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    Fossi francese, più che piangere per la finale, lo farei per lo stato in cui è ridotta la Republique - Rischio Calcolato | Rischio Calcolato
    Fossi francese, più che piangere per la finale, lo farei per lo stato in cui è ridotta la Republique




    Alla fine, al netto degli scontri posti in essere da hooligans russi e inglesi, gli Europei di calcio si sono chiusi senza che la minaccia più temuta, quella del terrorismo, si palesasse. Per un mese le forze dell’ordine e di sicurezza francesi sono state in allarme, costrette a presidiare fan-zone stracolme di persone e a monitorare cosiddetti soft-target in tutte le città che ospitavano gli incontri. E’ andata bene, meglio così. Ma mentre gli occhi di tutti erano fissi sugli stadi francesi, nel resto del Paese succedeva dell’altro e i cronisti del Gatestone Institute ne hanno dato conto in un report di un mese, quello di giugno, di ordinaria islamizzazione del Paese. Un qualcosa che sui giornali non è di certo finito.

    Il 6 di giugno Gérard Tardy, sindaco di Lorette, una piccola cittadina nella regione della Loira, ha fatto scrivere le seguenti frasi sulle lavagne elettroniche che si trovano all’ingresso del centro abitato: “Il Ramadan deve essere vissuto in pace e senza rumore” e “Nella Repubblica, nessuno si copre il volto”. Detto fatto, organizzazioni islamiche ed estrema sinistra lo hanno denunciato, ritenendo i suoi messaggi oltraggiosi e in disprezzo dell’islam. Il giorno dopo, una cameriera di un bar di Nizza è stata violentemente schiaffeggiata da un cliente islamico perché serviva alcool ai clienti nel primo giorno del Ramadan. Sia il titolare che la ragazza hanno sporto denuncia ma sul momento l’uomo era riuscito a scappare. Rintracciato grazie alle telecamere a circuito chiuso, il 32enne tunisino Alì S.è stato arrestato e condannato a 8 mesi di carcere, oltre al pagamento di 1000 euro alla cameriera. Essendo clandestino in Francia, a fine pena sarà espulso e non potrà rientrare nel Paese per 3 anni.

    L’8 giugno, a mezzanotte, Aya Ramadan, attivista del “Parti des Indigènes de la République”, ha postato su Twitter le sue congratulazioni per i due terroristi palestinesi che avevano appena ucciso tre persone in un bar di Tel Aviv: “Dignità e onore! Complimenti ai due palestinesi che hanno dato vita a un’operazione di resistenza a Tel Aviv”. Gilles Clavreul, l’alto commissario per la lotta contro razzismo e antisemitismo, ha annunciato che denuncerà la Ramadan per apologia di terrorismo, pena che in Francia prevede la detenzione fino a 2 anni e 100mila euro di ammenda. Da notare che il “Parti des Indigènes de la République” è un’organizzazione su base razziale, il cui intento dichiarato è quello di togliere il potere ai bianchi per darlo alle persone di colore che vivono in Francia. Ed è legale. Lo stesso giorno, l’Observatoire de la laïcité, un’entità dipendente direttamente dal gabinetto del primo ministro, ha pubblicato il suo report annuale. Stando ai dati, gli attacchi a sfondo antisemita sono rimasti molto alti di numero (808), mentre quelli contro i musulmani sono triplicati, passando da 133 a 429.

    Stranamente, non solo non veniva messa in evidenza la sproporzione di questi numeri in base ai seguaci delle due confessioni in Francia (mezzo milione di ebrei contro circa 7,5 milioni di musulmani) ma il report evitava accuratamente di dire quanti degli attacchi antisemiti potessero essere ricondotti all’area dell’estrema destra o ad ambienti estremisti islamici. Già in passato l’Observatoire de la laïcité finì nell’occhio del ciclone per eccessiva compiacenza verso l’islam. Il 9 giugno, Jacqueline Eustache-Brinio, sindaco di Saint-Gratin, ha dichiarato guerra ai negozi che impiegano donne velato nel loro personale. Sulla sua pagina Facebook ha scritto quanto segue: “Ho deciso di boicottare tutti gli esercizi che impongono il velo a cassiere e commesse”. Lo stesso giorno, il già citato “Parti des Indigénes de la République” ha pubblicato un invito pubblico affinché tutti i musulmani cominciassero la notte del Ramadan di fronte alla Basilica di Saint-Denis, forse il più importante luogo di culto cattolico di Francia, dove venivano anche incoronati e sepolti i re. E sempre il 9, alcuni soldati dispiegato a difesa di una sinagoga nel sobborgo parigino di Garges sono stati attaccati a colpi di pietra da una ventina di persone. Un militare è stato ricoverato.

    Inoltre, lo stesso giorno, un gruppo di 20 parlamentari ha firmato e pubblicato una lettera aperta sul settimanale “Valeurs Actuelle” in protesta contro la decisione del ministro per l’Educazione, Najat Vallaud-Belkacem, di promuovere l’insegnamento dell’arabo nelle scuole elementari: “Si tratta di una decisione stupida, facciamo piuttosto insegnare bene il francese, la lingua della Repubblica”. Il 13 giugno, poi, il fatto più grave, l’unico balzato all’onore delle cronache internazionali. Il terrorista islamico Larossi Abballa, 26 anni, ha ucciso, accoltellandoli a morte di fronte al figlio di 3 anni, il funzionario di polizia Jean-Baptiste Salvaing e la moglie, dipendente amministrativa della polizia, Jessica Schneider, nella loro caso di Magnanville, sobborgo parigino. Abballa, dopo l’omicidio, ha creato un video su Facebook in cui rivendicava l’atto a nome dell’Isis, minacciando di uccidere anche il bambino. Stando a Le Figaro, l’uomo nel 2013 era stato condannato a 3 anni per aver partecipato a operazioni di reclutamento, inviando jihadisti in Pakistan ma era stato liberato quasi subito.

    Il 14 giugno una studentessa 19enne è stata accoltellata alla stazione degli autobus di Rennes. Alcuni passanti sono riusciti a fermare l’aggressore, un musulmano che ha detto di aver sentito delle voci che gli ordinavano di compiere un sacrificio per il Ramadan. E’ stato ricoverato in un ospedale psichiatrico. Il giorno dopo, Maude Vallet, 18 anni, è stata molestata, insultata e minacciata su un autobus perché indossava dei pantaloncini corti, tornando dalla spiaggia. Nemmeno a dirlo, a perpetrare l’aggressione sono state alcune donne musulmane. Il 16 giugno, la polizia ha evacuato un accampamento con circa 400 immigrati somali e afghani nel 18mo distretto di Parigi: si tratta del 24mo sgombero dal giugno del 2015. Lo stesso giorno, a Carcassonne, è stato arrestato un 22enne convertito all’islam trovato in possesso di un coltello e un machete. Alla polizia ha confessato di voler uccidere turisti americani e inglesi, il tutto prima di accoltellare un poliziotto o un soldato, L’uomo, che ora è in carcere a Tolosa, era registrato nella lista dei cosiddetti “soggetti S”, ovvero persone residenti in Francia sospettate di legami con l’estremismo islamico.

    Il 18 giugno, Abou Kamel Chahid ha minacciato su Facebook di voler compiere un attentato in Francia: “Siamo quattro fratelli, ognuno di noi a una missione. Questi infedeli non si sentiranno mai più tranquilli nella loro nazione. State attenti, fratelli e sorelle, le cose stanno accelerando”. Lo stesso giorno la biblioteca pubblica di Lannion, in Bretagna, ha subito un raid vandalico nel quale sono stati distrutti libri, fumetti e dvd, tutti dedicati all’ebraismo e agli ebrei, tra cui volumi sull’Olocausto e i fumetti di Johan Sfar, autore del “Il gatto del rabbino”. Il giorno dopo, un detenuto del carcere di Beziers ha ricevuto una sentenza di altri sei mesi di detenzione per aver dichiarato di voler compiere un attentato contro la spiaggia di nudisti di Cap d’Agde. Alain G. è un convertito all’islam e sono stati i compagni di cella a denunciarlo.

    Il 21 giugno la ong cattolica “Action des chrétiens pour l’abolition de la torture” ha reso noti i risultati di un sondaggio riguardo la percezione che i francesi hanno della tortura. Il 36% degli interpellati ha dichiarato che questa pratica è accettabile “in circostanze eccezionali”, quando nel 2000 la percentuale era del 25%.Il 54% trova “giustificabile” usare shock elettrici per interrogare un terrorista sospettato di pianificare attentati. Il 45% ritiene la tortura “uno strumento efficace” contro il terrorismo, mentre se il 18% si è detto pronto a torturare agli stesso un sospettato di terrorismo, la percentuale sale al 40% tra i membri del Front National. Il 21 giugno, più di 1000 donne – la gran parte delle quali musulmane – hanno firmato una petizione per ottenere ore di frequentazione separate per i due sessi nella piscina pubblica di Mantes la Jolie, un sobborgo di Parigi. Tra le richieste, personale solo femminile durante gli orari riservati alle donne.

    Il giorno dopo, un cittadino musulmano di La Chapelle-Basse-Mer ha ricevuto una condanna a 4 mesi di prigione con pena sospesa, una multa da 300 euro e l’obbligo di risarcire con 1000 euro ciascuno due persone che aveva minacciato di morte. Nel dicembre dello scorso anno, infatti, l’imputato aveva minacciato i due cuochi della mensa scolastica del figlio di otto anni perché questi aveva mangiato carne di maiale. Il bambino aveva fame e non voleva aspettare un sostitutivo al prosciutto che c’era nel panino, quindi i cuochi lo avevano accontentato. Il 23 giugno, alle 3 del mattino nel cuore di Barbes, il quartiere islamico di Parigi, due uomini a bordo di uno scooter hanno aperto il fuoco su un gruppo di persone che camminava per strada. Nessuno è rimasto ferito ma la polizia ha rinvenuto a terra bossoli di una 9mm. Il giorno dopo, a Tolone, un centinaio di donne ha dato vita a una dimostrazione per le strade, tutte indossando pantaloncini, in solidarietà con la già citata Maude Vallet, insultata sul bus di ritorno dalla spiaggia.

    Sempre il 24, a Portes-lès-Valence, un islamista sotto sorveglianza dei servizi di sicurezza è stato condannato a tre anni di reclusione per l’omicidio della sua figliastra, picchiata a morte. La madre è stata denunciata per favoreggiamento. Il 26 giugno, il ministro dell’Interno, Bernard Cazeneuve, ha conferito la Legion d’Onore alla memoria di Hervé Cornara, l’imprenditore ucciso e decapitato vicino a Lione nel 2015 da un suo dipendente islamico, Yassine Salhi, il quale rivendicò l’atto a nome dell’Isis. Salhi mise la testa della vittima su un piatto, con accanto due bandiere nere del Califfato. Il giorno dopo, 300 immigrati provenienti da Eritrea, Sudan e Afghanistan hanno dato vita a un’enorme rissa nel 18mo distretto di Parigi: la polizia è dovuta intervenire con i lacrimogeni.

    Lo stesso giorno a Ales, nel sud del Paese, un cittadino marocchino ha mangiato in un sushi bar ma al momento di pagare è scappato. Fermato dalla polizia, ha così apostrofato gli agenti: “Voi mangia-maiale, voi mangia-salsicce, prenderemo la Francia a calci nel culo. Lunga vita ai Kouachis (i killer di Charlie Hebdo), lo giuro su Allah, vorrei un kalashnikov”. E’ stato condannato a due anni di prigione per apologia di terrorismo. Infine, il 30 giugno, il governo francese ha introdotto alcuni emendamenti alla legge su “Uguaglianza e cittadinanza” al fine di combattere il pregiudizio e rendere le “diversità” più visibili nei programmi della tv pubblica. Stando agli ultimi dati, solo il 14% di persone percepite come “non bianche” sono presenti in televisione: per questo, Erika Bareigts, segretaria di Stato per l’uguaglianza, ha dichiarato che “i media non mostrano i non-bianchi in ruoli positivi o da protagonisti. Questo deve cambiare”. Con tanti saluti alla laicità della Republique. A proposito, buon 14 luglio e viva la rivoluzione!

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    Predefinito Re: Fossi francese, più che piangere per la finale, lo farei per lo stato in cui è ri

    Calcio, l'oppio del popolo. (popolino).

 

 

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