire.it

Cultura del riuso in famiglia e leggi debbono andare di pari passo per invertire la rotta. E ridurre il più possibile quella montagna di cibo – il valore stimato è 8,4 miliardi di euro – che ogni anno dalla dispensa o dai fornelli degli italiani finisce nel secchio, spesso senza passare nemmeno per la tavola. Da un lato, il Parlamento sembra intenzionato a «portare ad approvazione definitiva entro l’anno», conferma il sottosegretario al ministero dell’AmbienteBarbara Degani, il ddl sullo spreco alimentare licenziato alla Camera a marzo scorso. Il testo ha l’obiettivo di ridurre gli sprechi alimentari e farmaceutici in qualsiasi fase della produzione, distribuzione e utilizzo, favorendone il recupero e la donazione delle eccedenze.
Calendarizzato in aula a Palazzo Madama per il 14 luglio, molto probabilmente non finirà però all’esame dell’assemblea prima della pausa estiva, anche se «c’è una forte spinta, trasversale nei partiti – continua – per votarla nel minor tempo possibile», senza modifiche rispetto a Montecitorio. Tuttavia è tra le mura domestiche che bisogna fare il lavoro più impegnativo. L’oscar degli spreconi in Italia, infatti, va proprio ai consumatori finali. Il cibo buttato ogni anno difatti è pari all’1% del nostro Pil, cioè circa 13 miliardi di euro, e la metà dello spreco complessivo avviene appunto in casa. Ma questa non è necessariamente una cattiva notizia, perché il rovescio della medaglia, quindi, è che per voltare pagina bisogna puntare sul singolo cittadino. Piccolo o grande che sia.
Parte da qui la sesta campagna europea Spreco zero 2016lanciata daLast minute market e ministero dell’Ambiente, per coinvolgere ancora di più le scuole e attraverso il progetto Reduce, le famiglie con la quantificazione su campione rappresentativo del cibo che finisce in pattumiera. Attraverso 'i diari di famiglia' e l’analisi del waste sorting, ovvero l’effettiva quantità gettata nell’immondizia, si arriverà così ad un calcolo reale (non solo percepito, che porta ad uno scarto nei risultati tra il 20 e il 40%) dello spreco alimentare. Ridurre gli scarti «è un dovere morale, economico e ambientale». E «se molto si è cambiato lungo la filiera di produzione per non sprecare, tanto resta da fare a livello domestico», dove la «maleducazione alimentare» e «la perdita del valore del cibo», ricorda il fondatore di Last minute market Andrea Segré, portano a gettare alimenti ancora buoni, in Ue quasi 47 milioni di tonnellate.
Non a caso la richiesta «pionieristica » è sempre quella di «indire l’anno europeo sullo spreco alimentare » e avviare una «vera educazione alimentare nei programmi scolastici». La parola d’ordine così, conclude Segré, «dovrà essere prevenzione, perché anche lo smaltimento dei rifiuti alimentari ha un costo», che si unisce a quello utilizzato per produrre quel cibo. Ma la campagna di sensibilizzazione ed educazione alla corretta gestione degli avanzi porta con sè anche la terza edizione del premioVivere a zero spreco, il riconoscimento per la sostenibilità rivolto a Comuni, aziende e scuole. Nella categoria testinomial, a novembre a Padova, verranno premiati il giornalista Paolo Rumiz e lo chef Moreno Cedroni. E infine si scenderà in piazza, celebrando il 16 ottobre il World food day 2016e l’8 e il 15 dello stesso mese, a Milano e Bologna, con l’appuntamento In the name of Africa, un evento di pixel art urbano formato da 10mila piatti vuoti per denunciare il dramma della fame e sostenereAfrica Hand Project in Mozambico. Anche i cittadini potranno partecipare, condividendo le buone pratiche, con il contest #sprecozero in 140 caratteri e con i tweet #sprecozero #contest inviati fra il 15 settembre e il 15 ottobre