Annullato il reato di pedofilia in Turchia: la Corte costituzionale anatolica ha abolito la legge che puniva gli atti sessuali compiuti con i minori di quindici anni e che adesso saranno equiparati ai “semplici” abusi sessuali ordinari. Una sentenza, quella della corte suprema turca, che sembra chiudere un occhio rispetto al fenomeno delle spose bambine, realtà ancora molto presente nel paese mediorientale: tra il 2010 e il 2015, si sono registrati ben oltre 230.000 matrimoni di questo tipo.
Il pronunciamento nasce dopo un rinvio da parte di un tribunale locale. La normativa precedente, infatti, non permetteva di distinguere tra reati su minori di dodici anni e reati su preadolescenti che invece «potrebbero avere consapevolezza della natura di un atto sessuale», come si legge su Agenpress che riporta la notizia. La Corte, con sette voti a favore e sei contrari, ha perciò abolito il provvedimento. Salvo sorprese dell’ultimo momento, la nuova norma sarà in vigore da gennaio prossimo.
Sul piede di guerra, intanto, le associazioni per i diritti dei minori che minacciano di ricorrere alla Corte Europea per i Diritti Umani. La decisione, per altro, viene all’indomani delle dichiarazioni da parte delle autorità di reintrodurre la pena di morte, proprio per punire quanti sono stati coinvolti nel fallito golpe. Di certo – dopo gli attacchi della polizia al pride di Istanbul, il tentato colpo di stato e la violenta reazione conseguente, i sospetti sul reale sentimento democratico da parte della classe dirigente – questa scelta rappresenta un’ombra ulteriore sul paese governato da Erdogan che allontana ancora di più la Turchia dal consesso delle nazioni europee. E civili, più in generale.




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