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    Rosicrucian Imperator
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    Predefinito Re: L’incidente ferroviario in Puglia: quello che sappiamo

    Ma degli amministratori che non sono neanche capaci di indire una gara d'appalto perché non si sparano?

    Questa non mi è nuova... Negli anni '70 era facile leggere "Inondazioni in Pakistan per colpa del raffreddamento globale"... Tratto da Il "Raffreddamento Globale" degli Anni '70

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  2. #2
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    Predefinito Per Raffaele Cantone, “disastro ferroviario in Puglia legato a corruzione”.

    Lo scandalo e il dolore Il dramma*del*Sud arretrato* | Commenti*| www.avvenire.it


    Appuntamento con la morte tra gli ulivi della Puglia. Un tunnel verde argento, come si percepisce dalle immagini aeree, dentro al quale scorre quel maledetto binario unico che collega grandi città del Nord Barese con il capoluogo. Sono i treni dei pendolari, degli studenti e delle famiglie, quelli che si sono scontrati frontalmente. Treni utilizzati per spostarsi fra le grandi cittadine che, come grani di un rosario, si incontrano su questa linea ferroviaria interna. Treni locali. Treni del territorio. Treni delle periferie di Puglia. Come ce ne sono tanti nell’Italia profonda.
    La cronista impietrita dinanzi alle carrozze accartocciate trova solo la forza di ripetere le parole scolpite nel ricordo: «Dov’è Giuseppe?». Le ha pronunciate uno dei tanti ragazzi che sono accorsi sul posto, in piena campagna, per sapere che fine abbia fatto il suo amico. Se è sopravvissuto alla tragedia. Forse oggi lo piangerà, come faranno tante famiglie pugliesi colpite da questo disastro ferroviario che ripropone in tutta la sua drammaticità le condizioni di un Sud che arranca sempre. Che è sempre più silenzioso, che per la gran parte dei media non fa notizia, se non per gli orrori delle mafie e per le rovine di ciò che resta del suo sistema industriale. E che può talvolta gioire solo perché è riuscito, come è accaduto per la Puglia, a promuovere meritatamente un’immagine di terra dell’accoglienza e del buon vivere. Tanto da divenire uno dei luoghi più ricercati per le vacanze, dagli italiani e dagli stranieri.


    Ma oggi la Puglia piange e con essa piange l’intero Paese. Il numero altissimo delle vittime è un tributo senza precedenti. Quando le agenzie di stampa hanno battuto le prime righe annunciando il disastro, non possiamo nascondere il dolore che ci ha scosso. Poi un sentimento misto di rassegnazione e di rabbia. Cosa possono aspettarsi oggi i meridionali? Abbiamo visto intere generazioni dei nostri figli andare via dalla nostra terra per cercare lavoro e futuro. E per chi resta la prospettiva è quella della precarietà, del lavoro nero, dell’arrangiarsi e del tirare a campare.
    Solo qualche giorno fa è stata diffusa la buona notizia del Pil meridionale che è tornato a crescere nel 2015 dell’uno per cento, dopo 7 anni di recessione. Un dato che ci ha rincuorato: non siamo perduti. Abbiamo resistito a questa lunga notte che ha distrutto, come una falce tagliente, il lavoro, l’impresa e la serenità delle famiglie. Ma lo Stato, in questi anni dov’era?


    Chi ha la fortuna di viaggiare sulle Frecce che collegano l’Italia che conta, dovrebbe sperimentare almeno una volta cosa significhi viaggiare nelle periferie del Sud. I ritardi strutturali ci sono, così come gli sprechi documentati da inchieste giudiziarie che hanno travolto l’altra grande società ferroviaria pugliese (Ferrovie Sud-Est) sull’orlo del dissesto e commissariata per cattiva amministrazione. Guai, però, se i meridionali – e con loro le classi dirigenti del Sud – scaricassero le responsabilità su altri. Lo Stato ha il dovere di esserci, di garantire gli standard strutturali, di concorrere alla programmazione, di verificare le condizioni generali di strutture strategiche per gli spostamenti dei cittadini. Sempre in condizione di sicurezza. Il binario ferroviario unico, nel 2016, è l’emblema di un mondo vecchio. Fermo. Cristallizzato nei propri ritardi.
    Un esempio per tutti: Matera, capitale europea della cultura 2019, è l’unico capoluogo italiano privo di collegamento ferroviario dello Stato. Le ferrovie Apulo-Lucane (altra linea interna) si fermano al borgo La Martella. Chi scrive queste righe oltre trent’anni fa denunciava questo «scandalo». Lo «scandalo» è sempre lì. Una città dalla memoria millenaria come la lucana Matera può diventare un faro culturale, ma per raggiungerla c’è solo la strada. E anche quella lascia (ancora) a desiderare.


    Quanto è tragicamente accaduto in Puglia deve suonare come una sveglia per tutti. Guai se dovessimo fermarci solo a piangere i nostri morti. Quando per decreto è stato illuministicamente eliminato l’Intervento straordinario nel Mezzogiorno, in tanti, meridionali compresi, si è brindato alla vera unificazione del Paese. A tanti anni di distanza, abbiamo poco da festeggiare. Il Sud è inchiodato, non solo alle proprie drammatiche responsabilità, ma anche alla propria arretratezza. Dalla scuola alle università, dalle ferrovie alle strade, dalle reti idriche alla banda larga. Alzare la voce e reagire è un dovere.

  3. #3
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    Predefinito Per Raffaele Cantone, “disastro ferroviario in Puglia legato a corruzione”.

    Raffaele Cantone, "disastro ferroviario in Puglia legato a corruzione". Presentata la relazione Anac sul 2015 - Il Fatto Quotidiano
    Raffaele Cantone, “disastro ferroviario in Puglia legato a corruzione”. Presentata la relazione Anac sul 2015


    Politica
    di F. Q. | 14 luglio 2016

    COMMENTI (36)

    Più informazioni su: Autorità Nazionale Anticorruzione, Incidente Ferroviario, Raffaele Cantone


    Il disastro ferroviario in Puglia “evidenzia purtroppo un oggettivo collegamento con la corruzione“. Lo afferma Raffaele Cantone, presentando in aula Koch al Senato la relazione 2015 dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, presenti fra gli altri il presidente dell’assemblea di Palazzo Madama Pietro Grasso e il procuratore capo di Roma Giuseppe Pignatone. Lo scontro fra due convogli, costato al vita a 23 persone, “è frutto probabilmente di un errore umano, ma anche conseguenza di un problema atavico del nostro Paese di mettere in campo infrastrutture adeguate ed una delle ragioni di ciò è da individuarsi nella corruzione”. Molte opere pubbliche, soprattutto al Sud, si sono “arenate”, come “l’anello ferroviario di Palermo che, messo a bando nel giugno 2006, nell’ottobre 2015 registrava un avanzamento fisico pari al 3% dell’importo dei lavori, e dell’autostrada A14 Bologna-Taranto, per la quale sono stati sottoscritti ben tre accordi transattivi”.



    L’intervento del presidente dell’Anac in Senato è un atto d’accusa sulle troppe cose che ancora non funzionano a dovere nel contrasto alle tangenti, dall’implementazione del “whistleblowing” – la segnalazione di illeciti e malaffare dall’interno di enti e aziende – aipiani anticorruzione della pubblica amministrazione, dalla trasparenza degli enti locali alle risorse dell’Anac, a cui la mancata azione del governo impedisce “di investire risorse che l’Autorità ha già a disposizione”.
    “Si ritiene non più procrastinabile intervenire sull’articolo 19 del decreto 90 che impedisce oggi all’Autorità di investire le risorseche ha già a disposizione”, ha denunciato il magistrato. “Rimuovere questo vincolo non significa aprire il rubinetto della spesa, ma permettere all’Anac, senza oneri aggiuntivi per le finanze pubbliche, di rafforzare le proprie competenze e professionalità, di offrire a cittadini e operatori del mercato strumenti e servizi indispensabili e, soprattutto, di portare avanti i tanti progetti utili per la prevenzione della corruzione”.
    Nel merito dei provvedimenti anticorruzione, Cantone rileva un un “parziale insuccesso” del whistleblowing, a tutela del quale la Camera ha approvato una legge a gennaio, che però deve ancora affrontare il passaggio in Senato. “Nel 2015 – osserva Cantone – le segnalazioni pervenute direttamente all’Anac (ben 200) sono aumentate anche se raramente si sono rivelate utili, perché provenienti in gran parte da soggetti che non avevano trovato soddisfazione con la denuncia all’autorità giudiziaria o all’interno della propria organizzazione”. Le “constatate e innegabili criticità”, però, non giustificano “l’accantonamento” della pratica, che vuole “esaltare l’importanza, anche etica, del contributo collaborativo dei pubblici dipendenti”. Anche il presidente Grasso – che ha rimarcato come il Parlamento ci abbia messo tra anni a recepire il suo testo anticorruzione – ha esortato il Parlamento ad adottare “strumenti ben più efficaci per far emergere un fenomeno così pervasivo, dannoso per l’economia, le casse dello Stato e i servizi ai cittadini”.

    In generale, però, da parte dei cittadini c’è un “risveglio”, mostrato dall’aumento delle segnalazioni di anomalie su appalti di lavori, servizi e forniture, passate da circa 1.200 del 2014 a quasi 3mila nel 2015, “generando l’apertura di circa 1.880 fascicoli (con un balzo di oltre il 50% rispetto al 2014)”
    Tra le note dolenti, la lentezza della pubblica amministrazione ad adeguarsi agli obblighi previsti dalla legge anticorruzione del 2012, soprattutto su fronte della prevenzione di cricche e mazzette. I Piani triennali di prevenzione della corruzione, che ogni pubblica amministrazione deve predisporre, sono stati finora di qualità “modesta”. Il Piano nazionale del 2013, ha detto Cantone, è “rimasto sostanzialmente ‘un pezzo di carta”, anche se l’Anac ne ha sfornata una nuova versione nel 2015. L’analisi del contesto esterno è assente per oltre l’84% dei casi, la mappatura dei processi delle aree a rischio obbligatorie è di scarsa qualità e analiticità in circa tre quarti dei casi, mentre le misure di trattamento del rischio sono adeguate solo in 4 casi su 10. Criticità confermate anche dall’attività di vigilanza: nel corso del 2015 sono stati aperti 929 procedimenti istruttori, alcuni relativi a importanti amministrazioni come Roma Capitale e il ministero dello Sviluppo economico. Oltre alla scarsità di risorse, Cantone evidenzia da parte dei funzionari responsabili “l’atteggiamento di mero adempimento formale, limitato ad evitare le responsabilità in caso di mancata adozione del Piano”. E i responsabili della prevenzione della corruzione? “E’ sempre più evidente” il loro “isolamento”, dovuto al “sostanziale disinteresse degli organi di indirizzo politico, che il più delle volte si limitano a ratificare il suo operato, approvando il Piano senza alcun approfondimento o supporto reale all’attività”.
    Si registrano buchi sul fronte della trasparenza, altra medicina preventiva rispetto a mazzette e favoritismi. “Permane a oggi una piccola parte di amministrazioni (il 16,5%) che non si è dotata, all’interno del proprio sito, della sezione ‘Amministrazione trasparente‘, il contenitore di tutte le informazioni da pubblicare”.
    Un capitolo della relazione è dedicato al caso Roma (il cui neosindaco Virginia Raggi era presnete in Senato). A cominciare dalla grande incompiuta del Metro C, oggetto di un’inchiesta penale con 13 indagati. “Colpisce il fatto che il progetto posto a base di gara era carente di adeguate indagini preventive per una parte molto estesa del tracciato”, si legge. “Considerato il rilevante incremento di tempi e costi, l’Autorità ha invitato i soggetti coinvolti ad assumere ponderate decisioni circa il prosieguo dell’opera”. Con riferimento a Roma Capitale “le verifiche sulla gestione di ben 1.850 procedure, non ad evidenza pubblica, hanno mostrato numerosi e gravi conflitti di illegittimità”. L’Autorità ha rilevato un “ricorso generalizzato a procedure sottratte al confronto concorrenziale; la carenza/omissione della verifica dei requisiti di partecipazione alle procedure negoziate degli operatori economici; un improprio ricorso all’affidamento diretto di servizi acooperative sociali” e “carenze/omissioni nella verifica dell’esecuzione del contratto”.

  4. #4
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    Predefinito Re: Raffaele Cantone, “disastro ferroviario in Puglia legato a corruzione”. Presentat

    I poveri piddini più si muovono e più affossano nella loro melma...

  5. #5

  6. #6
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    Predefinito Re: Raffaele Cantone, “disastro ferroviario in Puglia legato a corruzione”. Presentat

    Citazione Originariamente Scritto da Metabo Visualizza Messaggio
    I poveri piddini più si muovono e più affossano nella loro melma...
    sì ma nel frattempo gli italioti che continuano a votarli affondano nella miseria.

  7. #7
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    Predefinito Re: Lo scandalo e il dolore Il dramma del Sud arretrato

    l sangue e l’orgoglio della mia Puglia

    Dopo la tragedia sono arrivate le solite promesse insulse della politica (con la p minuscola) che dice che farà chiarezza, e non abbandonerà i pugliesi. Fino ai funerali delle vittime, però. Dopo tutto tornerà come prima. I pugliesi, però, nella disgrazia hanno reagito, dimostrando sin da subito ai politicanti la (vera) politica del fare. L’azione al posto delle “chiacchere”
    di Fabrizio Ciannamea - 14 luglio 2016


    L’immagine simbolo è la nonna che abbraccia il suo nipotino tra le lamiere. Lui respira, con difficoltà, ma respira. Ha un tubo sulla testa. Lei il capo chino, gli occhi sbarrati. E’ morta con lo schianto: l’esplosione, i vetri, il sangue, i cadaveri. Al momento dei soccorsi il piccolo non si rende conto di nulla: è tramortito. E’ passata mezz’ora dall’incidente. Un vigile del fuoco lo tira fuori dalle macerie e lo salva. La scena l’hanno raccontata così i soccorritori accorsi sul luogo dell’impatto tra i due treni avvenuto martedì mattina, 12 luglio, sulla tratta ferroviaria a binario unico Andria-Corato, percorsa dalle vetture delle Ferrovie del Nord Barese. Per ora, dicono gli investigatori, sono stati rinvenuti 24 corpi. Il bilancio è incerto: potrebbe salire nelle prossime ore. Tra di loro studenti pendolari, pensionati, bambini. Anche un poliziotto. Una cinquantina, invece, i feriti. Alcuni in gravissime condizioni. Il motivo della tragedia? Per ora è difficile appurarlo. In realtà, la dinamica è chiarissima. Sono le cause a non esserlo. Eppure, in queste ore, si sono lanciate accuse a tutto spiano. Per il Ministro delle infrastrutture Delrio la colpa è del vetusto “sistema del blocco telefonico”, e quindi l’ipotesi è l’errore umano. Per il Movimento 5 Stelle la causa sono i tagli del governo, compreso quello “da 75 milioni di euro per la sicurezza delle infrastrutture e del trasporto pubblico. E quindi per la sicurezza ferroviaria”. L’opinione pubblica punta il dito verso il sistema a binario unico che, a detta degli esperti, è sicuro se gestito da apparecchiature tecnologicamente avanzate, come avviene in circa 300 chilometri di reti ferroviarie italiane, ma non su tratto dell’incidente (lo ha detto Massimo Nitti, dg per i trasporti di Ferrotramviaria spa, a Sky). Poi c’è la questione dei 180 milioni di euro, stanziati dall’Ue nel 2007 per l’ammodernamento dei binari che vanno da Andria a Ruvo di Puglia. Soldi, però, mai spesi. E poi c’è il Problema della “non politica del non trasporto pubblico”, come l’ha definita Sergio Rizzo, che affonda le sue solidissime radici a prima del 1861, quando l’Italia non s‘era ancora fatta. E infine, le solite promesse insulse della politica (con la p minuscola) che dice che farà chiarezza, e non abbandonerà i pugliesi. Fino ai funerali delle vittime, però. Dopo tutto tornerà come prima. I pugliesi, però, nella disgrazia hanno reagito, dimostrando sin da subito ai politicanti la (vera) politica del fare. L’azione al posto delle “chiacchere”. Era da poco avvenuto l’incidente, e già circolava un tam-tam su Internet nel quale si chiedeva di donare sangue nei centri di trasfusione regionali. 2724 persone si sono riversate negli ospedali per dare il loro aiuto, concreto e splendido, in quella tragedia. La comunità che si stringe intorno alle sue vittime. Una corsa contro il tempo per salvare delle vite, con il proprio sangue. E poi lo slancio di generosità delle decine di volontari della provincia barese, accorsi con le proprie macchine, a proprie spese, sul luogo dell’incidente per dare una mano e assistere i feriti. Tra di loro giovani infermieri e medici: la concretezza e l’orgoglio di una comunità che dà se stessa per la sua gente. E’ vero, da domani tutto sarà come prima. Alle parole dei politici (probabilmente) non seguiranno i fatti. Ma i fatti della mia gente, da soli, annientano quelle parole. E i pugliesi potranno essere davvero orgogliosi di loro stessi.

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  8. #8
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    Predefinito Re: Lo scandalo e il dolore Il dramma del Sud arretrato

    L'Intellettuale Dissidente / Italia

    La nuova questione meridionale fra Andria e Corato

    Così come Cristo si fermò ad Eboli, l'Italia è in stallo in Puglia: tappa contrassegnata da un luttuoso drappo nero, che commemora e redarguisce. Intensamente, ricorderà agli smemorati a gettoni l'innocenza di esistenze spezzate; bruscamente, rimprovererà il lassismo sulle sventure del Meridione italiano.
    di Alex Angelo D'Addio - 15 luglio 2016


    Le ragioni del tragico incidente ferroviario in Puglia rimarcano l’atrocità dell’avvenimento, ma ne evidenziano anche la prevedibilità. L’affermazione di un parallelismo fra il terremoto a L’Aquila e le alluvioni a Genova, dà risalto ad un principio sin troppo comune nelle stanze del potere: la tardività dell’interventismo amministrativo ed istituzionale. Interrogarsi su possibili soluzioni a problemi di ordine generale e pubblico, è chiaramente necessario. Porre rimedio preventivo ed immediato, senza che le vite di cittadini – ai quali bisognerebbe soltanto rendere benefici che siano esenti da evitabili pericolosità – vengano stroncate, sarebbe indubbiamente meglio. Per giunta, è opportuno ribaltare la retorica degli intellettualoidi, e ravvisarne la goffaggine. Chi oggi – probabilmente, guardando a sinistra – invoca il latte salvifico delle mammelle statali, dimentica d’aver sostenuto ieri un quinquennio presidenziale griffato Vendola, che si è unicamente concentrato sui plausi ai colletti bianchi dell’ILVA, e sulla propaganda vacua e vaga. Nel contempo che le rimostranze di una comunità allo stremo della sopportazione sociale e civile tingevano lo sfondo sordido dei disservizi del Tacco d’Italia. Lo scorso martedì ci ha consegnato un’ennesima cartolina di uno Stivale scuoiato, tranciato in due: un Settentrione connesso alle meraviglie meridionali, e un Sud che arranca pure a tenere in contatto i suoi capoluoghi di regione. Le salme di Andria e Corato addossano colpe ben più gravi di una mancata o erronea comunicazione di viabilità: sono la garanzia di fallimento di uno Stato incapace di affacciarsi più in là della Campania. Così come Cristo si fermò ad Eboli, l’Italia è in stallo in Puglia: tappa contrassegnata da un luttuoso drappo nero, che commemora e redarguisce. Intensamente, ricorderà agli smemorati a gettoni l’innocenza di esistenze spezzate; bruscamente, rimprovererà il lassismo sulle sventure del Meridione italiano. I sinistri rumori di lamiere in frantumi e il drammatico schianto dei convogli in corsa, hanno sancito la definitiva fallibilità della dottrina dell’Alta Velocità: il Sud nostrano non finisce a Salerno. Ma sembra quasi che la spettacolarizzazione del dolore venda più di una seria discussione sulle urgenze infrastrutturali del Paese.

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    Predefinito Re: L’incidente ferroviario in Puglia: quello che sappiamo

    La vecchia tecnica del polverone e dello scaricabarile
    Tutti colpevoli, nessun colpevole: le colpe dei singoli e l’iperuranio dei fondi Ue mai spesi
    di Antonio Padellaro
    Il Fatto Quotidiano 15 luglio 2016
    I parenti delle vittime della strage di Corato ora gridano “assassini, vogliamo verità e giustizia” perché sanno che (molto probabilmente) verità e tantomeno giustizia non avranno. Quelli che hanno ancora la forza di leggere i giornali o di ascoltare le tv ne hanno già chiaro il sentore. Scaricabarile più polverone: la tecnica del tutti colpevoli nessun colpevole, storicamente efficacissima nel centrifugare e nebulizzare le responsabilità per i disastri collettivi – ferroviari, autostradali, ambientali o nei luoghi di lavoro – è già entrata in azione.
    In una parziale rassegna stampa sull’arte di confondere le acque spiccano le parole pronunciate in Parlamento dal ministro delle Infrastrutture, Graziano Delrio, che l’Unità ha sintetizzato nel titolo “Quei decenni di scelte non fatte”. Per affermare che con la catastrofe del 12 luglio questo governo non c’entra nulla, e dunque la colpa par di capire è dei governi Berlusconi, Monti, Letta, Forlani, Andreotti, Craxi eccetera, e dunque occorre “ora recuperare i ritardi accumulati sul trasporto pubblico locale per dare dignità a un diritto di tutti i cittadini”. Applausi.
    In realtà la fitta prosa del ministro meriterebbe una cattedra di retorica all’università di Salamanca per i virtuosismi dialettici con cui nega che il problema sia il binario unico, pur constatando che due treni lanciati su un’unica rotaia finiscono per scontrarsi. Con cui afferma che il sistema di segnalamento con consenso telefonico “è tra i meno evoluti pur essendo sicuro”: come dire che è meglio il cellulare ma anche con i vecchi telefoni a disco si comunicava benone. Con cui infine il ministro si spertica in lodi per la Ferrotramviaria pugliese, “una delle società migliori del panorama italiano”, figuriamoci le altre viene da pensare. Se, perciò, malgrado questi prodigi del trasporto ferroviario le famiglie piangono 23 morti, senza contare le decine di feriti alcuni gravissimi, di chi sarà mai la colpa?
    ....(continua)
    Articolo intero su Il Fatto Quotidiano in edicola oggi.
    http://www.ilfattoquotidiano.it/il-fatto-quotidiano-prima-…/






    La vecchia tecnica del polverone e dello scaricabarile
    I parenti delle vittime della strage di Corato ora gridano “assassini, vogliamo verità e giustizia” perché sanno che (molto probabilmente) verità e tantomeno giustizia non avranno. Quelli che hanno ancora la forza di leggere i giornali o di ascoltare…

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