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  1. #1
    Papessa
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    Predefinito Ci fosse un Oscar alla verità, gli apparterrebbe di diritto!

    Nino Spirlì
    I negri dei gommoni utili a mafiosi, drogati, sporcaccioni, avidi e chiesa deviata


    Domenica 7 agosto 2016 – San Gaetano Thiene – a casa, in Calabria

    Ma quale fraternità?! Ma quale accoglienza?! Quale solidarietà?! Tutte balle per i giornali e le televisioni. La verità è più fetida e inconfessabile. Anche per le tonache bianche…

    I negri dei gommoni servono a ben altro che a mettere in pratica la Parola del Signore…

    I negri dei gommoni servono alla mafia come scagnozzi di basso cabotaggio, da braccianti senza diritto al salario nelle loro vaste tenute a sicari per accoppamenti senza cachet, da venditori di merce tarocca per finte signore che non vogliano rinunciare alla personale luisguittò quasi vera a distributori di calzettoni in cotone cancerogeno sugli intercity in perenne ritardo. Da staffette per i “piccoli” latitanti a guardiani di mignotte. A picchiatori di refrattari al pizzo. A sentinelle d’angolo per controllare i movimenti delle Forze dell’Ordine e dei singoli cittadini.

    I negri dei gommoni servono ai drogati, quelli persi e sdentati postsessantottini (da eroina) e quelli cocainomani in Ferrari o quelli in scooter liceale, arrugginiti di canne e fumo da epatite già a 12 anni, perché come distribuiscono la merda i clandestini non ci riesce nessuno. Hanno, infatti, solo loro la prima delle caratteristiche necessarie ad uno spacciatore: sono invisibili. Non hanno nome, non hanno domicilio stabile, son tutti uguali e intoccabili, non sono registrati. Anzi, sì: vivono a casa dello Stato Italiano, sono tutelati anche quando spaccano mobili, muri, coglioni! Se una stanzetta non gli piace, è pronta una suite di una depravato albergatore che, per 35 euro al giorno si farebbe anche inchiappettare sulla punta estrema della Mole Antonelliana. Giusto quel tempo necessario per guadagnarsi il rimborso statale ed europeo che gli consenta di fare il pieno alla fuoriserie con tanto di cavallino rampante.

    I negri dei gommoni servono anche e proprio a loro, agli avidi. Di denaro, di notorietà, di riconoscimento pubblico di presunta bontà. Gli avidi di vita fuori dalle grigie mura di casa, dove abbandonano genitori anziani nelle mani di badanti senza fissa dimora che li seviziano col beneplacito dei “santi dell’accoglienza”, dove abbandonano intere nidiate di figli, che si drogano di canne e pokemon in fuga da individuare anche nel fondo della tazza del cesso, dove abbandonano mariti o mogli rincoglioniti di donnefransischemontenegro o chilhavisto e, magari, destinati all’abbandono all’alcol o a qualche zoccola d’oltreurali o mandingo delle foreste ghanesi… E che dire degli avidi di denari facili: i caritatevoli a pagamento delle associazioni “umanitarie”, che si stanno gonfiando le tasche di soldoni che puzzano di morte e di invasione del nostro Occidente? E i proprietari di immobili “consegnati” ai bonifici a pioggia della falsa europa dei burocrati magnoni e dei politici miopi (quando va bene) o, più verosimilmente, collusi? E che dire degli avidi di prime pagine con foto della stretta di mano bicolore, vomitevolmente buonista, e triste quanto un biscotto alla nutella schiacciato dalla ruota d’un TIR?

    I negri dei gommoni e le loro femmine piacciono e servono agli sporcaccioni di tutti i generi, che, con pochi spiccioli, si sono assicurati, fin dal loro primo sbarco clandestino, ore e ore di copule caffellatte, che, altrimenti, non avrebbero potuto nemmeno immaginare. “Vedo la gente morta”, diceva il ragazzino del film. “Vedo il troiaio ovunque”, recita la Vecchia Checca che sta scrivendo, scandalizzata, lei come e più degli altri umani, dalla deriva pervertita che sta prendendo la propria gente. Vecchie che si abbandonano a giovanotti equatoriali, cazzuti e furbi come faine, che, prima le spogliano, poi le spogliano. Nell’ordine, delle mutande, dei beni, della dignità. Pensionati integerrimi, che corrono dal medico a curarsi creste di gallo e scolo, manco vivessero nei bordelli dei bassifondi d’un secolo fa. Giovinette e giovinetti, schiuma della “società perbene” radicalchic e “ddesinistra”, che si intrecciano come mozzarelle di bufala a invasori di prima, seconda e terza generazione, per dimostrare che, in “amore”, Franza o Spagna purché se magna…

    I negri dei gommoni servono alla chiesa deviata, quella che ha rinunciato, peccando, alla PAROLA, per dedicarsi unicamente ed ereticamente all’uomo, confondendo CRISTO, FIGLIO DI DIO, fattosi uomo, con l’uomo che crede di essere dio, ma che NON sarà MAI VERBO. La chiesa che si ingrassa con le voracissime fondazioni milionarie dei cardinaloni e dei vescovazzi in brama d’ascesa. La chiesa che HA ed E’ una banca. La chiesa che blatera di perdono in tv e sui giornalini di parrocchia, ma non salva i parrocchiani stessi se sono italiani, occidentali, cristiani. La chiesa che accoglie i ragli degli infedeli, i quali, irrispettosi del Santo Tabernacolo, sporcano i lini candidi degli Altari con le loro sure di morte. La chiesa che tace sul martirio di centinai di migliaia di Cristiani nel mondo, soprattutto per mano dei maomettani. La chiesa di questo scellerato che viene dalla fine del mondo e che continua, senza misericordia alcuna, a parlare di misericordia. La chiesa deviata dei farisei dei cori domenicali, che si sentono così tanto in casa propria, da parlare a voce alta anche davanti all’Altare del Santissimo, da mangiare la pizza, bere la birra e ruttare fra i banchi destinati ai fedeli; da rispondere, autorizzati dalla frequenza alle riunioni parrocchiali, alle chiamate o ai messaggi dei loro volgarissimi cellulari anche durante la celebrazione della Santa Messa. La chiesa deviata dei preti pervertiti, che accolgono non A FIANCO, ma DENTRO di sé, confondendo la fratellanza con l’incesto. La chiesa che distribuisce il Corpo di Cristo ai suoi carnefici…

    I negri dei gommoni, invece, qui NON servono.

    I negri dei gommoni servono ai loro Paesi, per lottare contro i signori della guerra, per mandare a casa i tiranni sanguinari, per liberarsi dal giogo della teocrazia e dell’avidità di soldi e potere, per rinascere come popoli, per creare democrazia, per dare futuro al proprio continente, per abbattere capanne e bidonville e creare case e quartieri, per coltivare le proprie terre, per allevare i propri bestiami, per inaugurare scuole, università, ospedali, uffici. Tutto lì, nella loro terra. Come noi abbiamo fatto nella nostra.

    Aiutarli a fuggire verso casa nostra, ammazza noi e ammazza loro.

    Quando tutto questo entrerà nella testa dell’Occidente, dopo essergli entrato nelle viscere, sarà un Buongiorno, Mondo!

    Fra me e Voi.

    I negri dei gommoni utili a mafiosi, drogati, sporcaccioni, avidi e chiesa deviata ? Il blog di Nino Spirlì


    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
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  2. #2
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    Predefinito Re: Ci fosse un Oscar alla verità, gli apparterrebbe di diritto!

    Sicuramente condivisibile, almeno in gran parte.
    "L'odio per la propria Nazione è l'internazionalismo degli imbecilli"- Lenin
    "Solo i ricchi possono permettersi il lusso di non avere Patria."- Ledesma Ramos
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  3. #3
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    Predefinito Re: Ci fosse un Oscar alla verità, gli apparterrebbe di diritto!

    Friday, January 15, 2010

    Maledetti terroni, razzisti e mafiosi. E ora chi raccoglierà i mandarini?

    Destra e sinistra hanno recentemente trovato un punto di accordo: per entrambe la colpa dei fatti di Rosarno è stata della malavita organizzata, denominata in quella zona ‘ndrangheta. Mirabilmente sintetico e illustrativo del binomio mafia-razzismo era il titolo del Manifesto: «Ku klux clan». Come diceva giustamente La Grassa attribuire la colpa alla mafia mette d’accordo un po’ tutti. E consente a tutti di ignorare la realtà. Particolarmente «interessante» è stato un articolo di Vittorio Feltri in un’inusuale veste di antirazzista schierato dalla parte dei «negri» (Feltri è uno che dice negro al negro, e se anche Feltri è sceso in campo a «favore dei negri” vuol dire che qualcosa di grave è accaduto). «E pensare che se i calabresi si alleassero con i negri e insieme combattessero i delinquenti del pizzo e degli appalti, in dieci giorni la regione più scalcinata del Paese risolverebbe ogni suo problema e cesserebbe di accusare lo Stato di non fare ciò che essa non prova neppure ad abbozzare.» Questo è il livello. Non esiste più questione meridionale, la malavita non è strettamente intrecciata con il potere economico e politico non solo del sud, ma dell’intero nazione. Basterebbero quattro pistolettate …. oramai viviamo in una realtà televisiva. Gli altri, quelli «di sinistra”, quelli che si credono sempre i più colti di tutti, non sono da meno. Ad es., Il Manifesto si sta distinguendo per una campagna di stampa molto accanita contro i «razzisti» di Rosarno.
    Tempo fa avevo abbozzato un modello interpretativo del razzismo e dell’antirazzismo, quali poli antitetico-polari dell’ideologia delle classi dominanti che ho ritrovato abbastanza confermato dalle reazioni ai fatti di Rosarno. E’ interessante notare come all’interno di questi poli, il razzista può rovesciarsi in antirazzista e viceversa, poiché questa insistenza su mafiosità e razzismo si direbbe congeniti dei meridionali ben confina con il pregiudizio. Questa volta anche gli acerrimi nemici Feltri e Scalfari sono stati accomunati da un’identica preoccupazione riguardo a «chi raccoglierà le arance, i pomodori, le olive?» (Scalfari su Repubblica della scorsa domenica). Come chiariva Feltri, se i meridionali non vogliono più fare i negri qualcuno il negro dovrà pur farlo. Soltanto che ora, scriveva Feltri, è «troppo tardi. Non escludiamo che la rabbia di Rosarno possa essere contagiosa e fare danni in varie zone del Mezzogiorno, dove l’agricoltura si avvale di schiavi africani per essere competitiva e per sopperire alla mancanza di manodopera locale.» Feltri ci svela la verità delll’antirazzismo. I cittadini rosarnesi con il loro violento rifiuto dei «negri» hanno rotto un equilibrio, ecco perché si sono scagliati tutti contro di loro, destri, sinistri, a partire da quella estremi, Chiesa, istituzioni, mass-media.
    C’è qualche piccolo particolare che non quadra riguardo alla «pista mafiosa»: è proprio la mafia che ha portato i «negri» in quei posti ed è la mafia che li sfrutta in vari modi. Quindi non è interessata al loro allontanamento. Applicare il binomio razzismo/mafia ai fatti di Rosarno serve ad una cosa sola: ignorare la realtà. Ormai di una questione meridionale neanche più se ne parla, quando il divario fra il Nord e il Sud del paese cresce. Quando ho letto che gli abitanti di Rosarni hanno inneggiatto a Bossi, e quando ho visto come sono stati criminalizzati da questa demenziale classe politica e intellettuale ho avuto la chiara sensazione che la sfascio del paese non è lontano.
    Nonostante tutto cerchiamo di fare uno sforzo di comprensione, senza stare a giudicare dall’altro di una presunta superiorità morale o culturale. A Casarno, si è verificata una cosa orribile e tragica qual’è la guerra tra i poveri. Fortunamente è stata meno tragica di quello che poteva essere. Nessuno è morto, sebbene alcuni siano stati feriti in modo grave. Ma altre potranno essere più gravi se non ci decidiamo ad affrontare la realtà. Per questo bisognerebbe non ergersi a giudici e cercare di capire quello che è accaduto. Tra le tante che si sono lette, il premio per la cazzata migliore spetta senza dubbio a Saviano, secondo il quale gli immigrati non solo vengono a fare i lavori che non vogliamo fare, ma vengono anche a combattere la mafia per conto nostro. Dalla cronaca sembra che invece gli immigrati se la siano presa non con la mafia, loro «datrice di lavoro», e che, a ragione, magari temono come tutti gli altri, ma se la sono presa piuttosto con le persone comuni. Secondo un giornale: «di spranghe e bastoni, gli extracomunitari, in gran parte provenienti dall’Africa, hanno attraversato la cittadina distruggendo centinaia di auto, in qualche caso anche con persone a bordo (le schegge dei vetri hanno ferito all’orecchio destro un bambino, che si trovava in auto con i genitori. Il bimbo è stato medicato e subito dimesso), abitazioni, vasi e cassonetti dell’immondizia.» Nonostante questi episodi, che accompagnono immancabilmente il conflitto acuto tra i gruppi umani, credo che gli immigrati non siano da condannare, ma neanche gli abitanti di Rosarno. Piuttosto le responsabilità, gravi, sono da attribuire a coloro che hanno consentito si creasse una situazione del genere.
    Fra i tanti articoli non ne ho trovato nessuno che abbia cercato di capire le motivazioni degli abitanti di Rosarno. Si sa sono i cattivi di turno, e non importa capire le loro motivazioni. Invece dovremmo abbondare lo schema mentale dei buoni e dei cattivi, in cui la cultura televisiva (statunitense) ci ha educato, la quale ci induce a credere di essere sempre dalla parte dei buoni, delle persone civili, educate e tolleranti fin quando i problemi li osserviamo da lontano e non ci toccano direttamente.
    In rete, come al solito, capita di leggere riflessioni molto più interessanti rispetto ai giornali. Mi ha colpito particolarmente quanto scrive Antonio Catalano sul blog di «Comunismo e comunità» che riporterò più avanti per esteso. Non conosco i Rosarnesi, né sono riuscito ad individuare un articolo che potesse considerarsi un resoconto affidabile del loro punto di vista, tuttavia, sono del parere che Catalano colga nel segno: la competizione per il lavoro, causa l’angoscia riguardo alla propria sorte, il timore di essere ridotti come delle bestie, come erano effettivamente ridotti gli immigrati a Rosarno. È questo, io credo, che ha suscitato il rifiuto e la risposta violenta della gente di Rosarno. Bruno Bettelheim, ospite dei lager nazisti, per oltre un anno, ricorda di essere rimasto , insieme ai suoi compagni all’ingresso del campo dal «gran numero di coloro che non lavoravano e che sembravano degli scheletri ambulanti. […] Vedendoli nacque in noi la paura di poter diventare simili a loro. La maniera più facile per placare questa angoscia era credere di essere fatti “di un’altra stoffa”, e perciò di non poter mai cadere tanto in basso. La paura di affondare nello strato subumano della società della prigione – di diventare degli asociali, dei “mussulmani” – era un incentivo potente per combattere contro di loro una vera lotta di classe» (Gennaro Scala, Bruno Bettelheim e il soffocamento della personalità nel nostro tempo, )
    Lasciamo la parola ad Antonio Catalano:
    Ormai più nessuno (alcuni però ce ne sono ancora) pensa che gli immigrati facciano quei lavori che gli italiani non vogliono fare, questa è la filastrocca che i fessi hanno ripetuto per tanti anni e che è servita a far accettare il lavoro immigrato nei vari comparti produttivi fuori da ogni garanzia contrattuale. È chiaro che se un padrone ha a disposizione dei lavoratori immigrati che può sottopagare e per i quali non ha obblighi contrattuali questi non si fa scrupoli morali a metterlo al suo servizio per giunta con una legislazione che lo favorisce in quanto costringe tanti immigrati ad essere irregolari quindi clandestini quindi ricattabili. Questa forza-lavoro a prezzi stracciati fa gola a tutti i padroni, piccoli e medio-piccoli in particolare, e contribuisce purtroppo alla riduzione del potere contrattuale dei lavoratori locali che così si trovano a dover fare i conti con una concorrenza che li costringe a vendersi anch’essi a prezzi ribassati e a ritmi di lavoro forsennati. Quando ero ragazzo durante la stagione estiva andavo nei campi della Capitanata foggiana per la raccolta dei pomodori, peperoni, melanzane, carciofi, uva, barbabietole da zucchero. Con me c’erano tanti altri ragazzi oltre che uomini e donne adulte. Questa circostanza oggi è improponibile per il semplice fatto che ci sono a disposizione schiere di migranti (nel vero e proprio senso che si spostano di qua e di là al seguito dei lavori da svolgere nei campi) che lavorano come ciucci e per i quali le retribuzioni sono al minimo del minimo, fuori di qualsiasi tutela sindacale, che vivono accampati in bidonville dove le condizioni igieniche sono del tutte assenti, ciò suscitando molto spesso il ribrezzo della gente che vede in loro dei selvaggi.
    In questo contesto la presenza degli immigrati genera contraddizioni spesso violente con le popolazioni locali che vedono in loro il segno evidente della mancanza di prospettiva per il proprio futuro. Il corno del problema non è quello di limitarsi a denunciare il razzismo e la xenofobia (che ci sono e vanno duramente contrastati) ma provare a rovesciare l’ordine dei fattori e far emergere gli interessi che sono a monte di situazioni del genere e quale potrebbe essere la giusta strada da percorrere per non rimanere ingabbiati in una logica inconcludente e funzionale alla fin fine allo stato di cose presente. Per limitarci alle situazioni tipo quelle di Rosarno, chi beneficia della presenza degli immigrati? Sono padroni e padroncini che in combutta con amministratori locali, polizie e delinquenze locali e forti di una legge che li protegge e favorisce ottengono il risultato di vedere crescere i propri profitti in modo esponenziale. Ma visto che non possono farlo senza pagare pegno riescono a deviare l’attenzione – scaricando così la contraddizione – sull’anello debole costituito dai migranti che sono quindi indicati alle popolazioni come i responsabili del degrado e quant’altro.
    La sfida che bisogna lanciare perché si possa aprire uno spiraglio è quella di far capire in particolare ai giovani proletari (che spesso sono i più rabbiosi contro gli immigrati) che è loro interesse far sì che le condizioni del lavoro siano tutelate e sottoposte ad un rigido controllo contrattuale, che i responsabili sono tutti coloro che da questa situazione continuano a guadagnarci in termini economici oltre che di consensi elettorali.
    I fatti di Rosarno ci costringono a guardare in faccia la realtà fuori da sentimenti pietistici del cavolo, che oltre a non servire a nulla alimentano nuove tensioni, ma sempre tenendo dritta la barra, perché è proprio in mare aperto ed agitato che si fatica di più a governare la nave ed è qui che si dimostra di avere capacità di governo. Ma questo realismo lo dobbiamo sempre inscrivere nel grande cerchio della ricomposizione delle forze sociali che non hanno niente da guadagnare da questo sistema, e che quindi hanno l’interesse a non scannarsi come i capponi di Renzo ma a trovare la strada giusta che necessariamente passa per la costruzione di un unico fronte di lotta e di organizzazione tra lavoratori immigrati e italiani. C’è nulla da fare, l’alternativa è cadere nel leghismo combinato nelle varie salse che cavalca demagogicamente le ansie e le preoccupazioni dei ceti popolari per sottometterli però alle ferree leggi della valorizzazione capitalistica.
    Antonio Catalano
    Antonio Catalano scrive molte cose giuste, ma, allo stesso tempo, è la dimostrazione di quanto sia necessaria una seria riflessione sulla deriva eticistica dell’opposizione succedduta alla disfatta del comunismo come movimento storico. Il comunismo di Marx non voleva essere «dalla parte degli ultimi» nel etico-cristiano, voleva una società organizzata diversamente, più equa, più giusta e quindi più felice, e in questo senso si rivolgeva agli strati inferiori della società che avrebbero dovuto essere quelli maggiormente interessati al cambiamento, tuttavia egli si basava sempre su un’analisi il più possibile accurata e scientifica della situazione concreta, per la quale mise a punto un metodo specifico, senza la quale si regredisce ad un approccio etico, o addirittura caritatevole, che può, contrariamente alle migliori intenzioni, risultare dannoso. Dannoso, non solo complessivamente per la società, ma, talvolta, anche per i singoli che vorremmo beneficiare, accogliendoli nelle nostre ricche città, i quali spesso finiscono per essere attirati in una trappola, in particolare le donne che finiscono a fare le prostitute, ma anche i maschi che finiscono a fare gli schiavi. Essere dalla parte degli ultimi, dei migranti, vuol dire essere favorevoli comunque e in ogni caso all’immigrazione? Va fatta, al contrario, una riflessione spassionata, fredda e razionale su cosa ha significato l’esplosione dell’immigrazione dagli anni ‘90 ad oggi. Non è questa è l’occasione giusta per una riflessione approfondita, tuttavia alcune cose vanno dette. L’immigrazione non è un fatto né negativo né positivo a priori, ma a seconda dei contesti. In generale ritengo che un maggiore intreccio fra le popolazioni sia positivo, tuttavia bisogna vedere i costi che comporta e il contesto in cui si verifica. Per quanto riguarda l’immigrazione di questi ultimi decenni ritengo che sia un fattore sostanzialmente negativo. Essa è stata esplicitamente favorita a partire dalla fase hard del cosiddetto neo-liberismo per abbassare il costo del lavoro, attraverso la competizione al ribasso che inevitabilmente si crea con la forza lavoro locale in un contesto di incipiente crisi economica, Come è possibile portare avanti delle lotte o consolidare delle conquiste nel mondo del lavoro quando il capitale ha a disposizione in abbondanza una forza lavoro disposta a lavorare a un costo inferiore? Ecco perché non si può creare nessun fronte comune con gli immigrati senza una regolazione dell’immigrazione.
    Come notava Cinanni, in Emigrazione e imperialismo (1968), (qui alcuniestratti)uno dei pochi studi a me noti che hanno cercato di analizzare a livello strutturale l’emigrazione/immigrazione, i paesi di immigrazione si appropriano di forza-lavoro giovane per la cui formazione non hanno sostenuto alcun costo, causando cosìun ulteriore impoverimento dei paesi di provenienza e aumentando la disparità fra nazioni ricche e povere. Nello stesso libro l’autore faceva il bilancio storico-politico ed economico di oltre un secolo di emigrazione dalla Calabria giungendo alla conclusione che l’emigrazione era stato uno dei principali fattori di impoverimento della regione, tuttora una delle più povere regioni d’Italia. E ora la Calabria si ritrova a fare i conti sia con l’emigrazione che con l’immigrazione.

    Maledetti terroni, razzisti e mafiosi. E ora chi raccoglierà i mandarini? : comments » Pensare senza schemi









    L'amore vince sempre sull'invidia e sull'odio

  4. #4
    Papessa
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    Predefinito Re: Ci fosse un Oscar alla verità, gli apparterrebbe di diritto!

    Ribadisco questo pezze dell'articolo:


    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio

    I negri dei gommoni, invece, qui NON servono.

    I negri dei gommoni servono ai loro Paesi, per lottare contro i signori della guerra, per mandare a casa i tiranni sanguinari, per liberarsi dal giogo della teocrazia e dell’avidità di soldi e potere, per rinascere come popoli, per creare democrazia, per dare futuro al proprio continente, per abbattere capanne e bidonville e creare case e quartieri, per coltivare le proprie terre, per allevare i propri bestiami, per inaugurare scuole, università, ospedali, uffici. Tutto lì, nella loro terra. Come noi abbiamo fatto nella nostra.

    Aiutarli a fuggire verso casa nostra, ammazza noi e ammazza loro.
    Hanno così tanto da lavorare a casa loro, per conquistare la loro terra usurpata! Che cavolo vengono a cercare qui? Vogliono ancora essere schiavi? Vogliono dimostrare che l'abolizione delle colonie è stata un grave errore poichè questi popoli non sono capaci di gestirsi da soli in alcun modo? E, o sono colonizzati dalle nazioni oppure dalle MULTINAZIONALI che li sfruttano ad oltranza?

    I piagnucoloni buonisti dalle cosce spalancate riflettano a queste semplicissime realtà.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
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  5. #5
    .... .....
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    Predefinito Re: Ci fosse un Oscar alla verità, gli apparterrebbe di diritto!

    I negri dei gommoni vengono nel Paese dei Balocchi ..Il Gatto e la Volpe prendono i soldi per l'imbarco..e Lucignolo li guida sempre più a Nord..fino alla Norvegia..alla ricerca del Calderone dell'Abbondanza..che non troveranno mai..

    Comunque il discorso di Spirli è da meditare..se togliamo la baggianata della democrazia..in Africa..e dovrebbe essere ripreso da Mattarella e da Grasso..e anche dal Papa.. così direbbero qualcosa di interessante e sicuramente avrebbero più seguito..(hahahaha)
    Bisogna dare all'uomo non ciò che desidera..ma ciò di cui ha bisogno...
    (la via diretta non è la più breve)

  6. #6
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    Predefinito Re: Ci fosse un Oscar alla verità, gli apparterrebbe di diritto!

    In tutto questo non ho ancora capito come 'sto tizio vuole bloccare i negri dei gommoni. Ha intenzione di andare sulle coste libiche a bucare, con uno spillone, ogni singolo gommone? Buon viaggio, dunque.

    Son tutti bravi a sparlare. Soluzioni indicate? Zero.

  7. #7
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    Predefinito Re: Ci fosse un Oscar alla verità, gli apparterrebbe di diritto!

    Citazione Originariamente Scritto da portiere Visualizza Messaggio
    In tutto questo non ho ancora capito come 'sto tizio vuole bloccare i negri dei gommoni. Ha intenzione di andare sulle coste libiche a bucare, con uno spillone, ogni singolo gommone? Buon viaggio, dunque.

    Son tutti bravi a sparlare. Soluzioni indicate? Zero.
    In effetti, la soluzione non c'è, perciò gli sbarchi continueranno.
    “Non prenderti a cuore guadagno e perdita”

  8. #8
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    Predefinito Re: Ci fosse un Oscar alla verità, gli apparterrebbe di diritto!

    Citazione Originariamente Scritto da primahyadum Visualizza Messaggio
    Ribadisco questo pezze dell'articolo:




    Hanno così tanto da lavorare a casa loro, per conquistare la loro terra usurpata! Che cavolo vengono a cercare qui? Vogliono ancora essere schiavi? Vogliono dimostrare che l'abolizione delle colonie è stata un grave errore poichè questi popoli non sono capaci di gestirsi da soli in alcun modo? E, o sono colonizzati dalle nazioni oppure dalle MULTINAZIONALI che li sfruttano ad oltranza?

    I piagnucoloni buonisti dalle cosce spalancate riflettano a queste semplicissime realtà.
    in africa non esiste cultura del lavoro e del sacrificio ma solo quella del tira a campà alla meno peggio
    e quando mancano le basi non c'è scampo
    sinistri, siete dei luridi da vomito, fatevene una ragione

  9. #9
    Papessa
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    Predefinito Re: Ci fosse un Oscar alla verità, gli apparterrebbe di diritto!

    Citazione Originariamente Scritto da portiere Visualizza Messaggio
    In tutto questo non ho ancora capito come 'sto tizio vuole bloccare i negri dei gommoni. Ha intenzione di andare sulle coste libiche a bucare, con uno spillone, ogni singolo gommone? Buon viaggio, dunque.

    Son tutti bravi a sparlare. Soluzioni indicate? Zero.
    Soluzioni?

    Pattugliamento delle acque territoriali. Non raccattare più NESSUNO. Far passare forte e chiaro il messaggio che nessuno può più entrare e che per i veri profughi da ammettere i controlli saranno severissimi. Eventualmente affettuare accordi per un campo VERI profughi sulle coste africane.

    Coloro che riuscissero a sbarcare senza titolo nè documenti siano riportati da dove provengono.

    Ci sarebbe un tempo di latenza....ma sta' sicuro che, una volta capita l'antifona, non partirebbe più nessuno.
    "Così penseremo di questo mondo fluttuante: una stella all'alba; una bolla in un flusso; la luce di un lampo in una nube d'estate; una lampada tremula, un fantasma ed un sogno:"
    (Sutra di diamante)

  10. #10
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    Predefinito Re: Ci fosse un Oscar alla verità, gli apparterrebbe di diritto!

    In Italia abbiamo avuto l'Oscar dell'Amore per un po', contro l'Oscar dell'Invidia e dell'Odio
    "The gods that we've made are exactly the gods you'd expect to be made by a species that's about half a chromosome away from being chimpanzee." ~ Christopher Hitchens

 

 
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