Erdo?an, la Nato e il mondo secondo Trump - Limes
Dalla strada alle urne il passo è breve. A circa un anno e mezzo dalla sua prima manifestazione, il movimento tedesco di estrema destra Pegida dà vita a un partito.
Lutz Bachmann, iniziatore del movimento, ha annunciato il 18 luglio la formazione del nuovo soggetto politico: si chiamerà FDDV (Freiheitlich Direktdemokratische Volkspartei, partito liberal-popolare per la democrazia diretta) e dovrà essere il braccio parlamentare del movimento. Quindi: nazionalista, anti-islamico, euroscettico.
La notizia ha ricevuto modesta attenzione mediatica: la trasformazione del movimento in partito era già stata annunciata da tempo. La stessa risposta popolare non è stata euforica: a due giorni dall’annuncio, la pagina Facebook del partito conta appena 100 likes e il sito internet non è ancora disponibile.
Il movimento Pegida, inoltre, sembra essere uscito dai riflettori. Ma sembra una fase passeggera: la brace rimane accesa, pronta a infiammarsi sia per la questione dei migranti, sia per fatti di cronaca come Nizza e Würzburg, facilmente strumentalizzabili.
Per ora poco o niente si sa della struttura del nuovo partito. Bachmann si è limitato a dichiarare che la FDDV non vuole competere con l’AfD (Alternative für Deutschland, partito di estrema destra che i sondaggi danno intorno al 10%), ma che anzi la appoggerà.
Come era prevedibile, la risposta della AfD é stata di grande freddezza. Nonostante le differenze tra i due siano spesso più formali che di contenuto (il primo un partito fondato da professori universitari, il secondo un movimento della strada), entrambi si rivolgono a un bacino di elettori molto simile o uguale: radicale, deluso dai partiti tradizionali come CDU e SPD, prevalentemente maschile, di ceto medio o basso, spesso disoccupato.
Difficilmente la FDDV, espressione di un movimento senza codice e struttura, riuscirà a eguagliare un partito come l’AfD, ormai consolidato nel panorama politico tedesco e che soprattutto tiene alla propria presentabilità. La conseguenza però potrebbe anche essere una guerra di voti, con un frazionamento dell’elettorato e un indebolimento di entrambi i soggetti.
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