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    Predefinito Napoli, si vogliono far chiudere i musei artistici?

    Arte - cinema - musica - teatro - danza e una bella ragazza in bikini sotto l'ombrellone stampata sull'invito. Così, programma in mano e taccuino aperto, lo scorso 29 giugno, i giornalisti erano tutti seduti nell'auditorium del museo per la conferenza di "Un'estate al Madre". Carino e allegro pure il titolo.

    Ma più che Estate al Madre è scena madre. Il direttore Eduardo Cicelyn terreo e gelido, annuncia senza i condizionali: "Qui si chiude, non ci sono più neanche i soldi per pagare le bollette dell'elettricità". Siamo a questo punto? Peggio della Grecia? È bancarotta totale se un'eccellenza come il Madre, il più bel museo d'arte contemporane del Sud Europa, è costretto a piantonare i contatori per scongiurare il distacco. Invece più della bancarotta può lo spoil system. Perché i soldi ci sono, fermi in ragioneria, bloccati da una giunta regionale (di destra) che vuole rivedere tutti i conti della giunta precedente (di sinistra) anche se per far questo congela persino l'ordinaria amministrazione rischiando di spegnere il climatizzatore di un museo e mettere a rischio le opere.

    Che importa? Sono opere contemporanee che la cultura e il governo della destra considerano frutto di un'internazionale adunata sediziosa di critici, curatori, artisti capaci solo di complottare truffe estetiche ai danni dei normali cittadini. Ora che la crisi chiede tagli a tutti non sarà difficile immaginare che ai musei contemporanei chiederà addirittura la testa a cominciare dal Matricidio che ha già ispirato pensieri apocalittico-filosofici. "Il museo napoletano soffre di quello che lo psicoterapeuta Ernst Bernhard nel 1961 chiamava "il complesso della Grande Madre" parlando della analisi psicologica della società italiana", ha spiegato Francesco Bonami sul "Riformista" individuando in tanta Madre lo stesso Bassolino che il suddetto museo ha fortemente voluto e che ora getta la sua Ombra sull'intero edificio dal tetto alla portineria.

    In qualsiasi altro paese d'Occidente un museo in tempo di crisi si comporta così: fa i conti, rivede i programmi e risparmia. Qui no. Si apre il sipario e va in scena il melodramma: tragedia, catastrofe, parricidio e richiesta di licenziamento dell'attuale direttore colpevole di essere stato uomo di fiducia dell'ex governatore. E questo nonostante il Madre sia (parola di Bonami) "uno dei rari casi di museo pubblico in Italia che ha lavorato con criteri internazionali di alto livello". Ma purtroppo lo ha fatto in Italia e non in Olanda dove al massimo per risparmiare avrebbero imposto l'uso di lampadine a basso consumo, mentre noi drammatici come sempre, tagliamo direttamente la luce.

    Dalle Alpi trentine, Gabriella Belli, direttrice del Mart e presidente dell'Amaci (Associazione musei arte contemporanea), guarda la vicenda alquanto allibita: "Il Madre è una necessità, non un optional. Oscurare il sito, non pagare l'Enel, minacciare di chiuderlo è un danno incalcolabile. Un museo è un realtà produttiva con un indotto immenso fatto di maestranze, artigiani, trasportatori, assicuratori, grafici, guardiani, impiegati, storici dell'arte. Vi rendete conto di quante persone lavorano intorno a un museo?". Lavoravano sarebbe meglio dire, perché i tagli alla spesa colpiranno duramente la cultura e quasi mortalmente quella contemporanea a meno che, come prosegue con fiducia la Belli: "Non ci si concentri sulle risorse interne: organizzando mostre che sfruttino le collezioni e i prestiti tra musei, lavorando in rete, potenziando la ricerca scientifica e la formazione, facendosi venire nuove idee. Se un museo è forte ce la fa. Il problema italiano è che in questi anni si è preferito finanziare la cultura dell'eventismo e dell'effimero, al posto di potenziare le istituzioni permanenti come è accaduto in Nord Europa".

    Ora il Madre per essere attrezzato è ben attrezzato. Grazie al profilo internazionale e alla veneziana diplomazia del curatore generale Mario Codognato tra prestiti e comodati, le collezioni permanenti disegnano un percorso di altissimo livello. Del resto basta guardare l'elenco dei prestatori dove si passa dalla collezione Sonnabend a quella Burri, da Damien Hirst a Jenny Holzer da Kounellis agli eredi Rauschenberg. Per non parlare di quell'intero piano dove gli artisti (nomi tipo Anish Kapoor o Richard Serra) stanza dopo stanza hanno trasformato l'intera superficie in una mirabolante opera corale. A cui si aggiunge un'attività espositiva fatta di sorprese e grandi nomi, mostre scientifiche e ben spiegate, cataloghi da manuale. Non stupisce allora che tale museo abbia fatto in soli sei mesi 50 mila visitatori, cifra altissima per una meta a così alto tasso contemporaneo. Per questo, si chiede la Belli, "come è possibile che una destra a parole così apertamente liberale e proiettata al futuro, alla ripresa e al rinnovamento non capisca che l'arte contemporanea è un punto di forza?".
    Niente da fare, duri a capirlo. Nonostante cerchino di spiegarglielo persino le imprese. Terna (promotrice dell'omonimo e ambito premio) ha commissionato a Renato Mannheimer una ricerca sul tema da cui emerge che ben un'italiano su dieci (ovvero circa 6 milioni tra di noi), ama l'arte contemporanea e non la considera roba di nicchia. Mentre 9,5 milioni di italiani pensano che sia un buon investimento; 14 milioni frequentano le mostre; 16 milioni sono infine i nostri concittadini che ritengono che l'arte contemporanea debba essere sostenuta sia dalle aziende private che dallo Stato.

    E poi ci sono quelli che Mannheimer non ha contato. Napoletani per niente contenti di veder massacrato il loro museo che hanno deciso di combattere e fondare un comitato "Save Madre". Prima uscita pubblica: una serata danzante nel museo animata dal dj olandese Edwin Oosterwal. Si balla e si lotta. Corrente elettrica permettendo.
    L'Espresso - Napoli, si spegne l'arte

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  2. #2
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    Predefinito Rif: Napoli, si spegne l'arte

    Citazione Originariamente Scritto da Der Blaue Reiter Visualizza Messaggio
    Arte - cinema - musica - teatro - danza e una bella ragazza in bikini sotto l'ombrellone stampata sull'invito. Così, programma in mano e taccuino aperto, lo scorso 29 giugno, i giornalisti erano tutti seduti nell'auditorium del museo per la conferenza di "Un'estate al Madre". Carino e allegro pure il titolo.

    Ma più che Estate al Madre è scena madre. Il direttore Eduardo Cicelyn terreo e gelido, annuncia senza i condizionali: "Qui si chiude, non ci sono più neanche i soldi per pagare le bollette dell'elettricità". Siamo a questo punto? Peggio della Grecia? È bancarotta totale se un'eccellenza come il Madre, il più bel museo d'arte contemporane del Sud Europa, è costretto a piantonare i contatori per scongiurare il distacco. Invece più della bancarotta può lo spoil system. Perché i soldi ci sono, fermi in ragioneria, bloccati da una giunta regionale (di destra) che vuole rivedere tutti i conti della giunta precedente (di sinistra) anche se per far questo congela persino l'ordinaria amministrazione rischiando di spegnere il climatizzatore di un museo e mettere a rischio le opere.

    Che importa? Sono opere contemporanee che la cultura e il governo della destra considerano frutto di un'internazionale adunata sediziosa di critici, curatori, artisti capaci solo di complottare truffe estetiche ai danni dei normali cittadini. Ora che la crisi chiede tagli a tutti non sarà difficile immaginare che ai musei contemporanei chiederà addirittura la testa a cominciare dal Matricidio che ha già ispirato pensieri apocalittico-filosofici. "Il museo napoletano soffre di quello che lo psicoterapeuta Ernst Bernhard nel 1961 chiamava "il complesso della Grande Madre" parlando della analisi psicologica della società italiana", ha spiegato Francesco Bonami sul "Riformista" individuando in tanta Madre lo stesso Bassolino che il suddetto museo ha fortemente voluto e che ora getta la sua Ombra sull'intero edificio dal tetto alla portineria.

    In qualsiasi altro paese d'Occidente un museo in tempo di crisi si comporta così: fa i conti, rivede i programmi e risparmia. Qui no. Si apre il sipario e va in scena il melodramma: tragedia, catastrofe, parricidio e richiesta di licenziamento dell'attuale direttore colpevole di essere stato uomo di fiducia dell'ex governatore. E questo nonostante il Madre sia (parola di Bonami) "uno dei rari casi di museo pubblico in Italia che ha lavorato con criteri internazionali di alto livello". Ma purtroppo lo ha fatto in Italia e non in Olanda dove al massimo per risparmiare avrebbero imposto l'uso di lampadine a basso consumo, mentre noi drammatici come sempre, tagliamo direttamente la luce.

    Dalle Alpi trentine, Gabriella Belli, direttrice del Mart e presidente dell'Amaci (Associazione musei arte contemporanea), guarda la vicenda alquanto allibita: "Il Madre è una necessità, non un optional. Oscurare il sito, non pagare l'Enel, minacciare di chiuderlo è un danno incalcolabile. Un museo è un realtà produttiva con un indotto immenso fatto di maestranze, artigiani, trasportatori, assicuratori, grafici, guardiani, impiegati, storici dell'arte. Vi rendete conto di quante persone lavorano intorno a un museo?". Lavoravano sarebbe meglio dire, perché i tagli alla spesa colpiranno duramente la cultura e quasi mortalmente quella contemporanea a meno che, come prosegue con fiducia la Belli: "Non ci si concentri sulle risorse interne: organizzando mostre che sfruttino le collezioni e i prestiti tra musei, lavorando in rete, potenziando la ricerca scientifica e la formazione, facendosi venire nuove idee. Se un museo è forte ce la fa. Il problema italiano è che in questi anni si è preferito finanziare la cultura dell'eventismo e dell'effimero, al posto di potenziare le istituzioni permanenti come è accaduto in Nord Europa".

    Ora il Madre per essere attrezzato è ben attrezzato. Grazie al profilo internazionale e alla veneziana diplomazia del curatore generale Mario Codognato tra prestiti e comodati, le collezioni permanenti disegnano un percorso di altissimo livello. Del resto basta guardare l'elenco dei prestatori dove si passa dalla collezione Sonnabend a quella Burri, da Damien Hirst a Jenny Holzer da Kounellis agli eredi Rauschenberg. Per non parlare di quell'intero piano dove gli artisti (nomi tipo Anish Kapoor o Richard Serra) stanza dopo stanza hanno trasformato l'intera superficie in una mirabolante opera corale. A cui si aggiunge un'attività espositiva fatta di sorprese e grandi nomi, mostre scientifiche e ben spiegate, cataloghi da manuale. Non stupisce allora che tale museo abbia fatto in soli sei mesi 50 mila visitatori, cifra altissima per una meta a così alto tasso contemporaneo. Per questo, si chiede la Belli, "come è possibile che una destra a parole così apertamente liberale e proiettata al futuro, alla ripresa e al rinnovamento non capisca che l'arte contemporanea è un punto di forza?".
    Niente da fare, duri a capirlo. Nonostante cerchino di spiegarglielo persino le imprese. Terna (promotrice dell'omonimo e ambito premio) ha commissionato a Renato Mannheimer una ricerca sul tema da cui emerge che ben un'italiano su dieci (ovvero circa 6 milioni tra di noi), ama l'arte contemporanea e non la considera roba di nicchia. Mentre 9,5 milioni di italiani pensano che sia un buon investimento; 14 milioni frequentano le mostre; 16 milioni sono infine i nostri concittadini che ritengono che l'arte contemporanea debba essere sostenuta sia dalle aziende private che dallo Stato.

    E poi ci sono quelli che Mannheimer non ha contato. Napoletani per niente contenti di veder massacrato il loro museo che hanno deciso di combattere e fondare un comitato "Save Madre". Prima uscita pubblica: una serata danzante nel museo animata dal dj olandese Edwin Oosterwal. Si balla e si lotta. Corrente elettrica permettendo.
    L'Espresso - Napoli, si spegne l'arte
    non ci vedo nulla di male sinceramente.. l'arte puo' anche aspettare!
    e da quando le opere devono necessariamente stare al fresco??


  3. #3
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    Predefinito Rif: Napoli, si spegne l'arte

    Citazione Originariamente Scritto da Amalie Visualizza Messaggio
    non ci vedo nulla di male sinceramente.. l'arte puo' anche aspettare!
    e da quando le opere devono necessariamente stare al fresco??
    sono d'accordo con te. :giagia:
    Diciamo basta alla sinistra dei colpi di Stato e delle menzogne!

  4. #4
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    Predefinito Rif: Napoli, si spegne l'arte

    Citazione Originariamente Scritto da Amalie Visualizza Messaggio
    non ci vedo nulla di male sinceramente.. l'arte puo' anche aspettare!
    e da quando le opere devono necessariamente stare al fresco??
    Effettivamente nei musei non voglio che si facciano foto solo perché ti vogliono vendere le cartoline, vero? Flash e temperature tropp alte/basse rovinano i colori e le tempere dei dipinti.

  5. #5
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    Predefinito Rif: Napoli, si spegne l'arte

    Citazione Originariamente Scritto da Der Blaue Reiter Visualizza Messaggio
    Effettivamente nei musei non voglio che si facciano foto solo perché ti vogliono vendere le cartoline, vero? Flash e temperature tropp alte/basse rovinano i colori e le tempere dei dipinti.
    quoto quinto & amalie
    visto il disastro (economico) della regione campania, perchè non vendere tutte quelle inutili opere d'arte? si risparmierebbe su elettricità e si guadagnano un sacco di solidi...
    poi si potrebbe "smontare" pompei, qualche ricco miliardario americano la compra subito iaociao:

  6. #6
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    Predefinito Rif: Napoli, si spegne l'arte

    Citazione Originariamente Scritto da remox Visualizza Messaggio
    quoto quinto & amalie
    visto il disastro (economico) della regione campania, perchè non vendere tutte quelle inutili opere d'arte? si risparmierebbe su elettricità e si guadagnano un sacco di solidi...
    poi si potrebbe "smontare" pompei, qualche ricco miliardario americano la compra subito iaociao:
    :gluglu::gluglu::gluglu:

  7. #7
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    Predefinito Rif: Napoli, si spegne l'arte

    Non si capisce perche' un museo debba essere finanziato dai contribuenti, e non dalla vendita dei biglietti ?

    Non e' che basta mettere inisieme dei quadri, dire che sono "arte", e automaticamente aver diritto a mettere le mani in tasca ai lavoratori italiani per tenere aperta tale esposizione di cui evidentemente al pubblico non frega nulla.
    Mi sembra solo l'ennesimo esempio di truffa retorica: si invoca un bene superiore... la cultura, solo per poter incassare soldi che altrimenti la gente si terrebbe, giustamente, ben stretta.

  8. #8
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    Predefinito Rif: Napoli, si spegne l'arte

    Citazione Originariamente Scritto da ciddo Visualizza Messaggio
    Non si capisce perche' un museo debba essere finanziato dai contribuenti, e non dalla vendita dei biglietti ?

    Non e' che basta mettere inisieme dei quadri, dire che sono "arte", e automaticamente aver diritto a mettere le mani in tasca ai lavoratori italiani per tenere aperta tale esposizione di cui evidentemente al pubblico non frega nulla.
    Mi sembra solo l'ennesimo esempio di truffa retorica: si invoca un bene superiore... la cultura, solo per poter incassare soldi che altrimenti la gente si terrebbe, giustamente, ben stretta.
    è solo una questione di intelligenza economica oltre che una cosa culturale,
    il governo ha tagliato quasi tutti i fondi alla cultura, la carla fracci (è una notissima ballerina classica per chi non lo sapesse) che quasi sputa in faccia ad alemanno,dovrebbe fare pensare,
    poi i 4 quadri a cui tu ti riferisci difficilmente si pagano da soli il museo, ma se ci pensi bene i 4 quadri portano persone al museo, poi quelle persone vanno al ristorante, poi comprano un souvenir, poi bevono una aranciata al bar , poi forse pernottano in qualche albergo, capito?
    dillo al governo che succede tutto questo dietro a 4 luridi quadri

  9. #9
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    Predefinito Rif: Napoli, si spegne l'arte

    Citazione Originariamente Scritto da ciddo Visualizza Messaggio
    Non si capisce perche' un museo debba essere finanziato dai contribuenti, e non dalla vendita dei biglietti ?

    Non e' che basta mettere inisieme dei quadri, dire che sono "arte", e automaticamente aver diritto a mettere le mani in tasca ai lavoratori italiani per tenere aperta tale esposizione di cui evidentemente al pubblico non frega nulla.
    Mi sembra solo l'ennesimo esempio di truffa retorica: si invoca un bene superiore... la cultura, solo per poter incassare soldi che altrimenti la gente si terrebbe, giustamente, ben stretta.
    infatti! e Pompei è un 'altra cosa


  10. #10
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    Predefinito Rif: Napoli, si spegne l'arte

    Citazione Originariamente Scritto da remox Visualizza Messaggio
    è solo una questione di intelligenza economica oltre che una cosa culturale,
    il governo ha tagliato quasi tutti i fondi alla cultura, la carla fracci (è una notissima ballerina classica per chi non lo sapesse) che quasi sputa in faccia ad alemanno,dovrebbe fare pensare,
    poi i 4 quadri a cui tu ti riferisci difficilmente si pagano da soli il museo, ma se ci pensi bene i 4 quadri portano persone al museo, poi quelle persone vanno al ristorante, poi comprano un souvenir, poi bevono una aranciata al bar , poi forse pernottano in qualche albergo, capito?
    dillo al governo che succede tutto questo dietro a 4 luridi quadri
    pensa che la regione campania ha anche finanziato un corso per veline con i fondi europei repapelle:repapelle: anche quella è arte sa?
    http://www.denaro.it/VisArticolo.asp...W=smascherando
    magari ci sono altre priorità che non spendere denaro per mostrare quadri che piacciono a pochi o finanziare balletti e quant'altro che interessano solo una minoranza


 

 
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