c'è una vignetta. Una specie di regina Elisabetta con scettro in testa a un colloquio di lavoro. L'esaminatore, mellifluo, perplesso, col dito puntato. "E, oltre a regnare, cosa sa fare?".
Tenendo contro dell'assurdità della situazione, fatta per creare dei contrasti e suscitare stranezza in ogni senso (anche doppio, anche contrastante) come fa il far ridere oggi, senza una direzione, io la leggo come critica a un vezzo/necessità degli esaminatori di oggi, che non gli basta mai ciò che offri, e devono sempre volere il tuo lato nascosto, poco apprezzato da te stesso, magari per sottoutilizzarti e sotto...
Come dire: ma come, regnare è il mestiere più difficile, il più complesso....
C'è invece chi, non leggendola come una critica alla monarchia e al suo anacronismo (ma penso che la questione si possa allargare al potere rappresentativo in generale), loda il realismo dell'esaminatore che fa le stesse domande a tutti e non si fa condizionare; e ride quindi alla Re Shadow per la sproporzione della regina che si mette sul mercato del lavoro e il mondo che non ha bisogno di lei, della regina che si deve adattare; e non è detto che non abbia successo, cioè risorse (umane). E non pensa magari che governare sia difficile.
Voi come la vedete? siete finti simpatizzanti dei masters e le loro presunte doti/diversità o finti simpatizzanti dei servants, delle (non cieche, ma uguali, democratiche) opportunità/richieste per tutti, e che sul lavoro non si sputa. Dico finti perchè ognuna della due posizioni ha una scusa: la seconda che i re e presidenti battano la fiacca, non si impegnino, la prima nasconde al contrario dietro il riconoscimento della responsabilità per ogni atto, anche non ufficiale, dei governanti, una profonda critica dei metodi di quest'ultimi, alla ricerca del livellamento/sfruttamento della classi inferiori, cosciente dell'irrealismo della vignetta, che deve far riflettere su ciò che accade nella norma, non far trionfare la realtà. Di qui il riso un po' impossibile, sarcastico.
Nel formulare la domanda, mi rifaccio anche a: https://forum.termometropolitico.it/...so-di-web.html a quel curriculum ambulante che sono i nostri metodi abituali e in cui è vano cercare la sfumatura caratterizzante tra vero e falso.
Chiunque lavori, pagato o no, da tanto tempo o no, a selezionare personale, a fare contratti (la quale richiede, da entrambe le parti, meno decisione di quanto si crede), dovrebbe ammettere, che la domanda da fare a tutti, a chi hanno di fronte se c'è una domanda per tutti, non è cosa sa fare, ma se è motivato, pronto (a volte, al limite dell'auto addomesticabile), disponibile ad altre proposte/domande simili oppure no a quelle richieste/fatte.
Ero indeciso se chiamare questo topic "scattare!". Penso che così sia più otti-mistico, perchè è sempre stato così. Ma il lavoro, come l'amore, è oasi (è così, come volevasi dimostrare), un dispetto, un rancore dell'animo, una lotta mattarelliana, per la coesione, non dicendo di quest'ultima: "sì, adesso c'è", più o meno come ai tempi di Pertini, perchè si annoino i poveri.




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