Il piano della Gabanelli e del Corrierone per i migranti | L'Indipendenza Nuova
Circondata da stima per il suo giornalismo d’inchiesta e per l’umile onestà con cui ha rifiutato la candidatura alla presidenza della repubblica offertale dai cinque stelle ecco la Gabanelli uscire a sorpresa sulla piazza delle proposte politiche per l’immigrazione.Domenica 14 Agosto il Corriere della Sera dedica una pagina intera di primo piano dal titolo gigante ”UNA PROPOSTA” all’idea della famosa giornalista pluripremiata come campionessa del giornalismo di’inchiesta.
Il punto di partenza è quello di gran moda sostenuto da tutti e cioè l’impossibilità di frenare e regolare l’immigrazione illegale. L’assioma non è affatto dimostrato ma viene dato per certo. Eppure le vicende dei Balcani e della Grecia dovrebbero dimostrare proprio il contrario e cioè che una presa di posizione decisa delle autorità nazionali non solo frena ma azzera i flussi illegali.
E’ come se ad un pronto soccorso dove arrivi un paziente con una vena recisa tutti i medici, con fare solerte ed accorato, concordino nel dire che l’uscita del sangue non può essere fermata e si cerchi di dar vita a programmi alternativi come iniezioni ,trasfusioni , flebo varie per mantenere la buona salute del paziente.
Vediamo tuttavia con curiosità la prima proposta esplicita ed organica di intervento sulla questione dei migranti, scandita nelle quantità, nel tempo, nei costi e nella cornice politica.
Ebbene la Gabanelli dà per scontato che si debba provvedere a 200.000 ingressi emergenziali all’anno per almeno 10 anni. Stabilito ed accettato questo si presenta un piano di gestione che vede indicazioni concrete ben precise e sicuramente concordate e verificate con alcune tra le massime autorità dello stato:
1) Identificare 400 luoghi di accoglienza ,principalmente caserme dismesse, in cui concentrare 500 persone ciascuno. Costo previsto per la messa in abilitabilità dei luoghi 2 miliardi di euro.
2) Assumere 22.000 persone, circa una ogni dieci migranti, per svolgere dentro le caserme per almeno 6 mesi tutte le pratiche di identificazione, legittimazione, formazione, ricollocamento, corsi di lingue, gestione dei minori compresi asili e scuole. Il costo annuale previsto per questo personale e per le spese di mantenimento degli ospiti 2,2 miliardi di euro. Calcoli, precisa la Gabanelli ”fatti con la consulenza di professionisti del settore”.
3) Siccome il 60% dei fuggiaschi lo è per motivi economici che non danno diritto all’asilo deve essere disposta per loro l’espulsione ma in tempi certi e rapidi. Oggi un decreto di espulsione richiede circa due anni di procedure giudiziarie per sveltire le quali la Gabanelli propone di dedicare 40 magistrati esclusivamente a queste procedure riducendo i tempi a qualche mese. Precisa per altro che nel 2015 su 34.000 espulsioni dichiarate ne sono state effettuate forzatamente meno della metà con una spesa di circa 1000 euro per persona espulsa.
4) Alla fine degli accertamenti e della separazione dei legittimati dai respinti l’Europa intera dovrebbe procedere alla ridislocazione dei legittimati con l’obbligo di accettazione delle quote nazionali di ogni paese membro.
Sembra che la Gabanelli abbia già consultato le autorità Europee chiedendo se sarebbero disposte a finanziare i circa 4 miliardi annui previsti dal progetto e contestualmente imporre la redistribuzione dei legittimati. La risposta sarebbe positiva.
La proposta della Gabanelli avrebbe, a suo dire, la capacità di offrire una risposta all’emergenza migratoria ed allo stesso tempo “con la ricaduta di arricchire il paese anziché impoverirlo”.
La domanda che mi viene spontanea è da quale pulpito provenga questa idea e quale appoggio abbia negli ambienti governativi dato che sia il ministro dell’interno Alfano sia quello degli esteri Gentiloni non fanno altro che dichiarare linee vaghe e parziali.
Mi chiedo poi come mai sia stato dato alla Gabanelli ed al Corsera il compito di sondare il terreno con un progetto ben definito nelle quantità, nei tempi e nelle risorse, cosa assolutamente nuova nel nostro panorama politico. Forse la paura dell’incancrenimento della situazione e di una rivolta incipiente dell’opinione pubblica è crescente.
Nel merito della proposta i miei dubbi giganteschi riguardano sia il fronte degli effettivi respingimenti che quello delle accoglienze da parte degli altri stati europei. Stabilito comunque che nel migliore dei casi a noi toccherebbe comunque un quinto delle accettazioni legali, sarebbe a nostro carico dopo l’anno di formazione la collocazione professionale e logistica di almeno 40.000 persone all’anno. Togliendo il posto a chi?
Il “migliore dei casi” è comunque quasi impossibile visto che sulla questione l’Europa si sta spaccando.
Facendo poi un conto diverso cioè dividendo il costo totale di 4 miliardi di spese per 200.000 “accolti” l’anno ne risulta una spesa iniziale(all’anno) di 20.000 euro per ogni persona. C’è da domandarsi quanti progetti in Africa potrebbero essere sostenuti con queste cifre che, usate qui, non riguardano i poveri ma i ceti medi dell’Africa che possono permettersi, seppur drammaticamente, fughe e sogni.




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