Roma, 28 lug – Con la scusa di “non dare visibilità ai terroristi”, i grandi media stanno preparando una truffa bella e buona: far calare la censura sugli attacchi islamisti. Gli stessi che hanno fatto una propaganda schifosa sul corpo del povero Aylan, sbattuto in ogni prima pagina per “far vedere l’orrore delle morti in mare” e quindi costringerci moralmente ad aprire ancora di più le porte, ora vorrebbero darci le informazioni col contagocce rispetto al terrorismo, in nome di una sensibilità che non hanno mai avuto.
L’idea, non a caso, è di Bernard-Henry Lévy, uno che in un mondo normale sarebbe già, se non in galera, quanto meno sprofondato nell’anonimato e nella vergogna, dopo essere stato uno dei principali artefici della destabilizzazione della Libia. Questo fior di intellettuale scriveva su Twitter subito dopo l’attacco di Rouen: “Urge un grande accordo tra i media: non pubblicare più il nome, la foto, l’itinerario e la vita degli assassini jihadisti”. Si tratta, dicono, di non cedere alla propaganda del terrore, ma lo scopo reale è evidente: silenziare ogni riflessione sul fatto che i terroristi sono il frutto avvelenato della società multirazziale. Sarebbe stato molto comodo raccontare che a Rouen sono entrati in azione due “ragazzi del luogo”, senza farci vedere le immagini di Adel che, “francese”, indossa il cappello dell’Algeria, senza raccontarci delle sue, documentate, prove per andare a fare il tagliagole in Siria. Sarebbe stato molto comodo nascondere il modo in cui questa società ha creato, coltivato, coccolato il male. Delle immagini delle vittime non ne parliamo: sia mai che gli Europei si accorgano di essere in guerra.
L’invito di BHL è stato accolto da diversi media, sia pur con varie modulazioni. Repubblica ha “deciso di evitare le foto dei giovani terroristi in prima pagina, di non mostrare le vittime e il sangue degli attentati e di non pubblicare sul sito i video più crudi e tutti quelli in cui ci sono morti o feriti”. Il direttore di Le Monde ha annunciato che il quotidiano francese non pubblicherà più le fotografie dei terroristi, mentre la tv BFMTV ha deciso di pixellare i volti dei jihadisti. La radio Europe 1 e la tv France 24 hanno addirittura deciso di non diffondere più i nomi, il quotidiano La Croix userà solo le iniziali. Si fa strada anche una proposta di legge, appoggiata da destra e da sinistra, per rendere anonimi i terroristi, mentre una petizione lanciata in rete con le stesse finalità ha già raccolto oltre 80.000 firme. Ovviamente sarà impossibile non dare risalto a notizie come un camion che falcia la folla facendo 84 vittime, quindi la “visibilità” i terroristi se la prenderanno sempre con la forza. Ma intanto i media decideranno, per un pudore che più ipocrita non si può, di darci le notizie col contagocce. Questa cosa ha un nome, si chiama censura. Si chiama falsificazione della realtà. Si chiama propaganda. Da oggi, dire la verità sarà ancor più un atto di coraggio, sempre più isolato.
Adriano Scianca
Stanno preparando la censura sugli attacchi islamisti




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