Risultati da 1 a 3 di 3
  1. #1
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    10,854
     Likes dati
    0
     Like avuti
    16
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Paesi Bassi/ Giulio Meotti racconta l’Europa multietnica



    Europa multietnica

    Chiese convertite in moschee, l’islam prima religione ad Amsterdam, segregazione e sharia di stato. Il multiculti olandese è morto. Bolkestein: “Mi chiamarono razzista, oggi è realtà”. Ecco perché Wilders ha successo

    Giulio Meotti è stato due settimane in Olanda, paese multietnico all’avanguardia nella collisione fra l’islam e la democrazia occidentale. La sua è un’inchiesta sul successo di Geert Wilders e il tramonto del multiculturalismo. Questa è la prima puntata. Seguiranno una giornata con gli amici di Theo van Gogh; un racconto su Rotterdam, la città di Pim Fortuyn; l’incontro con una fotografa iraniana a cui gli ayatollah danno la caccia; un clamoroso caso di autocensura sull’antisemitismo islamico e un’intervista con un accademico sotto protezione perché condannato a morte dai fondamentalisti islamici.

    Al numero 114 di Jan Hanzenstraat c’è il cuore della moderna schizofrenia olandese. E’ lì che si trova la moschea el Tawheed, “il Monoteismo”, una delle più popolari in città. Un luogo unico al mondo, che soltanto in Olanda potrebbe esistere. Siamo nel quartiere operaio di Old West, che qui chiamano “South Bronx”. Una scritta in perfetto olandese invita a rispettare la privacy. Al di là della strada un coffeshop serve droghe leggere e graffiti di donne nude con bocche da fellatio adornano le mura attorno. Accanto alle ragazzine in t-shirt passano donne musulmane in burqa e chador. La moschea, di proprietà saudita, divenne nota il 2 novembre 2004 quando Mohammed Bouyeri, un giovane islamista che frequentava il luogo di preghiera, tagliò la gola al regista Theo van Gogh, discendente del fratello del celebre pittore Vincent. Qui pregava Samir Azzouz, condannato a otto anni per aver progettato l’assassinio di Geert Wilders, politico antiislamico che ha buone possibilità di vittoria alle prossime elezioni europee. L’imam è un egiziano che gestisce un ristorante dall’altra parte della strada e la moschea offre lezioni in olandese per i molti convertiti all’islam dalla pelle bianca. Ma anche prima che Bouyeri tagliasse “come una pagnotta” la gola a Van Gogh, la moschea era assurta alle cronache per aver venduto libri che giustificano l’uccisione degli omosessuali e la lapidazione delle adultere. E’ una delle moschee che Wilders vorrebbe chiudere.

    “Il fallimento del multiculturalismo è l’incontro fatale fra la perdita di Dio e la globalizzazione”, ci spiega Jos de Beus, filosofo della politica all’università di Amsterdam, laburista. Dati dell’ufficio centrale delle diocesi olandesi dicono che fra il 1973 e il 2002 oltre 240 chiese cattoliche sono state riconvertite in moschee, palestre o showroom. La chiesa protestante il Seminatore di Amsterdam oggi è la moschea Fatih. L’ultimo caso nel giorno di Pasqua, un mese fa, quando a Groningen una chiesa protestante è stata convertita in moschea. Il simbolo dell’ipersecolarismo è Oude Kerk, la più celebre chiesa di Amsterdam, risalente al XIII secolo, l’edificio più antico della capitale olandese. Di fronte ha molte vetrine di prostitute. La chiesa serve per esposizioni e può essere affittata per cene di gala. Davanti c’è il Sexyland che offre “Live Fuck Shows” (sesso dal vivo), l’High Time Coffeshop per le droghe leggere e l’Erotic Supermarket per i dildos, i peni artificiali venduti ovunque in città. Davanti alla chiesa un monumento: “Rispetto per le lavoratrici del sesso di tutto il mondo”. Costa sette euro visitare la chiesa che domina il quartiere. In una vetrina di oggettistica porno c’è una statua di bronzo con un energumeno che lecca una vagina. A pochi metri da qui però ci sono negozi di islamici in cui le donne non possono entrare. Siamo ad Amsterdam, dove l’islam è la prima religione. E i minorenni musulmani sono già maggioranza.

    “La vera domanda è perché è così facile integrare negli Stati Uniti e falliamo in Europa?”, dice Frits Bolkestein, teorico liberale e commissario europeo sotto Romano Prodi, accogliendoci nella sua casa sul fiume Amstel. Diciotto anni fa, quando sul giornale Volkskrant uscì un suo articolo sull’islam, Bolkestein fu tacciato di razzismo e accusato di essere un mercante di paure. Era profetico, ma all’epoca non si parlava di islam, stava crollando l’Unione sovietica, l’economia olandese non era mai cresciuta tanto quanto in quegli anni, si stava facendo la storia delle multinazionali, nasceva la Endemol del Grande fratello, l’ottanta per cento della popolazione aveva un lavoro fisso e la seconda generazione di musulmani da Marocco, Turchia e Indonesia stava facendo grandi passi in avanti. Poi, fra il 2002 e il 2004, due omicidi legati all’islam misero fine a quel sogno sinistro e dolciastro.

    Le uccisioni di Pim Fortuyn e Theo van Gogh furono i casi di violenza politica più clamorosa dai tempi di Jan e Cornelius de Witt, i due amici di Spinoza fatti a pezzi dalla folla. Ma accadeva tre secoli fa. Questo è l’unico angolo d’Europa dove non si scatenarono pogrom, dove Rembrandt dipingeva un Gesù con i tratti dell’ebreo sefardita, dove Spinoza diventava profeta di ateismo e Marx indagò le radici del capitalismo. Ma quel paese non esiste più e le città olandesi si stanno trasformando in ghetti etnici a cielo aperto. Oggi uno dei biglietti da visita più diffusi è questo: “Nome: Geert Wilders. Peccato: derisione dell’islam. Punizione: decapitazione. Ricompensa: paradiso”.
    Due omicidi multiculturali sarebbero bastati a vendicare Bolkestein. Ma l’ex eurocommissario ha dalla sua anche le statistiche. Entro sei anni la regione che comprende Amsterdam, l’Aia, Rotterdam e Utrecht sarà a maggioranza islamica. Intorno all’islam e al crollo del multiculturalismo è in corso una guerra che sta cambiando il volto dell’unico paese in cui Voltaire e Spinoza pubblicarono i loro scritti e Locke mise mano alla “Lettera sulla tolleranza”. E’ il paese con il più progressista sistema di diritti civili al mondo, ma per certi versi è quanto di più vicino agli stati americani della segregazione razziale.

    Alla scuola Rietlanden/8th Montessori di Amsterdam ci sono due ingressi, uno per gli olandesi nativi e uno per gli immigrati. La misura servirebbe a una migliore integrazione. E’ lo stesso governo ad ammettere che “un terzo delle scuole promuove la segregazione”. 680 istituti scolastici nel paese sono oggi composti in maggioranza da un gruppo etnico omogeneo. Uno studio dell’Open Society Institute parla di “quartieri concentrazionari” per il dieci per cento delle quattro più grandi città. Il trenta per cento dei musulmani olandesi vuole la sharia nei Paesi Bassi in una società-apartheid dove l’80 per cento dei figli di immigrati ancora oggi continua a “importare” le mogli dai paesi di origine, come Turchia e Marocco. La segregazione tra uomo e donna è finanziata anche dallo stato. A Utrecht il comune nel 2008 ha speso dieci milioni di euro per manifestazioni pro islam in cui gli uomini e le donne sono separate. La piscina Den Hommel ogni lunedì sera offre lezioni per soli uomini musulmani. Nella moschea Omar al Farouk ci sono due ingressi nell’ufficio informazioni del comune: uno per gli uomini e uno per le donne. La sharia è suffragata in nome della non discriminazione. Il Dutch Committee for Equal Treatment, una sorta di orwelliana commissione per l’eguaglianza, ha stabilito che un’insegnante di fede islamica può rifiutarsi di stringere la mano di un uomo. Come quando un celebre imam radicale, poco dopo l’omicidio di Van Gogh, si rifiutò di stringere la mano del ministro dell’Integrazione Rita Verdonk. Quella manina appesa nel vuoto divenne il simbolo dell’Olanda. Per il quinto anno consecutivo, l’emigrazione dall’Olanda ha superato l’immigrazione. L’Olanda è l’unico paese europeo che sta facendo esperienza dell’emigrazione.

    Bolkestein è noto come “il leone dei liberali”. Ex ministro della Difesa, presidente dell’Internazionale liberale e fustigatore della burocrazia, Bolkestein è stato per dieci anni il mentore di Wilders. “L’Olanda non fa parte di un destino diverso da Inghilterra, Francia, Germania e Italia, che ha legami speciali con il medio oriente”, ci dice Bolkestein. “Il multiculturalismo è letale nell’idea che la cultura è di plastica, malleabile, quando invece è rigida. Nel 1991 scrissi che l’integrazione non avrebbe funzionato se i nostri valori avessero avuto una conflagrazione con quegli degli immigrati. Fui chiamato razzista, odiatore dell’islam. Oggi in Olanda si parla di limitare la libertà di parola per evitare i conflitti. Il numero di immigrati è critico, due milioni di musulmani in Olanda. La precedente minoranza, gli ebrei, erano centomila. Una grande differenza. Ci sono quartieri dominati dai marocchini e segregazione fortissima nelle scuole”. Bolkestein critica la concezione formalista della democrazia. “Un paese una cultura, dovrebbe essere così. C’era un comico americano che disse: ‘Ho visto il nemico e siamo noi’. E’ questa l’Olanda. Avremmo dovuto insistere su alcuni valori non negoziabili, come la libertà di parola, l’eguaglianza uomo-donna, la separazione di stato e chiesa e così via. Sono le rocce della libertà che trovi nella Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo”.

    L’ex eurocommissario Frits Bolkestein è stato il maestro, oltre che di Wilders, che oggi critica, anche di un’altra “estremista liberale” come la dissidente somala e apostata Ayaan Hirsi Ali. “Abbiamo bisogno di persone come Ayaan, la adoro, la sostengo, è uno scandalo che lei, un membro del Parlamento, avesse bisogno di una protezione totale, così come Wilders. E’ una situazione scioccante”. Jaffe Vink è l’ex direttore del settimanale “Opinio” e una firma storica del quotidiano cristiano di sinistra Trouw. E’ stato lui a pubblicare il primo articolo di Ayaan due mesi dopo l’attentato alle Torri Gemelle di New York. “Parliamo di culture, ma non ne vediamo le differenze”, ci spiega Vink nella sua casa di Amsterdam. “Pensavamo che noi e Ratko Mladic avessimo la stessa cultura, che avrebbe pensato come noi”. Vink parla di uno dei segreti che tormenta la coscienza olandese: Srebrenica. Con i suoi 7.500 musulmani assassinati, fu la più grande strage di civili in Europa dopo il 1945. A difendere la popolazione dai serbi era stato dislocato un battaglione di paracadutisti olandesi. Una delle cartoline più cupe del Novecento mostra il colonnello olandese Ton Karremans brindare con Mladic. Subito dopo comincerà la strage dei civili. “Eravamo molto pacifisti, non volevamo più guerre, eravamo ricchi, mai stati tanto opulenti e liberi”, prosegue Vink. “Non avevamo più idea del nemico e fu fatale a Srebrenica, una città grande quanto l’olandese Old-Leusden. Non avevamo idea di cosa fosse il male e questo è successo perché abbiamo perso ogni legame con la religione”. Vink parla di “disintegrazione” dell’Olanda multiculturale. “Wilders ogni giorno potrebbe fare la fine di Theo van Gogh e Pim Fortuyn. Nella storia passata c’è stata così tanta violenza e sangue che abbiamo pensato fosse lontana, oggi la storia è in mezzo a noi. E’ in corso una metamorfosi completa delle nostre città e il successo di Wilders passa dal mutamento della strada. Il multiculturalismo ha dimenticato i fattori educativi, religiosi, culturali, pensando soltanto a quelli sociali. Negli ultimi vent’anni ci siamo disinteressati delle minoranze, la chiamavamo tolleranza, ma era indifferenza. Mia figlia frequenta una scuola al sessanta per cento di immigrati. Il primo passo dell’apartheid è portare i figli in un’altra scuola, poi si cambia casa. E’ segregazione, ma per trent’anni non ne potevamo parlare”.

    Leon de Winter è uno degli scrittori olandesi di maggior successo. Fino a pochi anni fa era una specie di “provos”, i provocatori che qui ad Amsterdam ben prima del 1968 facevano “happening”, evento. Poi De Winter ha cambiato idea sul fallimento olandese. “Vedo ogni giorno le conseguenze del relativismo culturale e della correttezza politica che ci impedisce di essere chiari, critici e orgogliosi sui nostri valori e la nostra civiltà”, spiega al Foglio De Winter. “E’ una crisi del nostro sistema e di ciò che siamo. La grande popolarità di Wilders sta dando voce a sentimenti condivisi dalla popolazione, costringendo il resto dei partiti a parlare di immigrazione e di islam nel sistema giudeo-cristiano. Wilders riveste quindi un ruolo molto prezioso. L’Olanda è costretta a essere all’avanguardia in questi problemi perché abbiamo avuto due omicidi politici in pochi anni, una cosa che non si vedeva da secoli in un paese molto pacifico e con gerarchie rigide”. Gli omicidi di Fortuyn e Van Gogh hanno abbattuto il tabù del multiculturalismo. “Quelle morti hanno avuto come effetto, contrariamente allo scopo degli assassini, la sollevazione di un velo. Abbiamo scoperto di aver educato due persone a uccidere per mettere a tacere gli oppositori. Dopo lo shock si è aperto in modo straordinario lo spazio della discussione sull’islam. Ho appena letto l’editoriale di un giovane laburista a favore della limitazione dell’immigrazione musulmana. Se lo avesse scritto due anni fa sarebbe stato bandito dai socialdemocratici. Invece oggi esprime idée simili a quelle di Fortuyn. Nessuno oggi in Olanda può far finta che il problema non esista. Non possiamo più chiudere gli occhi”.

    Quello di Paul Cliteur, docente all’università di Leiden, la più antica e prestigiosa di tutta l’Olanda, è un punto di vista affascinante perché proviene da un ateo e liberale. Cliteur è stato l’insegnante di Ayaan Hirsi Ali e sei mesi prima dell’uccisione di Van Gogh, intuendo che la critica dell’islam stava diventando pericolosa, decise di sospendere ogni intervento pubblico. “C’è una distanza sempre più crescente fra la main street, l’uomo comune, e l’élite politica”, ci racconta Cliteur. “Forse anche per questo Wilders è il primo partito al momento. Il suo successo è il fallimento della politica tradizionale. L’Olanda è un grande esperimento sociale, negli anni Sessanta e Settanta il secolarismo ha avuto un effetto devastante sulla società, peggio che in Svezia. C’è stato poi un revival religioso molto potente con l’immigrazione islamica e si è creata una tensione incredibile nella società multiculturale. Fortuyn, Van Gogh e Hirsi Ali sono manifestazioni di questa guerra. Il relativismo postmoderno ha fallito nel capire il fondamentalismo religioso islamico. C’è come un’estraniazione liberal che finisce per accettare la teocrazia islamica e per assorbire la sharia all’interno della propria decadenza”.

    Cliteur parla del potere del senso di colpa nella questione dell’immigrazione. “Siamo stati molto naïf nel corso della storia, abbiamo condonato il male e abbiamo finito per sacrificare la libertà per la stabilità della società. Per i multiculturalisti, l’Olocausto, il nazismo, il comunismo, la schiavitù non sono deviazioni dallo sviluppo benigno della cultura occidentale, ma prodotti della cultura europea, giudicata oppressiva in sé. I multiculturalisti rifiutano l’universalità delle idee illuministiche di democrazia, diritti umani, legge, considerate manifestazioni di arroganza culturale. Le minoranze dovrebbero poter vivere secondo i propri costumi. Ma questa visione ha conseguenze gravissime sulla società liberale. Quando venne ucciso Fortuyn c’era chi diceva: ‘Wow, è successo!’. Poi è toccato a Van Gogh: ‘Wow, è successo di nuovo’. Theo era visto come un pazzo ed è stato detto che se non fosse stato così aggressivo non sarebbe stato ucciso. Un errore fatale. E vedendo quanto si deve proteggere Wilders, la gente sta smettendo di porre la questione con chiarezza. Ne deriva un silenzio culturale. Sei mesi prima dell’uccisione di Van Gogh ero in televisione e posi la questione dell’islam. Sentivo che il governo non era pronto a proteggere gli intellettuali critici, ne parlai con Theo e gli dissi che era troppo pericoloso. Lui mi rispose: ‘Non sono disposto a farmi mettere a tacere’”. Cliteur spiega così il paradosso della liberazione sociale idolatrata in Olanda. “Trent’anni fa era facile essere a favore dell’emancipazione sessuale ad Amsterdam, il progressismo la faceva da padrone, oggi l’omosessualità è un problema con i musulmani. E in nome della stessa ideologia della tolleranza si può essere tacciati di discriminazione contro i musulmani che odiano i gay. Alla fine si finisce per essere contro tutto ciò che ha prodotto di buono l’illuminismo”.

    Anche Frits Bolkestein parla del senso di colpa: “La Free University di Amsterdam, una facoltà calvinista dove quando ti iscrivi devi dichiarare a quale confessione appartieni, tiene oggi corsi di formazione per imam. Alcuni giorni fa stavo parlando ad alcuni studenti universitari della Passione sulla croce e uno mi chiese: ‘E’ nel Ramadan?’. Esistono due tipi di società nella storia: quelle basate sulla colpa o sulla vergogna. Il medio oriente è una cultura della vergogna, la nostra è della colpa. Il protestantesimo calvinista che domina in Olanda è una religione miserabile simile ai condannati a morte giapponesi, che sapevano di dover morire ma non sapevano quando. E’ disumana l’idea di essere predestinati all’inferno qualunque cosa tu faccia. L’Olanda si basa su questo senso di colpa che ha influenzato il multiculturalismo”.
    Il professor James Kennedy è un liberal americano che insegna all’università di Amsterdam. Alcuni anni fa scrisse uno studio pionieristico dal titolo “Building new Babylon”. “La maggior parte di noi, compresi gli americani, pensa che l’Olanda sia un paese libertino e libero, ma non è così. E’ una nazione legata al concetto di ordine pubblico, le cose non devono sfuggire di mano. Non vogliono che ci siano pratiche illegali, così è per l’eutanasia, la prostituzione, la droga. Come risultato c’è stata un’autentica indifferenza verso gli altri. E’ un paese pluralista e per evitare i conflitti ha preferito ignorare gli altri”.

    Al nostro arrivo il comune di Amsterdam ha approvato le “aree gay”. L’insolita indicazione compare su cartelli installati agli ingressi di un parco di Amsterdam per fare sapere dove i gay possono andare a cercare un partner e appartarsi. Siamo a Slotervaart, lo stesso quartiere dove abitava l’assassino di Van Gogh, circondato dal lago Nieuwe Meer e dai parchi Rembrandt e Vondelpark. Sui cartelloni si indicano anche le spiagge, quelle in cui sono ammessi i cani e i parchi giochi per bambini. Ma soprattutto c’è l’area di ricreazione “de Oeverlanden” che col tempo è divenuto un luogo di incontri tra omosessuali provenienti dal resto d’Europa.

    E’ anche a questo tipo di follie ideologiche che pensa Nahed Selim quando parla di “negativismo olandese”. Con la partenza di Ayaan Hirsi Ali, l’egiziana Selim è diventata la più importante voce femminile in Olanda contro la sottomissione delle donne nelle comunità musulmane. “Sono una baby-boomer, parte della generazione nata fra il 1945 e il 1955”, racconta la scrittrice al Foglio. “Ho beneficiato come nessun altro della ricchezza del dopoguerra. Però ero circondata da gente immersa in un cosmopolitismo che mi appariva piacevole e bizzarro. Gente più legata all’umanità in astratto che ai propri vicini in carne e ossa. Questo strano negativismo della cultura olandese non è mai scomparso. Parlare dell’islamizzazione della società è un tabù in Olanda. E per islamizzazione non intendo l’aumento del numero di musulmani o la conquista militare del paese da parte dei musulmani, ma un processo in cui la religione inizia a dominare ogni aspetto della vita. La partenza della mia amica Ayaan è stato un giorno molto triste per l’Olanda, oggi ci sono pochissime voci di donne islamiche nel paese. Gli olandesi amano credere che non vi siano differenze fra islam, giudaismo e cristianesimo. Pensano che le religioni siano tutte uguali, ma l’islam è anche sistema sociale e politico. Sono furiosa per come stiamo gettando al vento i diritti delle donne. La cosa più stupida che la democrazia possa fare è relativizzare se stessa. Stiamo svendendo i diritti umani. Se l’islamizzazione continuerà non vedo futuro per l’Olanda. Questa non è più tolleranza, è oppressione”.

    Per Andreaas Kinneging, accademico e figura di riferimento della cultura cattolica, si è creata una sorta di “apartheid”, come in Sud Africa. A Kinneging non piace Wilders, lo chiama “demagogo”. “La cosiddetta ‘pacificazione’, iniziata negli anni Settanta ha portato all’apartheid multiculturale. Quella olandese è una società del consenso costruita sul compromesso. La mentalità olandese è ancora molto calvinista e si basa su una visione settaria della società. Il risultato è un’apartheid, che qui però chiamiamo ‘pilastri’. Se il trend demografico continua, nel giro di qualche decennio i musulmani saranno maggioranza. L’Olanda è a un paio d’ore di aereo da Roma, i nostri problemi sono i vostri problemi. E la prospettiva nazionale non ha più senso, sono pessimista sul futuro della civiltà europea. Non so cosa sia andato storto, ma siamo deboli. E loro pretenderanno di cambiare le regole della democrazia”.

    Il giornalista inglese Douglas Murray è uno dei massimi fustigatori del “silenzio olandese”, come lo ha chiamato in una column per il quotidiano Times. Appena arrivato all’hotel, ad Amsterdam, in occasione di un discorso per commemorare Pim Fortuyn, Murray si sente chiedere dalla ragazza della reception: “Vuole gentilmente scrivere qui il nome che vuole usare e qui invece il suo vero nome?”. Un’ora prima, all’aeroporto, era stato accolto da un uomo che teneva in mano un cartello con un numero precedentemente concordato. “Non mi era stato detto dove avrei alloggiato o in quale luogo avrei parlato. La segretezza era necessaria: ero venuto in Olanda per parlare di islam”. C’era una volta il paese più libero d’Europa. Quel paese oggi non esiste più e il suo politico di maggior successo è anche quello più scortato di tutto l’occidente.

    “I minatori erano soliti portare un canarino sotto terra per vedere se c’era aria velenosa”, racconta Murray al Foglio. “Per me l’Olanda è come questo canarino. E’ un paese liberal per eccellenza, ma è avanzato e interessante da studiare anche per il fatto di avere un islam totalitario e antidemocratico. L’Olanda per prima in Europa ha sperimentato cosa accade quando avviene una collisione. Le vittime si chiamano Fortuyn, Van Gogh e la mia amica e collega Hirsi Ali. Salman Rushdie ha detto giustamente che Ayaan è stata la prima profuga politica dall’Europa verso gli Stati Uniti dalla fine della Seconda guerra mondiale”. Murray è uno dei più espliciti nel parlare di bomba demografica. “E’ il governo olandese a dirci che entro sei, sette anni l’area fra Amsterdam e Rotterdam sarà a maggioranza islamica”. Ma gli olandesi non sembrano preoccuparsi troppo delle centinaia di moschee sorte in tutto il paese. “Good luck to them”.
    Secondo Leon de Winter, il multiculturalismo è stato un fallimento soprattutto per gli immigrati. “Ha illuso i musulmani che tutto fosse uguale, mentre abbiamo scoperto che non si può trapiantare la cultura e la religione del Marocco nel cuore dell’Olanda e nell’Amsterdam ipersofisticata. Volkert Van der Graaf, l’assassino di Fortuyn, pensava che gli animali avessero gli stessi diritti degli esseri umani e che una cultura fosse uguale a un’altra cultura. Ecco che cosa ha prodotto il relativismo, la negazione della civiltà umana, basata sulla capacità di discriminare. La discriminazione è l’essenza della civiltà. Vogliono invece imporre alla società l’idea che tutto è uguale. Così come la presunzione che l’islam è uguale alla cristianità. Sono due diversi concetti di Dio. Il multiculturalismo si basa su questa presunzione. Mohammed Bouyeri era frustrato da questo. All’inizio ero orgoglioso della famosa libertà olandese, poi ho capito che era indifferenza. Qui potevi dire quel che volevi, ma nessuno ti stava davvero ad ascoltare, ognuno viveva nel proprio gruppo. Per far sì che la tolleranza olandese funzionasse bisognava chiudere gli occhi e tapparsi le orecchie. Tutto è cambiato con l’immigrazione di musulmani provenienti da tutto il mondo. E’ questa la sfida che ha posto l’islam”.
    Jos De Beus è uno storico intellettuale con la tessera del Partito laburista. Lo incontriamo nel suo ufficio pieno di libri sul conservatorismo e gli Stati Uniti all’interno dell’università, vicino al quartiere a luci rosse, in un bellissimo edificio che un tempo ospitava un ospedale. E’ con tristezza che De Beus denuncia l’estraniazione della propria cultura politica e l’alienazione prodotta dall’ideale multiculturale. “Qui non esistono problemi locali, siamo un paese piccolo, quello che accade ad Amsterdam ha riflessi ovunque. L’errore della sinistra è pensare che gli elettori di Wilders sia gente delle periferie, rozza e razzista. Il multiculturalismo si era illuso di poter fare a meno della questione religiosa. Pensavamo che l’educazione e il lavoro avrebbero integrato. Ci sbagliavamo, era materialismo e abbiamo perso ogni senso della storia. Siamo un’avventura miracolosa di democrazia e per questo si pensava che dovessimo essere fiduciosi, tutto sarebbe andato per il meglio. La situazione però è sfuggita di mano. Il nostro libertinismo non è quello di Locke, ma di ogni giorno. Gramsci parlava di ‘consenso organico’ e visti dall’esterno siamo dei conformisti. Un famoso film degli anni Sessanta spiegava bene l’Olanda. Il film si concludeva con centinaia di operai che alla fine del turno di lavoro salivano sulle proprie biciclette tutte nere e pedalavano fra i canali di Amsterdam. Ma è come se non si conoscessero. Tutti si ignoravano”.

    Europa multietnica - [ Il Foglio.it › Solo qui ]


    carlomartello

  2. #2
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    10,854
     Likes dati
    0
     Like avuti
    16
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Paesi Bassi/ Giulio Meotti racconta l’Europa multietnica



    Tulipani e turbanti/2 - L'inchiesta di Giulio Meotti

    Multiculturalismo pazzo

    “Ascoltate pazzi freak, siamo qui per restarci, gli stranieri siete voi: convertitevi all’islam!”

    E’ stato un milionario di nome Chris Tummesen ad acquistare la casa di Pim Fortuyn perché rimanesse intatta. Con gli stemmi dei due leoni, la corona e le corna di cervo, i candelabri, il velluto rosso, i busti e gli innumerevoli ritratti. Si parla dell’ultima sigaretta di marijuana che Pim si sarebbe fumato la sera prima dell’omicidio. Era nervoso, lo aveva detto in televisione che si era creato un clima di demonizzazione contro di lui e le sue idee. E così avvenne con quei cinque colpi alla testa sparati da Volkert van der Graaf, un militante della sinistra animalista, un ragazzotto mingherlino, calvinista, capelli rasati, occhi cupi, vestito da ecologista puro, maglia lavorata a mano, sandali e calze di lana caprina. Il vegetariano assoluto, lo studente che non si sedeva su divani di pelle, che portava solo scarpe di plastica e fabbricava palloni di bamboo, “un ragazzo impaziente di cambiare il mondo”, dicono gli amici.

    Nel centro di Rotterdam non molto tempo fa sono apparse foto mortuarie di Geert Wilders, poste sotto un albero, con una candela a lumeggiarne la morte prossima ventura. “Rinomineremo la Euromast (torre di Rotterdam, ndr) nell’edificio per le esecuzioni con il sangue di Wilders”, hanno proclamato gli islamisti. Oggi Wilders è il politico più popolare in città. E’ lui l’erede di Fortuyn, il professore omosessuale, cattolico, ex marxista che aveva lanciato una lista per salvare il paese dall’islamizzazione. E l’aveva fatta a modo suo, mettendo assieme un’ex reginetta di bellezza, un parrucchiere, studenti, intellettuali e un uomo di affari. Al suo funerale mancava soltanto la sovrana Beatrice, perché l’addio al “divino Pim” diventasse un funerale da re. Prima lo hanno mostrificato (un ministro olandese lo chiamò “untermensch”, subuomo alla nazista), poi lo hanno idolatrato. Le prostitute di Amsterdam deposero una corona di fiori all’obelisco dei caduti in piazza Dam. --r--

    L’Economist, settimanale lontano dalle tesi antislamiche di Wilders, tre mesi fa parlava di Rotterdam come di un “incubo eurabico”. Per gran parte degli olandesi che ci vivono l’islamismo è oggi un pericolo più grande del Delta Plan, il complicato sistema di dighe che previene l’inondazione, come quella che nel 1953 fece duemila morti. La pittoresca cittadina di Schiedam, attaccata a Rotterdam, è sempre stata un luogo comune nell’immaginazione olandese. Poi l’alone fiabesco è svanito, quando sui quotidiani tre anni fa è diventata la città di Farid A., l’islamista che minacciava di morte Wilders e la dissidente somala Ayaan Hirsi Ali.

    A Rotterdam gli avvocati musulmani vogliono cambiare anche le regole del diritto, chiedendo di poter restare seduti quando entra il giudice. Riconoscono soltanto Allah. Mohammed Enait si è appena rifiutato di alzarsi in piedi quando in aula sono entrati i magistrati. Enait ha detto che “l’islam insegna che tutti gli uomini sono uguali”. La corte di Rotterdam ha riconosciuto il diritto di Enait di rimanere seduto. “Non esiste alcun obbligo giuridico che imponga agli avvocati musulmani di alzarsi in piedi di fronte alla Corte, in quanto tale gesto è in contrasto con i dettami della fede islamica”. Enait, a capo dello studio legale Jairam Advocaten, ha spiegato che “considera tutti gli uomini pari e non ammette alcuna forma di ossequio nei confronti di alcuno”. Tutti gli uomini ma non tutte le donne. Enait è noto per il suo rifiuto di stringere la mano alle donne che più volte ha dichiarato di preferire con il burqa. E di burqa se ne vedono tanti a Rotterdam.

    Che l’Eurabia abiti ormai a Rotterdam lo ha dimostrato un caso avvenuto pochi giorni prima del nostro arrivo. Siamo andati allo Zuidplein Theatre, uno dei più prestigiosi in città, un teatro modernista, fiero di “rappresentare la diversità culturale di Rotterdam”. Sorge nella parte meridionale della città e riceve fondi del comune, guidato dal musulmano e figlio di imam Ahmed Aboutaleb. Tre settimane fa lo Zuidplein ha consentito di formare un’intera balconata riservata alle sole donne, in nome della sharia. Non accade in Pakistan o in Arabia saudita, ma nella città da cui sono partiti per gli Stati Uniti i Padri Fondatori. Qui i pellegrini puritani sbarcarono con la Speedwell, che poi scambiarono con la Mayflower. Qui è iniziata l’avventura americana. Oggi c’è la sharia legalizzata.

    In occasione dello spettacolo del musulmano Salaheddine Benchikhi il teatro ha accolto la sua richiesta di riservare a sole donne le prime cinque file. Salaheddine, editorialista del sito Morokko.nl, è noto per la sua opposizione all’integrazione dei musulmani. Il consiglio municipale lo ha approvato. “Secondo i nostri valori occidentali la libertà di vivere la propria vita in funzione delle proprie convinzioni è un bene prezioso”. Anche un portavoce del teatro ha difeso il regista. “E’ un gruppo difficile da far venire in teatro, per questo siamo pronti ad adattarci”.
    Facciamo un passo indietro. Chi è stato pronto ad adattarsi è il regista Gerrit Timmers. Le sue parole sono abbastanza sintomatiche di quella che Wilders chiama “autoislamizzazione”. Il primo caso di autocensura avvenne proprio a Rotterdam, nel dicembre 2000. Timmers, direttore del gruppo teatrale Onafhankelijk Toneel, voleva mettere in scena la vita della moglie di Maometto, Aisha. Ma l’opera venne boicottata dagli attori musulmani della compagnia quando fu evidente che sarebbero stati un bersaglio degli islamisti. “Siamo entusiasti dell’opera, ma la paura regna”, gli dissero gli attori. Il compositore, Najib Cherradi, comunicò che si sarebbe ritirato “per il bene di mia figlia”. Il quotidiano Handelsblad titolò così: “Teheran sulla Mosa”, il dolce fiume che bagna Rotterdam. “Avevo già fatto tre lavori sui marocchini e per questo volevo avere degli attori e cantanti musulmani”, ci racconta Timmers. “Poi mi dissero che era un tema pericoloso e che non potevano partecipare perché avevano ricevuto delle minacce di morte. A Rabat uscì un articolo in cui si disse che avremmo fatto la fine di Rushdie. Per me era più importante continuare il dialogo con i marocchini piuttosto che provocarli. Per questo non vedo alcun problema se i musulmani vogliono separare gli uomini dalle donne in un teatro”.

    Incontriamo il regista che ha portato la sharia nei teatri olandesi, Salaheddine Benchikhi. E’ giovane, moderno, orgoglioso, parla un inglese perfetto. “Io difendo la scelta di separare gli uomini dalle donne perché qui vige libertà d’espressione e di organizzazione. Se le persone non possono sedersi dove vogliono è discriminazione. Ci sono due milioni di musulmani in Olanda e vogliono che la nostra tradizione diventi pubblica, tutto si evolve. Il sindaco Aboutaleb mi ha sostenuto”.

    Un anno fa la città entrò in fibrillazione quando i giornali resero nota una lettera di Bouchra Ismaili, consigliere del comune di Rotterdam: “Ascoltate bene, pazzi freak, siamo qui per restarci. Siete voi gli stranieri qui, con Allah dalla mia parte non temo niente, lasciatevi dare un consiglio: convertitevi all’islam e trovate la pace”. Basta un giro per le strade della città per capire che in molti quartieri non siamo più in Olanda. E’ un pezzo di medio oriente. In alcune scuole c’è una “stanza del silenzio” dove gli alunni musulmani, in maggioranza, possono pregare cinque volte al giorno, con un poster della Mecca, il Corano e un bagno rituale prima della preghiera. Un altro consigliere musulmano del comune, Brahim Bourzik, vuol far disegnare in diversi punti della città segnali in cui inginocchiarsi in direzione della Mecca.

    Sylvain Ephimenco è un giornalista franco-olandese che vive a Rotterdam da dodici anni. E’ stato per vent’anni corrispondente di Libération dall’Olanda. E’ nato in Algeria, “in una casa circondata dall’esercito durante la guerra civile”, ed è fiero delle sue credenziali di sinistra. “Anche se ormai non ci credo più”, dice accogliendoci nella sua casa che si affaccia su un piccolo canale di Rotterdam. Non lontano da qui si trova la moschea al Nasr dell’imam Khalil al Moumni, che in occasione della legalizzazione del matrimonio gay definì gli omosessuali “malati peggio dei maiali”. Da fuori si vede che la moschea ha più di vent’anni, costruita dai primi immigrati marocchini. Moumni ha scritto un libercolo che gira nelle moschee olandesi, “Il cammino del musulmano”, in cui spiega che agli omosessuali si deve staccare la testa e “farla spenzolare dall’edificio più alto della città”. “Non è più Rotterdam, ma la Mecca sulla Mosa”, ci dice Ronald Sorenson, attivista conservatore della città. Accanto alla moschea al Nasr ci sediamo in un caffè per soli uomini. Davanti a noi c’è un mattatoio halal, islamico.

    Ephimenco è autore di tre saggi sull’Olanda e l’islam, e oggi è un famoso columnist del quotidiano cristiano di sinistra Trouw. Ha la miglior prospettiva per capire una città che, forse anche più di Amsterdam, incarna la tragedia olandese. “Non è affatto vero che Wilders raccoglie voti delle periferie, lo sanno tutti anche se non lo dicono”, ci dice l’editorialista. “Oggi Wilders viene votato da gente colta, anche se all’inizio era l’Olanda bassa dei tatuaggi. Sono tanti accademici e gente di sinistra a votarlo. Il problema sono tutti questi veli islamici. Dietro casa mia c’è un supermercato. Quando arrivai non c’era un solo velo. Oggi alla cassa ci sono soltanto donne musulmane col chador. Wilders non è Haider. Ha una posizione di destra ma anche di sinistra, è un tipico olandese. Qui ci sono anche ore in piscina per sole donne musulmane. E’ questa l’origine del voto per Wilders. Si deve fermare l’islamizzazione, la follia del teatro. A Utrecht c’è una moschea dove si danno servizi municipali separati per uomini e donne. Gli olandesi hanno paura. Wilders è contro il Frankenstein del multiculturalismo. Io che ero di sinistra, ma che oggi non sono più niente, dico che abbiamo raggiunto il limite. Ho sentito traditi gli ideali dell’illuminismo con questo apartheid volontario, nel mio cuore sento morti gli ideali d’eguaglianza di uomo e donna e la libertà d’espressione. Qui c’è una sinistra conformista e la destra ha una migliore risposta al pazzo multiculturalismo”.

    Lasciamo Ephimenco per andare da Tariq Ramadan. Il celebre islamista svizzero insegna alla Erasmus University di Rotterdam, ma soprattutto è consulente speciale del comune. A scovare dichiarazioni di Ramadan critiche sugli omosessuali è stata la più celebre rivista gay d’Olanda, Gay Krant, diretta da un simpatico e loquace giornalista di nome Henk Krol. In una videocassetta, Ramadan definisce l’omosessualità “una malattia, un disordine, uno squilibrio”. Nel nastro Ramadan ne ha anche per le donne, “devono tenere lo sguardo fisso a terra per strada”. Il partito di Wilders ha chiesto lo scioglimento della giunta e la cacciata dell’islamista ginevrino, che invece si è visto raddoppiare l’ingaggio per altri due anni. Questo accadeva mentre al di là dell’oceano l’Amministrazione Obama confermava il divieto d’ingresso a Ramadan nel territorio degli Stati Uniti. Fra i nastri in possesso di Krol ve ne è uno in cui Ramadan dice alle donne: “Allah ha una regola importante: se cerchi di attrarre l’attenzione attraverso l’uso del profumo, attraverso il tuo aspetto o i tuoi gesti, non sei nella direzione spirituale corretta”. “Quando venne ucciso Pim fu uno shock per tutti perché un uomo venne assassinato per quello che diceva”, ci dice Krol. “Non era più il mio paese quello. Sto ancora pensando di lasciare l’Olanda, ma dove potrei andare? Io sono orgoglioso del matrimonio civile olandese che non fa discriminazione. Mi sono battuto per sedici anni. E ora c’è un gruppo che vuole portarci via tutto questo. Qui siamo stati critici di tutto, dalla chiesa cattolica a quella protestante. Ma quando abbiamo mosso critiche all’islam ci hanno risposto: ‘Avete paura dei musulmani, state creando nuovi nemici!’”. Secondo Ephimenco, è la strada il segreto del successo di Wilders. “A Rotterdam ci sono tre moschee enormi, una è la più grande d’Europa. Ci sono sempre più veli islamici e un impulso islamista dalle moschee. Conosco tanti che hanno lasciato il centro e vanno nella periferia ricca e bianca. Il mio quartiere è povero e nero. E’ una questione di identità, nelle strade non si parla più olandese, ma arabo e turco”.

    Incontriamo l’erede di Fortuyn per la rubrica sul quotidiano Elsevier, Bart Jan Spruyt, è un giovane e aitante intellettuale protestante, fondatore della Edmund Burke Society, ma soprattutto l’autore della Dichiarazione di indipendenza di Wilders, di cui è stato storico collaboratore. “Qui un immigrato non ha bisogno di lottare, studiare, lavorare, può vivere a spese dello stato”, dice Spruyt al Foglio. “Abbiamo finito per creare una società parallela. I musulmani sono maggioranza in molti quartieri e chiedono la sharia. Due giorni fa ad Amsterdam un gruppo di marocchini mi ha fermato e detto: ‘Qui non vendiamo formaggio’. Non era più Olanda. Il nostro uso della libertà ha finito per ripercuotersi contro di noi, è un processo di autoislamizzazione, gran parte del lavoro lo abbiamo fatto noi”.

    Bart era grande amico di Fortuyn. “Pim disse ciò che la gente sapeva da decenni. Attaccò l’establishment e i giornalisti. Ci fu un grande sollievo popolare quando scese in politica, lo chiamavano il ‘cavaliere bianco’. L’ultima volta che parlai con lui, una settimana prima che fosse ucciso, mi disse di avere una missione. La sua uccisione non fu il gesto di un folle solitario e ho sempre pensato che fosse molto strano il modo in cui presero l’assassino. Lo paragonavano sempre a Hitler. Nel febbraio 2001 Pim annunciò che avrebbe voluto cambiare il primo articolo della Costituzione sulla discriminazione perché a suo dire, e aveva ragione, uccide la libertà di espressione. Il giorno dopo nelle chiese olandesi, perlopiù vuote e usate per incontri pubblici, venne letto il diario di Anne Frank come monito contro Fortuyn. Pim era veramente cattolico, più di quanto noi pensiamo, nei suoi libri parlava della società senza padre, senza valori, vuota, nichilista”. Spruyt spiega così la vita di Wilders. “A casa sua è come essere in una banca e quando sono con Geert non so mai dove ci stia portando la polizia. A volte, quando guardiamo dalla finestra e gli chiedo: ‘Dove siamo?’, Geert risponde: ‘Non lo so’. C’era un laghetto vicino a una di queste case sicure. Gli chiesi: ‘Perché non fai due passi con tua moglie?’. Lui mi disse: ‘Potrei, ma ci vorrebbero tre ore per preparare tutto’. Ora capirete perché Wilders sa di avere una missione. Come Fortuyn, anche Geert oggi ha due alternative: il successo in Olanda o l’esilio in America o in Israele”.

    Chris Ripke è un’artista noto in città. Il suo studio è vicino a una moschea in Insuindestraat. Scioccato dall’omicidio Van Gogh per mano di un islamista olandese, Chris decise di dipingere un angelo sul muro del suo studio e il comandamento biblico “Non uccidere” (“Gij zult niet doden”). I vicini nella moschea trovarono il testo “offensivo” e chiamarono l’allora sindaco di Rotterdam, il liberale Ivo Opstelten. Il sindaco ordinò alla polizia di cancellare il dipinto perché “razzista”. Wim Nottroth, un giornalista televisivo, si piazzò di fronte in segno di protesta. La polizia lo arrestò. E il filmato venne distrutto. Ephimenco fece lo stesso nella sua finestra. “Ci misi un grande telo bianco con il comandamento biblico. Vennero i fotografi e la radio. Se non si può più scrivere ‘non uccidere’ in questo paese, allora vuol dire che siamo tutti in prigione. E’ come l’apartheid, i bianchi vivono con i bianchi e i neri con i neri. C’è un grande freddo. L’islamismo vuole cambiare la struttura del paese”. Per Sylvain parte del problema è la decristianizzazione della società. “Quando arrivai qui, negli anni Sessanta, la religione stava morendo, un fatto unico in Europa, una collettiva decristianizzazione. Poi i musulmani hanno riportato la religione al centro della vita sociale. Aiutati dall’élite anticristiana. Quando venni qui ero giovane e pensai: ‘Ecco il paradiso’. Poi vidi che c’era qualcosa che non andava, a scuola le mie figlie erano incoraggiate a parlare francese. Una follia. Oggi è lo stesso con i marocchini. Ma guai allora a criticare l’integrazione, ti davano del fascista”.

    Ephimenco conosceva Fortuyn. “Ho capito tante cose quando disse di voler entrare in politica. Ci fu un odio incredibile contro di lui e mi ha fatto pensare che la verità della famosa tolleranza era falsa, la sinistra era rabbiosa contro un uomo di destra che raccoglieva i voti del popolo. In Olanda l’industria dell’antirazzismo è fortissima e c’è una cultura di violenza verbale che non ammette diversità. Fortuyn era un uomo di cuore ed è stato un martire della parola libera, ma alla sinistra non va perché il martirio deve essere progressista. Il proiettile era di sinistra ma il martire era di destra. L’assassino, Volkert van der Graaf, faceva parte di una organizzazione più grande, era stato aiutato da altri che sapevano quello che stava per fare”.

    Anche Sylvain sta pensando di lasciare la città. “Arrivai a Rotterdam per una storia d’amore, sono legato alla città. Ma se le cose continuano così, me ne vado”. Usciamo per un giro fra i quartieri islamizzati. A Oude Westen si vedono soltanto arabi, donne velate da capo a piedi, negozi di alimentari etnici, ristoranti islamici e shopping center di musica araba. “Dieci anni fa non c’erano tutti questi veli”, dice Sylvain. Dietro casa sua, una verdeggiante zona borghese con case a due piani, c’è un quartiere islamizzato. Ovunque insegne musulmane. “Guarda quante bandiere turche, lì c’è una chiesa importante, ma è vuota, non ci va più nessuno”. Al centro di una piazza sorge una moschea con scritte in arabo. “Era una chiesa prima”. Non lontano da qui c’è il più bel monumento di Rotterdam. E’ una piccola statua in granito di Pim Fortuyn. Sotto la testa lucente in bronzo, la bocca che accenna l’ultimo discorso a favore della libertà di parola, c’è scritto “loquendi libertatem custodiamus”. Ogni giorno qualcuno depone dei fiori.

    Multiculturalismo pazzo - [ Il Foglio.it › Solo qui ]


    carlomartello

  3. #3
    email non funzionante
    Data Registrazione
    31 Mar 2009
    Messaggi
    10,854
     Likes dati
    0
     Like avuti
    16
    Mentioned
    0 Post(s)
    Tagged
    0 Thread(s)

    Predefinito Riferimento: Paesi Bassi/ Giulio Meotti racconta l’Europa multietnica

    Mandi frut



    O passi di tant in tant

    par puartati i miei salus

    a te anime di besole

    lontan de to patrie, che

    no ie stade tant mari par

    Te, ma pui matrigne.

    Perdone e sta in pas.

    Mandi frut.



    Passo di tanto in tanto / per portarti i miei saluti / a te, anima solitaria / lontana dalla tua patria, che / non è stata tanto madre per / Te, ma piuttosto matrigna. / Perdona e sta in pace. / Arrivederci ragazzo.

    (biglietto trovato sulla tomba di Pim Fortuyn a Provesano)

    di Giulio Meotti

    Mandi frut - [ Il Foglio.it › Zakor ]


    carlomartello

 

 

Discussioni Simili

  1. Giulio Meotti racconta la persecuzione dei cristiani nei paesi musulmani
    Di DanielGi. nel forum Chiesa Ortodossa Tradizionale
    Risposte: 0
    Ultimo Messaggio: 10-11-12, 20:04
  2. anche i Paesi Bassi alzano l'IVA dal 19 al 21%
    Di dedelind nel forum Economia e Finanza
    Risposte: 1
    Ultimo Messaggio: 02-10-12, 10:21
  3. Paesi Bassi 2012
    Di von Dekken nel forum Il Termometro Politico
    Risposte: 13
    Ultimo Messaggio: 02-08-12, 08:39
  4. Paesi Bassi/ Giulio Meotti racconta l’Europa multietnica
    Di carlomartello nel forum Conservatorismo
    Risposte: 6
    Ultimo Messaggio: 31-07-09, 13:44
  5. I paesi Bassi.....
    Di Staiano nel forum Regno delle Due Sicilie
    Risposte: 2
    Ultimo Messaggio: 17-05-08, 12:30

Tag per Questa Discussione

Permessi di Scrittura

  • Tu non puoi inviare nuove discussioni
  • Tu non puoi inviare risposte
  • Tu non puoi inviare allegati
  • Tu non puoi modificare i tuoi messaggi
  •  
[Rilevato AdBlock]

Per accedere ai contenuti di questo Forum con AdBlock attivato
devi registrarti gratuitamente ed eseguire il login al Forum.

Per registrarti, disattiva temporaneamente l'AdBlock e dopo aver
fatto il login potrai riattivarlo senza problemi.

Se non ti interessa registrarti, puoi sempre accedere ai contenuti disattivando AdBlock per questo sito