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    Predefinito Inchiesta a Roma su costi gonfiati di metro C e tempi di consegna: 13 indagati.

    Metro C, inchiesta a Roma su costi gonfiati e tempi di consegna: 13 indagati. Anche Improta e Incalza. Perquisizioni Gdf

    Giustizia & Impunità
    Il filone è quello che vede indagate, per il reato di truffa aggravata ai danni di enti pubblici, 13 persone tra ex amministratori locali, dirigenti dell’epoca di Roma Metropolitane e vertici di Metro C. Sotto inchiesta l’ex assessore alla mobilità della Giunta Marino, Guido Improta, l’ex dirigente del ministero dei Trasporti, Ercole Incalza
    di Giovanna Trinchella | 11 luglio 2016

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    Più informazioni su: Guardia di Finanza, Metro C, Procura di Roma, Roma


    Un accordo tra i soliti furbetti. Un grande imbroglio, secondo la Procura di Roma, che ha portato alla lievitazione spropositata dei costi della Metro C e ritardi nei tempi tempi di consegna. Grazie a un patto illegale alcuni uomini di Roma Metropolitane (stazione appaltante) e Metro C (general contractor) facevano passare percosti aggiuntivi quelle che erano le conseguenze dell’italica lentezza nell’esecuzione dei lavori. Sono 13 gli indagati per truffa aggravata e tra i nomi compaiono quelli dell’ex dirigente del ministero dei Trasporti, Ettore Incalza e dell’ex assessore alla Mobilità della giunta Marino, Guido Improta. Per Roma Metropolitane sono indagati: il direttore tecnico Luigi Napoli, il consigliere di amministrazione Massimo Palombi, il responsabile unico del procedimento Giovanni Simonacci, i consiglieri del Cda, Luadato e Nardi, il responsabile unico del procedimento Sciotti. Per Metro C invece sono finiti nel registro degli indagati il presidente Franco Cristini, l’ad Filippo Stinellis e il dg Francesco Maria Rotundi e il direttore dei lavori Molinari.
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    Lo slittamento dei tempi di esecuzione dell’opera venivano etichettati come “maggiori corrispettivi” e così il Cipe – il comitato interministeriale che stanzia i finanziamenti – deliberava perché indotto “mediante artifici e raggiri” scrivono i pm. I soldi non erano dovuti perché, secondo i pm, non si trattava di spese effettivamente sostenute. Con questo meccanismo Roma Metropolitane sembrava di fatto “esposta” per quasi un miliardo e 400 milioni ed è a questo punto che si procedeva all’accordo transattivo con cui Roma Metropolitane riconosceva le somme: 230 milioni in un caso e 90 nel secondo. Quello che gli inquirenti definiscono “bonari componimenti delle controversie in corso insorte fra Roma Metropolitane e e Metro C derivante dall’iscrizione da parte di quest’ultima di numerose ‘riserve’ (oltre 40) del tutto pretestuose e, pertanto, non dovute”.
    Improta e Incalza sono indagati perché, per l’accusa, la stipula dell’atto attuativo sarebbe avvenuto “per volontà” dell’ex assessore e “con l’ausilio tecnico” di Incalza. L’inchiesta della procura di Roma andava avanti da due anni e oggi gli uomini del II gruppo Roma, guidati dal colonnello Teodoro Gallone, hanno effettuato una serie di perquisizioni. I finanzieri hanno acquisito documentazione su disposizione del pm della Procura di Roma Erminio Amelio e del procuratore aggiunto Paolo Ielo. Gli inquirenti hanno ricostruito quindi il cosiddetto “sistema delle riserve” con cui Metro Criusciva ad aggirare “il vincolo derivante dai ribassi presentati in sede di aggiudicazione della gara d’appalto e, dall’altro lato lariduzione dal 20 al 2% del prefinanziamento a cura del contraente generale, percentuale quest’ultima poi in realtà restituita”.
    Grazie a questo raggiro il Cipe autorizzava e “lo Stato, la Regione Lazio e il Comune di Roma, enti coofinanziatori della costruzione della linea C della metropolitana di Roma” pagavano. Il grande imbroglio sarebbe avvenuto sia negli uffici del Campidoglio sia in quelli del ministero perché i pm parlano nel decreto di perquisizione di “procedure illegittime e illecite consumatesi negli uffici della amministrazione comunale, segnatamente l’assessorato alla Mobilità e negli uffici del ministero delle Infrastrutture, dove lavorava Incalza”.
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    I costi e i ritardi della Metro C non sono finiti sono nel mirino dei pm di Roma. Già nel 2012 inoltre la Corte dei Conti in una relazione parlava di “costi inaccettabili, quasi triplicati per l’esecuzione di questa importante arteria sotterranea”, senza escludere ipotesi di corruzione. Che però allo stato non è contestata in questa inchiesta. Un anno fa inoltre l’Autorità nazionale anticorruzione aveva redatto un dossier sull’opera poi inviato alla Corte dei Conti. Nelle carte si parlava di costi di ritardi e sprechi: costi d’investimento saliti di 700 milioni a fronte di “un ridimensionamento del progetto”; 45 varianti, molte introdotte dopo rilievi archeologici senza “adeguate indagini preventive”; 65 milioni riconosciuti dopo un arbitrato a Metro C per attività “già ricomprese” nell’affido iniziale; “mancanza ditrasparenza ed efficienza”; irragionevoli “vantaggi riconosciuti al contraente generale dell’opera”. Quella di oggi insomma sembra la prima emersione di un’inchiesta che potrebbe ampliarsi ad altri nomi e nuove circostanze.
    Metro C, inchiesta a Roma su costi gonfiati e tempi di consegna: 13 indagati. Anche Improta e Incalza. Perquisizioni Gdf - Il Fatto Quotidiano


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  2. #2
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    Predefinito Re: Metro C, inchiesta a Roma su costi gonfiati e tempi di consegna: 13 indagati tra.

    i piddini sono troppo forti, come cercano di attaccare la raggi gli si rivolta tutto contro, disperati.

  3. #3
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    Predefinito Re: Metro C, inchiesta a Roma su costi gonfiati e tempi di consegna: 13 indagati tra.

    Metro C Roma: 13 indagati per truffa, anche ex assessore Improta - Il ...

    www.ilsole24ore.com/.../metro-c-roma-13-indagati-truffa-anche-ex-assessore--21172...


    10 ore fa - Metro C di Roma, opera pubblica dei record per costi faraonici e numero ... Indagato l'ex assessore alla Mobilità della Giunta Marino, .......
    Nessuna lealtà è dovuta ad un traditore

  4. #4
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    Predefinito Re: Metro C, inchiesta a Roma su costi gonfiati e tempi di consegna: 13 indagati tra.

    La punta di un iceberg chiamato PD.
    "La vera guida dei popoli sono le sue tradizioni. Senza tradizioni, vale a dire senza anima nazionale, non è possibile nessuna civiltà". Gustave Le Bon, Psicologia delle Folle [PDF GRATUITO]

  5. #5
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    Predefinito Re: Metro C, inchiesta a Roma su costi gonfiati e tempi di consegna: 13 indagati tra.

    Metro C: 47 varianti e conto extra di 700 milioni. E quattro anni fa la Corte dei Conti disse: “Moralmente inaccettabile”

    Cronaca
    L'inchiesta della Procura di Roma, con 13 indagati arriva dopo una serie di denunce sulla lievitazione del budget, passato da 2,2 a 3,7 miliardi senza che l'opera fosse consegnata. L'Autorità anticorruzione: "Carenza nei rilievi archeologici preventivi, così lievitavano i costi". Nel 2013 l'esposto dei radicali in Comune. Già l'anno prima la magistratura contabile aveva definito la spesa "insopportabile per la finanza pubblica"
    di Marco Pasciuti | 12 luglio 2016

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    Più informazioni su: Autorità Nazionale Anticorruzione, Corte dei Conti, Ignazio Marino, Metro C,Roma


    Ignazio Marino li aveva cacciati tutti il 17 luglio 2014 “per giusta causa”. E perché nell’operato della società era stato “rilevato un livello di criticità tale da far dubitare dell’affidabilità dell’attuale gestione aziendale, in particolar modo rispetto alle scadenze dei tempi di realizzazione della linea C della metropolitana”. Quel giorno, dopo un anno di braccio di ferro e reciproci scambi di accuse sui continui rinvii dei lavori, il sindaco “marziano” firmava un’ordinanza con cui revocava il cda di Roma Metropolitane: il presidente Massimo Palombi, i consiglieri Andrea Laudato eMassimo Nardi e il dg Luigi Napoli. Oggi tutti indagatinell’inchiesta della Procura di Roma che vuole fare luce sugli aumenti dei costi della Metro C.



    Perché l’indagine di piazzale Clodio parte da lontano, affonda le proprie radici nei gangli più reconditi del fangoso potere capitolino in maniera inversamente proporzionale alla difficoltà e alle lentezze con cui binari e gallerie sono stati scavati nel ventre di Roma. Numerose sono state negli anni le mani levate a segnalare ambiguità, opacità e lungaggini, molteplici i dubbi avanzati sull’esecuzione e la regolarità dei lavori da attori della società civile ai partiti politici. A partire dall’associazione Italia Nostra, firmataria di un esposto già nel 2013, fino al Partito Radicale. “Due anni fa presentavamo il primo dei nostri esposti sugli abusi, le illegalità e gli sprechi negli appalti della Metro C di Roma, le cui ragioni sarebbero poi state pienamente accolte da Corte dei Conti e Autorità Anticorruzione”, commenta Riccardo Magi, segretario del partito, che ricorda anche la richiesta di dimissioni dell’assessore Improta, finito poi nel registro degli indagati insieme ad altre 12 persone. “Solo lo scorso giugno abbiamo diffidato il governo dall’assumere ogni iniziativa amministrativa, economica, politica a favore della prosecuzione della Metro C, chiedendo la rescissione in danno del contratto”.
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    Nel 2012 era stata laCorte dei Conti a scoperchiare il vaso di Pandora. “Per l’incidenza perniciosa della corruzione – scandiva il22 febbraio 2012 nella sua relazione il procuratore regionale della sezione giurisdizionale del Lazio, Angelo Raffaele De Dominicis, nel corso della cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario – si son riversati sulla finanza pubblica costi veramente insopportabili e moralmenteinaccettabili come ad esempio i problemi emersi nella prima fase di realizzazione della linea C della Metropolitana di Roma”.
    Si riferiva, il magistrato, al report stilato dalla sezione centrale di controllo della Corte, che aveva prodotto un documento pubblicato agli inizi dello stesso mese di febbraio ”sui costi quasi triplicatiper l’esecuzione di questa importante arteria sotterranea”. I numeri: ”Aggiornato a 3.379.686.560 euro” senza le opere complementari, ”con la progettazione definitiva della tratta più complessa” (del centro storico), per la Corte dei Conti, il costo era destinato ad aumentare ancora. E ”notevolmente”.
    Gli anni passavano veloci, i lavori procedevano con lentezza esasperante, mentre la parcella dei costruttori lievitava di conseguenza. La fotografia definitiva sul continuo aumento dei costi la scattava quattro anni più tardi l’Autorità nazionale anticorruzione. Nel rapporto pubblicato il 2 luglio 2015, l’ente presieduto da Raffaele Cantone certificava che al progetto iniziale – dal 2007 a quella data – erano state apportate 47 varianti e che dopo 7 anni il preventivo iniziale era aumentato di700 milioni.
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    La delibera, trasmessa alla Corte dei Conti, riportava tutti i passaggi della gara e del contratto per la nuova linea metropolitana a partire dal 2005, quando a gennaio una deliberaCipe individuava il tracciato fondamentale, base d’asta: 2,5 miliardi di euro. Stazione appaltante la società del Comune capitolino Roma Metropolitane. Il 28 febbraio 2006 la gara veniva aggiudicata per circa 2,2 miliardi all’associazione temporanea di imprese costituita da Astaldi, Vianini Lavori,Consorzio Cooperative Costruzioni e Ansaldo Trasporti Sistemi Ferroviari che costituiscono la società “Metro C”, contraente generale.
    Questo, il background. Da lì aveva inizio una storia costellata di decine di varianti e contenziosi. Di varianti, l’Anac ne contava 47: 7 a parità di importo, 5 in diminuzione e 33 in aumento, per un incremento dell’importo contrattuale di circa 316 milioni. Sta di fatto che il documento che l’Authority ha trasmesso alla Procura della Corte dei conti, annotava come “il costo dell’investimento per il cosiddetto ‘Tracciato fondamentale’ della linea C fosse aumentato nel tempo passando dal valore iniziale di 3.047 milioni a 3.739 milioni di euro“.
    Ed è proprio l’Anac a illuminare la causa di quegli aumenti di costo. Ovvero le varianti, capitolo indissolubilmente intrecciato con quello dei rilievi archeologici. L’operato di Roma Metropolitane nell’appaltare l’opera “appare non coerente con i principi di trasparenza e di efficienza per aver messo a gara un progetto di tale rilevanza in carenza di adeguate indagini preventive, per una parte molto estesa del tracciato, senza tenere in debito conto i pareri espressi dalla Soprintendenza archeologica”, mette nero su bianco l’Authority.
    E questo “ha determinato una notevole aleatorietà delle soluzioni progettuali da adottare nella fase di esecuzione e, ad appalto già in corso, rilevanti modifiche rispetto alle previsioni contrattuali, imputabili in parte anche al contraente generale”. In pratica nel progettare il percorso si faceva in modo di non tenere conto della possibilità di imbattersi nei resti di una villa romana, di una esedra o di un acquedotto. Quando accadeva, si faceva una variante al progetto. Ogni volta. Così il costo dell’opera non ha fatto che aumentare.
    Metro C: 47 varianti e conto extra di 700 milioni. E quattro anni fa la Corte dei Conti disse: "Moralmente inaccettabile" - Il Fatto Quotidiano


 

 

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