Risultati da 1 a 6 di 6
  1. #1
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,411
     Likes dati
    1,422
     Like avuti
    1,210
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Niccolò Giani e la mistica fascista

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 26-07-16 alle 00:18
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  2. #2
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,411
     Likes dati
    1,422
     Like avuti
    1,210
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Niccolò Giani e la mistica fascista

    Niccolò Giani, mistico del Fascismo
    di Aldo Grandi - da Panorama del 27/09/2004

    Per più di cinquant'anni è stata una vicenda celata, seppure male, e dimenticata, anche se non da tutti. La storia di una generazione, anzi di un pezzo di una generazione di intellettuali fascisti che nel 1940 avevano circa trent'anni ed erano bambini all'epoca della marcia su Roma. Erano i lupacchiotti allevati dentro il regime e nel culto totale del dittatore.

    Quella vicenda l'ha tolta dal lungo oblio lo storico e giornalista Aldo Grandi. Con passione e serietà di studioso l'ha svelata e raccontata nelle sue sfumature, anche le più terribili.

    Sui balilla ragazzini divenuti poi uomini di punta del fascismo Grandi aveva già scritto nel 1990 un'interessante raccolta di interviste (Autoritratto di una generazione, Abramo). E, dieci anni dopo, un altro libro, I giovani di Mussolini (Baldini & Castoldi). Ma soprattutto aveva scritto su uno di loro, Ruggero Zangrandi, amico del cuore di Vittorio Mussolini, figlio del Duce. Zangrandi, camerata della prima ora, poi comunista di ferro, autore del noto Lungo viaggio attraverso il fascismo: a lui, Grandi aveva dedicato altri due libri, l'ultimo nel 1998.

    Eppure, uno di quei fascisti in erba mancava ancora: Niccolò Giani, il protagonista del nuovo libro di Grandi, Gli eroi di Mussolini, edito dalla Bur e di prossima uscita. Mancava ancora l'estremista sfegatato, l'«eroe» del titolo. Il razzista totale, di un antisemitismo da far invidia ad Adolf Hitler e Julius Evola: questo era Giani. Ma insieme il volontario (medaglia d'oro) andato a morire per puro senso del dovere, nel 1941, sul fronte albanese, una fine che si sarebbe potuto evitare.

    E ancora: fustigatore della corruzione che avanzava nel regime, ma accumulatore di numerose cariche (professore universitario, ideatore e capo della Scuola di mistica fascista, direttore di un quotidiano a Varese) probabilmente nel tentativo di dare una raddrizzata ideale e onesta al fascismo che, dopo vent'anni, sprofondava nella corruzione delle piccole consorterie. E poi capace di dare un calcio a tutto, partendo appunto per la guerra. Infine, triestino ma tutto l'opposto del mitteleuropeo classico, tetragono a qualsiasi commistione, rigido nazionalista, per nulla sensibile al richiamo delle sottigliezze psicologiche, del buon vivere, delle donne.

    Di Giani, cumulo di contraddizioni, Aldo Grandi ha trovato l'archivio personale custodito dai nipoti: libri, opuscoli, lettere, foto. Un insieme di documenti che permette di ricostruire la vita di questo giovane uomo di aspetto grave, anzi un po' cupo, magro, come lo si vede accanto a Benito Mussolini, in una fotografia scattata a Palazzo Venezia a Roma insieme agli allievi e ai docenti della Scuola di mistica fascista.

    Figlio di un farmacista triestino, il giovane Giani, come molti della sua città, va a studiare all'università a Firenze, culla d'italianità: chimica. Un mezzo fallimento. Torna a Trieste, riprova a giurisprudenza. Non è un'aquila, ma ha il pallino della politica. Scrive sui giornali, anzi tira la carretta. Poi Milano, ancora galoppino nei giornali. Ma qui, nella culla del fascismo, trova una nuova porta aperta, la vita di partito. Conosce e diventa un pupillo di Arnaldo Mussolini, il fratello di Benito e direttore del Popolo d'Italia. E incomincia a coltivare l'idea di mettere in piedi una scuola di livello elevato dove il fascismo sia insegnato come dottrina. Si chiamerà col nome del figlio morto di Arnaldo, Sandro Italico. È la scuola di mistica, un termine che qualche anno più tardi l'Osservatore romano attaccherà con forza, perché poteva lasciar intendere che il fascismo vi fosse pericolosamente trattato come qualcosa di religioso.

    In effetti il giornale vaticano non aveva torto. Quel ragazzo coltivava una passionaccia ideologica e teorica per il fascismo, per la sua purezza delle origini. Persino l'amata fidanzata e poi moglie, Mary Sampietro, passava in seconda fila, dopo la sua idea fissa. Erano anche anni duri per lui. Morto il protettore, Arnaldo, il partito milanese sembrò fare un solo boccone di questo giovanotto senza grande arte né parte. Persa la Scuola, Giani ricomincia da un'altra parte: scrive, pubblica, mette insieme i titoli per partecipare a un concorso all'università. E poi c'è la guerra d'Etiopia: parte corrispondente. C'è la guerra di Spagna e di nuovo via. In mezzo, varie malattie contratte in quei posti difficili.

    Arriva la svolta della campagna razziale. Giani ne diventa il più entusiastico sostenitore. Fascista e razzista almeno quanto Mussolini. E finalmente anche i riconoscimenti arrivano. Ritorna al vertice della scuola di mistica dove si attornia di ragazzini simili a lui, carichi di sprezzo per un partito ormai imborghesito e fanatici di un'idea che assomiglia sempre di più al Duce stesso, compreso il razzismo e l'esaltazione di una «razza italiana» che cerca di definire.

    Nel 1937 arriva il posto di direttore alla Cronaca Prealpina, quotidiano di Varese, poi quello di una rivista, Dottrina fascista, una cattedra di storia e dottrina del fascismo a Pavia. E poi convegni per vivificare un'Italia che non sempre è marziale, idealista e razzista come questi «ragazzi di Mussolini» vorrebbero. Il Duce lo conosce, se non altro perché Giani gli scrive spesso, e lo apprezza. «Il nostro Giani» dirà angosciato alla moglie, quando questa si rivolgerà a lui per riaverne il corpo che nessuno trova più.

    Appena scoppia la guerra, Giani pianta tutto e parte. Al fronte francese, volontario in Libia e poi in Albania. E come molti dei suoi, i migliori, i più esaltati, integerrimi, brillanti, e razzisti (Guido Pallotta, Berto Ricci), ci lascia la pelle. Come uno qualsiasi, in mezzo agli altri, tanto che ci vorranno settimane per trovarne il corpo disperso in una carneficina. Osserva Grandi: no, non sono stati dei furbi, costoro. Italianissimi anche nella gestione della politica, eppure esaltati e illusi, ma non furbi. Una «generazione sfortunata» l'aveva definita Alberto Bairati, uno dei ragazzini. E proprio in un libro di Aldo Grandi.

    http://www.juliusevola.it/documenti/...pa.asp?cod=165
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 26-07-16 alle 00:42
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  3. #3
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,411
     Likes dati
    1,422
     Like avuti
    1,210
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Riferimento: Niccolò Giani e la mistica fascista

    Esoterismo e Fascismo

    a cura di Gianfranco de Turris

    Esoterismo e fascismo: storia ... - Google Libri


    Immagine dal sito Aftermath News
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 26-07-16 alle 00:42
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  4. #4
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,411
     Likes dati
    1,422
     Like avuti
    1,210
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Rif: Riferimento: Niccolò Giani e la mistica fascista

    La Scuola di Mistica Fascista. Intervista con Tomas Carini

    a cura di Francesco Algisi

    Tomas Carini (1973) si è laureato in Filosofia a Torino e lavora presso una multinazionale del settore energetico. È autore di alcuni saggi dedicati alla Scuola di Mistica Fascista (SMF), tra i quali ricordiamo La «religione civile» della Scuola di Mistica fascista - pubblicato in Esoterismo e Fascismo. Storia, documenti, interpretazioni (Edizioni Mediterranee, 2006) - e il recentissimo Niccolò Giani e la Scuola di Mistica fascista (Mursia, 2009). Ha curato inoltre il volume di Julius Evola, La Scuola di Mistica fascista. Scritti su mistica, ascesi e libertà (1940-41) (Controcorrente, 2009).

    (...)

    http://www.archiviostorico.info/inte...n-tomas-carini

    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 26-07-16 alle 00:43
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

  5. #5
    Forumista assiduo
    Data Registrazione
    02 Apr 2009
    Messaggi
    6,032
     Likes dati
    1
     Like avuti
    369
    Mentioned
    30 Post(s)
    Tagged
    4 Thread(s)

    Predefinito Rif: Niccolò Giani e la mistica fascista

    All'incontro su Evola tenuto circa 20 anni fa a Palazzo Barberini a Roma, dove intervennero molti relatori e anche amici di Evola appresi una cosa strana. C'era anche Sgarbi che parlo dell'Evola pittore, i suoi quadri a tutt'oggi hanno un notevole valore e sono ambiti dai collezzionisti (dicono di ispirazione cubista. A quel convegno ricordo che Emilio Servadio esponente di spicco della psicologia italiana di origine ebraica disse:<<Nonostante che voi pensiate che Evola fosse antisemita io ero sicuro che se dopo le leggi razziali avessi bussato alla sua porta lui mi avrebbe accolto e tenuto nella sua casa, questo ve lo posso assicurare.>>
    Ultima modifica di Tomás de Torquemada; 26-07-16 alle 00:44

  6. #6
    Moderatore
    Data Registrazione
    30 Mar 2009
    Località
    Messina
    Messaggi
    18,411
     Likes dati
    1,422
     Like avuti
    1,210
    Mentioned
    2 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Re: Niccolò Giani e la mistica fascista

    Il "culto del Duce", il più importante tra i fondamenti dottrinari della mistica fascista...

    Il culto del Duce
    Quando Benito era una divinità


    Al MuSa di Salò bronzi, statue, ritratti di Mussolini: testimonianze di una «fede popolare» durata vent’anni


    A. Ligabue, Ritratto equestre del Duce

    Luigi Mascheroni

    C’è Mussolini futurista, c’è Mussolini dalla mascella volitiva e marmorea, c’è Mussolini che si trasfigura nel fascio littorio, ci sono innumerevoli Mussolini equestri, c’è il meraviglioso Mussolini di Renato Bertelli del ’33, una terracotta dipinta di nero con il Profilo continuo del Duce, identico da qualunque parte si guardi, l’occhio dell’Insonne che controlla a 360 gradi, che tutto vede, tutto sa e tutto risolve – quando gli italiani si sussurravano «Se lo sapesse lui...» - e poi c’è, 1937, anno XVI dell’Era Fascista, il Mussolini di Albino Manca, che sguaina la spada dell’islam, e c’è un piccolo esercito bronzeo di Mussolini-mascelloni, c’è un bizzarro «pezzo» di Antonio Ligabue, un bronzetto del 1942-43 che raffigura Mussolini a cavallo, realizzato su commissione, rifatto due volte (evidentemente un po’ malvolentieri): il Capo, come l’artista, ha gli occhi e l’espressione da pazzo...

    E poi c’è un elegante Mussolini in marsina, un gigantesco Mussolini di cemento ricoperto di lamine d’ottone, e c’è la fantastica e fantascientifica Espressione immaginativa del Duce di Barbara (all’anagrafe Olga Biglieri), un volto di Mussolini in marmo statuario che è - in bianco - la maschera di Dart Fener, cinquant’anni prima, e chissà se George Lucas l’aveva visto su qualche catalogo... C’è l’intero catalogo della figura e del mito di Mussolini nelle sale del terzo piano (lo stesso della sezione permanente sulla Rsi) del MuSa, il museo di Salò che oggi inaugura la mostra – durerà un anno esatto, fino al 28 maggio 2017 – Il culto del Duce. L’arte del consenso nei busti e nelle raffigurazioni di Benito Mussolini voluta, pensata e realizzata dallo storico Giordano Bruno Guerri, direttore del museo e presidente del Vittoriale degli Italiani, la casa di Gabriele D’Annunzio a Gardone Riviera, poche migliaia di metri da qui. «In gioventù Benito Mussolini era stato un attento lettore di Gustave Le Bon, lo studioso di psicologia delle folle – ci dice Giordano Bruno Guerri che ci accompagna in una visita in anteprima -, e aveva ben presente il suo famoso aforisma: “Una credenza religiosa o politica si fonda sulla fede, ma senza i riti e i simboli la fede non può durare”.

    E così il Duce trasformò il fascismo in una religione, e se stesso in un dio». Ed eccola, la religione fascista e il suo dio: la divinizzazione procede in ordine cronologico, attraverso due grandi sale e un centinaio di opere (quasi tutte di collezionisti privati e mai viste prima) di artisti sconosciuti, noti, meno noti e celeberrimi, da Salvatore Monaco a Giacomo Balla, da Fortunato Longo a Ernesto Michaelles in arte Thayath (autore del Dux prettamente futurista), da Enrico Prampolini a Mino Delle Site: in tutto 33 sculture e decine e decine di xilografie, dipinti, incisioni, ceramiche (alcune, colorate, bellissime). Iconografie di vario tipo e materiale. Nessuna celebrazione, ovviamente. Ma, per tagliare la testa alle polemiche che pure da giorni agitano questa sponda del Garda, solo la volontà, dice Giordano Bruno Guerri e gli fa eco il sindaco di Salò Giampiero Cipani, di studiare i vari momenti del fascismo, che proprio qui morì: «La mostra è storico-artistica, non politica». E infatti è la prima di una serie che sotto l’occhiello «Il lungo viaggio attraverso il fascismo» per citare Ruggero Zangrandi, racconterà prodromi, glorie, tragedie ed epilogo del Ventennio: il prossimo anno sarà la volta di antifascismo e Resistenza. Intanto, mentre in Italia non c’era ancora l’antifascismo ma solo 45 milioni di fascisti, prima dell’entrata in guerra e delle disillusioni, l’illusione era massima, e il consenso montante. Si inizia negli anni Venti con un Mussolini ancora liberale, ritratto in cravattino e collo di camicia inamidato, dall’aria giolittiana (come in Per la battaglia del grano di Romeo Pazzini, del 1927) e, semmai, risorgimentale, un padre della Patria più che il Primo degli italiani. Poi, negli anni Trenta, dopo il Concordato, alla «fede» del littorio si sovrappone il culto del Duce come strumento di affermazione del regime. «Il carisma di Mussolini fu istituzionalizzato, rafforzato, impostato dalla propaganda divenendo il medium tra la fede delle masse e il futuro della nazione», spiega Giordano Bruno Guerri. E il Duce diventa il prodotto mainstream e vendutissimo della fabbrica del consenso. Mussolini è statista, legislatore, filosofo (c’è una meravigliosa xilografia di Mussolini-Machiavelli di Carlo Guarnieri), scrittore, artista, profeta, messia, maestro infallibile, inviato da Dio, eletto dal destino e portatore di destino, come ha scritto Emilio Gentile. È l’Uomo della Provvidenza. E la Provvidenza ha i suoi corifei. Che raffigurano il Duce sempre più forte, fiero, potente. Mussolini ad un certo punto dismette gli abiti borghesi, si rasa e indossa soltanto divise e camicie nere, oppure la toga romana da Imperatore. E, nella sua apoteosi, è a petto nudo: senza vestiti supera tutte le divisioni di classe. Infatti la seconda parte della mostra – che a dispetto di possibili contestazioni si snoda dentro le sale del museo permanente della Repubblica sociale italiana: alle pareti è appesa la gloria effimera dei Colli fatali, in mezzo si vive la tragedia dell’Italia divisa e sconfitta – si chiude con il gigantesco «dipinto museale» di Alberto Beltrame, una tela 220x117 intitolata Verso la meta che rappresenta Mussolini completamente nudo e vincitore. E che sintetizza la concezione ideologica del pensiero fascista e della sua rivoluzione. Poi sarà il momento dell’Impero e dell’ora fatale, quando il Duce, in fase bellica, è sempre raffigurato con l’elmetto e, metaforicamente, il pugnale in bocca... Quanti volti ha l’Uomo.

    L’uomo Mussolini ha mille volti, ma è sempre se stesso. Cambia tutto, eppure il piglio marziale resta uguale. C’è un curioso Mussolini su un cavallo imbizzarrito che intima di tacere alle personificazioni di Stati Uniti, Inghilterra e Francia che guardano timorose. C’è un incredibile Mussolini con gli occhi azzurri. C’è un piccolo ritratto stilizzato di Mario Sironi, c’è un ritratto aeropittorico, ci sono alcuni «pezzi» anonimi e di mano «semplice» che testimoniano la fede popolare nel Duce (l’idea della mostra è di portare fuori dalle case le «opere» dell’epoca, quelle realizzate da donne e bambini: ricordate il ritratto del Duce fatto con i bottoni da Sophia Loren in Una giornata particolare? Ce ne sarebbero di storie da raccontare...). E, infine, c’è il manifesto del plebiscito per le elezioni della Camera dei fasci del 1934: un collage di Mussolini e il popolo italiano che sembra anticipare la pop art di Roy Lichtenstein. A proposito. Per la cronaca, e per la propaganda, gli iscritti a votare furono 10 milioni e 526mila 504, i votanti 10 milioni e 61mila 978, i favorevoli il 99,8% e i contrari – perché il regime sa tollerare il dissenso – lo 0,15%, ossia 15.201 italiani. Quando l’Italia, insomma, concedeva il massimo consenso al Duce.

    Il culto del Duce Quando Benito era una divinità - IlGiornale.it
    "Tante aurore devono ancora splendere" (Ṛgveda)

 

 

Discussioni Simili

  1. Risposte: 10
    Ultimo Messaggio: 15-08-14, 19:38
  2. Niccolò Giani - Plutocrazia
    Di Sabotaggio nel forum Destra Radicale
    Risposte: 19
    Ultimo Messaggio: 26-10-07, 12:05
  3. Giani, supremo esempio di spiritualità fascista
    Di Barney nel forum Destra Radicale
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 09-06-06, 22:25
  4. Perchè siamo antisemiti - Niccolò Giani
    Di Barney nel forum Destra Radicale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 16-01-06, 13:52
  5. Giani e la scuola mistica fascista
    Di cornelio nel forum Destra Radicale
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 06-06-05, 23:54

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito