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    Predefinito L'Europa investa in istruzione e sanità

    Perchè conviene che l’Europa investa in istruzione e sanità



    Giuseppe Fontana* - 11 Giugno 2010

    Mentre i Paesi europei lottano con difficoltà per cercare di uscire dal collasso finanziario che ha preso il via nell’estate del 2007, e per superare la crisi di sfiducia nell’euro, è con occhi un pò invidiosi che guardiamo ad Est. L’economia cinese resta forte e con ogni probabilità sarà una delle più grandi potenze al mondo nel giro di qualche decennio. Ciò solleva un’interessante domanda: c’è qualcosa che possiamo apprendere dalla Cina per alleviare i postumi della crisi?

    Uno degli aspetti più affascinanti della recente esperienza economica in Cina è la combinazione di alti tassi di crescita economica e di una riduzione sostanziale delle disuguaglianze con gli altri paesi più ricchi del mondo. Tra gli anni sessanta e la metà degli anni novanta molti Paesi asiatici hanno compiuto importanti passi avanti in termini di crescita economica. Ma non tutti questi Paesi sono riusciti con successo a ridurre il gap con i paesi più ricchi. Per esempio, mentre alla metà degli anni ottanta il Pil pro-capite in Cina e in India era piuttosto simile, intorno a 800 dollari, nel 2008 è cresciuto fino a raggiungere i 6.000 dollari in Cina, mentre si è arrestato intorno ai 2.700 dollari in India.

    In un lavoro scritto in collaborazione con Aurelie Charles e Abhinav Srivastava dal titolo “India, China and the East Asian Miracle: a human capital development path to high growth rates and declining inequalities” – che sarà pubblicato a breve sulle pagine del Cambridge Journal of Regions, Economic and Society – offriamo un contributo alla spiegazione del successo cinese.

    Ben consapevoli del rilievo che hanno le dinamiche della domanda aggregata nel sostenere la crescita, nel lavoro in oggetto ci siamo concentrati sul contributo arrecato dai miglioramenti del capitale umano, che in breve è una misura della capacità produttiva dei lavoratori di un Paese. Il capitale umano viene generalmente misurato attraverso la capacità della forza lavoro di contribuire alla crescita della ricchezza di un Paese. Questa capacità viene principalmente acquisita attraverso due fattori, l’istruzione e il benessere fisico (il quale a sua volta deriva da una buona salute e dunque da una adeguata alimentazione). In sostanza, questi fattori si traducono in una vita più sana e più lunga, e tutto ciò si concretizza generalmente in un lavoro migliore e in migliori condizioni lavorative.

    Nella ricerca abbiamo analizzato tre indicatori del capitale umano: il reddito personale, i benefici offerti dal servizio sanitario nazionale e quelli determinati dal livello di istruzione della popolazione, per alcuni Paesi asiatici, inclusi Cina ed India, negli ultimi tre decenni. A tal proposito, nel lavoro viene precisato che alcuni indicatori chiave dei benefici offerti dal servizio sanitario nazionale e dal livello di istruzione, come ad esempio l’aspettativa media di vita ed il tasso di alfabetizzazione , mostrano che il livello di benessere fisico ed il livello di educazione della popolazione in Cina è migliorato molto nel corso degli ultimi 30 anni. Viceversa l’India, come mostrano gli indicatori chiave che misurano i benefici offerti dal servizio sanitario nazionale e dal livello di istruzione indicano, è rimasta considerevolmente indietro rispetto alla Cina, sebbene anch’essa abbia conosciuto alcuni miglioramenti. Inoltre, a partire dalla metà degli anni 80, i salari reali – in altre parole i beni e servizi che è possibile comprare con il proprio reddito - dei lavoratori del settore manifatturiero in Cina sono cresciuti notevolmente, mentre in India si sono ridotti.

    È interessante anche notare che nel 1980 il valore di beni prodotti da ogni persona impiegata nel settore manifatturiero – ciò che gli economisti chiamano produttività del lavoro – era tanto in India quanto in Cina appena al di sotto dei 2.000 dollari. Nel 2006, la produttività del lavoro nel settore manifatturiero ha superato la soglia di 12.000 dollari per lavoratore in Cina, mentre in India è cresciuta molto meno toccando un livello di poco superior ai 4.000 dollari per lavoratore.

    In effetti, la ricerca mostra che i lavoratori manifatturieri cinesi, con più denaro nelle loro tasche, hanno investito parte del loro salario nel migliorare il livello di assistenza sanitaria e di accesso all’educazione per sé stessi e per le loro famiglie. Tutto ciò ha creato un circolo virtuoso: una forza di lavoro meglio pagata, che gode di un più alto livello di benessere fisico, di un maggior livello di istruzione, diviene più produttiva e questo rende possibile ulteriori investimenti nel settore della sanità e dell’educazione, i quali migliorano ulteriormente la produttività del lavoro. Viceversa, in India questi investimenti nel settore della sanità e dell’educazione non sono stati realizzati, ed anche per questo il Paese non ha potuto sperimentare un livello di crescita economica analogo a quello cinese.

    Ritornando ai Paesi europei, ed alla loro difficoltà nel superare tanto gli effetti deleteri della crisi finanziaria quanto la crisi di sfiducia nell’euro, crediamo ci siano importanti lezioni che essi possono apprendere dalla Cina. Avere una forza lavoro ben pagata, con un più alto livello di benessere fisico ed un maggior livello di istruzione, rende i lavoratori più produttivi e il paese più ricco. Insomma, mentre i responsabili della politica economica europea si concentrano esclusivamente sui tagli alla spesa pubblica, ignorando gli effetti depressivi che questi in generale hanno sulla domanda aggregata, l’esperienza cinese degli ultimi decenni ci insegna che è particolarmente importante sostenere il settore dell’istruzione e della sanità.

    Naturalmente, il modello cinese non rappresenta la cura miracolosa per i nostri problemi, ma quella esperienza dimostra che ridurre la spesa pubblica in settori vitali quali sanità ed educazione certamente prolungherà i dolorosi postumi della crisi che stiamo cercando di neutralizzare. Sacrificare gli investimenti nel settore sanitario e dell’istruzione significherebbe sacrificare il futuro dell’economia europea.

    *Università del Sannio e University of Leeds

    Perchè conviene che l’Europa investa in istruzione e sanità | Economia e Politica

    Direi che una politica economica di sinistra responsabile potrebbe e dovrebbe combinare questo approccio con quello schumpeteriano dell'altro articolo !!

  2. #2
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    Predefinito Rif: L'Europa investa in istruzione e sanità

    Ammetto di aver letto sommariamente, e di essere ideologicamente prevenuto, ma a me pare la solita fuffa che calpesta la logica per dimostrare le proprie tesi, in alcuni casi invertendo le casue con gli effetti.

    In particolare: l'aumento della prduttivita' dipende soprattutto dagli investimenti privati, che applicati al lavoro consentono di ottenere beni in maggiore quantita' (o di maggiore qualita') con lo steso tempo/sforzo. Questo processo e' accompagnato dalla crescita professionale dei lavoratori e dalla loro specializzazione, solo in minima parte influenzata dall'istruzione di base.
    Gli investimenti sono diretta conseguenza della tassazione e del regime rispettoso della proprieta privata. Ergo, la crescita cinese piu' che altro e' dovuta a questi due fattori fondamentali: liberta' di impresa e basse tasse.
    Secondo. La crescita della salute dei cinesi e conseguenza dell'aumento della produtivita', non causa. Non ci puo essere aumento della prodzione di cure mediche se prima non viene creata la ricchezza che consente di produrle.
    Terzo. Gli stati europei hanno gia investito parecchio in istruzione e sanita', anzi, essendo le voci piu' importanti di spesa, direi che le cause della bassa crescita e degli enormi debiti pubblici in europa sono proprio da ricercarsi li. Lo stato, che com'e' noto ha produttivita' infima (per le note ragioni basate sulla mancanza di scelta dei consuamatori e sul finanziamento obbligatorio), ha prodotto istruzione e cure mediche in modo disutile (cioe' consumando piu' ricchezza di quella che rendeva in servizi), sobbarcandoli di tasse predatorie e debiti fantasmagorici rincorrendo la solita illusione keynesiana per la quale basta che lo stato aumenti la domanda aggregata perche' l'econimia cresca, poco importa che questa domanda sia fatta di inutili lauree... ospedali inutilizzati... o delle belle buche scavate e riempite.
    Ultima modifica di ciddo; 16-07-10 alle 10:44

  3. #3
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    Predefinito Rif: L'Europa investa in istruzione e sanità

    In particolare: l'aumento della prduttivita' dipende soprattutto dagli investimenti privati, che applicati al lavoro consentono di ottenere beni in maggiore quantita' (o di maggiore qualita') con lo steso tempo/sforzo. Questo processo e' accompagnato dalla crescita professionale dei lavoratori e dalla loro specializzazione, solo in minima parte influenzata dall'istruzione di base.

    L'aumento della produttività dipende dalla capacità dei lavoratori, su cui gioca un ruolo non trascurabile l'istruzione, e dagli investimenti, ma non sta mica scritto nella pietra che debbano essere solo privati.

    Gli investimenti sono diretta conseguenza della tassazione e del regime rispettoso della proprieta privata. Ergo, la crescita cinese piu' che altro e' dovuta a questi due fattori fondamentali: liberta' di impresa e basse tasse.

    Indubbiamente, ma il vantaggio comparato dei cinesi e degli indiani, come evidenziavano alcune ricerche americane degli anni '80, è che univano e uniscono elevata professionalità a bassi salari.

    Secondo. La crescita della salute dei cinesi e conseguenza dell'aumento della produtivita', non causa. Non ci puo essere aumento della prodzione di cure mediche se prima non viene creata la ricchezza che consente di produrle.

    Beh, Mao aveva eretto un sistema sanitario di tutto rispetto, ovviamente a debito :sofico: paradossalmente, quando c'era la ricchezza per finanziarlo, il sistema si è enormemente deteriorato, anche se ci sono segni di ripresa.

    Terzo. Gli stati europei hanno gia investito parecchio in istruzione e sanita', anzi, essendo le voci piu' importanti di spesa, direi che le cause della bassa crescita e degli enormi debiti pubblici in europa sono proprio da ricercarsi li. Lo stato, che com'e' noto ha produttivita' infima (per le note ragioni basate sulla mancanza di scelta dei consuamatori e sul finanziamento obbligatorio),

    Questo è un punto di vista, che trovo non assolutizzabile, dato il ruolo determinante che ha avuto lo Stato nello sviluppo dei mercati e delle industrie nel corso della storia.

    ha prodotto istruzione e cure mediche in modo disutile (cioe' consumando piu' ricchezza di quella che rendeva in servizi), sobbarcandoli di tasse predatorie e debiti fantasmagorici rincorrendo la solita illusione keynesiana per la quale basta che lo stato aumenti la domanda aggregata perche' l'econimia cresca, poco importa che questa domanda sia fatta di inutili lauree... ospedali inutilizzati... o delle belle buche scavate e riempite.

    Veramente l'articolo dice altro, ossia che tagliando sanità e istruzione colpiremo la qualità dei nostri lavoratori, rendendoli meno competitivi, almeno stavolta (data la fonte ) non è un invito a spendere e spandere, ma a tagliare altre voci di spesa.

    Comunque per le dinamiche formazione / salute della Cina ti invito a leggere "Adam Smith a Pechino" di Giovanni Arrighi e "La sanità in Cina" di Enrico Lobina !

  4. #4
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    Predefinito Rif: L'Europa investa in istruzione e sanità

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    L'aumento della produttività dipende dalla capacità dei lavoratori, su cui gioca un ruolo non trascurabile l'istruzione, e dagli investimenti, ma non sta mica scritto nella pietra che debbano essere solo privati.
    Invece è proprio così perchè allocare il pcapitale è un processo di scoperta inteso a capire dove risorse necessariamente limitate risolvano prima i bisogni piu' importanti della società. Lo stato non ha nessuno strumento per farlo a parte gruppi di pressione C'è di piu' visto: che lo stato non rischia soldi suoi non ha alcun incentivo a riallocare effcientemente quelle risorse anche una volta che si rivelasse l'errore cioè una perdita economica

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Gli investimenti sono diretta conseguenza della tassazione e del regime rispettoso della proprieta privata. Ergo, la crescita cinese piu' che altro e' dovuta a questi due fattori fondamentali: liberta' di impresa e basse tasse.

    Indubbiamente, ma il vantaggio comparato dei cinesi e degli indiani, come evidenziavano alcune ricerche americane degli anni '80, è che univano e uniscono elevata professionalità a bassi salari.
    Se uno produce di piu' a costi piu' bassi è solo perchè è piu' produttivo

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Beh, Mao aveva eretto un sistema sanitario di tutto rispetto, ovviamente a debito :sofico: paradossalmente, quando c'era la ricchezza per finanziarlo, il sistema si è enormemente deteriorato, anche se ci sono segni di ripresa.
    Il servizioo sanitario di Mao??? Ma la Cina fu colpita da ripetute carestie durante il suo regno cui seguirono decine di milioni morti

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Terzo. Gli stati europei hanno gia investito parecchio in istruzione e sanita', anzi, essendo le voci piu' importanti di spesa, direi che le cause della bassa crescita e degli enormi debiti pubblici in europa sono proprio da ricercarsi li. Lo stato, che com'e' noto ha produttivita' infima (per le note ragioni basate sulla mancanza di scelta dei consuamatori e sul finanziamento obbligatorio),

    Questo è un punto di vista, che trovo non assolutizzabile, dato il ruolo determinante che ha avuto lo Stato nello sviluppo dei mercati e delle industrie nel corso della storia.
    Mahhh..per quanto ho verificato queste storie si sono rivelate delle fandonie. Guarda per esempio le leggende sul MITI in Giappone o il fallimento di POSCO in Korea, Renault in Francia, etc.

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    ha prodotto istruzione e cure mediche in modo disutile (cioe' consumando piu' ricchezza di quella che rendeva in servizi), sobbarcandoli di tasse predatorie e debiti fantasmagorici rincorrendo la solita illusione keynesiana per la quale basta che lo stato aumenti la domanda aggregata perche' l'econimia cresca, poco importa che questa domanda sia fatta di inutili lauree... ospedali inutilizzati... o delle belle buche scavate e riempite.

    Veramente l'articolo dice altro, ossia che tagliando sanità e istruzione colpiremo la qualità dei nostri lavoratori, rendendoli meno competitivi, almeno stavolta (data la fonte ) non è un invito a spendere e spandere, ma a tagliare altre voci di spesa.
    E' proprio questo l'errore evidenziato all'inizio: lo stato non puo' sapere dove investire. Questo è processo di scoperta, imprenditoriale, per prova ed errore

  5. #5
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    Predefinito Rif: L'Europa investa in istruzione e sanità

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    L'aumento della produttività dipende dalla capacità dei lavoratori, su cui gioca un ruolo non trascurabile l'istruzione, e dagli investimenti, ma non sta mica scritto nella pietra che debbano essere solo privati.
    Gli investimenti pubblici non sono orientati a criteri di economicita' (chi spende non e' chi paga, chi paga non e' chi usufruisce), e quindi finiscono per essere giganteschi sprechi.

    Beh, Mao aveva eretto un sistema sanitario di tutto rispetto, ovviamente a debito :sofico: paradossalmente, quando c'era la ricchezza per finanziarlo, il sistema si è enormemente deteriorato, anche se ci sono segni di ripresa.
    Lo stato, se si impegna, puo' anche far campare fino a 100 anni, ma la ricchezza che impiega e' piu' di quella che viene resa, il che significa che sono tutti piu' poveri.
    Inoltre, come vedi, nonostante le cure di Mao, i cinesi all'epoca avevano una produttivita' infima, ad estrema dimostrazione che la prima non e' causa della seconda.

    Questo è un punto di vista, che trovo non assolutizzabile, dato il ruolo determinante che ha avuto lo Stato nello sviluppo dei mercati e delle industrie nel corso della storia.
    Invece e' la ragione ultima per la quale il socialismo non funziona. E non funziona neanche se applicato solo a certi settori. Il muro e' crollato per quel motivo. Lo stato, se ha avuto un ruolo nello sviluppo, e' stato quello di limitarlo e renderlo meno veloce.

    [B]Veramente l'articolo dice altro, ossia che tagliando sanità e istruzione colpiremo la qualità dei nostri lavoratori, rendendoli meno competitivi, almeno stavolta (data la fonte ) non è un invito a spendere e spandere, ma a tagliare altre voci di spesa.
    Io credo che lo stato debba tagliare purchessia... ovunque esso spende, senza il minimo riguardo ad argomentazioni di merito circa il fatto che una certa spesa sia piu' utile di altre. Ricorda che la spesa pubblica e' fatta con soldi prelevati da tasche private... e che una spesa per lo stato, e' una non-spesa per colui che quei soldi li ha guadagnati ma ha dovuto darli al fisco. Se i tagli alla spesa si traducono in maggiori soldi in tasca ai cittadini (la ricetta giusta infatti dovrebbe accompagnare i tagli alla spesa con cospiqui tagli alle imposte) i lavoratori non perderebbero aluna competitivita' ne professionalita', dato che sarebbero loro i primi ad investire sul loro futuro.
    Ultima modifica di ciddo; 16-07-10 alle 13:04

  6. #6
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    Predefinito Rif: L'Europa investa in istruzione e sanità

    Citazione Originariamente Scritto da Phileas Visualizza Messaggio
    Invece è proprio così perchè allocare il pcapitale è un processo di scoperta inteso a capire dove risorse necessariamente limitate risolvano prima i bisogni piu' importanti della società. Lo stato non ha nessuno strumento per farlo a parte gruppi di pressione C'è di piu' visto: che lo stato non rischia soldi suoi non ha alcun incentivo a riallocare effcientemente quelle risorse anche una volta che si rivelasse l'errore cioè una perdita economica
    Si caro Phileas, lo stato non e' nella condizione per capire se il suo investimento e' un errore. Infatti non puo' sapere l'utilita' per chi usa il servizio vale la spesa... se cioe' gli utenti, per avere il servizio, sarebbero davvero disposti a spendere quanto esso costa allo stato. E' dall'impossibilita' dell'autocorrezione che viene l'allocazione disutile di risorse....

  7. #7
    Vedo la mano invisibile
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    Predefinito Rif: L'Europa investa in istruzione e sanità

    ma credete davvero che in cina la massa di contadini e lavoratori abbia pensioni, scuole e sanità pagate dalle imposte???
    illusi..
    La verità produce effetti anche quando non può essere pronunciata.

    L. von Mises

    SILENDO LIBERTATEM SERVO

  8. #8
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    Predefinito Rif: L'Europa investa in istruzione e sanità

    Citazione Originariamente Scritto da -Duca- Visualizza Messaggio
    ma credete davvero che in cina la massa di contadini e lavoratori abbia pensioni, scuole e sanità pagate dalle imposte???
    illusi..
    Nessuno l'ha detto -.- aridaje

  9. #9
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    Predefinito Rif: L'Europa investa in istruzione e sanità

    Citazione Originariamente Scritto da Manfr Visualizza Messaggio
    Perchè conviene che l’Europa investa in istruzione e sanità



    Giuseppe Fontana* - 11 Giugno 2010

    Mentre i Paesi europei lottano con difficoltà per cercare di uscire dal collasso finanziario che ha preso il via nell’estate del 2007, e per superare la crisi di sfiducia nell’euro, è con occhi un pò invidiosi che guardiamo ad Est. L’economia cinese resta forte e con ogni probabilità sarà una delle più grandi potenze al mondo nel giro di qualche decennio. Ciò solleva un’interessante domanda: c’è qualcosa che possiamo apprendere dalla Cina per alleviare i postumi della crisi?

    Uno degli aspetti più affascinanti della recente esperienza economica in Cina è la combinazione di alti tassi di crescita economica e di una riduzione sostanziale delle disuguaglianze con gli altri paesi più ricchi del mondo. Tra gli anni sessanta e la metà degli anni novanta molti Paesi asiatici hanno compiuto importanti passi avanti in termini di crescita economica. Ma non tutti questi Paesi sono riusciti con successo a ridurre il gap con i paesi più ricchi. Per esempio, mentre alla metà degli anni ottanta il Pil pro-capite in Cina e in India era piuttosto simile, intorno a 800 dollari, nel 2008 è cresciuto fino a raggiungere i 6.000 dollari in Cina, mentre si è arrestato intorno ai 2.700 dollari in India.

    In un lavoro scritto in collaborazione con Aurelie Charles e Abhinav Srivastava dal titolo “India, China and the East Asian Miracle: a human capital development path to high growth rates and declining inequalities” – che sarà pubblicato a breve sulle pagine del Cambridge Journal of Regions, Economic and Society – offriamo un contributo alla spiegazione del successo cinese.

    Ben consapevoli del rilievo che hanno le dinamiche della domanda aggregata nel sostenere la crescita, nel lavoro in oggetto ci siamo concentrati sul contributo arrecato dai miglioramenti del capitale umano, che in breve è una misura della capacità produttiva dei lavoratori di un Paese. Il capitale umano viene generalmente misurato attraverso la capacità della forza lavoro di contribuire alla crescita della ricchezza di un Paese. Questa capacità viene principalmente acquisita attraverso due fattori, l’istruzione e il benessere fisico (il quale a sua volta deriva da una buona salute e dunque da una adeguata alimentazione). In sostanza, questi fattori si traducono in una vita più sana e più lunga, e tutto ciò si concretizza generalmente in un lavoro migliore e in migliori condizioni lavorative.

    Nella ricerca abbiamo analizzato tre indicatori del capitale umano: il reddito personale, i benefici offerti dal servizio sanitario nazionale e quelli determinati dal livello di istruzione della popolazione, per alcuni Paesi asiatici, inclusi Cina ed India, negli ultimi tre decenni. A tal proposito, nel lavoro viene precisato che alcuni indicatori chiave dei benefici offerti dal servizio sanitario nazionale e dal livello di istruzione, come ad esempio l’aspettativa media di vita ed il tasso di alfabetizzazione , mostrano che il livello di benessere fisico ed il livello di educazione della popolazione in Cina è migliorato molto nel corso degli ultimi 30 anni. Viceversa l’India, come mostrano gli indicatori chiave che misurano i benefici offerti dal servizio sanitario nazionale e dal livello di istruzione indicano, è rimasta considerevolmente indietro rispetto alla Cina, sebbene anch’essa abbia conosciuto alcuni miglioramenti. Inoltre, a partire dalla metà degli anni 80, i salari reali – in altre parole i beni e servizi che è possibile comprare con il proprio reddito - dei lavoratori del settore manifatturiero in Cina sono cresciuti notevolmente, mentre in India si sono ridotti.

    È interessante anche notare che nel 1980 il valore di beni prodotti da ogni persona impiegata nel settore manifatturiero – ciò che gli economisti chiamano produttività del lavoro – era tanto in India quanto in Cina appena al di sotto dei 2.000 dollari. Nel 2006, la produttività del lavoro nel settore manifatturiero ha superato la soglia di 12.000 dollari per lavoratore in Cina, mentre in India è cresciuta molto meno toccando un livello di poco superior ai 4.000 dollari per lavoratore.

    In effetti, la ricerca mostra che i lavoratori manifatturieri cinesi, con più denaro nelle loro tasche, hanno investito parte del loro salario nel migliorare il livello di assistenza sanitaria e di accesso all’educazione per sé stessi e per le loro famiglie. Tutto ciò ha creato un circolo virtuoso: una forza di lavoro meglio pagata, che gode di un più alto livello di benessere fisico, di un maggior livello di istruzione, diviene più produttiva e questo rende possibile ulteriori investimenti nel settore della sanità e dell’educazione, i quali migliorano ulteriormente la produttività del lavoro. Viceversa, in India questi investimenti nel settore della sanità e dell’educazione non sono stati realizzati, ed anche per questo il Paese non ha potuto sperimentare un livello di crescita economica analogo a quello cinese.

    Ritornando ai Paesi europei, ed alla loro difficoltà nel superare tanto gli effetti deleteri della crisi finanziaria quanto la crisi di sfiducia nell’euro, crediamo ci siano importanti lezioni che essi possono apprendere dalla Cina. Avere una forza lavoro ben pagata, con un più alto livello di benessere fisico ed un maggior livello di istruzione, rende i lavoratori più produttivi e il paese più ricco. Insomma, mentre i responsabili della politica economica europea si concentrano esclusivamente sui tagli alla spesa pubblica, ignorando gli effetti depressivi che questi in generale hanno sulla domanda aggregata, l’esperienza cinese degli ultimi decenni ci insegna che è particolarmente importante sostenere il settore dell’istruzione e della sanità.

    Naturalmente, il modello cinese non rappresenta la cura miracolosa per i nostri problemi, ma quella esperienza dimostra che ridurre la spesa pubblica in settori vitali quali sanità ed educazione certamente prolungherà i dolorosi postumi della crisi che stiamo cercando di neutralizzare. Sacrificare gli investimenti nel settore sanitario e dell’istruzione significherebbe sacrificare il futuro dell’economia europea.

    *Università del Sannio e University of Leeds

    Perchè conviene che l’Europa investa in istruzione e sanitÃ**|*Economia e Politica

    Direi che una politica economica di sinistra responsabile potrebbe e dovrebbe combinare questo approccio con quello schumpeteriano dell'altro articolo !!
    ci voleva finalmente qualcuno che ponesse questo problema...la reale causa della depressione europea è che mancano politiche economiche di crescita.
    Nè DAVANTI Nè DI DIETRO, MA DI LATO

  10. #10
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    Predefinito Rif: L'Europa investa in istruzione e sanità

    Citazione Originariamente Scritto da Zefram_Cochrane Visualizza Messaggio
    ci voleva finalmente qualcuno che ponesse questo problema...la reale causa della depressione europea è che mancano politiche economiche di crescita.
    Eeeehhhh???!!! :gratgrat:
    I tassi ai minimi di sempre per gran parte del decennio, deficit su valori sistematicamente superiori alla crescita del PIL in gran parte del globo, debiti e spesa pubblica in crescita sistematica ovunque dagli USA, all'Europa al Giappone....e amcherebbbero le politiche di crescita???
    Il caldo, ehh?:sofico:

 

 
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