C'è un legame tra il referendum costituzionale e la mia storia lavorativa. Davo fastidio, ormai, perchè dicevo no e anche se dicevo sì. Alla fine me ne andai, facendo loro un favore. Spalle al muso. Vero e più bianco di un velo da sposa, senza più l'entusiasmo che si deve, specie all'inizio, ai dirigenti, ai capocantieri che ogni anno ti chiedono l'albero di Natale. Come quelli che a muso duro dicono: "Di Caprio lo meritava prima, l'Oscar". Però, non ti dicono chi lo meritava al posto suo, sarebbe lesa maestà socialdemocratica. E ugualmente male reagirebbero alla proposta, per evitare simili demeriti postumi, alias riparazioni, di assegnare l'Oscar non tutti gli anni, ma solo alcuni anni che merita. Perchè l'Oscar sbagliato a Di Caprio non brucia, non è visto come la conseguenza dell'obbligo di assegnarlo tutti gli anni, qualsiasi cosa succeda, su quel dannato schermo (e, certo, la qualità si fa desiderare, come le buone nuove, per chiunque; il consenso popolare latita, anch'esso, come la riconferma aziendale; le fitte trame intorno a sè, invece...).
Ora non sanno se e come farlo. Il referendum è completo e contento: si potrebbe non fare, e non si vede dove sarebbe il danno. Come l'Oscar-una proposta-non fatelo quando non merita. Questa è una proposta di riforma delle ambizioni che escono fuori dopo il primo periodo di voler (stra)fare, delle ansie di essere ben giudicati (e magari restare, senza diritto di...feedback)
Renzi non farti cadere le braccia, come è successo a tanti che non sono premier nè senatori, ma semplice (ex) lavoratori. Resta comunque, come qualunque Oscar di tutti gli anni. L'azienda è una sola, tutti ci lavoriamo. Ritorniamo all'inizio (2014), non metterti alla prova col referendum. Noi non piangeremmo, senza. Senza patti, senza forzature di scadenze, senza condizioni. Senza parricidi (o aiuti: Bersanelli). Senza Dracula nè Dracone. Nullum malum, illo caso.




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