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Discussione: Perché è necessario un populismo di sinistra

  1. #1
    Klassenkampf ist alles!
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    Predefinito Perché è necessario un populismo di sinistra

    La sinistra è subalterna al liberismo. Quasi dappertutto la bandiera della rivolta è brandita dalle destre. Bisogna parlare alle masse e opporsi alle politiche delle élite


    Quando una grande Utopia mostra le prime crepe profonde, quando sembra avvicinarsi il suo crollo, quando le sue promesse sembrano ormai evaporate lasciando presagire solo un futuro di miseria e di rancori, è comprensibile che chi aveva creduto in essa tenda a negare la realtà. Come è ricorrente il richiamo alle idee originarie, fondative, che riesumate e attualizzate potrebbero invertire la tendenza. Solo a distanza di tempo e a mente fredda potrà maturare la necessaria riflessione sull’essenza stessa di quella idea iniziale, su quanto in essa accanto a nobili visioni fossero presenti anche un eccesso di semplificazione, un difetto di analisi realistiche, e un tasso preoccupante di generoso pressappochismo.
    E’ accaduto per altre grandi Utopie novecentesche, sta accadendo ora per l’ideale europeistico, che è stato il più grande investimento delle classi dirigenti del continente in un arco ormai lunghissimo di anni. Era stato fin dall’inizio un matrimonio di interessi, ma si volle che sbocciasse anche l’amore tra i sudditi, e si organizzò la più massiccia opera di indottrinamento mai perseguita dalle élites, dalla culla alla bara, come si conviene a ogni idea totalitaria: dai mielosi temi per gli alunni delle elementari al martellamento quotidiano di politici, giornalisti, mezzi di comunicazione di massa.

    Nell’arco della sua storia l’ideale europeistico ha conseguito risultati importantissimi, che non andranno lasciati cadere nel progressivo disfacimento dell’Unione: si pensi solo all’armonizzazione dei principi giuridici, all’abolizione della pena di morte (NOTA MIA: abolizione de che? La pena di morte in Europa è stata eliminata dai singoli stati, non certo dalle UE!) che continua imperterrita a restare in vigore in molti Stati degli Usa; si pensi alle grandi conquiste sul terreno dei diritti civili e individuali, che hanno rappresentato del resto la frontiera pressoché unica della sinistra occidentale.

    Ma da Maastricht in poi il potere delle élites europee ha proceduto con spietata determinazione a smantellare le fondamenta dello Stato Sociale europeo, vale a dire la creazione più alta che i popoli europei avevano conseguito nella seconda metà del Novecento, distruggendo quindi quello che era ormai l’elemento caratterizzante della stessa civiltà europea. Gruppi di potere che non sarebbero mai stati in grado di conquistare egemonia per via democratica hanno usato spregiudicatamente il «vincolo esterno» per conseguire quei risultati che i rapporti di forza in passato negavano. Il caso italiano è esemplare da questo punto di vista.

    L’acquiescenza della sinistra a questo disegno, la sua rinuncia ad opporsi, e in molti casi la sua partecipazione attiva al processo di «normalizzazione» liberista, ha fatto sì che la bandiera della rivolta contro l’establishment sia stata quasi dappertutto brandita dalle destre, che hanno imposto come ossessione dominante il tema, da ogni punto di vista secondario in termini realistici, delle politiche di immigrazione, col rigurgito di xenofobia e nazionalismo risorgente. Sono populismi, si dirà con quella punta di disprezzo delle «folle» che ormai caratterizza il linguaggio delle sinistre come delle élites. Ma in realtà avremmo bisogno di un serio populismo di sinistra, capace di parlare alle masse e di opporsi alle politiche dell’establishment.
    Credo che sia illusorio e autolesionistico, per tutti, rilanciare a questo punto le nobili idee originarie, alzare la posta proponendo Stati Uniti d’Europa che non verranno mai e che – a parte piccole cerchie di adepti – nessuno seriamente vuole. Ogni volta che un politico di sinistra dice: “Più Europa”, un uomo del popolo vota Salvini o Le Pen. E ormai la mitica Generazione Erasmus è sommersa dalla Generazione Voucher, che sperimenta sulla sua pelle l’incubo della precarietà in cui si è convertito il «sogno» europeo.

    Nell’immane campionario di frasi fatte che costituisce il nerbo dell’ideologia europeistica, accanto all’affermazione ipocrita sull’Europa che avrebbe impedito 70 anni di guerre (la guerra alla Serbia è stata fatta probabilmente dagli esquimesi), spicca anche l’asserito superamento degli Stati-nazione. Si tratta con ogni evidenza di una illusione ottica, perché gli stati nazionali esistenti (e quelli che si aggiungeranno, a partire dalla Scozia per finire probabilmente con la Catalogna) sono l’unica realtà in campo, e ciò che chiamiamo Europa è il risultato della mediazione di interessi ed esigenze tra essi, con una evidente penalizzazione degli stati dell’Europa mediterranea dovuta ai rapporti di forza instaurati dopo Maastricht. In attesa di fantomatici «movimenti europei» la dimensione nazionale è del resto l’unica che può opporsi ai diktat economici delle élites, come dimostrano le piazze francesi in rivolta contro la loi travail che anche noi avremmo dovuto avere un anno fa, se disponessimo ancora di sindacati liberi e combattivi.

    È del tutto falso e propagandistico affermare che un recupero di sovranità, assolutamente necessario, porti a nazionalismi sfrenati o addirittura a guerre. Come italiani non dovremmo certo proporci di tornare a Crispi e Mussolini, ma dovremmo guardare piuttosto a Enrico Mattei.

    Ciò che resta della sinistra europea dovrebbe affrontare con realismo e con umiltà il trauma del dopo-Brexit, in nessun caso confondendo le sue ragioni con quelle dell’establishment dominante, e tentando con ogni mezzo di imporre una politica diversa, di sviluppo e di sostegno al lavoro, senza accontentarsi di strappare decimali di «austerità compassionevole» che potranno a questo punto venire concessi.

    Si tratta di verificare, e per l’ultima volta, se esistono margini di riformabilità di questa Unione Europea, blindata da trattati che sembrano escludere ripensamenti o inversioni di rotta. Se questo non sarà possibile, e la disgregazione procederà tra stagnazione e conflitti, gioverà ricordare che il mondo è molto più grande e più vario rispetto alla prospettiva che si può osservare da Strasburgo e da Bruxelles.
    http://ilmanifesto.info/perche-e-nec...o-di-sinistra/
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  2. #2
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    Predefinito Re: Perché è necessario un populismo di sinistra

    Come ho scritto altrove. Si sbaglia di grosso ad inseguire la destra sul suo terreno.
    LORO devono nascondere i loro ideali fallimentari ed inutili per combattere la crisi dietro una perenne polemica con "i poteri forti", "gli immigrati" ecc ecc.
    La sinistra dei valori adatti a combattere la crisi LI HA. Li deve riscoprire, valorizzare e deve combattere per questi, senza mimetizzarsi. Anzi, più si mimetizza peggio è.

    Qui si rischia di ripetere l'errore della sinistra moderata. Da quella parte si è rincorsa la destra moderata per arrivare al Governo ed atturane le stesse identiche politiche, qui si vuole inseguire la destra radicale, che neanche è al Governo.
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  3. #3
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    Predefinito Re: Perché è necessario un populismo di sinistra

    la butto li eh tanto immagino la risposta:

    e se la si smetteste di fare o non fare un cosa in funzione di cosa fa la destra (e viceversa la sinistra9 ma si pensasse solo a ragionare per il benessere o comunque uno star meglio per tutti ?

    troppo semplice ?
    contraddice il proprio catechismo ideologico politico ?
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    Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio
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  4. #4
    Jerome è defunto
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    Predefinito Re: Perché è necessario un populismo di sinistra

    Il populismo non mi piace.

  5. #5
    bronsa querta
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    Predefinito Re: Perché è necessario un populismo di sinistra

    Citazione Originariamente Scritto da Kanon Visualizza Messaggio
    Il populismo non mi piace.
    Il problema è che il populismo NON è una posizione politica, ma una strategia elettorale.
    E' rinunciare a qualsiasi valore per inseguire gli impulsi che di volta in volta l'elettorato ha, in una polemica perenne contro questo o quel potere forte. A destra va benissimo perchè loro NON hanno valori e di conseguenza non hanno ricette contro la crisi politico-economica che l'occidente attraversa.
    Alla sinistra no.
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  6. #6
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    Predefinito Re: Perché è necessario un populismo di sinistra

    Citazione Originariamente Scritto da Garat Visualizza Messaggio
    Il problema è che il populismo NON è una posizione politica, ma una strategia elettorale.
    E' rinunciare a qualsiasi valore per inseguire gli impulsi che di volta in volta l'elettorato ha, in una polemica perenne contro questo o quel potere forte. A destra va benissimo perchè loro NON hanno valori e di conseguenza non hanno ricette contro la crisi politico-economica che l'occidente attraversa.
    Alla sinistra no.
    questo è populismo.
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  7. #7
    bronsa querta
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    Predefinito Re: Perché è necessario un populismo di sinistra

    Citazione Originariamente Scritto da furioso2013 Visualizza Messaggio
    questo è populismo.
    Dove, come, quando?
    C. De Gaulle: "l'Italia non è un paese povero. E' un povero paese".

  8. #8
    Jerome è defunto
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    Predefinito Re: Perché è necessario un populismo di sinistra

    Citazione Originariamente Scritto da furioso2013 Visualizza Messaggio
    questo è populismo.
    perché?

  9. #9
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    Predefinito Re: Perché è necessario un populismo di sinistra

    l'affermare che la sinistra abbia (a contrario degli altri) delle ricette per combattere questo momento.

    ha delle ricette sue, come la destra, a mio parere entrambe sbagliate
    Il saggio sa di essere stupido, è lo stupido invece che crede di essere saggio
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  10. #10
    Jerome è defunto
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    Predefinito Re: Perché è necessario un populismo di sinistra

    Citazione Originariamente Scritto da furioso2013 Visualizza Messaggio
    l'affermare che la sinistra abbia (a contrario degli altri) delle ricette per combattere questo momento. ha delle ricette sue, come la destra, a mio parere entrambe sbagliate
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