Milano, l’estate dei volontari che rinunciano alle ferie per aiutare i profughi: "Arricchisce e dà speranza" - Repubblica.it

Ci sono quelli che l'agosto se non su una spiaggia, non agosto. E ci sono quelli che l'estate la passano a Milano da tre anni, e per scelta. Sono i volontari di Bruzzano, che durante l'inverno lavorano o fanno vita da pensionati, ma l'estate no. L'estate dei profughi. Il parroco don Paolo non ha bisogno nemmeno di convocarli, che loro, alla fine di luglio si sono gi autoconvocati. Si trovano nell'oratorio della chiesa della Beata Assunta Vergine di via Acerbi 12 e si mettono d'accordo per distribuirsi i turni.

Perch questa chiesa in un angolo che sembra un paese, alla periferia nord della citt, per il terzo anno consecutivo, ha deciso di mettere le brande in palestra e accogliere i migranti. Dopo i siriani dell'agosto 2014, e i nigeriani del 2015, questa volta tocca agli eritrei e ai somali, molti dei quali arrivano quirimbalzati dalle frontiere di Como e di Ventimiglia, che hanno tentato inutilmente di superare pi volte negli ultimi mesi. I volontari di don Paolo fanno squadra con quelli della Casa della carit, che arrivano da Crescenzago, periferia est. Gente che non si era mai vista prima e che collabora fraternamente nella gestione di 120 persone che dormono qui ogni notte.Milano, Ferragosto solidale: Sala al pranzo dei City Angels con clochard e migranti

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Il giorno di Ferragosto a pranzo erano in 280: profughi, pi volontari, pi anziani e poveri di entrambi i quartieri. Ma il lavoro dura un mese e tutti a Bruzzano si danno da fare. Come Ivano Ceriani, con la moglie e con suo figlio Simone, 15 anni, che per la terza estate consecutiva hanno rinunciato a 15 giorni di vacanza per il loro turno alla mensa dei profughi. Pap Ivano sorride mentre spiega "che non si pu solo parlare di solidariet e convivenza, se ognuno non ci mette anche un poco del suo, altrimenti troppo facile". E il figlio Simone annuisce: "A me spiace perch non posso fare pi di quattro ore al giorno di servizio. Sono violinista al liceo musicale del Conservatorio e devo un po' studiare se a settembre non voglio essere fuori esercizio. Mi spiace perch questi 15 giorni di lavoro, sono faticosi, ma ti lasciano tanta ricchezza dentro, tante emozioni".

Ad aiutare nell'accoglienza dei profughi, ci sono anche detenuti ammessi al lavoro esterno del carcere di Bollate, che arrivano fino a qui con Tilde Napoleoni, rossa di capelli e piena di energia: "L'hanno chiesto loro di venire qui ad aiutare gli immigrati - spiega - sentono che sia una bella occasione di restituire alla societ quello che hanno portato via con i loro reati. un modo anche questo per scontare la pena, per reintegrarsi nella vita normale".

Accanto ai detenuti con i loro bicipiti istoriati di tatuaggi ci sono i pensionati, che dopo aver passato l'inverno ad aiutare i pi anziani di loro, d'estate non vogliono restare con le mani in mano: " una cosa che ci gratifica e ci fa sentire vive. Rendersi utili a quest'et una cosa che d energia e speranza in tutto quello che ancora pu dare il futuro - raccontano Silvana Carminati e Francesca Crotti, entrambe 70enni, arrivate dalla parrocchia di san Critoforo in via Padova 166 - bellissimo fare questa esperienza di condivisione con persone che vengono da lontano e che hanno bisogno di aiuto, come avevamo bisogno noi italiani, quando eravamo poveri".

Non c' un giorno di tregua a Bruzzano, perch i rifugiati arrivano a ondate continue dall'hub di via Sammartini, anche se gli enti pubblici non spendono nulla per questa assistenza, pagata con donazioni private. Fra queste, Milano Ristorazione, la societ che sforna i pasti per 80mila bambini durante l'anno, che in agosto regala il cibo per i profughi. La presidente Gabriella Iacono, a Ferragosto, si messa il grembiule della volontaria per servire ai tavoli agli ospiti della parrocchia.

E ognuno porta la sua competenza, come Bendaoud Mouchen, mediatore e traduttore, che viene a Bruzzano per aiutare gli operatori a capire le storie dei migranti, che parlano quasi tutti solo arabo o tigrino, oltre a pochissime parole di inglese o francese: "Sento storie molto tristi in questi giorni. Donne sole che arrivano dalla Siria o dall'Etiopia, sole o con i figli piccoli, e sperano di raggiungere i parenti in Svezia e in Germania


e vengono sbattute fuori dalle frontiere, ma non vogliono arrendersi. Che pena non poterle aiutare". Con lui Doudou Kouma, senegalese, operatore della Casa della carit, come Fiorenzo De Molli: "Ci sono tanti segni di speranza - raccontano - come Ester e Cristof, arrivati l'estate scorsa dalla Nigeria, nostri ex ospiti, che oggi ci hanno portato il loro bambino: Matteo, due mesi di vita, il frutto della vita che germoglia anche dove c' stato tanto dolore".