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    Predefinito Preludio di guerra in una cineteca di Hollywood

    PRELUDIO DI GUERRA IN UNA CINETECA DI HOLLYWOOD
    di Vanni Fucci

    Quando sei dietro quel muretto,
    Soldatino non puoi più parlà.
    Ta-pum, ta-pum, ta-pum…
    Cimitero di noi soldati,
    Forse un giorno ti vengo a trovà.
    Ta pum, ta pum, ta pum…


    a R. Alberti,
    __________

    Personaggi:
    Freddy Krueger di Nightmare;
    Cinque ragazzi di Amarcord;
    Palla di lardo, Il suicida di ‘Full Metal Jacket’;
    Il colonnello di ‘Orizzonti di gloria’;
    ‘Il Cacciatore’ e un cervo;
    I tre fratelli Ryan;
    ‘Patton, generale d’acciaio’;
    Custer (da “Il piccolo grande uomo”) e due indiani;
    Il quarto fratello Ryan;
    La Gradisca di Amarcord.

    ____________________________________________

    Sullo sfondo, una grande tela bianca, come uno schermo cinematografico; su di essa troneggia la scritta “Cineteca di Hollywood” illuminata da alcuni proiettori, con le luci incrociate, non molto forti; la tela, al centro, deve avere un sottile taglio verticale dal quale entrano ed escono i personaggi. All’inizio si sente la colonna sonora del film “2001, Odissea nello spazio”: Also sprach Zarathustra; poi la musica diventa via, via più debole, mentre cresce una voce registrata che proviene da dietro la grande scritta:
    Voce registrata:
    Benvenuti a tutti, signore e signori. Questa è la grande, la più grande cineteca di Hollywood. In questo straordinario cinema, non è necessario cambiare sala per vedere un altro film. Nelle nostre sale con lo speciale multischermo circolare, vi possiamo garantire la visione e l’ascolto, perfetti e simultanei, di tutti i film che volete – non solo quelli girati e prodotti in America - e per la modica cifra di pochi dollari. E’ l’ultima, incredibile novità degli Stati Uniti. Si mettono le speciali cuffie a ultraimpulsi multipli e, mentre le pellicole scorrono e le sedie girevoli ruotano, per seguire i film basta alzare, ogni tanto ma non troppo, la testa…
    Buon divertimento, signore e signori.
    (La luce dei proiettori scende sulla tela, si sente il rumore della pellicola di un film che inizia a girare e si vedono una lunga lama dal basso risalire lungo il taglio verticale della tela stessa, da dietro (la lama deve dare l’impressione di tagliare la tela). Entra Freddy di Nightmare, si porta al centro del palco, spalle al pubblico e si guarda intorno, circospetto.
    Si sente di nuovo la colonna sonora di “2001, Odissea nello spazio”. Entrano, mescolati disordinatamente, quattro militari e cinque ragazzi di Amarcord, vestiti come nel film, tipo anni venti-trenta del novecento. I ragazzi lanciano dei petardi; si sentono i rumori delle esplosioni: i soldati, in divisa da guerra, con armi ed elmetto, cadono a terra. C’è un po’ di nebbia e, mentre la musica finisce, si sente un rumore di motori di automobili da corsa: sta passando “la Mille Miglia”. I ragazzi si comportano come nel film, come se vedessero le macchine correre e fanno qualche commento: “Guarda, l’Alfa rossa!”; “E’ passato Nuvolari!” ecc. Nightmare cerca di terrorizzarli, urlando e agitando gli artigli, ma loro non lo degnano nemmeno di uno sguardo e continuano a seguire serenamente la Mille Miglia. Allora Nightmare deluso dopo qualche secondo, si gira verso la platea e inizia a parlare).


    Fred Krueger (Nightmare):
    Adesso basta! Sono arcistufo! Tutte le sere la stessa musica! Non ne posso più di questa storia della (imita la voce registrata) “visione perfetta e simultanea dei film… ”!
    Le immagini si accavallano, i dialoghi si sovrappongono, le scene e i personaggi si confondono e, alla fine, io non so più dove mi trovo. E’ già la terza volta che succede. Per esempio, questi ragazzini: chissà di quale film sono! Lo avete visto anche voi che non si sono mossi di un centimetro. Non c’entrano nulla con me. E’ tutto inutile. Qui non si sogna mai, e io non riesco più a fare a fette nessuno. (Fa cenno che non va con la testa e unisce le mani in segno di rassegnazione)
    L’altro ieri, mi sono trovato in una strada di Pechino, vicino alla Città Proibita. Dei giovani, quasi come questi, volevano che mi togliessi questi abiti scuri, borghesi e, quando hanno visto queste specie di forbici, pretendevano, addirittura, che facessi come il loro ultimo imperatore, che mi occupassi di giardini.
    Avevano delle bandiera rosse, mi hanno spiegato diverse cose, ma parlavano cinese e io non ho capito niente. Poi, per fortuna, è finito il primo tempo, ma non chiedetemi quale. Comunque, non sarebbe male come lavoro, curare i fiori e le piante: si innaffia, travasa, si innesta, si tolgono i rami secchi e, quando è ora, si pota… eh, eh, eh. (Sogghigna, da maniaco, agita le dita gli artigli metallici. Il rumore del passaggio della Mille Miglia termina, sullo schermo appare l’immagine di un transatlantico, si sente il rumore della nave, tutti sono affascinati)
    Uno dei ragazzi:
    Ehi, presto, guardate… sta passando il Rex!
    Gli altri ragazzi:
    il Rex, il Rex!
    Nightmare:
    Ma nooo… Ma cosa dite?! Quello è il Titanic di Cameron - Di Caprio! (I ragazzi guardano Nightmare con aria scettica, la nave scompare; i ragazzi escono dal taglio della tela, la nebbia si dirada un po’. Nightmare vede i corpi dei militari)
    E questi? Cosa sono? Dei cadaveri… Possibile che io prima… Senza rendermene conto…
    Uno dei cadaveri (Suicida di FMJ):
    Non dire fesserie! (Si alza, ha il volto sporco di sangue; Nightmare lo guarda un po’ intimorito, il suicida si pulisce il volto e raccoglie il fucile)
    Io ho fatto tutto da solo: mi sono suicidato solo qualche minuto fa, ma diversi anni fa. (si sistema un po’ meglio) Il regista mi aveva voluto grasso, fuori peso. Per me l’addestramento era stato molto difficile, quasi impossibile, non riuscivo mai a completare il percorso di guerra. Ero diventato lo zimbello del plotone. Andava male per me. A un certo punto, però, lo sceneggiatore ha voluto che mi facessero provare a sparare. Allora il sergente istruttore, un vecchio gradasso e sbruffone che mi aveva soprannominato “Palladilardo”, ha visto che con questo (mostra il fucile) non sbagliavo un colpo.
    Nightmare:
    Abbi pazienza, non ti seguo…
    Suicida di FMJ:
    Sto parlando della scuola dei marines e dell’addestramento per la guerra del Vietnam. Cerca di stare più attento. A proposito, ho fame. Hai una merendina?
    Nightmare:
    Una merendina?
    Suicida:
    (tra sé,verso la platea) Non sa nemmeno cos’è una merendina. Odio spiegare queste cose! (Rivolto di nuovo a Nightmare) Qualcosa da mangiare, no?!… Ma da dove vieni, scusa?
    Nightmare:
    Vengo dai sogni. Io vivo quasi esclusivamente di notte, e non esco mai dai sogni.
    Suicida:
    Nei sogni? Che cosa significa?
    Nightmare:
    Quando si sogna, può capitare di sognare me. Quando io sono presente, significa sempre che è un brutto, bruttissimo sogno, eh, eh, eh. (Sogghigna, agita le lame delle dita).
    Suicida:
    Vivi nei brutti sogni e non esci mai?! Che follia, la tua. (si riannoda la stringa di uno scarpone) Per me i sogni sono tutte fesserie. Piuttosto, non dirmi che sei un regista anche tu… Non ne posso più dei registi…
    Nightmare:
    E perché non ne puoi più?
    Suicida:
    E quello che ti stavo raccontando prima che mi interrompessi. Il regista del mio film, sia pace all’anima sua, quando ha visto che non sbagliavo un colpo, ha deciso che non andavo bene. E, nella prima scena in cui mi sono trovato solo, ho impugnato il fucile in questo modo, (gira verso di sé il fucile) me lo sono infilato in bocca (si infila il fucile in bocca) e clic, mi sono sparato. Okay? Anzi, aspetta, dimenticavo: prima che mi sparassi, il regista ha voluto che facessi secco anche quel rompicoglioni del sergente istruttore, così impara a chiamarmi Palladilardo. Tanto il corso di addestramento era finito!
    Nightmare:
    Ora capisco.
    Suicida:
    Sei sicuro? Perché mi sembri un po’confuso... E sei così… tetro…
    Nightmare:
    Dici?
    Suicida:
    Forse dovresti, almeno per un po’ di tempo, uscire dai tuoi brutti sogni, stare all’aria aperta, in mezzo alla natura. Potresti provare a fare, con quelle forbici, per esempio… che ne so… il giardiniere…?
    Nightmare:
    Me lo hanno già detto, ma io non ci riesco. Dopo decine di apparizioni nei sogni di cinque o sei film, speravo che mi dedicassero almeno una piccola serie televisiva.
    Senti, visto che sei così premuroso, voglio essere sincero con te: sono io il brutto sogno. Io, di professione, ho sempre fatto l’incubo.
    Suicida:
    L’incubo?
    Nightmare:
    Un incubo che fa realmente male! E come vuoi che faccia, adesso, alla mia età, a imparare un lavoro diverso?
    Suicida:
    Va là, dai! Tu non sei tanto anziano, il lavoro del giardiniere non è difficile e non si fa molta fatica. Le forbici le hai già!
    Nightmare:
    Sì, d’accordo, i fiori mi piacciono. Ma non basta il piacere che proverei a potarli… eh, eh, eh… (sogghigna, agita le dita) a farmi venire la voglia di bagnarli, di curarli, di farli crescere…
    E poi, vuoi mettere la soddisfazione che ti dà la carne, quando sprizza fuori il sangue. (Si commuove) Io, quelli che mi sognano, li taglio, li squarcio o li sgozzo, per benino, è la mia specialità. E ora, qui, in questa confusione senza sogni, il mio personaggio non ha più alcun senso… (Accenna un pianto)
    Suicida:
    (sconsolato) Tu incubo e io suicida, entrambi disoccupati.
    (Nightmare mette un braccio sulla spalla del suicida, si spostano di lato e osservano, attentamente, con sospetto, entrare dal taglio della tela il colonnello di “Orizzonti di gloria”, vestito in divisa militare del ‘14-18, con elmetto e pistola in mano; e “Il cacciatore”, con un fucile da caccia, vestito da cacciatore; entrambi si muovono come nei rispettivi film)
    Cacciatore:
    Un colpo solo… Un colpo solo? (Abbassa il fucile) Oh, Tre cadaveri…. Santiddio, eppure mi sembrava d’aver visto un cervo. Stavo inseguendo un cervo, stavo per sparargli, ma non ho nemmeno premuto il grilletto!
    Colonnello:
    Ehi, ssshh, abbassa la voce. Non hai notato quei due? Uno dev’essere un ufficiale prussiano.
    Cacciatore:
    Un prussiano ??
    Colonnello:
    Sì, quello con la baionetta in mano. Solo loro, gli aristocratici prussiani, usano le baionette per pulirsi le unghie. Dev’essere una spia… Ma, cos’è quel fucile? Non mi sembra sia di quelli in dotazione.
    Cacciatore:
    E’ un fucile da caccia. Ma che c’entrano i prussiani con la caccia al cervo e con il Vietnam!?…
    Accidenti, (tra sé, alzando gli occhi al cielo) sta a vedere che è di nuovo successo come l’altro ieri.
    Colonnello:
    Ah, lo hai sentito anche tu che l’altro ieri, lungo la Marna, i prussiani hanno sfondato le linee e hanno riconquistato oltre settecento metri di fronte. Adesso, il nostro generale, quel fetentissimo, ha intenzione di far uscire allo scoperto il reggimento per ritentare l’assalto al formicaio.
    Suicida:
    Chi ha parlato del Vietnam?
    Cacciatore:
    Io. Tu chi sei?
    Suicida:
    Io sono quello che si suicida, alla fine del primo tempo.
    Cacciatore:
    Ma com’è possibile? Ti sei già suicidato… alla fine del primo tempo?
    Ma non ricordi? Alla fine del secondo tempo, io ti venivo a cercare a Saigon, giocavamo alla roulette russa, tu perdevi, e ti sparavi alla tempia. (Porge il fucile al colonnello e gli prende la pistola dalla mano e se la porta alla tempia) Un colpo solo, un colpo solo, Mau, Mau.. Ma..u… Ma…un momento… (Si avvicina un po’ e lo guarda meglio)
    Colonnello:
    (rivolto alla platea) I tentati suicidi sono una delle piaghe degli eserciti della Grande Guerra. Chi sbaglia il colpo e non si fa secco subito, viene accusato di essersi procurato volontariamente una ferita con il solo fine di essere allontanato dal fronte e rispedito a casa per qualche settimana.
    Nightmare :
    Quello è il delitto, ma qual’è la pena?
    Colonnello:
    Il mancato suicida viene condannato per viltà e tradimento alla fucilazione.
    Nightmare :
    Voi siete francese? (Tra sé) I francesi sognano molto, eh, eh, eh….
    Colonnello:
    Sì, della fanteria, la regina della battaglie. Ma voi piuttosto… per caso... siete prussiano? (Gli punta il fucile contro)
    Cacciatore:
    (al suicida, ma in modo impreciso) Ma tu non sei il mio amico… quello con il quale devo giocare alla roulette russa!
    Nightmare:
    (come se rispondesse a entrambi) State calmi, diciamo pure che io sono internazionale, (sogghigna) je suis aussi de Paris, quando occorre. Non riconoscete il mio accento? (Quest’ultima frase va pronunciata con stile francese, il colonnello riprende la pistola dalla mano del cacciatore e gli passa il fucile)
    Suicida:
    No, non sono il tuo amico e non sono mai stato in Vietnam! per San John Fitzgerald Kennedy! Odio ripetere le cose! Io mi sono sparato in bocca, con un fucile, e non ho mai giocato alla roulette russa.
    Colonnello:
    Negare sempre. Anche Dreyfus si comportò così, è la regola delle spie prussiane.
    Nightmare:
    (piano al colonnello) Quello con il fucile, è un vostro amico?
    Cacciatore:
    (rivolto vagamente Nightmare) Voi avete visto passare un cervo?
    Colonnello:
    (a Nightmare) Non l’ho mai visto. Sarà meglio cautelarsi, potrebbe essere lui la spia prussiana. Siate vago con le risposte.
    Cacciatore:
    (al colonnello) Non parlavo con te, tu sei arrivato quando sono arrivato io. Ho chiesto a lui. (indica di nuovo vagamente Nightmare)
    Suicida:
    (crede di dover rispondere) Qui non si è visto nessun cervo.
    Nightmare :
    (a bassa voce, sta rispondendo al colonnello) D’accordo, (più forte) sì!
    Cacciatore:
    Dunque, se è appena passato…(Si rimette in posizione da cacciatore) di sicuro, sarà ancora qui intorno, nei paraggi.
    Nightmare :
    (rivolto al cacciatore) Non ho visto nessun cervo. Stavo parlando con il colonnello francese. (Finalmente entra un cervo e si ferma un attimo, nel punto più lontano dai quattro)
    Cacciatore:
    Eccolo, ecco il cervo! Che magnifico animale, il cervo. …(prende la mira) Un colpo solo, un colpo solo… (Il cervo fugge, il cacciatore lo rincorre, escono dalla tela) Un colpo solo…(Esce tenendo il fucile in posizione di mira)
    Colonnello:
    (guarda il cacciatore allontanarsi) Poveraccio! Se pensa di poter fare la guerra con questa regola del colpo solo…(Si sente uno sparo fuori scena, i tre militari si alzano. Sono sporchi di polvere e sangue, e parlano sempre tutti e tre insieme) …E questi redivivi chi sono?
    Tre Cadaveri:
    Noi siamo i tre fratelli Ryan, quelli che nel film non si vedono, ma che si viene a sapere che sono morti in scene che non sono mai state girate... (ogni tanto si guardano e si fanno cenno di sì, con il capo, l’uno all’altro) Qualcuno ha visto nostro fratello? Il nostro caro, quarto fratello Ryan?
    Nightmare :
    Uhm, Ryan…forse ci siamo! Per caso, uno di voi ha una figlia che sogna?(Sogghigna, agita le lame)
    Tre Ryan:
    Una figlia? Una figlia di Ryan? No, no, per carità, quello è un altro film. Noi non abbiamo mai recitato. Adesso, siamo stufi di fare, proprio noi, i morti che nessuno vede… Il regista avrebbe potuto farci girare almeno la scena dello sbarco in Normandia. Di comparse, là, se ne sono viste tante, maciullate e sbudellate, tirare le cuoia… Ma allora, perché non anche noi?!
    Colonnello:
    Lo sapevo che c’era una regia occulta. Per mesi, mai niente di nuovo, qui, sul fronte occidentale. Noi a tenere duro e a crepare nelle trincee, mentre il grosso dell’esercito degli Imperi centrali sbarca in Normandia. Se non ho capito male, sono morti molti francesi. Per la Francia potrebbe essere la fine, ma non bisogna perdere la fede nella vittoria finale. Bastardi inglesi, sono sicuro che loro sapevano tutto e li hanno lasciati fare… Non bisogna fidarsi degli inglesi. Bonaparte li annienterebbe, subito.
    Nightmare :
    (ai tre fratelli Ryan, tenendo la sua testa tra le loro) Scusate ancora, ma, per caso, vostro fratello non si sarà mica addormentato da qualche parte?
    Tre Ryan:
    (vedono il suicida, lo scambiano per il quarto fratello, ognuno di loro si rivolge sempre agli altri due) Eccolo, nostro fratello. Tu sei qui, caro quarto fratello! (Vanno verso il suicida a braccia alzate, per abbracciarlo) Ma tu sei ferito!? Povero caro quarto fratello…
    Suicida:
    (i tre fratelli stanno per abbracciarlo) Fermi lì! Per San Franklin Delano Roosevelt! (rivolto, uno alla volta, ai tre fratelli) Primo: io non sono mai stato in Normandia; secondo: non sono vostro fratello; terzo: non sapete più nemmeno riconoscere il vostro vero fratello?
    Tre Ryan:
    (delusi) Ma, allora, se non è qui, in questa pellicola, dove sarà finito? Bisognerà cercarlo… (si guardano intorno)
    Chi ci aiuta a cercare il quarto soldato Ryan?
    (Rumore di un elicottero, guardano tutti verso l’alto, poi verso il basso e mentre il rumore diventa più debole, di nuovo verso l’alto, entra il cacciatore, vestito con la divisa da libera uscita e le decorazioni; c’è una forte aria provocata dall’elicottero che si allontana, il cacciatore si guarda intorno, i tre Ryan gli vanno incontro a braccia aperte)
    Colonnello:
    Che strana macchina volante… Sembra vagamente un aeroplano, ma non ha le ali e funziona come un mulino a vento, con delle pale orizzontali che si avvitano nel cielo. (Tira fuori dalla tasca un piccolo notes e una matita e prende appunti) Ha anche una piccola elica posteriore, ma non ha le ruote per l’atterraggio. Dev’essere l’arma segreta dei prussiani…
    Cacciatore:
    (parla tra sé, forte, rivolto alla platea) Devo assolutamente salvarlo, ma non sarà facile trovarlo vivo…
    Tre Ryan:
    E’ vivo, è vivo! E’ ancora assai vivo, però tu devi salvarlo. Sei tu che ci lasci le penne e lui, da vecchio, verrà con i nipoti a portare i fiori sulla tua tomba! Salvalo, salvalo… Salvate il soldato Ryan…
    (Il cacciatore esce, schivando i tre Ryan, ma rientra poco dopo con Patton che lo tiene per un orecchio)
    Cacciatore:
    Va bene, va bene… ho capito: niente permesso. Ma, la prego, mi lasci … ahi, che dolore terribile, altro che un colpo solo! (Patton lascia l’orecchio e il cacciatore si mette sull’attenti, Patton è in divisa, ma ha un foulard al collo, lo stetson da cowboy, una colt, un sigaro in mano, un frustino infilato nella cintura e un telefono rosso a manovella, appeso al collo, che gli scende sull’addome)
    Patton:
    (rivolto al cacciatore) Io sono il generale Patton e fino al mio preciso ordine contrario, le libere uscite sono tutte sospese! (Rivolto a tutti) Che diavolo succede qui?
    Ora basta! Tutti sull’attenti, quando entra un generale!
    (Si mettono tutti in riga, sull’attenti, Nightmare goffamente)
    Nightmare:
    Anche i ragazzi cinesi, l’altro ieri, hanno preteso che mi mettessi sull’attenti.
    (Patton cammina avanti e indietro con il frustino in mano)
    Colonnello:
    ( ogni volta che inizia a parlare con il generale, batte i tacchi) Generale, è tutto predisposto per l’attacco al formicaio tedesco. Le voci dei fanti, dalle trincee, chiedono solo: quando?
    Patton:
    La Germania? Se ci danno il via libera e quel coglione di Montgomery si toglie dai piedi, io i tedeschi li spazzo via in una settimana. Lei è francese. Non starà mica con Vichy, con quegli sporchi collaborazionisti traditori di Petain e Laval, spero?
    Colonnello:
    Il maresciallo Petain, il difensore di Verdun, ha tradito? (Tra sé) Ma, allora, era lui la spia prussiana. (Batte i tacchi) No, non sia mai detto, generale, io ho giurato fedeltà alla Francia e combatto con la fanteria, la regina delle battaglie, contro il Reich tedesco sul fronte occidentale.
    Generale, c’è anche un’altra brutta notizia: uno sbarco nemico in Normandia. Pare che gli inglesi sapessero e, nonostante tutto, non ci hanno detto niente.
    Tre Ryan:
    Noi, invece, lo sapevamo, ma, purtroppo, il regista e lo sceneggiatore non hanno voluto che fossimo maciullati per bene nelle scene dello sbarco. Pensare che ci tenevamo tanto!
    Suicida:
    Io mi sono sparato, però prima di partire per il fronte, alla fine del corso di addestramento.
    Nightmare:
    Io ho perso il mio posto di lavoro e non riesco a trovarne un altro.
    Cacciatore:
    E io dovrei assolutamente tornare in zona di guerra, a cercare il marine disperso, un mio amico frat.. (vorrebbe dire ‘fraterno’, ma non riesce a completare la parola)
    Tre Ryan:
    Fratello Ryan! Il quarto fratello Ry…(Patton li interrompe bruscamente)
    Patton:
    Tacete, perdio! Cos’è questa gazzarra? Quando si sta sull’attenti, se non si è interrogati, si deve rimanere in silenzio. (Un attimo di silenzio, Patton cammina avanti indietro, sbattendo il frustino contro la gamba o l’altra mano) Bene, bene. C’è proprio da stare allegri, qui. Dunque, ricapitoliamo con ordine: un alto ufficiale francese che non sa che lo sbarco in Normandia lo hanno fatto i suoi alleati, gli anglo-americani, cioè noi; tre commedianti lavativi che parlano sempre insieme, come dei perfetti deficienti; un decorato dei marines che vuole andare in libera uscita in zona di guerra; un altro marine, ancora, che confessa d’essersi sparato durante l’addestramento e, come se non bastasse, un disoccupato vestito come uno spettro di “La notte dei morti viventi”…
    (Cambia espressione e tono) Ma dove diavolo credete di essere? In un film di Mel Brooks?
    Il prossimo che dice, o che fa, una stronzata, ve lo prometto, finisce a combattere in “Tora, Tora, Tora”.
    Adesso, aprite bene le orecchie e statemi a sentire. Dopo mezzo secolo di parole a Washington, i produttori e i registi di Hollywood sono riusciti a trovare un accordo. Il finale del film “L’ultimo Imperatore” deve essere cambiato. Nel nuovo secondo tempo, l’ultimo imperatore, con il nostro appoggio militare, aereo prima e terrestre poi, riorganizza la resistenza e si libera di quegli sporchi musi rossi e gialli.
    La sigla completa del suo esercito di liberazione sarà: M.C.L.C.C., che significa: Movimento Cinese di Liberazione della Cina dai Cinesi. Per realizzare la seconda parte del film, servono ragazzi, giovani e forti, proprio come voi. Vi stavamo aspettando nella prima stazione di arruolamento. Siete tutti disponibili?
    Tutti, (meno Nightmare):
    Sissignore, signor generale.
    Patton:
    Molto bene. Riposo, state pure su riposo, adesso. (Si mettono su riposo) E se c’è qualcuno che ha qualcosa da chiedere, ora può farlo.
    Nightmare:
    Posso venire anch’io?
    Patton:
    (si avvicina a Nightmare, lo osserva) Tu non sei più giovane. Come mai sei così malmesso?
    Nightmare:
    Sono senza posto di lavoro, signor generale.
    Patton:
    Cosa sai fare?
    Nightmare:
    So usare bene le… forbici.
    Patton:
    E’ quello che ci serve. Prima di inserire le nuove scene, dovremo tagliare quelle vecchie, te ne occuperai tu. Quelle scene melense, dove gli sporchi musi rossi e gialli obbligano l’ultimo imperatore a fare il giardiniere, e sfilano con le loro bandiere: tutte balle, tutta ignobile propaganda, vanno tutte tagliate via.
    Suicida:
    Scusi, signor generale, ma se posso permettermi…
    Patton:
    Di’ pure, soldato.
    Suicida:
    Ormai lo conosco da quasi un tempo, lui non osa dirlo, ma credo che gli farebbe piacere sostituire il giardiniere… Guardi che colorito ha!
    Patton:
    Buona idea. (Si avvicina a Nightmare e gli mette una mano sulla spalla) Ragazzo, non essere più così grigio, così triste! Il tuo era un grave problema, ma tu devi ritenerti fortunato, perché hai incontrato me e lo hai risolto. Usale bene, le tue forbici, e non si sa mai che un posto a stipendio fisso, a curare le aiuole del Pentagono, prima o poi, possa anche saltar fuori.
    Colonnello:
    Generale…
    Patton:
    Dica pure, colonnello.
    Colonnello:
    Possiamo considerare rinviato l’attacco al formicaio?
    Patton:
    Quello contro i tedeschi? Non se ne parla neppure. Facciamola finita con questo dannato formicaio…
    (Alza la cornetta, gira la manovella) Pronto sono Patton. Mandate avanti duecento carri armati, subito… Come sarebbe a dire, dove? … No, non nel film sulla Corea… e nemmeno in Medio-Oriente, santi numi. Voglio duecento carri armati, immediatamente, sul fronte occidentale. Anzi, meglio cinquecento, ma fate in modo di non sventrarne troppi, di carri armati. (Sistema la cornetta) Tutto a posto, ci pensano loro.
    Colonnello:
    Allora, non usciamo più dalla trincea con il reggimento? Non si fa più il classico assalto “fanti fuori e di corsa”, contro il fuoco della mitragliatrice nemica?
    Patton:
    Non dica stronzate, colonnello. (Entrano due apache, corrono e urlano con l’ascia e l’arco in mano, Patton impugna la pistola, mentre gli altri rompono la riga e si nascondono goffamente dietro di lui) Uhm, due apache… Devono essere quelli del remake di “Ombre rosse”. (Li mira, spara e li uccide, uno alla volta, come al tiro a segno; gli apache cadono sul bordo del palco, un po’ di lato, verso la platea e restano così, immobili sino al termine; tutta la scena va rieseguita al rallentatore. Subito dopo, gli altri si rimettono in riga) Saranno sfuggiti al nuovo Ringo. (Tra sé) A John Wayne non sarebbe mai successo. Già, ma lui era un anche un berretto verde! (Patton ritira la pistola e si rivolge di nuovo al colonnello) La guerra è una cosa molto semplice, diretta e spietata. Ma, si ricordi, colonnello, che noi americani, le guerre, le facciamo sempre per risparmiare vite umane. E si dimentichi certe romanticherie, tipo fucilino calibro nove, baionetta e corpo a corpo finale. Quella che ci accingiamo a fare, sarà una guerra pulita, di bombe precise, magari anche un poco radioattive, ma solo un pochino. (Scandisce bene le parole) Dunque, siete pronti per il salto nella nuova storia?
    Tutti gli altri:
    (scattano sull’attenti) Sissignore, signor generale.
    Patton:
    Sono il generale Patton, non chiamatemi più “signor generale”. O preferite pulire latrine per un mese di fila in qualche film turco? Se avete capito bene rispondete “Okay, generale Patton”.
    Tutti gli altri:
    Okay, generale Patton.
    Patton:
    Mi raccomando, (tira fuori il fazzoletto, accenna un pianto) ricordatevi di salutare le mamme… Son tutte buone le mamme del mondo...
    Tutti (Patton compreso) : Quando un soldato si stringono al cor…
    Patton:
    (asciuga una lacrima) Anche le mamme cubane…(singhiozza)... e quelle dell’Iran…
    (ognuno al suo turno singhiozza, intanto dal taglio sbuca la testa del colonnello Custer)
    Colonnello:
    Mia madre è mancata nel 1914, poco prima dell’inizio della Grande Guerra, generale.
    Cacciatore:
    Mia madre? (rivolto alla platea) Mia madre è russa. Chissà dov’è finita…?
    Suicida:
    Mia madre mi crede morto, generale.
    Tre Ryan:
    Anche la nostra ci crede morti: il nostro Stato Maggiore le ha già inviato da tempo il messaggio. Ma lei, la mamma, non ha perso le speranze e sta seduta vicino alla finestra, in attesa della smentita, ogni sera. Ci penserà nostro fratello a darle questa buona notizia.
    (Si sente tossire leggermente, tutti si girano e guardano verso il taglio della tela: c’è il colonnello Custer in divisa da soldato blu con una pistola e una mano alzata, che si sporge)
    Custer:
    (A voce molto alta) Scusate se disturbo, ma avete visto due indiani cheyenne?
    Patton:
    Due indiani? Ci ho già pensato io, ma erano apache.
    Custer:
    Ah, grazie. (Tra sé, prende in tasca una bottiglietta di whisky e beve, fa un veloce gargarismo e con una mano si massaggia il gargarozzo, gli altri lo osservano) Scusate ancora, ma oggi non ne posso più di urlare, mi bruciano entrambe (indica la gola, sfiorandola con le dita) le gonadi. (Ritira la testa, scompare)
    Patton:
    (Tra sé) Che razza d’ignorantone!
    A proposito, (di nuovo rivolto a tutti) c’è ancora un’ultima cosa importante che voglio dirvi.
    Da un militare, nessuna persona seria si aspetta che pensi, ma quando saremo sul set per i provini del nuovo finale, se non volete essere delle semplici comparse, non dimenticate mai la regola fondamentale: (ad alta voce, scandisce bene le parole, si gira verso la platea, alza il braccio e punta il frustino, come lo zio Sam il dito indice, nel celebre manifesto di propaganda americano) se vuoi una parte importante, ma veramente importante, tu, soldato: meritatela.
    Tutti gli altri:
    (a voce molto alta) Sissignore, generale Patton. Grazie per il consiglio, generale Patton.
    Nightmare:
    (uscendo, alla platea) Se questo è solo un film, come incubo sono un fallito…
    (Escono tutti marciando ordinatamente in fila indiana da un’uscita laterale, recitando ad alta voce come in Full Metal Jacket, tenendo l’arma con una mano e l’ altra mano al basso ventre)
    Tutti:
    Con questo spariam e con questo chiaviam, con questo spariam e con questo chiaviam...
    (Escono. Si sentono dei rumori di guerra che cessano dopo alcuni secondi. Si sente un brano musicale di Nino Rota; di nuovo dal taglio, entra un soldato, sul taschino della mimetica si legge il suo nome “Quarto Ryan”. Ha fucile ed elmetto in mano, lo segue una donna, bruna, alta, bellezza romagnola, in vestaglia di seta, a fiori, si guardano per qualche secondo, poi la donna si avvicina e apre un po’ la vestaglia, dall’alto, sopra il seno)
    Donna:
    Gradisca … (Si offre, come in Amarcord)
    Quarto Ryan:
    (il soldato posa il fucile e l’elmetto a terra, sorride, si avvicina a lei, la stringe e si rivolge alla platea) Me la sono meritata, vero?
    (Si baciano).

    SIPARIO-FINE
    Ultima modifica di vanni fucci; 14-07-10 alle 20:20

 

 

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