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    Arrow Crisi, gli italiani saranno sempre più poveri

    [img]http://www.termometropolitico.it/media/2013/07/povertÃ*1-300x241.jpg[/img]
    Divieto di circolazione delle auto private nei giorni festivi, riduzione dell’illuminazione pubblica del 40%, bar e ristoranti obbligati a chiudere entro la mezzanotte e le trasmissioni televisive interrotte già un’ora prima con il TG1 spostato dalle 20:30 alle 20:00: era il 22 novembre del 1973 quando il Consiglio dei Ministri approvò queste ed altre norme per far fronte alla crisi energetica che aveva colpito i paesi occidentali a seguito del blocco dei rifornimenti di petrolio verso l’Occidente da parte dei paesi arabi a causa della guerra del Kippur.
    In quei giorni gli italiani familiarizzarono per la prima volta con un termine che sarebbe tornato ad infestare le loro notti poco meno di quarant’anni dopo: austerity. Giorni difficili nei quali si paventò persino un ritorno all’età della pietra.
    La crisi del ’73, invece, come sappiamo, non durò a lungo e i decenni successivi sono stati costellati da un lungo periodo di crescita economica. Una nuova luccicante età dell’oro bruscamente interrotta dalla crisi finanziaria del 2008. Il termine austerity ha ricominciato a rovinare i sonni degli italiani ma questa volta le cose sono diverse: non più una crisi geopolitica passeggera, ma il vero e proprio crollo di un sistema, la fine di un’epoca.
    Dal 2011 ad oggi le condizioni di vita della stragrande maggioranza delle famiglie italiane è notevolmente peggiorata e il peggio sembra debba ancora venire.
    Crisi, una generazione perduta

    Secondo una recente ricerca realizzata dal McKinsey Global Institute, in 25 Paesi sviluppati tra il 2005 e il 2014 per il 65-70% delle famiglie, ossia per circa 540 milioni di persone, il reddito è calato o rimasto stagnante.
    Questa nuova ricerca scatta una cruda fotografia del processo di impoverimento che ha colpito milioni di persone nel cosiddetto mondo sviluppato. Come sottolineato nella presentazione di questo paper, emblematicamente intitolato Poorer than their parents? A new perspective on income inequality, la maggior parte delle persone è cresciuta con l’idea che avrebbe guadagnato di più rispetto ai propri genitori e, per diversi decenni a partire dalla fine della seconda guerra mondiale, la realtà ha corrisposto all’attesa. Ora, però, le cose sono drammaticamente cambiate.
    Analizzando gli ultimi dati disponibili, gli autori della ricerca evidenziano come l’81 % delle famiglie statunitensi ha un reddito stagnante o in calo. Non va molto meglio nel Regno Unito o in Olanda dove il 70% delle famiglie si trova ad affrontare questa difficile condizione e neanche in Francia dove le famiglie con un reddito in calo o stagnante sono il 60%.
    La situazione peggiore, tuttavia, si registra in Italia: nel 2014 nel nostro paese addirittura il 97% delle famiglie ha un reddito in calo o stagnante.

    *Per quanto concerne l’Italia, inoltre, se si confronta l’arco temporale che va dal 2005 al 2014 (linea blu) con quello del decennio precedente (1993-2005- linea arancione), la gravità della situazione emerge in tutta la sua drammaticità: tutti i fattori presi in considerazione sono notevolmente peggiorati.

    Crisi, il peggio deve ancora venire?

    Che la crisi economica del 2008 non possa essere considerata come un fenomeno passeggero, è un dato condiviso da molti osservatori. Anche nella ricerca del McKinsey Global Institute emerge come, sia da un punto di vista della percezione individuale, sia da un punto di vista squisitamente economico, il prossimo futuro sembra possa essere ancora più fosco dei già difficili anni che lo hanno preceduto.
    In un’indagine realizzata all’interno di questa ricerca è emerso che un terzo delle persone che non hanno visto crescere il loro reddito ritiene che le condizioni economiche dei propri figli continueranno a peggiorare.
    Nella ricerca vengono delineati due scenari possibili, uno qualora la crescita economica dovesse continuare a rallentare ed un altro qualora, invece, i paesi sviluppati dovessero vivere un nuovo periodo di forte crescita economica.
    Nel primo caso la percentuale di famiglie con reddito stagnante o in calo potrebbe salire intorno al 70-80% nei prossimi dieci anni. Neanche nel secondo scenario il problema svanirebbe: gli effetti benefici della maggior crescita potrebbero essere infatti vanificati dalla contemporanea crescita di forza lavoro automatizzata.
    Nonostante gli autori della ricerca concludano la presentazione del loro lavoro con una vena di ottimismo spiegando quali misure possano essere attuate per frenare questo drammatico trend, il rischio che i nostri guadagneranno ancor meno di quanto percepiamo noi oggi è più che concreto.


    Scritto da: Giacomo Tortoriello
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  2. #2
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    Predefinito Re: Crisi, gli italiani saranno sempre più poveri

    Ah sì, un vero disastro. Sarebbe interessante sapere a causa di cosa è successo tutto questo, soprattutto questa improvvisa accelerazione di un processo che avrebbe dovuto essere molto piu graduale, e che avrebbe dato anche la possibilità di studiare delle soluzioni di attenuazione.

    Per capirci: vorrei il mea culpa dei liberisti deregolamentatori.
    Discutere con i dementi non è inutile, è dannoso
    La guerra russa in Ucraina dal 2014, non dal 2022 -> LINK
    Donald Trump concede grazie presidenziali a criminali
    in cambio di contributi elettorali
    ->LINK

  3. #3
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    Predefinito Re: Crisi, gli italiani saranno sempre più poveri

    è la troppa libertà del capitale che genera la crisi economica... aggravata dalla
    corruzione politica ed econoamica .. se non si mandano in galera un po di bankieri e non si mettono i freni all'elefantiasi delle multinazionali finiremo col rrestaurare il terrore raccomandato da robespierre.
    su questo forum è meglio non rispondere ai fessi!
    PURTROPPO GLI ITALIANI SI BEVONO QUALSIASI MINCHIATA, DA SEMPRE (CETTO LA QUALUNQUE)

  4. #4
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    Predefinito Re: Crisi, gli italiani saranno sempre più poveri

    Ricchi-poveri, cresce il divario. Ceto medio bastonato - Politica - quotidiano.net


    Roma, 25 luglio 2016 - Da una parte ci sono 4,6 milioni di persone in condizione di povertà assoluta. Che vuol dire reddito zero o inferiore a poche centinaia di euro al mese. Dall’altra c’è il vertice della piramide: manager, politici, sportivi che non conoscono crisi e, anzi, continuano a guadagnare in pochi giorni quello che ad altri basta per un anno. La forbice tra ricchi e poveri si allarga, dopo anni di una crisi che non accenna a fermarsi e che continua a dare segnali preoccupanti. La Brexit e l’instabilità globale stanno abbattendo i consumi e rimettendo i conti pubblici in subbuglio, come testimonia il fatto che il governo dovrà trovare con la prossima manovra cinque miliardi finora non programmati.

    Per misurare questa spaccatura, il riferimento più elevato è quello dei manager delle società quotate. Federico Marchetti, fondatore del gruppo Yoox, è in testa alla rilevazione sugli stipendi 2015 del Sole 24 Ore, con 62,93 milioni. Anche se Yoox precisa che l'ad "non è stato pagato 60 milioni", decidendo di non incassare le stock option "riferite a 8 anni di lavoro aumentando la propria quota in azienda". La cifra indicata dal Sole, comunque, è così alta da superare un campione come Sergio Marchionne, ad di Fiat Chrysler, arrivato a quota 60 milioni. Sul gradino più basso del podio c’è Fulvio Montipò, presidente del gruppo emiliano Interpump, con 15,93 milioni. Ma colpisce, soprattutto, che il cinquantesimo manager della classifica viaggi a quota 2,8 milioni lordi. Numeri quasi incredibili. Anche se, allargando il tiro, è possibile scoprire che la rete di privilegi del nostro paese è parecchio più ampia.

    La Rai da oggi pubblicherà gli stipendi dei dirigenti che superano i 200mila euro. Scopriremo, così, che il direttore generale Antonio Campo Dall’Orto vale 600mila euro, mentre la presidente Monica Maggioni si ferma a 360mila euro. Superstipendi non isolati. Tutti i (molti) direttori di Tg e di Rete incassano compensi nell’ordine dei 300mila euro. Importi considerevoli, sebbene, per effetto della direttiva Renzi – quella che nel 2014 fissò a massimo 240mila euro il tetto dei compensi nella pubblica amministrazione – circa mille dirigenti abbiano visto abbassare il proprio stipendio. Tornando al campo del privato, un calciatore di una squadra di metà classifica di serie A, per dare un’idea, arriva facilmente a sfondare il muro del milione di euro all’anno. Ci sono, poi, i costi della politica. Negli ultimi anni il sistema di finanziamento ai partiti è stato riformato per ben due volte: prima con il dimezzamento dei rimborsi elettorali, poi, con la loro abolizione. La politica, però, continua a incassare ricchi trasferimenti, come spiega Openpolis . Con il 2 per mille e le donazioni nel 2014 i partiti hanno incamerato 9,6 milioni, ai quali però si sono aggiunti molti altri soldi. I gruppi parlamentari e regionali, ad esempio, incassano trasferimenti pari a 80 milioni all’anno. I media di partito ne prendono altri 9 circa. A questo si aggiungono voci come l’Iva agevolata per le spese di campagna elettorale o l’integrazione salariale dei dipendenti di partito in cassa integrazione. Il totale sfonda ampiamente il muro dei 100 milioni.

    Dall'altro lato della barricata, invece, le difficoltà riguardano sempre più anche la classe media. Tanto che, per fare un esempio, ormai è in atto un calo dei consumi di generi alimentari: a maggio è stata registrata una riduzione vicina al 2 per cento. Mentre il numero di famiglie in povertà assoluta, secondo i dati Istat, nel 2015 ha avvicinato quota 1,6 milioni. Guardando queste cifre da un’altra angolazione, vuol dire che ci sono 4,6 milioni di persone in una condizione di difficoltà economica. Questo numero è ormai in crescita costante e rappresenta il dato più elevato dal 2005 ad oggi.

    Le guerre sono fatte da persone che si uccidono senza conoscersi, per gli interessi di persone che si conoscono ma non si uccidono.
    (Pablo Neruda - Attribuita)

 

 

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