Deutschlandlied: l’inno tedesco
In Geografia insolita, Musica di Andrea Panigada
![]()
Joseph Haydn
Correva l’anno 1797 quando Joseph Haydn (1732-1809) compose una melodia assai orecchiabile come inno dell’allora Imperatore del Sacro Romano Impero, Francesco II d’Asburgo. Il titolo originale era Österreichische Volkshymne (inno popolare austriaco) e le prime parole del testo erano: «Gott erhalte Franz den Kaiser, unsern guten Kaiser Franz» («Dio serbi l’Imperatore Francesco, il nostro buon Imperatore Francesco»). Può sembrare strano, ma questo, che è in fondo un fatto di cultura locale, ha a che fare con la storia dell’Europa e dell’Italia molto più di quanto si potrebbe pensare, o per lo meno sicuramente più di quanto pensasse Haydn (per tacere del buon Franz).Nel 1797 il Sacro Romano Impero non esisteva più, se non sulla carta.[1] Sul territorio che ora è occupato dalla Germania, esisteva una miriade di staterelli, formalmente sottoposti all’Imperatore, ma di fatto indipendenti e spesso in guerra tra loro. L’autorità di Franz der Gute si estendeva quindi solo sul territorio allora occupato dall’impero Austriaco, e forse non a caso, Haydn intitolò il pezzo semplicemente Inno popolare austriaco. Il brano era stato commissionato al grande compositore appositamente per diventare “inno nazionale“ (espressione tra virgolette perché impropria in quanto l’autorità del buon Franz si estendeva su almeno cinque nazioni: tedesco-austriaca, italiana, ungherese e serbo-croata e ceco-slovacca) dell’Impero Austro-ungarico e infatti tale restò fino al 1919, cioè fino alla sua dissoluzione seguita alla fine del Primo conflitto mondiale.Questa melodia assai orecchiabile divenne quindi, con un testo opportunamente tradotto, anche l’inno di quella parte di Italia che si trovava allora sotto il dominio austriaco (il cosiddetto Regno Lombardo-Veneto). Venne cioè suonata – e cantata – in tutte le occasioni ufficiali in Lombardia fino al 1859, in Veneto fino al 1867 e in Trentino fino al 1918, cioè fino a quando queste zone vennero annesse al territorio del Regno di Sardegna prima e del Regno d’Italia poi, cedendo quindi il passo alla “Marcia Reale“ dei Savoia.
<img class="size-full wp-image-3525 " title="confederazione tedesca 1815-1866" src="https://i2.wp.com/www.laputa.it/wp-content/uploads/2013/05/600px-Deutscher_Bund.png?resize=600%2C600" alt="confederazione tedesca 1815-1866" data-recalc-dims="1">3
– La confederazione tedesca tra il 1815 ed i 1866.
Nel 1841 la Germania era una confederazione e continuava ad essere profondamente divisa (l’unificazione si sarebbe avuta solo nel 1870 ad opera di Otto von Bismarck, allora cancelliere di Guglielmo I di Prussia, poi divenuto primo Kaiser della Germania) e attraversava un periodo analogo a quello del Risorgimento italiano, e come quest’ultimo, ugualmente impregnato di spirito romantico. Proprio in quell’anno, August Heinrich Hoffmann von Fallersleben (1798-1874), un misconosciuto professore di letteratura dell’Università prussiana di Breslau che, da vero tedesco, amava il buon vino, il bel canto e le belle donne, scrisse una poesia un po’ patetica intitolandola Das Lied der Deutschen
(La Canzone dei Tedeschi).
<img class="wp-image-3537 " src="https://i0.wp.com/www.laputa.it/wp-content/uploads/2013/05/von-fallesleben.jpg?resize=188%2C305" alt="A.E. Hoffmann von Fallersleben" data-recalc-dims="1">4 – August Heinrich Hoffmann von Fallersleben (1798–1874)
Si trattava di una poesia in tre strofe: nella prima si invitava all’unità del popolo tedesco, inteso come Koinè, cioè comunità accomunata dalla stessa lingua; questo avrebbe fatto della Germania il più grande tra i Paesi, anche perché, come recita la seconda strofa, le donne, il vino, il canto e la fedeltà alemanne avrebbero permesso di ispirare gesta nobili e grandiose. Il tutto – terza strofa – in vista di unità, giustizia e libertà per la patria tedesca, meta cui si doveva tendere con cuore e azione fraterna, in quanto unica garanzia di felicità e di splendido rifiorire. Non si trattava di un componimento particolarmente originale; era, si potrebbe dire, figlio dei suoi tempi: c’era il tema della patria perduta, il richiamo alla nazione come elemento fondante della propria identità, l’anelito alla libertà e alla giustizia per arrivare, attraverso la rinascita della propria terra, alla realizzazione della felicità dell’uomo. Insomma era una perfetta poesia romantica, come ce n’erano tante, in quel periodo, un po’ in tutta Europa. Fallersleben, non essendo un musicista, pensò di adattare il testo alle note dell’Inno popolare austriaco di Haydn, scelta non casuale, dato che lo spartito in questione era stato scritto mentre Franz der Gute si trovava in guerra con Napoleone Bonaparte. Inoltre, il richiamo al Sacro Romano Impero mirava a propagandare l’unità contro la frammentazione politica. La canzone ebbe uno straordinario successo: si diffuse in tutta la Germania – donne e vino erano stati inseriti proprio per renderla popolare! – e portò una grande fama al suo autore. Fama e… fame, perché il povero August fu espulso dalla sua università: il potere politico dell’epoca, specie in Prussia, non era certo molto incline a sentir parlare – anzi cantare! – di libertà ed uguaglianza e, come si è detto, anche il desiderio di unità non era particolarmente ben visto dai potenti dei vari stati e staterelli tedeschi. Del resto la Confederazione Germanica aveva già un suo inno, molto più “tradizionalista“, suonato sulle stesse note del God save the Queen inglese, ma con parole ovviamente diverse. Tale inno passò poi anche all’Impero Tedesco (1870-1918), che lo adottò come inno nazionale col nome di Heil dir im Siegerkranz (Ave a te nella corona della vittoria)[2] La dissoluzione degli imperi centrali seguita alla fine del primo conflitto mondiale lasciò “orfano“ più di un inno nazionale. La Germania mantenne il suo fino al 1922, ma solo nella versione strumentale, senza testo. L’Austria, invece, rinunciò completamente all’inno imperiale e fino al 1938 non ne ebbe uno ufficiale. Nel 1922, la Repubblica di Weimar decise di adottare un nuovo inno nazionale: la melodia di Haydn con le parole di Fallersleben. L’avvento del Nazismo si limitò a confermare l’inno nella versione che tutti conosciamo, che è questa:Deutschland, Deutschland über alles,
über alles in der Welt,
wenn es stets zum Schutz und Trutze
brüderlich zusammenhält.
Von der Maas bis an die Memel,
von der Etsch bis an den Belt:
Deutschland, Deutschland über alles,
über alles in der Welt.
Deutsche Frauen, deutsche Treue,
deutscher Wein und deutscher Sang
sollen in der Welt behalten
ihren alten schönen Klang.
Uns zu edler Tat begeistern
unser ganzes Leben lang
Deutsche Frauen, deutsche Treue,
deutscher Wein und deutscher Sang.
Einigkeit und Recht und Freiheit
für das deutsche Vaterland!
Danach lasst uns alle streben,
brüderlich mit Herz und Hand!
Einigkeit und Recht und Freiheit
sind des Glückes Unterpfand.
Blüh im Glanze dieses Glückes,
blühe deutsches Vaterland.
Germania, Germania, al di sopra di tutto
al di sopra di tutto nel mondo,
purché per protezione e difesa
si riunisca fraternamente.
Dalla Mosa fino al Memel
dall’Adige fino al Belt:[3]
Germania, Germania, al di sopra di tutto
al di sopra di tutto nel mondo.
Donne tedesche, fedeltà tedesca,
vino tedesco e canto tedesco,
devono mantenere nel mondo
il loro antico, bel suono.
Che ci ispirino a nobili azioni
lungo tutta la nostra vita
Donne tedesche, fedeltà tedesca,
vino tedesco e canto tedesco.
Unità, giustizia e libertà
per la patria tedesca!
Aspiriamo orsù a questo,
fraternamente col cuore e con la mano!
Unità, giustizia e libertà
sono la garanzia della felicità.
Fiorisci nel fulgore di questa gioia,
fiorisci, patria tedesca!
In realtà, durante la dittatura si cantava solo la prima strofa, dandole strumentalmente un senso del tutto nuovo: se la volontà del suo autore era semplicemente quella di auspicare la grandezza futura di una patria unita, per Hitler divenne un pretesto per affermare la superiorità della Germania su tutti gli altri Paesi. Nel 1938, in seguito all’Anschluss (annessione dell’Austria alla Germania), l’inno nazionale tedesco divenne tale anche per l’Austria e in breve, quello che era stato pensato come un grido di uguaglianza e di liberazione divenne il simbolo stesso del dominio nazista sui popoli europei: anche per questo gli Alleati proibirono alla Germania occupata di utilizzarlo. In seguito, la Repubblica Democratica Tedesca adottò il nuovo inno Auferstanden aus ruinen (Risorti dalle rovine), mentre la Repubblica Federale optò inizialmente per Land des Glaubens (Terra di fede) che però non piacque ai Tedeschi. Così, nel 1952, venne ripristinato l’inno di Haydn-Fallersleben, con l’obbligo, per evitare fraintendimenti, di cantare solo la terza e ultima strofa (che parla di unità, giustizia e libertà), consuetudine che continua ancora oggi.
Deutschlandlied: l?inno tedesco - LAPUTA






Rispondi Citando
