Disabili senza servizi: «Denunciamo le Regioni» * | Cronaca*| www.avvenire.it

La legge c’è e i soldi, molto probabilmente, saranno recuperati. Ma ancora non si sa quando arriveranno, come saranno spesi e da chi. «Siamo oltre la metà di luglio e il caos regna sovrano», denuncia l’avvocato Salvatore Nocera, consulente per l’integrazione scolastica della Fish, la Federazione italiana per il superamento dell’handicap. Il problema è noto da tempo ma, nonostante le ripetute sollecitazioni delle associazioni delle famiglie dei disabili, ancora non è stata fatta chiarezza su chi debba garantire agli allievi con handicap i servizi di trasporto gratuito alle superiori e l’assistenza per l’autonomia e la comunicazione per gli alunni con cecità e sordità nelle scuole di ogni ordine e grado. Secondo le stime della Fish, si tratta di una platea di circa 100mila studenti, su un totale di 240mila alunni disabili che frequentano le scuole italiane. A loro sono assegnati gli Assistenti educativi e della comunicazione (Aec), figura professionale prevista in affiancamento agli insegnanti di sostegno per gli studenti con disabilità particolarmente gravi, che rendono loro difficile spostarsi, mangiare e andare in bagno. Stando all’ultimo rapporto Istat sull’integrazione scolastica degli alunni disabili, il numero medio di ore prestate dagli Aec è di 10 alla settimana, con punte di 13 nella scuola primaria.

Fino alla loro abolizione, i servizi di assistenza e trasporto erano in capo alle Province. Ora, l’ultima legge di stabilità li ha assegnati alle Regioni, che però possono attribuirle ad altri enti. Con un’apposita legge regionale, avrebbero dovuto assegnare le competenze e le corrispondenti risorse ad altri enti quali città metropolitane, enti di area vasta, ambiti territoriali, associazioni o consorzi di comuni. Ma finora sono poche le amministrazioni regionali che hanno legiferato in materia.

«Chi ha deciso di abolire le Province – sottolinea Nocera – non ha valutato tutte le conseguenze di questa scelta. In questo caso si mettono le famiglie di fronte a una scelta drammatica: sobbarcarsi i costi del servizio, oppure tenere a casa da scuola i propri figli disabili gravi. E questo, purtroppo, sarà quello che accadrà, se non cambia nulla. A parte Emilia Romagna, Toscana e Trentino-Alto Adige – ricorda l’esperto di inclusione scolastica – per il resto nessun ente ha fatto chiarezza su questa questione, che non è secondaria perché garantisce il diritto allo studio di migliaia di disabili gravissimi, che, ripeto, altrimenti saranno costretti a rinunciare a tutto o in parte a frequentare la scuola. Una situazione inaccettabile».

Nocera racconta anche dei casi limite, come quello della Regione Lazio: «Il Consiglio regionale ha varato la legge, ma non ha deciso chi debba garantire il servizio di trasporto. Così, da mesi il problema è rimpallato tra l’assessorato all’Istruzione e quello alle Politiche sociali. E, intanto, le famiglie ancora non sanno come dovranno organizzarsi».

Per lo scorso anno scolastico, il Parlamento aveva recuperato settanta milioni nella legge di stabilità. Ma questi soldi sono finiti a giugno e ancora nulla si sa per il nuovo anno, ormai alle porte. «Come è successo lo scorso anno – continua Nocera – crediamo che, alla fine, le risorse saranno recuperate. Ma a chi saranno assegnate? A chi competerà il servizio? Sono queste le domande a cui gli studenti e le loro famiglie attendono ancora una risposta».

Ma ora sono stanche di aspettare. Se la situazione non dovesse migliorare, la Fish è pronta a rivolgersi ai tribunali per ottenere giustizia. «Sulla vicenda c’è un silenzio gravissimo – denuncia Vincenzo Falabella, presidente della Fish –. Non esiteremo ad agire contro le giunte e gli assessori che non hanno provveduto ad attivare in tempi utili i servizi che garantiscono la frequenza. È patente la discriminazione ai danni degli alunni con disabilità: chiederemo, oltre che la nomina di commissari ad acta che provvedano nel più breve tempo possibile, anche il risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali come previsto dalla legge 67/2006».

La Federazione, inoltre, intende rivolgersi alla magistratura per verificare se non ricorrano gli estremi per una denuncia per «interruzione di pubblico servizio». E, prosegue una nota della Fish, non è esclusa l’eventualità che la Federazione si rivolga al governo affinché, «essendo questi servizi dei livelli essenziali di prestazioni relativi a diritti sociali e civili ai sensi dell’articolo 117 della Costituzione, intervenga per sanare, con le facoltà che la Carta costituzionale gli riconosce, le inadempienze di talune Regioni».

«Ci rivolgiamo anche alle famiglie – conclude Falabella –: fateci pervenire, attraverso le associazioni del vostro territorio, le segnalazioni di eventuali inadempienze così da rafforzare le nostre azioni politiche e in giudizio».