La pretesa è avere i coglioni rotti il meno possibile..è questa la vera pretesa dell'Iniziato..:eek:
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Per la verità Guénon l'ho letto, non solo i libri che citi, e se vogliamo parlare di confusione nei suoi testi ce n'è parecchia.
D'altra parte lui come le maggior parte dei "maestri" legati alla c.d. tradizione, più che tramandare gl'insegnamenti di chi li ha preceduti, o al massimo di fornirne chiarificazioni e interpretazioni coerenti, reinterpretano gl'insegnamenti tradizionali alla luce delle proprie convinzioni.
Ma per chiudere la digressione, volevo solo aggiungere che già nell'AtharvaVeda viene detto chiaramente che il Sostegno, il Substrato della realtà è sat e asat, infinitamente grande ed infinitamente piccolo, tutto, quindi siauno che molteplice.
Il Brahman coerentemente e chiaramente viene sempre designato come coincidenza dei contrari poichè è chiaro alla mentalità antica che i contrari sono un qualcosa di secondario, non primordiale.
In fin dei conti si ha qui l'elaborazione filosofica del mito cosmogonico indoeuropeo in cui il Principio è situato nel Kaos, nella voragine primordiale che è abisso aperto nell'indefinito, in cui ogni cosa è contenuta in maniera indifferente: i contrari vi sono già presenti, ma non come tali.
Per questo il Brahman non può essere Non-Essere, proprio perchè si situa in un momento in cui Essere e Non-Essere non sono ancora dati, difinirlo Non-essere è riduttivo e sbagliato, Esso è sat e asat, non asat, penso che più chiari di così non si possa essere, è evidente il ruolo del Brahman come momento di inifferenza precedente alla posizione dei contrari.
Essere e Non-Essere come attualità contraddittorie sono posti solo dopo (logicamente) il momento del Brahman senza qualità, mi sembra del tutto ovvio e proprio per questo logicamente il Brahman Saguna segue il Nirgnua: una volta che la contraddizione è posta, essa è risolta in favore dell'Essere il che è evidente e tautologico. Penso che non vi possa essere alcuna confusione, anzi una chiarezza cristallina.
In tutto ciò il Non-Essere non c'entra, esso diviene concetto "paracadute" per guistificare la dissoluzione dell'individualità in qualcosa che non sia il Nulla, ma in realtà crea più contraddizioni di quante risolva. Si tratta di una scelta, sacrificare una parte di coerenza in nome di un principio che si ritiene superiore, ovvero la negazione dell'individualità. Scelta che non condivido, ma che è legittima e che implica delle conseguenze di cui si ci si dovrebbe rendere responsabili
Guenon interpreta la metafisica dal punto di vista iniziatico..espresso nell'Adavaita Vedanta..non duale..alla Shankara..e logicamente viene accettato da chi segue questa dottrina..a prescindere dalle Forme in cui si innesta..
Dottrina espressa nelle Upanishad..in forma essenziale..con l'identificazione di Atman e Brahman..e della personalità come modificazione illusoria di Atman..
Questo Atman è Brahman e Tu sei i quello..ed io sono Brahman..rispettivamente
"Ayam Âtma Brahma"..."Tat tvam asi"..."Aham Brahmasmi".."Prajñânam Brahma" identifica il Brahman con la Conoscenza..intesa come Consapevolezza logicamente..
anche se il linguaggio.. essendo simbolico.. quando si riferisce a realtà metafisiche deve abbassarsi a quelle ontologiche..e ciò si vede quando si paragona il Brahman a Coscienza...perchè altrimenti sarebbe impossibile parlarne..
Detto questo..Guenon vede le cose alla luce di questa dottrina..anche se non condivido certe applicazioni sul piano storico..o iniziatico..che nessuno dice le cose giuste al 100%...ma se cerchiamo la trascrizione filosofica in termini comprensibili per gli occidentali della metafisica advaita....Guenon è geniale..
e concettualmente rigoroso..
E tornando al quibus..il Non Essere non si identifica per niente al Brahman Nirguna..ma è ciò che rimane quando si divide illusoriamente l'Essere dal Brahman Inqualificato..
Dal momento che l'Essere è finito..ciò che rimane fuori è Non Essere..e ambedue sono prodotti dal Brahman che è superiore ad entrambi..
Il Brahma Inqualificato..non diviene..perchè l'Infinito non può diventare altro da sé..
ma proietta le sue illusorie qualificazioni di cui la prima è l'Essere...e si afferma il Saguna..
Una volta posto l'Essere..il Brahman rimane sempre lo stesso..per questo è possibile parlare di Non Essere come tutto ciò che non è qualificato come Essere..
Non siamo qui nelle emanazioni che divengono..ma dell'Unica Realtà che sogna..per fare un esempio concreto..
il sognatore riamane lo stesso pur sognando le cose più disparate..come il Brahman Nirguna rimane lo stesso pur attraverso le Sue modifiche illusorie..
Questo concetto mi sono reso conto che è difficile farlo intendere a chi pensa che il Brahman emani..e divenga Essere..
E per la dissoluzione..prima di dissolversi nel Non Essere..che poi sarebbere superare l'Essere e identificarsi nell'Infinito Inqualificato...prima bisogna Essere..
cioè Consapevole 24 ore al giorno..cosa non facile..
l'individualità viene trasfigurata dall'Essere e si afferma nella sua pienezza..come il servitore che si realizza di fronte al vero padrone..ciò che si perde è solo l'ego..
che ci era servito a raggiungere la percezione di Essere..
ma una volta che l'ego capisce di vestire i panni del guardiano di porci mentre in realtà è l'Essere o il re... ecco che comincia la lotta per riacquistare il trono perduto..l'ego che sparisce è il porcaro che ritorna in possesso dell'Essere..il suo ruolo e la sua natura...
Ecco..prima di annullarsi oltre l'Essere...bisogna possederlo e la via iniziatica è la Strada..altrimenti ci disintegriamo in quella dissoluzione psichica..che sembra il passatempo preferito dei nostri contemporanei..
Testadiprazzo ha scritto, riferendosi a te per altro:
"E' chiaro che se dividiamo il Tutto tra Essere e nulla..risulta che Tutto è esistente e quindi il futuro e il passato già sono e ci scorrono come la pellicola di un film già girato.."
Quello che volevo affermare è che se questo è vero cioè che il Tutto che possiamo intendere logicamente è già tutto esistente nel caso fosse determinato da una volontà trascendente non potremmo accorgerci della sua esistenza se non per la volontà stessa di tale entità trascendente, quindi non possiamo escluderla.
Cosa cosa :D? che ragionamento è questo!? Semplicemente non vi può essere alcuna entità trascendente rispetto al tutto, o il tutto non sarebbe il tutto, inoltre dire che tale entità vuole o non vuole che ci accorgiamo di ciò significa parlare il linguaggio del nichilismo senza accorgersi di farlo: niente può volere o non volere qualcosa, volere è sempre volere l'impossibile cioè volere che le cose siano altro da ciò che sono.
Vedi ritorniamo sempre al solito punto la negazione della volontà, ma è proprio la struttura che si vuole dare al Tutto concepibile con la ragione che nega la possibilità che possiamo accorgerci di avere una volontà anche nel caso l'avessimo, cioè se ci accorgessimo di avere una volontà il Tutto concepibile con la ragione non potrebbe avere quella struttura.
No, la struttura necessaria del tutto illumina il significato REALE della volontà, cioè illumina l'unico significato che essa può assumere, cioè la contraddizione. Alla luce della verità la volontà è contraddizione, e dunque alla luce della verità l'ipotesi che ipotizza una volontà non contraddittoria di cui potersi accorgere è una ipotesi contraddittoria, cioè impossibile, cioè possibile al di fuori della verità e dunque nell'alienazione, cioè è un ipotizzare la negazione della verità la quale però (elenchos) risulta negazione di sè medesima. E qui ritorniamo al tuo problema di capire quale sia la differenza tra ragione e fede: la ragione è tale nella misura in cui ne un uomo ne un Dio può smentirla, cioè è destino della necessità, altrimenti (se è smentibile da qualcuno) è fede. Pensare che vi possa essere altro al di fuori della verità ha senso nella misura in cui nemmeno si sa quali sono le caratteristiche della verità: cioè la non confutabilità, un Dire stante, assoluto e incontrovertibile, totalitario e totalizzante.
Ho capito, ma se non fosse così la mia tesi verrebbe meno, no?
Se la volontà non fosse contraddizione ci accorgeremmo di averla, no?
Ti vorrei far notare inoltre che la negazione del divenire della creazione è più compatibile con la definizione di Dio data nella Bibbia, rispetto all'ammissione dello stesso [del divenire].