ho sognato il mio nemico, il mio unico, vi dico. Paragonava la Romania alla Sicilia, facendo della altre osservazioni strambe quanto questa, che io correggevo, alzando un po' la voce.
Poi, a tempo scaduto, cioè svegliandomi, a titolo di biglietto non rimborsabile, l'amara riflessione/verità: ero io, che siccome vengo dalla Sicilia, facevo del razzismo mettendolo in bocca al mio nemico improvvisato per l'occasione dalla mia mente (ma la persona esiste, non è immaginaria): siccome vivo in Emilia-Romagna, e sono originario della Sicilia, ecco la cattiveria del posto che non conosco. In realtà il mio nemico mi dava una lezione: si possono mettere in rapporto, prima che a frutto, tutti i posti che non conosciamo. Non dico che fossi da condannare, ma credevo di avere ragione come tutti quelli sopra un treno, anche fermo, non solo quelli sopra un treno follemente* lanciato a farci riconquistare solidità, coraggio e investimenti (secondo un linguaggio da direttore generale FS). Non c'era nessun treno nel sogno, nessun accavallamento/scambio di titolo e contenuto
*vuol dire audacemente, outrageously, oltre il senso comune, che parte prima e arriva dopo di Priamo, il riscattato, il piè veloce, a seconda delle fasi della corsa, della capacità di crederci, di sognare.




Rispondi Citando