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  1. #1
    catcher in the rye
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    Predefinito Europa: la popolazione e il suo destino

    Un'analisi molto interessante dei trend demografici in Europa:


    Il trend demografico del prossimo futuro mai come adesso può essere stabilito da scelte politiche: se i politici le sapranno fare, le scelte: cioè decidere se incentivare l’immigrazione “usandola” come motivo di aumento dei consumi e così di ripresa dello sviluppo, oppure creare sviluppo e/o pace nei paesi di origine dei flussi migratori (cosicché da disincentivare le partenze); oppure combatterla (l’immigrazione) fortemente optando per una società “chiusa” e convinta che solo così ci sarà ricchezza e servizi a sufficienza nel futuro per la propria limitata popolazione.

    (cito una parte, l'articolo è lungo)

    DEMOGRAFIA È DESTINO


    di Massimo Livi Bacci, da LIMES, 1/4/2016

    (..)





    MA IL FUTURO DELLA POPOLAZIONE EUROPEA È DAVVERO IL DECLINO? La risposta, deludente per chi si aspetta indicazioni certe, è: DIPENDE. NON tanto DAI FATTORI DI BASE che determinano la dinamica intrinseca della popolazione – natalità e mortalità, riproduttività e sopravvivenza – ma da quelli estrinseci, legati alle ENTRATE E alle USCITE, cioè all’IMMIGRAZIONE e all’EMIGRAZIONE.


    Se consideriamo solo i primi (c’è un discreto consenso sull’aumento ulteriore della longevità e su una lieve ripresa della natalità) e immaginiamo un’Europa a porte chiuse, la prospettiva è il declino. Da qui al 2050 la popolazione diminuirebbe del 10% circa (da 738 a 665 milioni): apparentemente non un declino catastrofico, ma preoccupante perché si articola in un -22% per la popolazione in età attiva tra i 20 e i 70 anni e in un +62% per quella oltre tale età (gli ultrasettantenni nel 2050 sarebbero molto più numerosi dei giovani sotto i 20 anni), con ovvie implicazioni economico-sociali.


    SE invece CONSIDERIAMO LE MIGRAZIONI e presupponiamo il proseguire di flussi paragonabili a quelli dell’ultimo decennio, sia pure a ritmi più moderati, il declino sarebbe più lieve: -4% in totale e -16% per la popolazione attiva, accompagnato però dal fortissimo aumento degli anziani (+64%).


    Questi numeri valgono per l’insieme dell’Europa, ma con qualche disuguaglianza interna: al netto dell’immigrazione, CRESCEREBBERO FRANCIA, REGNO UNITO, SVEZIA, NORVEGIA e IRLANDA. TUTTI GLI ALTRI paesi DIMINUIREBBERO, SPECIE quelli più popolosi: RUSSIA, GERMANIA, ITALIA, SPAGNA, POLONIA.


    La velocità della discesa, poco percettibile nei primi anni, accelererebbe nel corso del periodo considerato. L’ORIZZONTE DEMOGRAFICO EUROPEO DIPENDE, DUNQUE, DAI RITMI D’IMMIGRAZIONE: una VARIABILE assai difficile da prevedere, perché LEGATA – tra l’altro – alle politiche adottate dai vari paesi. Un esempio che ci riguarda da vicino è il seguente: le previsioni pubblicate nel 2002 dalle Nazioni Unite (con ipotesi condivise dalla comunità scientifica) consegnavano Italia e Spagna al declino demografico, prevedendo una popolazione complessiva di meno di 97 milioni nel 2015.


    Tuttavia, l’anno scorso, la popolazione dei due paesi è risultata – secondo i loro uffici statistici – di oltre 107 milioni: la rivoluzione migratoria della prima parte del XXI secolo non era stata prevista, di certo non nelle dimensioni in cui si è manifestata.





    Queste considerazioni sono utili anche a comprendere le posizioni politiche in merito alla questione migratoria che angustia e divide l’Europa. Una parte dei paesi europei – Francia, Regno Unito e paesi nordici – in ragione della loro demografia equilibrata, o comunque orientata a un moderato declino, non ritengono l’immigrazione essenziale al loro sviluppo.


    Londra ritiene anzi che la crescita demografica prevista sia eccessiva e che vada attuato un robusto contenimento dell’immigrazione. In genere, in questi paesi l’immigrazione è ritenuta utile solo se ricca di «capitale umano», cioè per dirla in buon italiano, quando è istruita, tecnicamente e professionalmente preparata e disposta a integrarsi con facilità.


    È vero che in molti di questi paesi l’invecchiamento procede di buon passo, però si ritiene che possa essere contrastato dalle politiche di «invecchiamento attivo»: il miglioramento della salute degli anziani e la loro accresciuta cultura, l’estensione della vita attiva, adeguate riforme del mercato del lavoro, investimenti in tecnologia e lo smaterializzarsi dei processi produttivi, i cui addetti necessitano di sempre minori sforzi fisici.


    Questa posizione è condivisa anche da altri paesi la cui demografia è assai più evanescente ed è molto popolare tra gli economisti e altri studiosi, nonché presso molte influenti istituzioni. Assai diverse sono le posizioni dei paesi nei quali la demografia appare decisamente orientata a un avvitamento negativo.


    Non c’è molto ottimismo circa una decisa inversione della loro bassissima natalità, anche perché le politiche per la famiglia, le nascite e l’infanzia sono molto onerose per i bilanci pubblici. I processi d’invecchiamento sono molto rapidi, la necessità dell’apporto migratorio evidente. La crisi e il conseguente aumento della disoccupazione hanno attenuato la percezione delle implicazioni negative di queste tendenze di fondo, che tuttavia presto ridiverranno pressanti. Certo, le negative conseguenze economiche e sociali dell’invecchiamento demografico possono essere attenuate nei modi sopra descritti, ma non cancellate, data la rapidità del fenomeno.


    Due esempi a contrasto: nell’«equilibrata Francia» l’età mediana della popolazione passerebbe da 41 a 44 anni, ma nelle confinanti «squilibrate» Germania e Italia, salirebbe da 46 a 53- 54 anni, quasi dieci anni in più. Nel caso francese, l’invecchiamento ha un corso moderato e sicuramente gestibile; in Germania e in Italia è dubbio che gli effetti negativi possano essere contenuti.


    La maggior parte del continente europeo (Francia, Regno Unito e paesi nordici ne rappresentano meno di un quarto) è accomunata da fenomeni di ripiegamento demografico e rapido invecchiamento. Il senso comune tende a rifiutare il catastrofismo e i timori esagerati sul declino della civiltà occidentale che da cent’anni (almeno dal Tramonto dell’Occidente di Oswald Spengler, pubblicato nel 1922) riemergono periodicamente con rinnovata intensità.


    Ma se la posizione catastrofista è inaccettabile, non è nemmeno realista la posizione di quanti, e sono molti, tendono a minimizzare le conseguenze negative di una popolazione declinante.


    https://geograficamente.wordpress.co...ord-del-mondo/
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
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  2. #2
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Europa: la popolazione e il suo destino

    Gli italiani fra 50 anni? O meticci o scomparsi


    Il tasso di natalità è ai minimi storici. E senza un’iniezione di immigrati saremmo un popolo in via d’estinzione. Ecco tutti i dati e gli scenari 
di una rivoluzione già in corso. Che cambierà per sempre il volto del Paese

    (...)
    A stare ai dati della Fondazione Leone Moressa, il 72 per cento degli immigrati extra Ue ha un lavoro remunerato a fronte a solo il 67 per cento degli autoctoni. Un dato che ha tenuto anche durante gli anni di crisi.


    La spiegazione è abbastanza semplice: la maggioranza dell’occupazione che il nostro Paese offre è qualitativamente povera e a basso grado di scolarizzazione. Gli italiani preferiscono aspettare piuttosto che accettare un’occupazione non in linea con le proprie caratteristiche professionali. I più preparati lasciano l’Italia e si dirigono verso Paesi, come l’Inghilterra, che offrono opportunità di impiego più sofisticate o stipendi maggiori: a prendere un aereo sono stati 45 mila italiani nel 2013 e 91 mila l’anno scorso. Al contrario, chi ha rischiato la vita in mare con pochi soldi e un bambino tra le braccia per sfuggire a un destino di guerra o estrema povertà non si ferma di fronte a una remunerazione insufficiente o a un lavoro faticoso. Nei settori industrialmente in declino o privi di prospettive di carriera gli immigrati sono infatti uno su tre, a differenza che nei settori lavorativi ad alto tasso di sviluppo dove sono soltanto uno su sette.
    (...)

    Gli italiani fra 50 anni? O meticci o scomparsi - l'Espresso
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  3. #3
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    Predefinito Re: Europa: la popolazione e il suo destino

    Ora, dopo decenni di menefreghismo si scopre che il numero è puuutenza perchè altrimenti lo schema Ponzi salta e poi ci estinguiamo.

    Ovviamente l'unica soluzione è la raccolta di orde di desperados, azione scevra da ogni ideologia ed interesse, ma fatta per salvarci eh!
    Certamente un futuro simil Libano ci salverà dall'estinzione.

  4. #4
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Europa: la popolazione e il suo destino

    Citazione Originariamente Scritto da kodiak Visualizza Messaggio
    Ora, dopo decenni di menefreghismo si scopre che il numero è puuutenza perchè altrimenti lo schema Ponzi salta e poi ci estinguiamo.

    Ovviamente l'unica soluzione è la raccolta di orde di desperados, azione scevra da ogni ideologia ed interesse, ma fatta per salvarci eh!
    Certamente un futuro simil Libano ci salverà dall'estinzione.
    Se leggi attentamente, un dato è che l'Italia attrae lavoratori poco qualificati perchè offre solo lavoro poco qualificato.
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  5. #5
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    Predefinito Re: Europa: la popolazione e il suo destino

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio
    Se leggi attentamente, un dato è che l'Italia attrae lavoratori poco qualificati perchè offre solo lavoro poco qualificato.
    L'italia offre molto di più:le risorse possono anche a non lavorare. Li vedo spesso a girare per la città. Non dirmi che siano alla ricerca di un'occupazione...
    “Non prenderti a cuore guadagno e perdita”

  6. #6
    Morte al cristianesimo! ⨁
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    Predefinito Re: Europa: la popolazione e il suo destino

    Due articoli, uno scritto da un tizio del PD, l'altro dai comunisti negrofili de L'Espresso.

    Nemmanco li leggo e già so cosa han detto.
    Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.


    F. Nietzsche, L'Anticristo, 62

  7. #7
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    Predefinito Re: Europa: la popolazione e il suo destino

    Citazione Originariamente Scritto da Druuna Visualizza Messaggio


    Se leggi attentamente,
    un dato è che l'Italia attrae lavoratori poco qualificati
    perchè offre solo lavoro poco qualificato.

    da anni
    l'italia offre solo disoccupazione
    e retribuzioni in calo, grazie alle
    porte aperte che permettono la
    competizione tra disperati.

    gli sfruttatori di ogni risma,
    sentitamente ringraziano.

  8. #8
    catcher in the rye
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    Predefinito Re: Europa: la popolazione e il suo destino

    Citazione Originariamente Scritto da Maxadhego Visualizza Messaggio
    da anni
    l'italia offre solo disoccupazione
    e retribuzioni in calo, grazie alle
    porte aperte che permettono la
    competizione tra disperati.

    gli sfruttatori di ogni risma,
    sentitamente ringraziano.
    No, il problema è che non ci sono posti di lavoro per chi è altamente qualificato, ma solo posti da raccoglitori di pomodori, badanti, operai a bassa qualifica, ecc.
    Mancano aziende con posti ad alto valore aggiunto, perchè non c'è una classe imprenditoriale disposta a investire, a rischiare e a innovare.
    «The world is less explainable than we would like to admit» Jeff Jarvis
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  9. #9
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    Predefinito Re: Europa: la popolazione e il suo destino

    e una sana decrescita con politiche opportune no ?

  10. #10
    Morte al cristianesimo! ⨁
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    Predefinito Re: Europa: la popolazione e il suo destino

    Citazione Originariamente Scritto da dimecan Visualizza Messaggio
    e una sana decrescita con politiche opportune no ?
    Ai capitalisti non piace.
    Definisco il cristianesimo l’unica grande maledizione, l’unica grande e più intima depravazione, l’unica immortale macchia d’infamia dell’umanità.


    F. Nietzsche, L'Anticristo, 62

 

 
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