“Sul Santo Giogo, dal quale ogni mattina il Sole, il Dio, si affaccia su la sottostante pianura, radioso, andarono ‘I Vegli’ ad adorarlo e studiarlo e, come il Sole spargeva il bene, anche loro, a sua imitazione, facevano il bene e regolavano le migrazioni… Col crescer delle cognizioni si rinsaldarono e perfezionarono i sentimenti morali [il mos maiorum] e, primo tra tutti, il vincolo e l’ordine della famiglia. I Vegli custodivano il fuoco, strappato ai vulcani, che, come il Sole, spande il suo calore benefico e quindi sacro fa il focolare [Focus Larum, Fuoco degli Avi divinizzati], base e simbolo della razza italica. Con cura assidua ed incessante, i Vegli aumentarono, svilupparono ed insegnarono le loro cognizioni… Maturavansi i fati. L’ora dei contatti si avvicinava, la prolificità della razza produceva i suoi effetti e la famiglia cresceva sana e robusta, fondata su la monogamia e consacrata dal matrimonio, nell’amore e nel rispetto.

E le famiglie, sempre più numerose, si aggruppavano secondo le parentele e i bisogni e nuovi luoghi venivano occupati… Con la famiglia e con l’ordine da tenersi nelle emigrazioni, per portare a buon porto il numeroso bestiame, si sviluppa il senso della disciplina, della gerarchia, della guida unica cui obbedire. E nella famiglia è il padre; nella comunità è il più rispettato dei Vegli quello che dovrà reggerla, sarà il suo Re e detterà le norme da seguire senza discussioni… L’Iddio, il Sole, il maggiore degli astri, comanda alla notte e al giorno, riparte, regola la vita degli uomini e degli animali e così doveva fare chi, studiandolo, era venuto in contatto con lui e, appresene le leggi, ne era divenuto il rappresentante in terra. Nell’intimo contatto con la natura, la fantasia non giocava che quel tanto che era necessario e non creò una faragine di dèi, che fu poi un’importazione straniera, mai qui accettata. Questo culto, impersonato nei Vecchi della Montagna, nei Vegli, ha sfidato i millenni e dura tutt’ora”.
Cesare De Bernardinis (“MA-TRV”, 1932)