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    Predefinito La critica dell'industrializzazione e il disurbanesimo medievaleggiante

    Il culto romantico dell'unicità e dell'originalità dell'individuo, e dunque della sua libertà, si riflette nella riscoperta delle culture nazionali e locali propria del Romanticismo, corrente, oltre che artistica e letteraria, di pensiero e spirituale tra Settecento e Ottocento . Tale riscoperta si esprime nel rinnovato interesse per gli usi, i costumi, gli idiomi, le forme artistiche delle tradizioni popolari, ma soprattutto nella rivalutazione idealizzata del Medioevo, epoca in cui le identità nazionali cominciano ad assumere una precisa fisionomia.
    Nella visione romantica il Medioevo appare anche come un'età in cui l'umanità conduce ancora un'esistenza "autentica", non contaminata dalla razionalità del progresso, aperta al fascino dell'ignoto e del meraviglioso, spontaneamente propensa al misticismo e alla religiosità.

    Questa visione romantica e ruralista si accentua poiché l'immagine tradizionale della città chiusa nel perimetro delle mura tra campi e boschi, colline e monti, delle epoche medievale e moderna, viene improvvisamente stravolta dalle conseguenze della Rivoluzione industriale. Il dirompente cambiamento dovuto agli interventi di trasformazione urbana rende necessario, per la prima volta, il controllo della crescita della città, ma la situazione trova gli architetti impreparati. Il termine "urbanistica" viene coniato proprio in questo frangente.
    Il degrado urbano si evidenzia innanzitutto nella "città del carbone", che prende forma nei pressi degli insediamenti minerari. La città viene presto circondata da smisurate e poverissime periferie, cresciute senza il rispetto di elementari condizioni igieniche. L'ampliamento delle attività industriali si lega ai tracciati ferroviari, che ne favoriscono la penetrazione fin nel cuore dei centri urbani più antichi, sottoposti a un deterioramento irreversibile.

    Nelle maggiori città inglesi - Londra, Liverpool, Manchester - già nei primi decenni dell'Ottocento gli alloggi per gli operai sono dormitori nei quali si affollano numerose persone in vani senza aria, acqua e luce.
    Il tasso di mortalità tra gli operai rimane elevato per parecchi decenni dell'Ottocento, tutte le vecchie corporazioni paternalistiche sono estinte, i sindacati e associazioni di mutuo soccorso sono ancora proibiti, uno sfrenato capitalismo industriale imbriglia un proletariato rurale emigrato che si trova ben presto schiavo dell'industria e dei suoi fumi tossici che invadono i fiumi, le città, i paesi e le campagne. Numerosi medici stilano rapporti drammatici. Le denunce riportano una quantità di casi estremi di malnutrizione e carenze igieniche, ma le descrizioni più allarmanti riguardano i bambini sfruttati nelle fabbriche.
    Il filosofo tedesco Friedrich Engels, soggiornando a Manchester, colpito dalle condizioni di vita e di lavoro degli operai inglesi, raccoglie le accuse pubblicate sui giornali, i rapporti dei medici e del clero, conduce anche inchieste personali e nel 1845 pubblica il volume La situazione della classe operaia in Inghilterra, che denuncia condizioni di vita insostenibili.

    Lo scrittore ed artista William Morris, tra i primi socialisti inglesi a lavorare con Marx ed Engels, riprese le idee utopiche comunitarie antiurbane di Robert Owen, aggiungendovi un medievalismo ereditato da un pensatore come John Ruskin, grande critico dell'Età vittoriana, del suo capitalismo selvaggio e con un marcato interesse per un socialismo cristiano. Il romanzo di Ruskin Notizie da nessun luogo, celebra la vittoria di una società comunista: il denaro è scomparso, non ci sono tribunali, parlamento, prigioni, esercito. La macchina è al servizio dell'uomo; il territorio è privo di città ad alta concentrazione di abitanti; tutta l'Inghilterra è un grande giardino con il numero necessario di abitazioni, industrie e magazzini sparsi ovunque. Il libro afferma il principio della "disurbanizzazione" e anticipa l'idea della città-giardino come alternativa a quella industriale.

  2. #2
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    Predefinito Re: La critica dell'industrializzazione e il disurbanesimo medievaleggiante

    Citazione Originariamente Scritto da Rotwang Visualizza Messaggio
    Il culto romantico dell'unicità e dell'originalità dell'individuo, e dunque della sua libertà, si riflette nella riscoperta delle culture nazionali e locali propria del Romanticismo, corrente, oltre che artistica e letteraria, di pensiero e spirituale tra Settecento e Ottocento . Tale riscoperta si esprime nel rinnovato interesse per gli usi, i costumi, gli idiomi, le forme artistiche delle tradizioni popolari, ma soprattutto nella rivalutazione idealizzata del Medioevo, epoca in cui le identità nazionali cominciano ad assumere una precisa fisionomia.
    Nella visione romantica il Medioevo appare anche come un'età in cui l'umanità conduce ancora un'esistenza "autentica", non contaminata dalla razionalità del progresso, aperta al fascino dell'ignoto e del meraviglioso, spontaneamente propensa al misticismo e alla religiosità.

    Questa visione romantica e ruralista si accentua poiché l'immagine tradizionale della città chiusa nel perimetro delle mura tra campi e boschi, colline e monti, delle epoche medievale e moderna, viene improvvisamente stravolta dalle conseguenze della Rivoluzione industriale. Il dirompente cambiamento dovuto agli interventi di trasformazione urbana rende necessario, per la prima volta, il controllo della crescita della città, ma la situazione trova gli architetti impreparati. Il termine "urbanistica" viene coniato proprio in questo frangente.
    Il degrado urbano si evidenzia innanzitutto nella "città del carbone", che prende forma nei pressi degli insediamenti minerari. La città viene presto circondata da smisurate e poverissime periferie, cresciute senza il rispetto di elementari condizioni igieniche. L'ampliamento delle attività industriali si lega ai tracciati ferroviari, che ne favoriscono la penetrazione fin nel cuore dei centri urbani più antichi, sottoposti a un deterioramento irreversibile.

    Nelle maggiori città inglesi - Londra, Liverpool, Manchester - già nei primi decenni dell'Ottocento gli alloggi per gli operai sono dormitori nei quali si affollano numerose persone in vani senza aria, acqua e luce.
    Il tasso di mortalità tra gli operai rimane elevato per parecchi decenni dell'Ottocento, tutte le vecchie corporazioni paternalistiche sono estinte, i sindacati e associazioni di mutuo soccorso sono ancora proibiti, uno sfrenato capitalismo industriale imbriglia un proletariato rurale emigrato che si trova ben presto schiavo dell'industria e dei suoi fumi tossici che invadono i fiumi, le città, i paesi e le campagne. Numerosi medici stilano rapporti drammatici. Le denunce riportano una quantità di casi estremi di malnutrizione e carenze igieniche, ma le descrizioni più allarmanti riguardano i bambini sfruttati nelle fabbriche.
    Il filosofo tedesco Friedrich Engels, soggiornando a Manchester, colpito dalle condizioni di vita e di lavoro degli operai inglesi, raccoglie le accuse pubblicate sui giornali, i rapporti dei medici e del clero, conduce anche inchieste personali e nel 1845 pubblica il volume La situazione della classe operaia in Inghilterra, che denuncia condizioni di vita insostenibili.

    Lo scrittore ed artista William Morris, tra i primi socialisti inglesi a lavorare con Marx ed Engels, riprese le idee utopiche comunitarie antiurbane di Robert Owen, aggiungendovi un medievalismo ereditato da un pensatore come John Ruskin, grande critico dell'Età vittoriana, del suo capitalismo selvaggio e con un marcato interesse per un socialismo cristiano. Il romanzo di Ruskin Notizie da nessun luogo, celebra la vittoria di una società comunista: il denaro è scomparso, non ci sono tribunali, parlamento, prigioni, esercito. La macchina è al servizio dell'uomo; il territorio è privo di città ad alta concentrazione di abitanti; tutta l'Inghilterra è un grande giardino con il numero necessario di abitazioni, industrie e magazzini sparsi ovunque. Il libro afferma il principio della "disurbanizzazione" e anticipa l'idea della città-giardino come alternativa a quella industriale.
    Si potrebbe idealizzare una forma di "medievalismo illuminato" in cui il mito dell'esistenza rurale semplice e scevra di forsennati istinti consumistici si sposa con la conoscenza tecnologica intesa come strumento al servizio dell'uomo e a salvaguardia del necessario equilibrio con l'habitat in cui vive. Il problema - se cosi vogliamo definirlo - casomai consiste nella naturale tendenza di ogni forma di vita a concentrarsi nelle aree in cui sono situate le risorse ritenute necessarie alla sopravvivenza. Il caso dell'uomo risulta in questo senso assai paradigmatico nel momento in cui esso identifica con necessario ciò che lo rende "felice" attingendo invariabilmente da una serie di considerazioni sul concetto di felicità la cui gradazione afferisce alla sfera culturale dei singoli gruppi.
    - Solo gli imbecilli non hanno dubbi!
    - Ne sei sicuro ?
    - Non ho alcun dubbio !

 

 

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