Louis-Ferdinand Céline, un nuovo film riaccende il dibattito: genio o solo un antisemita?
Si riaccende in Francia il dibattito intorno alla figura di Louis-Ferdinand Céline, a quasi 55 anni dalla morte dello scrittore. In particolare, al centro della discussione c’è ancora una volta l’antisemitismo di Céline che sembrerebbe offuscare la sua grandezza di scrittore.A dare il via a questa nuova ondata è un film nelle sale francesi da pochi giorni.
Il genio della letteratura mondiale
Il medico Louis Ferdinand Auguste Destouches entra nel mondo della letteratura con lo pseudonimo di Céline nel 1924 con Il dottor Semmelweis. È con opere come Morte a credito(1936), Pantomima per un’altra volta (1952) e Trilogia del Nord (1960) che, però, si consacrerà nell’Olimpo delle lettere, arrivando a giocare un’influenza fondamentale su scrittori del calibro di Samuel Beckett, Henry Miller e Charles Bukowski.ÈViaggio al termine della notte (1932), però, il suo vero capolavoro, a detta di molti critici. Lo stile dell’opera, il ritmo, l’uso di un linguaggio colloquiale rappresentarono delle vere e proprie sfide alle convenzioni letterarie dell’epoca, facendone uno dei romanzi francesi più importanti del XX secolo.
Céline, l’antisemita
L’ostetrico Céline, il vincitore di una medaglia al valor militare durante la prima guerra mondiale per aver sfidato le armi nemiche pur di consegnare un messaggio di vitale importanza, tra il 1937 e il 1941 sorprese tutti, pubblicando tre pamphlet antisemiti.
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Bagatelle per un massacro è il primo della serie. Pubblicato nel 1937, ottenne un enorme successo di vendite, raggiungendo le 75 mila copie. Nell’opera Céline sostiene alcune posizioni tipiche dell’antisemitismo: il lento processo di «giudaizzamento» a danno dell’autentico gusto ariano e la tesi del complotto giudaico mondiale ai danni della razza ariana.Seguirà, l’anno successivo, La scuola dei cadaveri, dove Céline ritorna con maggiore durezza sull’argomento:«La giudeologia è una scienza, lo studio della malattia giudea nel mondo, del meticciamento ariano-giudeo, del mosaico mandeleiano, del cancro mandeleiano nel mondo attuale. Scemenze? Giochi di parole? Anatemi deliranti? No. Autentico cancro creato, provocato da eccessive ibridazioni, incroci forzati, da disastrose anarchie cellulari, innescate da fecondazioni degradanti, assurde, mostruose» (traduzione di Gianpaolo Rizzo, Edizioni Soleil).Nel 1939, però, entrambe le opere saranno ritirate dal commercio a seguito del decreto Marchandeau.È del 1941, invece, il terzo pamphlet di Céline che appartiene alla serie antisemita, La bella rogna, nel quale lo scrittore francese lamenta:«Più ebrei che mai nelle strade, più ebrei che mai nella stampa, più ebrei che mai al Foro, più ebrei che mai alla Sorbona, più ebrei che mai a Medicina, più ebrei che mai al Teatro, Opera, ai Francesi, nell’industria, nelle Banche. Parigi, la Francia più che mai consegnate ai massoni e agli ebrei più insolenti che mai».«La Francia è ebrea e massonica, una volta per tutte. Ecco quel che bisogna mettersi nella zucca, cari diplomatici!» (traduzione di Daniele Gorret, Guanda).
Mostro o genio?
Come si può facilmente immaginare, i tre pamphlet aprirono un enorme dibattito tra due fazioni: quella che giudica Céline un assoluto maestro e l’altra che lo ritiene un mostro razzista; scontro acuito ancora di più dal fatto che Céline, anche dopo il suo ritorno in Francia, si è rifiutato di ritrattare le sue posizioni, anzi le ha ulteriormente confermate in più occasioni.È stato Philip Roth a sintetizzare bene quest’atteggiamento verso l’autore:«Anche se il suo antisemitismo lo ha reso una persona abietta e intollerabile – per leggerlo, devo sospendere la mia coscienza ebraica, ma lo faccio perché l’antisemitismo non è il cuore dei suoi libri».
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Addirittura, nel 2011, il Ministero della Cultura Francese fu costretto a cancellare un omaggio a Céline a seguito dell’indignazione delle principali organizzazioni ebraiche del Paese. Il nome dello scrittore fu, infatti, espunto, proprio a causa di questi scritti antisemiti, dalla lista dei 500 personaggi della cultura francese da onorare quell’anno, nell’ambito dell’iniziativa con cui, ogni anno, la Francia celebra per un intero anno un insieme di personalità del mondo della cultura.
Il film e la polemica
È di questi giorni il riaccendersi della polemica in occasione dell’uscita di Louis-Ferdinand Céline. Deux clowns pour une catastrophe (Louis-Ferdinand Céline. Due clown per una catastrofe), film di Emmanuel Bourdieu, con la sceneggiatura di Marcia Romano e con Denis Lavant nel ruolo di Céline.La pellicola è ambientata nel 1948, quando Céline, a seguito dell’accusa di aver collaborato con i nazisti durante l’occupazione tedesca, si ritirò in esilio in Danimarca insieme a sua moglie e al suo famoso gatto Bébert. Qui un giovane studente americano, di religione ebraica, Milton Hindus, riuscì a incontrare lo scrittore con l’obiettivo di scrivere un libro di memorie. I rapporti tra i due diverranno preso tesi e difficili, e la permanenza durò tre settimane anziché i due mesi previsti. E lo stesso Hindus avrebbe, in seguito, parlato dello shock e del disappunto causatigli dall’incontro con Céline e dal vedere lo scrittore tanto ammirato «sbavare da entrambi i lati della bocca».Il regista Emmanuel Bourdieu ha dichiarato che l’obiettivo del film è di mostrare proprio questa contraddizione tra il genio letterario e il mostro in un solo uomo:«Questa coesistenza è ciò che affascina, disturba e causa problemi a tutti. Noi conosciamo la sua singolarità come scrittore che ha completamente rivoluzionato il romanzo del tempo e lo ha fatto da solo. Allo stesso tempo è caduto in questa strana ed estrema violenza. Contrariamente al suo genio, è diventato ordinario, triviale, volgare... il suo antisemitismo, il suo razzismo, tutte le sue riflessioni reazionarie ed estreme lo hanno letteralmente invaso».
Un modo, secondo lo stesso Bourdieu, di mostrare come queste forme di intolleranza e di xenofobia sono ancora una minaccia.«Sono ancora profondamente ancorati nella nostra cultura, nel nostro subconscio, nella nostra religione […] Spero che il film sveli questo mostro e come questo minacci tutti noi… pure il più singolare e straordinario tra noi. Anche uno come Céline è stato sedotto da questo». Non sono mancate le critiche al film. Primo fra tutti, Alain Soral, ex membro del Fronte Nazionale, che, dalle pagine del suo sito web «Egalité et Reconciliation», ha accusato Bourdieu di aver assassinato Céline e ha definito lui e Géraldine Pailhas, che interpreta il ruolo della moglie di Céline, membri di una «campagna socialista», di una «banda di intellettuali di sinistra… una tribù i cui membri sono presenti in quasi tutti i film vincitori dei premi César. Dei collezionisti di trofei», e aggiunge: «Mezzo secolo dopo la scomparsa del più grande scrittore francese, non è utile che un film riduca Céline al suo antisemitismo».
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Roma, 31 gen – Agli inizi del 2015 uno choc aveva scosso il mondo degli appassionati di Louis-Ferdinand Céline, lo scrittore rivoluzionario e dannato di Viaggio al termine della notte e di Bagatelle per un massacro: i maggiori siti d’informazione cinematografica avevano infatti diffuso la voce che fosse in preparazione un film su Céline, con l’attore francese Denis Lavant nel ruolo di protagonista. Il film uscirà nelle sale a marzo 2016, anche se a dicembre c’è stata un’anteprima.Le grandi aspettative del pubblico, conscio della bravura di Lavant e della sua passione per Céline (Lavant, attore feticcio del regista Leos Carax e di Gli amanti del Pont-Neuf e Holy Motors, ha infatti dedicato a Céline un rimarchevole spettacolo teatrale, Faire danser les alligators sur la flûte de Pan), sono state subito stemperate dalla notizia che la sceneggiatura del film, ambientato nel periodo dell’esilio in Danimarca dello scrittore, condannato a morte in Francia per l’accusa (falsa) di collaborazionismo con il nemico, sarebbe stata basata sul libro The Crippled Giant (Il Gigante piegato), dell’allora studente e in seguito esimio professore della Brandeis University Milton Hindus, ebreo statunitense. La delusione era motivata dal fatto che il libro del giovane Hindus, che da entusiasta appassionato di Céline era rimasto profondamente deluso dalla conoscenza diretta con lo scrittore francese e sua moglie in Danimarca, dove si era recato nel 1948, è appunto un libro astioso, pieno di giudizi negativi se non diffamatori su Céline.
Frutto forse proprio della delusione del fan davanti alla realtà del suo mito, o forse anche della volontà di Hindus di cercare una certa visibilità accademica: c’è da dire che poi Hindus tornò su diverse delle sue posizioni ai tempi del processo a Céline nel 1950, ma Louis-Ferdinand non gli perdonò mai questo “tradimento”, dedicandogli alcune delle sue sulfuree righe in diverse lettere e interviste. Anche il nome del regista fece poi temere il peggio ai céliniani già in apprensione: si trattava infatti di Emmanuel Bourdieu, noto radical chic
“cineasta e filosofo”, figlio del sociologo “impegnato” Pierre, e autore della serie TV Drumont, histoire d’un antisémite français (!). Tutti questi timori hanno purtroppo trovato piena conferma: il film è incentrato quasi totalmente sull’antisemitismo di Céline, facendone un negazionista anti litteram, senza lasciare quasi spazio all’avventura letteraria e umana dello scrittore, ridotto a una farneticante maschera inveente contro gli ebrei a ogni piè sospinto, e al crescente ribrezzo dell’ebreo Hindus verso il suo ex mito, il quale arriverà addirittura a minacciare l’azzimato studente con una intramontabile pistola nazista dopo una patetica tirata suicida, e dove il “Gigante piegato” è ridotto a un patetico Grinch, un saltellante nano isterico e aggressivo sulla falsariga di un gobbo di Notre Dame (e, pur “piegato”, Céline era comunque un ex corazziere bretone di quasi un metro e ottanta!), e l’esilio danese, che ne minò severamente il fisico e l’anima, è ricostruito come una confortevole permanenza in una villetta shabby-chic, dal caldo focolare perennemente acceso, tra tartine e bicchierate di vino a lume di candela, e da una serie di party alto borghesi vivacizzati dall’istrionico Ferdinand elegantemente vestito, e a suo pieno agio nel demi monde danese.Davanti a una tale farsesca ricostruzione, le reazioni dei céliniani più autorevoli, come David Alliot e Émeric Cian-Grangé non sono mancate; il primo ha infatti recentemente commentato: “Céline visto da Bourdieu figlio… sono stato invitato a una proiezione, ma è stato più forte di me… i due céliniani che hanno visionato il film, ne sono usciti storditi davanti a tanta imbecillità”. E il secondo: “Visto dicembre scorso, in compagnia di Stanislas de la Tousche. Penoso. Lavant, a ruota libera, è veramente ripugnante. Questo film è uno sputo, un vero e proprio insulto“. Ma non pensiate che questa sia la reazione di una élite di aficionados punti sul vivo da un attacco al loro protetto, perché sembra proprio che il film di Bourdieu Junior accomuni nella stroncatura anche la maggior parte del grande pubblico: dai comuni lettori di Céline agli stessi appassionati di Denis Lavant, come si può facilmente leggere nei commenti al trailer francese del film. Insomma, una ricostruzione della vita di Céline che ci riporta appunto alla più chiusa critica militante di gauche di almeno quaranta anni fa, e pertanto una brutta spia di un certo ritorno al conformismo e alla banalità del mondo intellettuale d’oltralpe.
Andrea Lombardi
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In pratica, si tratta dell'indotto di una nota più grande industria.








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