questa è una virtù borghese, anzi teologale, l'unica che si autoriproduce nel senso che chi è accusato di saccenza pensa, a ragione, che è chi lo accusa che lo è, e glielo dice pure senza timore. E' la storia di u a bambina di otto anni che ritornò piangendo da scuola perchè la maestra gli aveva detto "saccente". Era la più brava della classe, e nonostante, dovette cercare con l'aiuto della mamma e di tutta la famiglia cosa diavolo quella nuova parola significasse. Passano gli anni, e l'ormai ex bambina va all'università, sceglie il mestiere di gran lunga più saccente: l'avvocato. E, qualsiasi cosa si pensi sulla saccenza dell'avvocato, il fatto che se la sia così presa non depone a favore della saccenza di quella bambina, pur con tutte le attenuanti del caso (prima volta che era rimproverata in pubblico, parola nuova che non conosceva, per giunta formulata in modo minaccioso)? quell'ex bambina non ha più pianto in vita sua, per questioni diciamo sue personali. L'aveva fatto un'altra volta, più o meno quando aveva quell'età, sempre ritornando dalla scuola un giorno che era venuta a casa coi pidocchi.




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