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  1. #1
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    Predefinito Così il ritorno delle frontiere segna il fallimento dell'Europa

    Così il ritorno delle frontiere segna il fallimento dell'Europa - IlGiornale.it


    Così il ritorno delle frontiere segna il fallimento dell'Europa
    L'Ue non ha preso forma. Ma senza confini c'è solo il caos. Una forma priva di tempo, di luogo e di identità




    Stenio Solinas - Lun, 25/07/2016 - 23:01
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    Termine era il dio romano dei confini. Stava in Campidoglio e nel suo nome venivano piantati i ceppi a segnare il limitare dei poderi.




    Nella sua Grammatica delle civiltà, lo storico Fernand Braudel ha spiegato come «a prima vita ogni civiltà assomiglia a uno scalo merci, che riceve e spedisce di continuo i bagagli più eterogenei. Tuttavia, può avvenire che una civiltà rifiuti testardamente una particolare offerta proveniente dall'esterno». Tutte le culture hanno insomma i loro meccanismi di filtraggio e di visto e le frontiere, come le medicine, sono rimedio e veleno insieme: è una questione di dosaggio.


    Le frontiere hanno a che fare i con i popoli, che non sono le popolazioni di cui trattano i geografi. I popoli hanno a che vedere con miti e forme, leggende e mappe, avi e nemici. Nel suo Elogio delle frontiere, Régis Debray scrive che «un popolo è una popolazione con in più dei contorni e dei cantastorie». È anche questo che spiega «la miseria mitologica» dell'Unione europea, il suo essere effimera: le manca un affectio societatis, «non osa sapere e ancor meno dichiarare dove essa cominci e dove finisca». Non è riuscita insomma a prendere forma, il che vuol dire mettere un ordine nel caos, tracciare una linea fra un dentro e un fuori. L'esatto contrario di ciò che è alla base della fondazione del mondo occidentale in quanto tale: sacro viene dal latino sancire, delimitare, circondare, vietare, templum rimanda al greco temnein, ritagliare. Res sanctae, cose sacre, erano nella cultura latina i muri e le porte delle città.


    Il mondo antico aveva ben chiara l'idea di «hybris», l'incontinenza, l'ingordigia di chi non si preclude alcun obiettivo. Il mondo moderno, che si giudica più educato e civile di quello che lo ha preceduto, fa invece di questa ingordigia scorpacciate quotidiane: si vuole senza limiti, morali e materiali. «Un solo mondo», con il suo bravo distintivo «senza frontiere» è quanto ci viene millantato, dimenticandosi che oggi all'Onu c'è il quadruplo degli Stati rispetto a quando fu fondato e che se l'orizzonte del consumatore si dilata, si contrae però quello dell'elettore. Raramente si è visto, nota ancora Debray, «nella lunga storia della credulità occidentale uno iato così forte fra lo stato del nostro spirito e lo stato delle cose, fra ciò che ci auguriamo e ciò che è. Si accarezza l'idea di un pianeta levigato, sgombro dall'altro, una terra con il lifting, con tutte le cicatrici cancellate, dove il Male sembra miracolosamente scomparso. Un'idea sciocca incanta l'Occidente, l'umanità sta andando male, andrà meglio senza frontiere».


    Gli effetti sono grotteschi. Ricompaiono nel cuore dell'Europa linee di divisioni ereditate dal Medioevo, si rivendicano come frontiere nazionali quelli che erano e sono puri confini regionali, prolifera l'industria della sicurezza privata pur nell'epifania di un'auspicata «apertura all'altro». C'è di più: il senza-frontierismo si fa sempre più economicismo, finanza volatile, tecnicismo, oggetto standard usurabile, e assolutismo, l'onnivalenza planetaria.


    Il concetto di frontiera non ha nulla a che vedere con quello di muro e/o di barriera, caso mai è il suo antidoto: non nasconde l'altro, separa e confronta. Senza fuori non esiste dentro, e viceversa. Significa riconoscere e conoscere il diverso da sé e quindi la complessità del mondo. Nell'utopia dei senza frontiere c'è il totalitarismo sgangherato di chi considera l'essere umano una forma priva di tempo e di luogo, a cui negare valore, identità, sacralità, una merce da mettere in vendita. Oggi intera, domani a pezzi.

  2. #2
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    Predefinito Re: Così il ritorno delle frontiere segna il fallimento dell'Europa

    Finalmente qualcuno che ragiona...

  3. #3
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    Predefinito Re: Così il ritorno delle frontiere segna il fallimento dell'Europa

    senza un confine non esiste un'identità, e senza un'identità non esiste un'anima
    sinistri, siete dei luridi da vomito, fatevene una ragione

  4. #4
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    Predefinito Re: Così il ritorno delle frontiere segna il fallimento dell'Europa

    Le frontiere sono giuste e necessarie. Solo i mercanti si sono sempre lamentati di esse, perchè ostacolavano e impacciavano i loro affari. Nel mondo ideale dei mercanti (leggi: commercianti, capitalisti, banchieri...) non esistono frontiere.
    Il potere statale moderno non è che un comitato che amministra gli affari comuni di tutta la classe borghese (Karl Marx)

  5. #5
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    Predefinito Re: Così il ritorno delle frontiere segna il fallimento dell'Europa

    È fallita da un decennio perché era un idea stupida

  6. #6
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    Predefinito Re: Così il ritorno delle frontiere segna il fallimento dell'Europa

    Citazione Originariamente Scritto da Lost Faraway Visualizza Messaggio
    Le frontiere sono giuste e necessarie. Solo i mercanti si sono sempre lamentati di esse, perchè ostacolavano e impacciavano i loro affari. Nel mondo ideale dei mercanti (leggi: commercianti, capitalisti, banchieri...) non esistono frontiere.
    Invece i contadini non hanno bisogno di viaggiare tanto stanno tutto il tempo a rigovernare le bestie in valle.

  7. #7
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    Predefinito Re: Così il ritorno delle frontiere segna il fallimento dell'Europa

    Citazione Originariamente Scritto da Lost Faraway Visualizza Messaggio
    Le frontiere sono giuste e necessarie. Solo i mercanti si sono sempre lamentati di esse, perchè ostacolavano e impacciavano i loro affari. Nel mondo ideale dei mercanti (leggi: commercianti, capitalisti, banchieri...) non esistono frontiere.
    Come diceva l'autore dell'articolo, e' una questione di dosaggio....la Svizzera e' una societa' molto libera per i commerci, ma le sue frontiere sono belle chiuse...senza di quelle non potrebbe nemmeno proteggere la liberta' dei suoi commercianti .
    Gli stati dell'est avevano frontiere impenetrabili ed erano stati falliti nonche' prigioni , noi abbiamo invece frontiere inesistenti e siamo ugualmente paesi falliti e dispotici.
    Questione di dosaggio...chi dice che oggi dovremmo avere le frontiere aperte all'universo mondo e' un malato mentale cmq
    Gladstone: " Se il popolo d'Inghilterra avesse dovuto attendere le libertà dal ricorso ai mezzi legali, esso le aspetterebbe ancora"

  8. #8
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    Predefinito Re: Così il ritorno delle frontiere segna il fallimento dell'Europa

    In parte concordo con l' articolo nel senso che frontiere certe aiutano a dare un' identità precisa a un popolo. Se si vuole che ci sia un popolo europeo ci devono essere frontiere viste da tutti gli europei come il limite ultimo dell' Europa e viste come le NOSTRE frontiere di tutti noi europei cosa che può avvenire solo se l' Unione Europea diventa uno stato vero e proprio. Invece questa situazione di transizione tra i vecchi stati europei e gli Stati Uniti d' Europa fa si che non esista nessuna frontiera e quindi nessun popolo né europeo né nazionale cosa che dà incertezza e poca identità agli europei tutti (figuriamoci gli immigrati tipo quelli islamici, ecco perché non si integrano e succede quello che sta sta succedendo negli ultimi tempi) , infatti con Schengen non ci sono più quelle all' interno dell' Europa ma non abbiamo neanche frontiere chiare e comuni tra l' Europa comunitaria e il resto del mondo ed ecco il caos attuale. Solo con la costituzione degli Stati Uniti d' Europa le cose in tal senso potrebbero migliorare e non poco.

 

 

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