Vorrei proporvi un raffronto abbastanza inusuale, che mi è sovvenuto or ora. Probabilmente è un'illusione, ma forse vale la pena dedicarci un attimo, se non altro per confutarlo.


«Il fine della Chiesa, depositaria unica e suprema della rivelazione, resta in ogni caso quello di riassumere e risolvere la politica nella religione. Ma il fine dello Stato, di qualunque Stato degno del nome, è precisamente le stesso, rovesciato: risolvere la religione nella politica, Dio nell'uomo. Ogni Stato è anche Chiesa; l'autorità politica è necessariamente autorità morale; la storia politica si configura logicamente come «storia sacra». I suoi fini politici sono anche morali e religiosi: comprendono e riassorbono in sé tutta la possibile morale e religione.»

L'autore di tale ragionamento è Giovanni Spadolini, simbolo dell'ultima stagione del repubblicanesimo italiano organizzato.
Ora, vorrei citare un passo di Orientamenti, una delle opere più politiche di Julius Evola, dove viene affrontata una questione simile.

«Consideriamo brevemente un ultimo punto, quello dei rapporti con la religione dominante. Per noi, lo Stato laico, in qualsiasi sua forma, appartiene al passato. E, in particolare, noi avversiamo quel travestimento di esso, che si è fatto valere, in certi ambienti, come «Stato etico», prodotto di una bolsa, spuria, vuota filosofia «idealistica» già aggregatasi al fascismo ma per sua natura tale da dare uguale avallo, alla semplice stregua di un giuoco «dialettico» di bussolotti, all'antifascismo di un Croce.

Ma se avversiamo simili ideologie e lo Stato laico, uno Stato clericale o clericaleggiante è per noi altrettanto inaccettabile. Un fattore religioso è necessario come sfondo per una vera concezione eroica della vita, quale deve essere essenziale per il nostro schieramento. Bisogna sentire in se stessi l'evidenza, che di là da questa vita terrestre vi è una più alta vita, perché solo chi così sente possiede una forza infrangibile ed intravolgibile, solo costui sarà capace di uno slancio assoluto - mentre quando questo manchi, lo sfidare la morte e il porre in non conto la propria vita è possibile solo in momenti sporadici di esaltazione o nello scatenamento di forze irrazionali: né vi è disciplina che possa giustificarsi, nel singolo, con un significato superiore ed autonomo. Ma questa spiritualità, che deve essere viva fra i nostri, non ha bisogno delle formulazioni dogmatiche obbligate, di una data confessione religiosa; comunque lo stile di vita che deve trarsene non è quello del moralismo cattolico, il quale a poco più mira che non ad un addomesticamento virtuistico dell'animale umano; politicamente, questa spiritualità non può non nutrire diffidenza rispetto a tutto ciò che come umanitarismo, eguaglianza, principio dell'amore e del perdono anziché dell'onore e della giustizia, è parte integrante della concezione cristiana. Certo, se il cattolicesimo fosse capace di far propria una tenuta di alta ascesi ed appunto su questa base, quasi come in una ripresa dello spirito del migliore Medioevo crociato, far della fede l'anima di un blocco armato di forze, quasi di un nuovo Ordine Templare compatto ed inesorabile contro le correnti del caos, del cedimento, della sovversione e del materialismo pratico del mondo moderno - certo, in tal caso, ed anche nel caso che come minimo esso si fosse tenuto fermo alla posizione del Sillabo, per la nostra scelta non potrebbe esservi un solo istante di dubbio. Ma così come stanno le cose, dato cioè il livello mediocre e, in fondo, borghese e parrocchiano, a cui oggi è sceso praticamente tutto ciò che è religione confessionale e dati il cedimento modernista e la crescente apertura a sinistra della Chiesa post-conciliare dell'«aggiornamento», per i nostri uomini potrà bastare il puro riferimento allo spirito, appunto come l'evidenza di una realtà trascendente, da invocare per innestare alla nostra forza un'altra forza, per attirare una invisibile consacrazione su di un nuovo mondo di uomini e di capi di uomini.»

Si potrebbe tentare un parallelismo delle deduzioni e delle conclusioni a cui questi due intellettuali pervengono?