.Il reddito minimo garantito(RMG) è oggigiorno una delle questioni più discusse nell’ambito delle politichesociali. .Differenziamo tra due tipi estremi di RMG:
1) Integrazioneal reddito minimo(IM), cioè un’addizione al reddito di coloro che sono al di sottodel minimo che permetta loro di raggiungere tale reddito;2) Dividendosociale(DS), cioè un assegno indifferenziato per tutti gli individui pari alvalore del RMG.
.La prima differenza intuitiva è data dal maggiorcosto contabile del DS rispetto alla IM questa è la ragione per la quale nelleproposte e applicazioni politiche che conosciamo il RMG è sempre in forme ditipo IM.
Ladifferenza più importante tra i due tipi di RMG è però concettuale, IM infattinon può essere interpretato se non come una regalia, un atto solidaristico neiconfronti di chi appare più debole e problematico, mentre DS può essereconcettualizzato anche in altro modo.
Il concetto di Dividendo Sociale, in effetti,richiama una partecipazione a una attività produttiva comunitaria. Dalla teoriaeconomica sappiamo che lo stato è un fattore produttivo, la sua azione, cioè,permette alle imprese di produrre ricchezza. Se lo stato può fare questo non èsolo per l’azione di coloro che lavorano specificamente per esso, ma anche peril consenso, cioè la scelta di sottomissione da parte di tutti i cittadini alleleggi dello stato. Tale consenso è quindi produttivo e va remunerato sulla basedi un principio azione-controprestazione con fondi pagati dalle impreseresidenti nello stato che beneficiano dei servizi del consenso. L’assenza di unDS, cioè l’assenza di questa conroprestazione portano alla considerazione cheil consenso possa essere stato indotto in maniera forzosa e che quindi lo statonon rispetti i principi liberali.
Proviamo ora a confrontare, con un grafico glieffetti dei due differenti tipi di RMG sul reddito individuale.
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Il grafico, dove YL rappresenta il redditolordo e YN rappresenta il reddito meno le imposte e più uneventuale sussidio, descrive l’effetto della combinazione di RMG e imposizionefiscale sui redditi bassi derivata da fattori produttivi che l’individuo offreal sistema produttivo. La linea gialla descrive l’effetto di un sistema adimposizione progressiva senza RMG, la linea rossa descrive la correzione che atale sistema è introdotta da un RMG in forma IM. La linea blu descrivel’effetto di un DS con imposta lineare sul reddito. Notiamo come quest’ultimosia il sistema che, a parita di RMG, permette di tutelare meglio i redditi piùbassi. Esso permette inoltre di evitare il forte disincentivo al lavoro che laIM produce nei confronti di coloro che hanno redditi inferiori a RMG. Infine,la forma con DS permette di avere un’imposta lineare sul reddito (Negli altricasi la non linearità è resa necessaria dal bisogno di tutelare i redditibassi), cioè un’imposta che può essere applicata direttamente sulle imprese connotevoli semplificazioni sul sistema fiscale (Per dare un’idea di questoconsideriamo il caso Italiano con 60 milioni di abitanti e circa 4 milioni diimprese: In caso di tassazione sul reddito personale abbiamo bisogno dicontrollare tutti i 60 milioni di individui, più le imprese ed incrociare idati, in caso di tassazione delle imprese basta controllare quest’ultime).
Il DS permette, cioè, di avere maggiore equità (redditibassi più tutelati) e maggiore efficienza (minore costo del sistemaimpositivo).
Da notare, poi, che con la tassazione sul reddito d’impresa,torniamo al principio concettuale per il quale l’impresa paga per il servizioche lo stato gli offre, mentre l’individuo riceve un compenso per lacollaborazione a detto servizio.
Abbiamo visto alcuni aspetti positivi del DS, rimaneda considerare il notevole costo finanziario di un assegno indirizzato a tuttigli individui. In parte, tale costo può essere compensato dall’eliminazione ditutti quei costi che sono legati a una tutela dei redditi bassi: trasformazionedell’imposizione da progressiva a lineare, esenzioni e sussidi per cause difamiglia. Tutto questo compensa una parte del costo, perché il DS viene offertoad un gran numero di individui che non avrebbero bisogno di tutela sociale,perché hanno redditi e lavoro adeguati, in effetti perché hanno un altro tipodi forma di tutela sociale, un salario sindacale.
Con salario sindacale intendiamo un salario più alto rispetto a quello di liberomercato. Non entriamo nel merito del dibattito, limitiamoci a rappresentare idue concetti in un modello di mercato del lavoro che rappresentiamo nel grafico2. Per evitare complicazioni con il fattore capitale, interpretiamo la dY/dLcome al netto dei costi di remunerazione dello stesso.
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.Il salario di mercato W* determina illivello di occupazione L*, mentre il salario sindacale WSdetermina il livello di occupazione LS. La linea giallarappreenta l’offerta di lavoro in funzione del salario. Applicando il salariosindacale bisogna considerare che la differenza tra domanda e offerta di lavororende necessari dei criteri esterni per definire chi lavora e chi èdisoccupato. Supponiamo tali criteri casuali per cui per ogni segmento dellalinea gialla avremo una ripartizione proporzionale tra individui occupati edisoccupati. Il risultato è rappresentato dalla linea rossa che rappresental’offerta di lavoro per gli occupati, e dalla linea verde, che rappresental’offerta di lavoro per i disoccupati.
Passiamo ora afare una valutazione di economia del benessere, il passaggio da W* a WScomporta un notevole costo in termini di efficienza, parte significativa didetto costo è rappresentate nel grafico con il colore blu come effetto dellariduzione dell’occupazione e con il colore marrone, come effetto del fatto cheil sistema di assegnazione agli occupati non seleziona coloro che hanno minordisagio ad offrire lavoro. Tale costo assomma a WSc L*/2 e può comportarein alcuni casi che i lavoratori stanno peggio (secondo una valutazione standardche interpreta il reddito, al netto dei disagi valutati, come benessere dellavoratore sommabile a quello degli altri) con il salario sindacale che conquello di mercato, pur essendo il salario sindacale più alto.
Eravamo partiti notando che il salario sindacaleserve a garantire un livello di reddito adeguato ai lavoratori, lo stessolavoro che può fare il DS.
Soffermiamoci a riflettere sulla seguente frase conla quale molti concorderanno:
“Al livello di salario di mercato il redditodei lavoratori è troppo basso”.
Gran parte del pensiero economico gira attorno aquesto problema e cerca di risolverlo cercando le condizioni per garantire ailavoratori un salario più alto.
Con il DS si può garantire un livello di redditoadeguato ai lavoratori con un salario di libero mercato. Questo vuol dire chel’economia non sarà inficiata dalle inefficienze proprie di un salario sindacale,sulle quali si basano i teorici del liberismo che propongono l’eliminazionedelle forme di tutela che caratterizzano il mercato del lavoro.
A differenza di questi, la mia ipotesi propone ailavoratori uno scambio, DS e un salario di mercato in cambio di una rinuncia adun salario sindacale. Il DS pagato dallo stato, sarebbe finanziato daun’imposizione sul reddito prodotto dalle imprese che, a seguito dellariduzione del salario, viene ad essere notevolmente incrementato (L’aliquotapotrebbe essere definita in maniera tale da pareggiare il bilancio delleimprese).
Il grafico 3ci presenta in marrone l’area rappresentativa del reddito delle imprese con ilsalario sindacale, in verde l’incremento di reddito ottenuto a seguito delpassaggio al salario di mercato. Il sistema delle imprese è motivato adaccettare una tassazione sul suo reddito che recuperi detto reddito e lo usi per finanziare il DS.
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La motivazione delle imprese viene dal fatto che oltre adottenere questo reddito in aggiunta, esse ottengono un altro vantaggio. Il passaggio al salario di mercato comporta anche l’eliminazione di tutti i vincoli sul mercato del lavoro, a carico dell’impresa, che servono a garantireil salario sindacale. Questa eliminazione non comporta disagi per i lavoratori,in una economia con salario sindacale, perdere il lavoro è grave perché c’èdisoccupazione involontaria e quindi difficoltà a trovarne un altro, in unaeconomia con salario di mercato e DS, invece, l’assenza di disoccupazioneinvolontaria rende molto più facile il trovare lavoro ed inoltre la stessadisoccupazione comporta la rinuncia a solo una parte del reddito. Il redditoglobale dei lavoratori viene ad essere aumentato dopo lo scambio (al netto deicosti di tassazione) di un livello pari alla produttività globale del maggiorelivello occupazionale.
Per le singole famiglie l’effetto dell’intervento èdifferenziato, famiglie numerose e con pochi lavoratori sono moltoavvantaggiate, lavoratori senza carichi familiari hanno una riduzione direddito.
L’eliminazione delle inefficienze descritte in grafico 2comporta un incremento di benessere globale, per i lavoratori, superioreall’incremento di reddito globale descritto.
A questo punto la domandasarebbe: “Perché, se è teoricamente così facile risolvere le problematicheproprie del mercato del lavoro, resta così difficile applicare una propostacome quella fatta?”Vi sono aspetti culturalidella nostra società che lo impediscono. La cultura morale del lavoro,diventata cultura dei diritti sindacali, sostiene l’idea della tutela delsalario e del lavoro, come unico strumento per la risoluzione degli squilibrisociali. Al salario è cioè assegnata la dignità di un reddito meritato.Il RMG invece, viene segnato dall’idea di essere unqualcosa di immeritato, un’elemosina o peggio ancora un parassitaggio operatonei confronti della società. .
In tutte le proposte e applicazioni politiche che locaratterizzano, il RMG è definito nei termini di Integrazione al minimo, e nondi DS, questo sostiene l’idea di un intervento di solidarietà sociale, nonstrutturale all’organizzazione del sistema economico.
Il DS invece appare come qualcosa di strutturale e conformead una visione liberale del sistema economico, d’altronde tra i principali suoisostenitori annovera una figura come Milton Friedman.
Per ulteriori riferimenti:
https://www.academia.edu/22419617/fattori_produttivi_pubblici
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