Patrona della città anatolica di Myra era la dea Artemide, a cui era dedicato un magnifico tempio che continuava ad esercitare un certo fascino nella popolazione, nonostante l'avanzamento della religione cristiana. Il vescovo Nicola decise dunque di distruggerlo in questo passo:
Eccitando vivamente il suo zelo per Dio, invece che con armi visibili, cominciò a setacciare ogni luogo della sua diocesi con la fede in Cristo, rivestito di speranza e di ferma fiducia. Mise a soqquadro i templi degli idoli scacciandovi i demoni e smascherando la loro ingannevole e scellerata impotenza. Così il santo combatteva lo spirito malvagio apertamente per metter fine una buona volta alle sue false operazioni. Divinamente ispirato pensò di portare a compimento una grossa impresa, quella di distruggere cioè il tempio di Diana che lì si ergeva imponente. Esso infatti era il maggiore di tutti i templi sia per altezza che per varietà di decorazioni, oltre che per presenza di demoni. Circostanza che costituiva una grossa tentazione di empietà per i fuorviati. Così egli, minaccioso nei loro confronti, per la grazia di Cristo che era in lui, deciso ad estirpare e ad annientare dalla sua regione il florido culto dei demoni, si recò di persona dove si trovava questo tempio abominevole e, demolendo non solo le parti superiori ma distruggendolo dalle fondamenta, pose in fuga i demoni che vi si annidavano. Quelli poi, invisibilmente espulsi dall'energica forza del Signore di tutto il creato per il tramite del nostro santissimo padre Nicola, benché mormorassero apertamente di aver da lui subìto un’ingiustizia, costretti da Dio, dovettero abbandonare la loro sede e prendere la via dell’esilio.
Secondo l'agiografia cristiana uno dei diavoli, fuggiti dal tempio distrutto, decise di ripagare il santo con la stessa moneta, per i pagani (e anche secondo me) invece era la stessa dea Artemide, ferita, tramutatasi in un orrido demone e non più adorata, che decise di vendicarsi. Dopo essere vagata senza meta, prese le sembianze, prese le sembianze di una povera e dolce vecchina che avvicinò dei pellegrini, i quali si stavano imbarcando per recarsi alla chiesa di San Nicola. Dicendosi rattristata di non poter andare con loro, chiese che gli portassero un vasetto d'olio con cui ungere le pareti della chiesa, che sarebbe stata distrutta in un vortice di fuoco. Ma il santo smascherò l'opera "demoniaca", facendo gettare l'olio in mare e calmando la tempesta di fuoco e acqua.




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